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La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento dei recenti scandali che, tra fughe di notizie e arresti eccellenti, hanno coinvolto il Vaticano.

Al di là dei gossip giornalistici, a scricchiolare non sono soltanto le mura vaticane ma l'intera struttura ecclesiastica, già indebolita dalla crisi delle vocazioni e dalla secolarizzazione della società. In un mondo governato da un capitalismo oramai anacronistico in cui gli stati collassano uno dopo l'altro, è ovvio che anche la Chiesa cattolica risenta della decadenza generale e cominci a perdere colpi. Non stupisce che i fondi raccolti tramite le donazioni dei fedeli siano stati utilizzati non tanto a sostegno dei bisognosi, ma per attività mondane e per ripianare debiti.

Quali sono gli effetti di una Chiesa con una struttura medioevale entro un capitalismo che nega sé stesso? Anche la scelta di un Papa "forte", non a caso gesuita, difensore estremo della fede cristiana, non riesce ad agire sui meccanismi profondi della società e a rivitalizzare il cadavere che ancora cammina. La Chiesa, pur essendo un organismo millenario che in virtù dell'enorme esperienza accumulata riesce a registrare i cambiamenti in atto, soprattutto a livello sociale, e a intravedere gli scenari futuri, ha perso la sua spinta propulsiva.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando un articolo dell'Economist del 13 giugno sulla crisi in corso, intitolato Watch out.

Da sempre considerato la bibbia del capitalismo, The Economist fonda la propria attività sui principi teorici elaborati da Adam Smith e nel corso degli anni ha criticato dettagliatamente ogni forma di keynesismo, sia come scuola di pensiero che come sistema di governo. Lo Stato, secondo l'assunto principale dell'analisi smithiana, deve limitarsi a favorire il libero sviluppo del capitalismo.

Nell'articolo suddetto, il periodico inglese fa notare che a tutt'oggi, 8 anni dopo il crollo dell'economia del 2007-2008, la crisi perdura e gli interventi operati dagli stati (il tentativo di drogare il sistema, diremmo noi) altro non hanno fatto che ingigantire i problemi che si volevano risolvere. Prima o poi ci sarà una nuova recessione, avverte l'Economist, e potrebbe accadere che i governi e le banche centrali si ritrovino senza cartucce a disposizione per farvi fronte, avendo già attinto a tutte le risorse nei propri arsenali: il debito pro capite medio dei paesi ricchi dal 2007 è aumentato del 50%, e i paesi con un debole accesso ai mercati obbligazionari, come quelli della periferia dell'eurozona, potrebbero non essere in grado di lanciare programmi di stimolo fiscale.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2015

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata dal commento di alcuni dati sull'agricoltura.

Come scritto in L'uomo e il lavoro del Sole, si produce fin troppa quantità di cibo a scapito della qualità. Il capitalismo, un modo di produzione ultra-dissipativo, impiega la maggior parte dei cereali prodotti per ingrassare gli animali da allevamento o per farne combustibile per le macchine. In futuro si tratterà di recuperare le capacità raggiunte dalle società antiche comunistiche: produzione e distribuzione centralizzate e sottoposte a un piano unitario con tanto di ammasso delle scorte a fini redistributivi. Altro nodo importante è quello delle biodiversità: se non viene conservata la varietà dei semi, l'umanità rischia di perdere per sempre le "sue" ricchezze naturali (molteplicità degli organismi viventi e dei rispettivi ecosistemi).

Si è poi passati a commentare le ultime notizie in merito al reddito di cittadinanza. Secondo il presidente dell'Istat, Alleva, il disegno di legge del M5S per il sostegno al reddito ha un costo di 14,9 miliardi di euro. Fino a qualche anno fa chi parlava di salario sganciato dall'obbligo al lavoro era considerato "iperuranico", oggi constatiamo che sono molti a porsi il problema di un sussidio universale di disoccupazione. I borghesi non dormono sonni tranquilli: il governatore di Bankitalia dice che "è da vent'anni e più che l'Italia non cresce". A qualcuno comincia a venire il sospetto che invece di bruciare miliardi per salvare le banche, si potevano spendere per sostenere i redditi dei "cittadini" e così riattivare i consumi.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2015

La teleconferenza di martedì, presenti 13 compagni, è iniziata  con le notizie provenienti da Iraq e Siria, dove lo Stato Islamico ha conquistato, rispettivamente, le città di Ramadi e Palmira.

