Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  6 gennaio 2015

Dissoluzioni tutto intorno a noi

La teleconferenza di martedì, connessi 14 compagni, è iniziata prendendo spunto dall'articolo Come le reti rivoluzionano il pensiero scientifico (e forse quello umano), tradotto e pubblicato su Le Scienze.

Partendo da esempi storici di cambio di paradigma nel pensiero scientifico (Copernico, Darwin), i ricercatori John Edward Terrell, Termeh Shafie e Mark Golitko dimostrano come la diffusione delle reti in ogni campo metta fortemente in discussione il modo in cui vediamo il mondo e il nostro posto in esso:

"In contrasto con quanto sostenuto dall'Illuminismo in poi, cioè che saremmo creature intrinsecamente egocentriche, la ricerca contemporanea in sociologia, psicologia, neuroscienze e antropologia sta dimostrando che il nostro mondo non gira intorno a noi in quanto individui. Piuttosto, ciò che noi siamo come individui dipende in modo cruciale da come siamo legati agli altri, socialmente ed emotivamente, in reti di relazioni che si estendono in lungo e in largo".

In una rete sociale ogni hub è collegato ad altri individui o gruppi a loro volta collegati. Le relazioni fra elementi all'interno di un nodo sono chiamati legami forti, le relazioni fra elementi di un nodo o di tutto il nodo con altri nodi o elementi di essi sono chiamati legami deboli. Proviamo a immaginare il disegno di una rete siffatta: i legami forti sono il cemento sociale di un nodo, ma sono i legami deboli che permettono l'estensione della rete collegando i vari nodi. I ricercatori arrivano a conclusioni che, pur non rappresentando una novità, sono delle importanti capitolazioni ideologiche della borghesia di fronte al comunismo.

Col nuovo paradigma che avanza perde senso qualsiasi pulsione politica di tipo attivistico, specie se si ragiona in termine di reti e di coevoluzione, dove contano le connessioni, i link, e non sono ammessi vuoti da riempire volontaristicamente. Il rapido sviluppo della rete mondiale di comunicazione, intesa come movimento di uomini, di cose e soprattutto di informazione, è il trionfo del cervello collettivo:

"All'interno dello sviluppo del cervello sociale complessivo, il suo specifico strumento Internet è nato trent'anni fa, ma è esploso, come oggi lo conosciamo, soltanto da cinque anni. Prima esisteva in tutte le sue caratteristiche tecniche, ma non aveva ancora a disposizione una massa critica di cellule umane che lo utilizzasse, anzi, che ne facesse parte. Il cervello è cresciuto, aumentando in cellule (neuroni), connessioni (sinapsi), massa, informazione, memoria, velocità e intelligenza. E' un prodotto del Capitale, grazie tante. Ma ogni prodotto avanzato del Capitale, ci ha insegnato Marx, è anche la sua negazione" (Manifestazioni del cervello sociale, n+1 n. 5).

Fino a non molto tempo fa per un fisico parlare di coscienza voleva dire entrare nel mondo della filosofia o della psicologia, oggi in molti affermano che la coscienza non è altro che uno stato specifico della materia. A tal proposito, un compagno ha segnalato l'articolo Why Physicists Are Saying Consciousness Is A State Of Matter, Like a Solid, A Liquid Or A Gas.

La conoscenza che la specie umana possiede si è sviluppata per il contatto con la materia e la natura, mai per lavoro autonomo del pensiero (Relatività e Determinismo, in morte di Albert Einstein). I cambi di paradigma, la demolizione dei dualismi e delle dicotomie avvengono quando le rivoluzioni in marcia spazzano via le vecchie credenze. Qualche anno fa il monismo olistico era prerogativa di ambienti new age, qualcosa tra il mistico e lo scientifico. Quel mondo sta scomparendo per lasciare campo libero alla "fisica della storia". Gli studiosi della complessità ormai scrivono libri che diventano best seller: si intravede la possibilità di liberarsi dagli effetti politici della passata rivoluzione e affrontare anche i problemi della politica in termini scientifici. La langue de bois del terzinternazionalista somiglia molto al decrepito mondo della filosofia, quello che sforna frasi senza contenuto empirico.

In Fiorite primavere del capitale si mette in luce come la rivoluzione borghese non l'abbiano fatta i borghesi, ma milioni di uomini - garzoni di bottega, lavoratori delle prime manifatture, modesti artigiani, soldati senza ingaggio, ecc. - che dall'avvento capitalistico non avevano nulla da aspettarsi di buono. La rivoluzione non esploderà perché qualcuno ha letto e imparato a memoria il programma comunista, ma perché si verificherà un'adesione di massa a tesi che saranno di contenuto identico a quelle della nostra corrente ma espresse con il nuovo linguaggio che avanza (Dissoluzioni necessarie, n+1 n. 36).

Sul piano economico succedono cose anomale rispetto all'ordinaria amministrazione capitalistica: di fronte alla diminuzione del prezzo del petrolio che favorisce i paesi consumatori a scapito dei produttori, le borse dovrebbero brindare e l'euro dovrebbe rafforzarsi sul dollaro. Invece le prime crollano vistosamente e il secondo si indebolisce. Tutti gli economisti, a cominciare da Mario Draghi, si affannano a combattere il nemico di turno, la deflazione, che diventa quasi un personaggio in carne ed ossa dotato di coscienza. In realtà, per combattere la deflazione bisognerebbe aumentare di molto la spesa pubblica, ma come farlo senza sforare i patti europei di stabilità? Bisognerebbe aumentare la produzione e fare in modo che i lavoratori aumentino i consumi. Ennesimo bisognerebbe...

