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La teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, è iniziata riprendendo il tema energetico.

Se c'è una politica che rende sensibile il prezzo del petrolio è quella prodotta dalla crisi del capitalismo senile: si consuma meno energia e le misure recessive adottate dagli stati peggiorano ulteriormente le condizioni generali. All'andamento dell'importantissimo settore energetico si aggiunge ora l'incognita della strategia adottata dagli attori di questa guerra del petrolio.

In primo luogo gli Stati Uniti hanno iniziato una guerra contro la Russia, che ora si ritrova in una situazione pessima con il Brent a 60 dollari, i pozzi a rischio chiusura e le sanzioni economiche attivate dopo la vicenda Ucraina. E' poi intervenuta l'Arabia Saudita (e di conseguenza l'Opec) che a fronte del calo dei prezzi ha dato il via agli stessi meccanismi che causarono negli anni '80 le grandi crisi di approvvigionamento energetico. In generale si è messo in moto un gioco geopolitico incrociato, complesso per le valutazioni sulle possibili conseguenze, e sintomo evidente della mancanza di vitalità del sistema: dopo sette anni di "crisi" la Cina non cresce abbastanza e deve occuparsi di una sovrappopolazione elevatissima; l'Europa in deflazione ha smesso, o quasi, di crescere; il Giappone è considerato alla stregua di un paese del terzo mondo; gli Usa, anche se rimangono a galla perché in quanto polo imperialistico continuano a succhiare valore dal mondo intero, non sono certo la locomotiva economica del secondo dopoguerra.

La teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 15 compagni, è iniziata dall'analisi di quanto sta accadendo in campo energetico nel mondo.

L'OPEC non abbasserà la produzione. Così è stato deciso dai paesi esportatori di petrolio riuniti a Vienna lo scorso 27 novembre. Nel frattempo il Brent del Mare del Nord, il grezzo di riferimento, è crollato a 77 dollari, e addirittura a 54 quello dei pozzi del Kuwait. Anche se il "petrolio buono", come l'arabian light o il libico, è ancora caro e rimane tra i 120 e i 150 dollari, non influisce sul prezzo di riferimento. Fin qui tutto normale: il calo dei consumi ha fatto scendere la spesa energetica, il boom dello shale oil e delle tecniche di fracking ha inciso sui prezzi, la concorrenza tra i paesi produttori ha fatto il resto. Ciò che non è normale è l'unanimità (quasi) dell'OPEC nel tenere alta l'estrazione nonostante i prezzi bassi.

E' noto che i paesi esportatori di petrolio tendono a mantenere la produzione sul filo del rasoio, e cioè ad un livello di prezzo sufficientemente alto ma che non faccia diminuire la domanda (caso in cui, comunque, i pozzi servono da salvadanaio per il futuro). Oggi sta accadendo esattamente il contrario: è come se i paesi OPEC scialacquassero il petrolio guadagnandoci poco per ottenere qualcosa. La tanto strombazzata autosufficienza energetica americana è una bufala, e i paesi dell'OPEC se ne sono accorti: ci rimettono sul momento a pompare petrolio in esubero, ma fanno un buon investimento perché stanno facendo chiudere la concorrenza.

La teleconferenza di martedì sera, consueto momento di discussione tra i compagni vicini e lontani (presenti 18), è iniziata dal commento di alcuni dei fatti della settimana.

La polizia interviene in assetto antisommossa per sgomberare due centri sociali in un quartiere popolare di Milano. Gli abitanti della zona si mobilitano e scendono in strada. Dopo alcuni momenti di scontro con le forze dell'ordine si autorganizza un presidio solidale contro gli sgomberi. Il sito di Repubblica trasmette una lunga diretta e si diffondono in rete il disagio e l'insofferenza degli abitanti del quartiere milanese, gli stessi che serpeggiano in tante altre periferie italiane. Per esempio a Tor Sapienza, a Roma, dove l'innesco degli scontri è la protesta della popolazione contro il "degrado". La miseria crescente produce fenomeni diversi a seconda degli scenari e degli ambienti in cui questi si sviluppano, ed è logico che la borghesia soffi sul fuoco per fomentare la guerra tra poveri.