Le milizie sciite filo-iraniane si sono subito dichiarate pronte ad intervenire e hanno annunciato una riconquista imminente della città irachena, anche con l'utilizzo di armi – dicono - mai viste prima. La conquista di Ramadi, distante 110 km da Baghdad, segna un'importante vittoria per l'IS che ora controlla la quasi totalità della provincia di al Anbar, una vasta area pari a poco meno di un terzo dell'intero territorio iracheno ai confini con Siria, Arabia, Saudita e Giordania. Quest'ultima potrebbe diventare facile preda delle milizie jihadiste, mentre la presa di Baghdad rimane un obiettivo difficile visti i 5 milioni di abitanti e la strenua difesa opposta dalle forze armate sciite. L'estrema mobilità è sicuramente un elemento di forza delle truppe del Califfato, ma in una dimensione di guerriglia urbana a contare sono anche altri fattori. Di fronte all'avanzata jihadista, l'impotenza espressa dai paesi della coalizione, ai limiti della connivenza, non potrà durare a lungo: se per ora Stati Uniti e alleati possono permettersi di "scansare" l'appoggio di Assad, in futuro potrebbero avere bisogno delle truppe a disposizione del leader siriano addestrate a combattere in situazioni di guerra di tipo classico.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2015

La teleconferenza di martedì, presenti 16 compagni, è iniziata commentando l'articolo di The Guardian Troops referred to Ferguson protesters as 'enemy forces', emails show, circolato nella nostra rete di lavoro e relativo alle manifestazioni e agli scontri con la polizia verificatesi a Ferguson, sobborgo alle porte di St Louis, dopo l'omicidio di Michael Brown il 9 agosto 2014. Il 16 agosto il governatore del Missouri, Jay Nixon, dichiara lo stato d'emergenza e stabilisce il coprifuoco notturno dalla mezzanotte alle 5.00. La misura viene nuovamente imposta il 17 novembre, alla vigilia della sentenza del Grand Juri sull'incriminazione del poliziotto autore dell'omicidio, in seguito prosciolto dall'accusa.

Sulla base di alcune documenti interni alle forze militari e di polizia statunitensi reperiti dal giornale inglese, l'articolo mette in luce come lo stato americano tenda sempre più a considerare i "manifestanti" alla stregua di "terroristi". Per gli Usa tutto sembra filare liscio quando si tratta di colpire un nemico "esterno", ma il meccanismo si inceppa se a surriscaldarsi è il fronte interno. "È inquietante quando hai dei soldati americani che vedono i cittadini americani in un qualche modo come il nemico" ha dichiarato un consigliere locale alla CNN.

La guerra moderna è combattuta in buona parte con/sui mezzi di informazione di massa e con la ricerca sistematica di informazioni dettagliate sul nemico (chiunque esso sia). Questo vale per i governi e le polizie, ma vale anche per i manifestanti: i servizi segreti temono che dalle manifestazioni spontanee di rabbia si passi ad attacchi organizzati, attraverso l'utilizzo della potenza della rete e dei social network per coordinare la rivolta.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2015

La teleconferenza di martedì, presenti 14 compagni da più località, è iniziata commentando l'intervista ad un ragazzo italiano tornato dal fronte di Kobane. In un mondo capitalistico ultramaturo la partigianeria è il modo di fare la guerra e quindi regolarmente salta fuori la tendenza a parteggiare per questa o quella parte. Nello specifico i sinistri si dichiarano contro lo Stato Islamico e per il "confederalismo democratico", ritrovandosi loro malgrado schierati con gli odiatissimi yankee.

A proposito di guerra è stato citato un articolo del sito filo-Mossad Debka file che attribuisce al governo siriano e all'IS un accordo per massacrare i palestinesi di Yarmuk. Follie della disinformazione o realtà ormai folle? Nei giorni scorsi l'Autorità palestinese aveva comunicato che con Damasco c'era un'intesa per combattere unitamente lo Stato Islamico; poi è arrivata la smentita dall'Agenzia ufficiale palestinese, la quale comunica che le 14 frazioni combatteranno l'IS da sole. Hamas ha già inviato qualche dozzina di combattenti. Sembra che l'infiltrazione dell'IS sia avvenuta da sud perché lì l'esercito siriano non riuscirebbe a controllare il territorio. Infatti 1.500 miliziani jihadisti avrebbero rotto l'accerchiamento siriano e 700 di loro sarebbero entrati a Yarmuk. C'è da chiedersi cosa ci facessero 1.500 jihadisti tra il Golan e Damasco, zona pullulante di soldati siriani, ONU e, dietro la frontiera contestata, israeliani.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2015

La teleconferenza di martedì scorso, connessi 14 compagni, è cominciata riprendendo alcuni dei temi trattati ne Il programma immediato della rivoluzione proletaria e le trasformazioni nel campo dell'informazione, dello spettacolo e dello sport, relazione presentata durante il 58° incontro redazionale (20-21-22 febbraio, Torino). In particolare abbiamo ripreso la parte sul Medioevo cristiano e l'informazione come ideologia.

