Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  23 giugno 2015

Una nuova recessione è solo questione di tempo

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando un articolo dell'Economist del 13 giugno sulla crisi in corso, intitolato Watch out.

Da sempre considerato la bibbia del capitalismo, The Economist fonda la propria attività sui principi teorici elaborati da Adam Smith e nel corso degli anni ha criticato dettagliatamente ogni forma di keynesismo, sia come scuola di pensiero che come sistema di governo. Lo Stato, secondo l'assunto principale dell'analisi smithiana, deve limitarsi a favorire il libero sviluppo del capitalismo.

Nell'articolo suddetto, il periodico inglese fa notare che a tutt'oggi, 8 anni dopo il crollo dell'economia del 2007-2008, la crisi perdura e gli interventi operati dagli stati (il tentativo di drogare il sistema, diremmo noi) altro non hanno fatto che ingigantire i problemi che si volevano risolvere. Prima o poi ci sarà una nuova recessione, avverte l'Economist, e potrebbe accadere che i governi e le banche centrali si ritrovino senza cartucce a disposizione per farvi fronte, avendo già attinto a tutte le risorse nei propri arsenali: il debito pro capite medio dei paesi ricchi dal 2007 è aumentato del 50%, e i paesi con un debole accesso ai mercati obbligazionari, come quelli della periferia dell'eurozona, potrebbero non essere in grado di lanciare programmi di stimolo fiscale.

Insomma i capitalisti più lucidi vedono nero, e hanno ragione. La legge generale biologica dell'auxologia, cioè del decremento della crescita nel tempo, si può applicare non solo agli organismi viventi ma anche alla società capitalistica. Non ci sono interventi statali che possano salvare un capitalismo che è già morto. In Scienza economica marxista come programma rivoluzionario (1959) si scrive che "una volta scoperto che la chiave del capitalismo non è la brama personale dei capitalisti di godere dei profitti, ma è la impersonale esigenza del capitale sociale di aumentarsi di plusvalore, resta dimostrata la necessità della morte del capitalismo, quindi la sua scientifica non-esistenza potenziale dichiarata da Marx."

La crisi argentina di fine anni '90 ha anticipato quella attuale in Grecia. L'Argentina perse rapidamente la fiducia degli investitori e la fuga di capitali aumentò fino a portare i cittadini alla corsa agli sportelli. Allora ci pensarono le autorità bancarie sovranazionali a risolvere la situazione; se qualcosa del genere dovesse succedere oggi in Europa, nessuno sarebbe più in grado di frenare l'effetto domino. Nel libro 2030. La tempesta perfetta – Come sopravvivere alla Grande Crisi gli autori prevedono che entro questa data si verificherà una situazione mondiale difficilmente gestibile, per la somma di fattori demografici, economici, ambientali, cui si aggiungeranno la carenza di acqua e il rialzo dei prezzi alimentari.

Scorgendo all'orizzonte la fine del modo di produzione capitalistico, alcuni borghesi cominciano a capitolare ideologicamente di fronte al "movimento reale". E' il caso di Jeremy Rifkin, che in La società a costo marginale zero sostiene che si sta affermando sulla scena mondiale un nuovo sistema economico: il "Commons collaborativo". Motore di questo nuovo mondo è l'Internet delle cose, un'infrastruttura intelligente formata dall'intreccio di Internet delle comunicazioni, Internet dell'energia e Internet della logistica, che avrà l'effetto di spingere la produttività fino al punto in cui il costo marginale di numerosi beni e servizi sarà quasi azzerato, rendendo gli uni e gli altri praticamente gratuiti, abbondanti e non più soggetti alle forze del mercato.

Anche la Chiesa registra la fase di cambiamento che sta attraversando la società. La pressione dei fatti materiali costringe l'organismo millenario a uscire dagli stretti binari dell'ortodossia e parlare di "ecologia integrale". Nell'ultima enciclica del Papa, Laudato sì', le "dimensioni umane e sociali" non vengono considerate separatamente, ma nelle loro interazioni:

"L'ambiente umano e l'ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale".

La Chiesa, essendo un organismo reazionario, mostra preoccupazione per la velocità con cui la società si sta disgregando e lancia l'ennesimo accorato allarme: o si cambia stile di vita oppure si va incontro a una catastrofe di dimensioni globali.

La teleconferenza è proseguita con alcune considerazioni sull'idea lanciata da Amazon per un nuovo servizio di consegne: ispirato da Uber Pop, il colosso americano sta pensando di far consegnare i propri prodotti agli utenti. Giusta Rifkin, nella società a costo marginale zero ogni consumatore può diventare anche distributore/produttore (Prosumer). Così come l'industria tende a farsi società, anche le aziende si socializzano sempre più, trasformando i cittadini in potenziali fattorini, nel caso di Amazon, o in taxisti, nel caso di Uber. E domani?

Le possibilità date dallo sviluppo tecnologico sono molteplici, e anche i borghesi si aggiornano. Infuria da qualche tempo sui social network la polemica contro Expo per i controlli a distanza sui dipendenti. Niente di cui stupirsi: i capitalisti hanno sempre controllato i lavoratori, la differenza è che adesso si dotano di strumenti più moderni per farlo.