Fatti come quelli di Milano o di Roma sono quindi gli epifenomeni di un impoverimento generalizzato della società e rappresentano un passaggio di fase. Lo registra la Cgil, che proclama lo sciopero generale per il prossimo 5 dicembre (ndr, spostato al 12). Interessante inoltre quanto accaduto il 14 novembre con il social strike italiano.

La teleconferenza di martedì scorso, a cui hanno partecipato 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sullo "sciopero sociale" del 14 novembre. L'iniziativa durerà per tutta la giornata e coinvolgerà i sindacati di base, una serie di reti sociali e diversi "segmenti" di classe. L'organizzazione è interessante: manifestazioni in ogni città virtualmente unite da un network nazionale di riferimento con collegamenti esteri. La modalità ricorda quella diffusasi con Occupy negli Stati Uniti, anche se in Italia è molto più difficile lasciarsi alla spalle il vecchiume politico e sindacale.

Nella stessa data scenderà in piazza, a Milano, anche la Fiom. Non è da sottovalutare la sua capacità di trasformismo. Si pensi per esempio all'autunno del 1969, quando il sindacato si aprì alle spinte che arrivavano dal basso, riuscendo così a recuperare ampi settori di dissenso operaio. Pure la Cisl negli anni Settanta si trasformò in fretta e furia in un sindacato di sinistra, e attirò a sé tutti i gruppettari espulsi dalla Cgil.

Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, oggi anche la ripetizione di un movimento come quello di Solidarnosc è improbabile, perché le condizioni che si verificarono allora sono irripetibili: Russia al collasso, tutto il proletariato iscritto allo stesso sindacato di stato, condominio imperialistico Usa-Urss. Ma lo sviluppo del movimento di sciopero in Polonia rimane paradigmatico: un grande proletariato inquadrato in organizzazioni intermedie che arriva attraverso di esse a costituirsi in partito politico.

‎#FastFoodGlobal, lo sciopero mondiale dei lavoratori dei fast food previsto per il 15 maggio, è stato il tema di apertura della teleconferenza di martedì sera a cui hanno partecipato 16 compagni.

La mobilitazione è partita nel 2012 con gli scioperi di circa 200 addetti alla ristorazione veloce nella città di New York; poi la lotta si è estesa a tutto il territorio statunitense e, nel giro di due anni, ha coinvolto i lavoratori dei fast food dell'intero pianeta. Il comune denominatore è l'hashtag #FightFor15, la richiesta di un salario minimo di 15 dollari l'ora contro gli attuali 7.25; viene inoltre rivendicato il diritto ad organizzarsi sindacalmente senza subire ritorsioni da parte dei datori di lavoro. Lo sciopero globale del 15 maggio è stato preceduto da un incontro di categoria, il primo a livello mondiale, organizzato a New York dall'International Union of Food (una federazione composta da 396 sindacati di 126 paesi per un totale di 12 milioni di lavoratori) a cui hanno partecipato lavoratori e dirigenti sindacali provenienti da tutto il mondo, tra i quali anche alcuni delegati della Filcams Cgil. A dimostrazione che, quando si mettono in moto movimenti generalizzati, i sindacati non possono che accodarsi ad essi, anche solo per non essere del tutto marginalizzati.

In Italia prosegue lo stato di agitazione anche nel settore della logistica. Qualche giorno fa i magazzini dell'Ikea di Piacenza sono stati bloccati in seguito al licenziamento di una trentina di facchini di una cooperativa in appalto. La polizia ha sgomberato il presidio con cariche e lanci di lacrimogeni. In solidarietà sono stati organizzati un flash mob all'interno dell'Ikea di Bologna e un corteo per le strade di Piacenza. Intorno alle lotte della logistica si sta formando un movimento di solidarietà nazionale e non è da escludere che si metta in moto una catena di mutuo appoggio a livello internazionale come avvenuto con le lotte nei fast food.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2014

La teleriunione di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, è iniziata dall'analisi di quanto accaduto con l'assalto allo shopping center di Nairobi dove, in supporto alle forze dell'ordine keniote, sono state aviotrasportate truppe speciali britanniche, americane e israeliane. Da questo fatto si può comprendere il livello di internazionalizzazione dei conflitti: allo scoppio di una situazione di emergenza in una parte del mondo segue immediata l'allerta in altri paesi.