L'Ordine cistercense nasce in Francia (abbazia di Cîteaux, 1098) e ha come fine il ritorno alla stretta osservanza della regola di San Benedetto e ad un monachesimo fondato sul lavoro e la preghiera personale e comune. San Bernardo impone un canone anche per l'edilizia monastica, affinchè tutte le strutture vengano costruite rispettando un preciso orientamento, abbiano un chiostro, una biblioteca, una cucina allestita in una certa area della struttura, ecc. Ogni monastero può diventare abbazia madre fondando filiali, su cui esercita i diritti di sorveglianza. In ambito musicale vi è un ritorno alla tradizione originaria del canto gregoriano (ovviamente la polifonia non era contemplata) su cui viene fatto un ulteriore intervento di impoverimento. I cistercensi danno così vita ad un gigantesco taylorismo abbaziale e diventano una potenza economica organizzata a rete, dove l'informazione, anch'essa ridotta ai minimi termini e veicolata da un'estetica che elimina tutto ciò che è ritenuto superficiale mantenendo solo l'essenziale, viaggia sull'esempio di un modulo che si diffonde e si replica.

La discussione di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, si è aperta con il commento di un articolo tratto dalla rivista La Civiltà Cattolica, Fermare la tragedia umanitaria in Iraq, sulla guerra in Medio Oriente e oltre. I fatti di Iraq e Siria, dove le pulizie etniche non sono legate solamente ad aspetti locali ma rappresentano piuttosto un fenomeno in crescita, sono il risultato di un salto di qualità delle dinamiche in atto a livello mondiale. I gesuiti, in questo momento, sembrano tra i pochi ad avere una visione chiara di quanto sta accadendo e parlano con cognizione di causa di Terza Guerra Mondiale. Se la Chiesa in passato aveva condannato i bombardamenti in Iraq e Afghanistan, e più recentemente quelli in Siria, ora si pone diversamente rispetto alla necessità di bloccare l'avanzata del Califfato islamico, rigettando "un pacifismo imbelle e ingenuo al fine di condannare un militarismo che assolutizza l'efficacia della violenza".

A lanciare l'allarme, su un altro versante (ma non troppo), ci prova anche Ezio Mauro con l'editoriale L'Occidente da difendere. Di fronte allo scenario drammatico per cui "una parte sempre più larga di popolazione ha la sensazione davanti alle crisi che il mondo sia fuori controllo", il direttore di Repubblica si mette l'elmetto in testa e afferma con decisione che "l'Occidente oggi va difeso, con ogni mezzo, da chi lo condanna a morte."

La teleconferenza di martedì sera è iniziata prendendo spunto dall'articolo de La Stampa "Ipocrita e marxista", l'America dei Tea Party contro Francesco. L'ultima esortazione papale, l'Evangelii gaudium, ha fatto venire il mal di pancia a molti negli ambienti della destra americana, tanto che alcuni dei finanziatori del Vaticano hanno minacciato la riduzione delle sovvenzioni. Nel documento pontificio si affrontano, tra i vari temi, l'ineguaglianza sociale e la polarizzazione della ricchezza, e viene data una valutazione negativa dell'attuale sistema economico basato sul primato del denaro. In particolare nel secondo capitolo si indica la finanza come colpevole di aver fatto dimenticare all'umanità la centralità dell'uomo, ridotto invece a mero consumista:

La teleriunione di martedì, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'ordine dei gesuiti e sulla Chiesa in generale, prendendo spunto dalle recenti dichiarazioni di Papa Francesco su omosessualità e secondo matrimonio, ai quali si aggiunge l'annunciata riforma dello Ior, la banca vaticana.

Ad una prima analisi quanto detto dal Pontefice al ritorno dal viaggio in Brasile, rivela la necessità della Chiesa di risintonizzarsi con la società e le sue angosce, per non perdere aderenza con essa e venirne espulsa.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

Al di là della poco probabile motivazione ufficiale, la rinuncia al pontificato da parte di Benedetto XVI sembra il risvolto inusuale, almeno da 700 anni a questa parte quando Celestino V abdicò, di un periodo certamente non facile per la Chiesa di Roma. La lotta tra i vari porporati e soprattutto le vicende legate alla fuga di notizie (Vatileaks) sono segnali della presenza di scontri interni sempre più difficilmente gestibili.
Un Papa che lasci la poltrona pontificia per ritirarsi a pregare in un monastero è di per sè un fatto epocale. Che esso avvenga in un periodo di comatosa difficoltà economico-politica ci dice che proprio in momenti come questi le lotte interne diventano esasperate, e le divisioni nel corpo ecclesiale rischiano di minare la stabilità dell'organismo millenario.

Sarà interessante seguire il prossimo Conclave, prima e dopo del quale solitamente i vaticanisti tirano fuori teorie sostanziose. La nostra corrente ha sempre tenuto d'occhio quanto accadeva in Vaticano e alcuni documenti prodotti dalla Chiesa sono stati trasformati in spunti per riunioni e lavori di partito.

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 230, 18 ottobre 2018

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