In Italia l'ultimo rapporto di Unimpresa parla di crescita del disagio sociale: "Più di 9 milioni di persone sono in difficoltà e questo vuol dire che spenderanno meno, tireranno la cinghia per cercare di arrivare a fine mese. Tutto ciò con effetti negativi sui consumi, quindi sulla produzione e sui conti delle imprese". Il centro studi di Confindustria rileva un'altra situazione critica: aumentano gli anziani al lavoro e diminuiscono i giovani. In Italia negli anni della crisi economica, dal 2007 al 2013, le persone tra i 55 e 64 anni di età che ancora lavorano sono aumentate di 1,1 milioni, mentre i giovani occupati tra i 25 e i 34 anni di età sono diminuiti di 1,6 milioni. Non c'è da stupirsi quindi se nelle nostre società sono sempre più numerosi gli hikikomori e i neet, giovani che rifiutano la società e non vogliono lavorare. Negli Stati Uniti, a cominciare dalle lotte alla Walmart e nei Fast Food, si vedono sempre più spesso cartelli inneggianti alla dignità dei lavoratori e non del lavoro.

La disoccupazione di massa produrrà effetti catastrofici. Con il plusvalore dello scorso secolo si è riempita la terra di manufatti, infrastrutture e megalopoli: quando scompariranno le vecchie generazioni come faranno le nuove a manutenere tutto ciò? Se il capitalismo sfrutta sempre di più un numero sempre minore di lavoratori gettando gli altri nella disoccupazione, ebbene, liberiamoci del capitalismo.

Articoli correlati (da tag)

  • Le conseguenze del futuro

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 15 compagni, è iniziata dalla segnalazione di un video della Casaleggio Associati intitolato "La Fine del Lavoro come lo Conosciamo". In circa 10 minuti il filmato, pubblicato su YouTube e ripreso dal sito del Sole 24 Ore con il titolo "2054, al lavoro l'1% del tempo: la visione di Casaleggio", ripercorre la storia dell'umanità, dalle popolazioni di cacciatori-raccoglitori alla rivoluzione industriale, per giungere infine agli ultimi decenni in cui il processo evolutivo subisce un'accelerazione vertiginosa. Il video ha un taglio positivista: la storia umana diviene storia del progresso (non delle lotte di classe) nei termini di un miglioramento continuo delle condizioni degli uomini, il quale passa dall'introduzione della scuola dell'obbligo, delle pensioni, del diritto alle ferie e ai giorni festivi, ecc. E dato che le nuove tecnologie aumentano la produttività del lavoro ed eliminano forza-lavoro, il prossimo step di questo processo sarà il reddito di base incondizionato.

  • Ionizzazione delle molecole sociali

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata parlando dei riscontri positivi avuti recentemente riguardo al lavoro di "n+1". Questo ci ha dato modo di fare il punto su quella che comunemente viene chiamata "propaganda".

    Tutti i mezzi di comunicazione sono validi per riverberare il nostro lavoro all'esterno, ma nell'epoca di Internet acquistano una certa importanza siti, blog e, soprattutto, social network. Detto questo, la discriminante non è data dal mezzo di comunicazione, ma dall'atteggiamento che si ha quando lo si adopera: che si intervenga in una radio oppure sul Web, l'importante è non partecipare a parlamentini o dibattiti, tenendo sempre presente che il compito dei comunisti è quello di conservare la linea del futuro della propria classe. Per Engels, come per la nostra corrente, l'opportunismo è il metodo che sacrifica l'avvenire del Partito al successo di un giorno. E come scritto nelle "Considerazioni sull'organica attività del partito..." del 1965, rivendichiamo tutte le forme di attività proprie dei momenti favorevoli nella misura in cui i rapporti reali di forze lo consentono. In quasi tutti gli ambienti politici si pratica il dibattito, perciò siamo stati piacevolmente colpiti dal fatto che alcuni compagni che abbiamo conosciuto recentemente hanno spontaneamente metabolizzato il lavoro della Sinistra Comunista "italiana" (SCi) e di n+1 rendendo possibile una proficua doppia direzione.

  • Gilet gialli e altro ancora

    La teleriunione di martedì sera, presenti 10 compagni, è iniziata con il commento di alcune notizie provenienti dalla Francia sul "movimento" dei gilet jaunes.

    In un intervento durante una trasmissione televisiva, il giornalista Giovanni Minoli ha affermato che i grillini rappresenterebbero la manifestazione italiana del più noto movimento francese. Gli ha fatto eco Beppe Grillo, che in un'intervista su Rainews ha dichiarato che i gilet jaunes hanno lo stesso programma del Movimento 5 Stelle. Entrambi dimenticano che quest'ultimo, una volta entrato in Parlamento, è stato macinato dallo stesso meccanismo che diceva di voler cambiare.

    L'articolo di Repubblica "Insieme ma diversi contro l'Europa: la Grande Alleanza dei gilet gialli" (Andrea Bonnani, 10.12.18) è focalizzato invece sull'emergere di manifestazioni anti-sistema: "Dilagano in Francia, sconfinano in Belgio, spuntano in Olanda, si manifestano in Italia e ora sfilano pure per le vie di Londra. La protesta dei gilet jaunes si sta rapidamente estendendo a mezza Europa dando vita ad un fenomeno senza precedenti in cui la forma, cioè la divisa dei giubbetti catarifrangenti pescati nelle dotazioni automobilistiche di sicurezza, accomuna istanze assai diverse."

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 232, 12 febbraio 2019

f6Per qualche dollaro in meno
f6La lunga notte della sonda cinese
f6Le nuove armi di Pechino
f6Shutdown
f6Venezuela
f6La valle della morte
f6Italia
f6Gilet gialli

Leggi la newsletter 232
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email