Il Kenia, piccola potenza locale che pensava di aver superato i problemi post-coloniali senza troppi intoppi, si ritrova coinvolto nel marasma sociale. Nel paese africano, a seguito di una rapida urbanizzazione, si sono formate sterminate periferie abitate da milioni di senza riserve e, secondo alcuni media, negli slum di Nairobi, specie nella parte occupata da rifugiati somali, ci sarebbero basi logistiche di al-Shabaab. Abbiamo riletto alcuni passi de Dall'equilibrio del terrore al terrore dell'equilibrio, articolo della rivista che è stato tratto da una serie di quattro articoli ricavati da altrettante riunioni tenute a Torino nel 1980.

[…] L’assorbimento del sindacato nell’orbita istituzionale corrisponde al tentativo di disciplinare il conflitto capitale-lavoro, vista la sua ineliminabilità, ed esprime un'esigenza precisa del capitalismo maturo. Ogni sindacato che nasca al di fuori di reali e spontanee pressioni dal basso non può che seguire lo stesso percorso o condannarsi, spacciando la manciata di iscritti raccolta o perduta come "indicazioni di fase".

Ma proprio l'integrazione massima fra industria, sindacato e Stato dimostra che la grande organizzazione sociale esistente deve necessariamente riflettersi anche sulle eventuali lotte generalizzate dei proletari. Finché tutto si svolge in settori isolati e la lotta viene articolata in mille rivoli il fenomeno non è visibile, ma non appena si dovesse rompere l'attuale equilibrio dobbiamo essere sicuri che sarà difficilissimo fermare la valanga.

Pubblicato in Doppia direzione

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 12 compagni.

La discussione è cominciata dall'analisi delle rivolte in corso in Turchia dove, oltre alle ultime sommosse, si registra già da mesi una certa tensione sociale sui temi legati al salario e al peggioramento delle condizioni di vita dei proletari. Il Primo Maggio a Istanbul ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti in seguito al divieto di organizzare raduni in piazza Taksim dove, hanno motivato le autorità, la presenza di un cantiere per dei lavori in corso impediva la messa in sicurezza della piazza. Nonostante il divieto, centinaia di dimostranti riuniti dai partiti di sinistra e dai sindacati si sono radunati poco vicino alla piazza. La polizia è intervenuta con lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperderli.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2013

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 10 compagni.

La discussione è cominciata dall'analisi della disastrata situazione finanziaria di Cipro e delle manovre politico-economiche messe in moto per trovare una qualche soluzione. Le ultime news parlano di una tassa sui capitali oltre i 100 mila euro pari al 30% o perfino al 40%. Si tratta di un vero esproprio ai danni dei correntisti delle due principali banche cipriote, un brutto colpo per i miliardari russi che per anni si sono avvantaggiati dei regimi fiscali dell'isola. Al solito gli esperti lanciano folli dichiarazioni sulla santità del mercato, ma in realtà si varano pesantissimi e contraddittori interventi dello Stato per non lasciar affondare l'economia. Sebbene queste misure non risolvano la situazione generale, nell'immediato possono risultare efficaci per tranquillizzare la cosiddetta Troika. A Cipro ci sono 25 miliardi di dollari russi, ma la paura potrebbe far spostare i soldi dai conti correnti ai buoni del tesoro. E la preoccupazione di contagio è fondata: trapelano già notizie che indicano la Slovenia come prossima interessata (dove buona parte dei depositi proviene dal nord-est italiano), si vocifera del Lussemburgo e anche dell'Italia.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2013

Alla riunione via Skype si è naturalmente commentata quella del 51° Incontro redazionale di "n+1" , aperto ai lettori, (Sharing Hotel, Torino, 15-16-17 marzo 2013). In base alle prenotazioni, si è ricordato che erano presenti 52 compagni, mentre altri 5 erano collegati via Internet. Tutto si è svolto in un ambiente sereno e conviviale. Le relazioni, al solito per argomenti concatenati, hanno suscitato interesse, mostrando intorno al nostro lavoro persiste immutata e anzi rafforzata quell'attenzione che dura da più di trent'anni, anche se in un ambiente quantitativamente limitato. I semilavorati che presentiamo di volta in volta sono in elaborazione continua e integrati anche dopo la stampa sul nostro periodico o sul sito internet. Tra l'altro la nostra corrente ha sempre utilizzato il lavoro collettivo con il metodo che oggi è ampiamente alla base di Wikipedia e che ebbe un precedente storico illustre in Alessandro Dumas. Il laboratorio da cui uscivano i "suoi" romanzi era composto da una decina di autori che coordinavano e fondevano le loro conoscenze per il risultato finale. Essi si chiamavano fra di loro, scherzosamente, "negri", appellativo ripreso fin dall'immediato dopoguerra dai nostri vecchi compagni.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2013

Non passa giorno senza che il Movimento 5 Stelle non sia sotto i riflettori della pressa mediatica e istituzionale con dichiarazioni e consigli politici impraticabili (come l'abolizione della legge Biagi o un sussidio di disoccupazione garantito di 1000 euro) per chi accetta le categorie della forma sociale vigente. Ma tolto il folklore degli accadimenti, i grillini per adesso tengono duro e se riusciranno a restare compatti metteranno in seria difficoltà le componenti politiche tradizionali impedendo la formazione di un governo.

In questi giorni intensi di consultazioni istituzionali in cui si alternano varie proposte da parte del Pd e del Pdl, sembra farsi strada con sempre maggior insistenza l'eventualità di un governo tecnico affidato a personaggi illustri, cui i grillini potrebbero, forse,dare un appoggio condizionato. Secondo le formalità parlamentari, Napolitano darà al Pd la possibilità di verificare la presenza della maggioranza per formare il governo che però, dati i numeri attuali, sembra impossibile da realizzare, soprattutto con un Grillo che continua a ripetere che non appoggerà il Pd. E un governissimo tra Pd e Pdl sembra proprio da escludere, viste anche le ultime vicende giudiziarie di Berlusconi e la sua cricca.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2013

Uno degli ultimi post pubblicati sul sito di OWS intitolato Occupy Wall Street, Not Palestine (è stato rimosso!) affronta in modo interessante l'attuale conflitto israelo-palestinese. Le guerre, dicono gli occupiers, sono frutto degli interessi dell'1% e bisogna rivoltarsi contro il nemico interno: bisogna prendersela con la propria classe dirigente evitando la guerra tra poveri. Nel suddetto post si riportava pure il "Manifesto dei giovani di Gaza", scritto l'anno scorso sull'onda della Primavera araba.

Nella east coast americana dopo Sandy c'è stata una bufera di neve e quindi altri danni. Lo Stato è andato in tilt, soprattutto a New York, dove in migliaia vivono in roulotte e tende organizzati male. Le strutture di Occupy al contrario funzionano bene e sono ormai permanenti, supplendo al ruolo delle pubbliche autorità. Ultimamente si è verificata una curiosa alleanza tra alcune Unions e Occupy Wall Street. Tale alleanza si è verificata sia sul terreno della piattaforma di mutuo soccorso Occupy Sandy che per l'agitazione dei dipendenti ultra-precari della Walmart.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Sulla base di alcuni appunti estrapolati dal testo di Riechers, "Gramsci e le ideologie del suo tempo", sono state fatte alcune considerazioni sui concetti di coscienza e volontà. Gramsci interpreta la società secondo il metodo idealista del primo '900, stravolgendo idealisticamente il marxismo a cui si approccia per le contingenze storiche del periodo. Secondo il filosofo sardo, la catarsi rappresenta un movimento della coscienza che permette di superare, grazie alla consapevolezza, i piccoli interessi economici. Il meccanismo politico prende così il sopravvento e determina dei cambiamenti sul meccanismo economico, poiché coscienza e volontà si trovano al di là dei limiti posti dalla struttura materiale dell'economia. Per questo motivo il proletariato altro non deve fare che scalzare dal potere la borghesia lasciando più o meno inalterata la struttura economica.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

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Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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