Per il 1 luglio "la rete Attitudine NoExpo e il mondo del lavoro che si oppone al modello sociale di Expo 2015" hanno lanciato a Milano un flashmob, davanti all'entrata di Expo Spa, per denunciare le condizioni di schiavitù dentro il sito espositivo, i licenziamenti politici, la sorveglianza dei lavoratori da parte di datore di lavoro e questura, lo sfruttamento intensivo della manodopera "volontaria" e gratuita. Le aziende hanno una struttura proprietaria definita e non possono che badare ai propri interessi peculiari. Gli attuali movimenti leaderless non hanno strutture predefinite e sono espandibili all'infinito grazie alle Rete, motivo per cui non è importante quello che dicono di se stessi, ma i contatti che essi stabiliscono nella società e le traiettorie politiche che sono costretti a percorrere. Ecco una differenza che conta.

Articoli correlati (da tag)

  • Lotta contro la guerra, lotta contro il capitalismo

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 13 compagni, è iniziata parlando di quanto accade in Iran.

    Come avevamo detto nella scorsa teleconferenza ("La guerra nel mondo globalizzato esiste sempre"), non è "scoppiata" nessuna particolare guerra tra America e Iran, per la semplice ragione che quest'ultimo paese non ha i mezzi per rispondere alla potenza militare degli Usa; l'attacco dell'8 gennaio alle basi irachene che ospitano anche i militari Usa, non solo ha causato pochi danni, ma secondo alcune fonti giornalistiche sarebbe stato annunciato preventivamente alle autorità locali. Abbattendo il volo ucraino con 176 passeggeri a bordo, l'Iran ha compiuto un grande errore militare, scambiando un aereo civile per un velivolo nemico. In seguito a questa tragedia, gli studenti iraniani hanno manifestato contro il governo e i vertici del regime islamico, in primis contro l'ayatollah Khamenei. Dopo la rivolta di novembre dello scorso anno, repressa nel sangue dalle forze di polizia, la propaganda di regime degli ultimi giorni descriveva una società compatta contro il nemico americano, ed invece le proteste sono tornate mostrando un fronte interno tutt'altro che pacificato.

    La cosa importante del presente "ciclo" di manifestazioni in Libano, Iraq, Cile, Francia, Iran, e in ultimo Martinica e Guadalupe, è il fatto che i manifestanti prendono di mira il proprio governo, la propria borghesia, arrivando alla conclusione che il nemico è prima di tutto in casa.

  • Rovesciare la prassi

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 13 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie provenienti dalla Francia.

    Il paese è al tredicesimo giorno consecutivo di proteste e scioperi. Secondo la CGT, oggi [martedì 17] sono scesi in strada 1,8 milioni di persone; nell'area intorno a Parigi si sono formati trecento chilometri di code a causa del blocco del trasporto metropolitano, mentre nella zona di Lione e nella regione della Gironda circa 90.000 case sono rimaste a tratti senza luce per le azioni volontarie commesse da esponenti del sindacato CGT nella rete elettrica. Le cinque maggiori sigle sindacali si sono presentate unite alle mobilitazioni, ma il governo sembra non aver alcuna intenzione di fare marcia indietro sulla riforma pensionistica. Uno sciopero ad oltranza che va avanti da 13 giorni è già di per sé notevole, e se il braccio di ferro dovesse continuare, con i blocchi dei trasporti, molto presto potrebbero esserci problemi con gli approvvigionamenti nella capitale. In quel caso potrebbe anche scattare il panico, con tanto di assalti ai supermercati, come visto recentemente in altri paesi.

    Non è da escludere che la situazione francese evolva nella direzione di uno scontro aperto tra le classi, andando oltre la stessa questione delle pensioni. Il proletariato si caratterizza per non avere riserve, e cioè nulla da perdere in questa società; la miseria crescente scava profondi solchi nella società separando irreversibilmente il simbolico 99% dall'1%. Dal punto di vista politico, Italia, Francia e Germania sono paesi molto diversi e può essere utile fare dei paragoni. In Italia la situazione corporativa di vecchia data vede sindacati, imprenditori e governi mettersi d'accordo senza bisogno di trattative, perché ognuno degli elementi sa benissimo cosa fare. In Germania, gli scioperi preventivi vengono iniziati dai metalmeccanici e tutte le altre categorie seguono a ruota. La Francia non è nuova agli scioperi ad oltranza e ciò denota una immaturità del sindacato rispetto a quello italiano, che affonda le proprie radici nel modello corporativo di matrice demo-fascista.

  • Strategie preventive?

    La teleconferenza di martedì sera, presenti undici compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo il fenomeno delle sardine, scese in piazza in decine di città italiane, e in ultimo in Piazza Castello a Torino.

    Nel gruppo Facebook "6000 Sardine Torino", nato meno di un mese fa e composto da circa 72.000 membri, sono elencate le regole create dagli amministratori:

    "1) ripudiare tutti i tipi di fascismi e violenze. Il vero caposaldo sotto cui ci riconosciamo sono i principi e i valori dettati dalla nostra Costituzione; 2) le sardine sono un fenomeno politico ma apartitico. Nonostante sia più che giusto che ognuno di noi abbia un'identità politica, è vietato fare propaganda per qualsiasi partito; 3) le sardine sono educate e rispettose. Non saranno accettati linguaggi volgari e qualsiasi tipo di atteggiamento irrispettoso (razzismo, xenofobia, bullismo, omofobia, transfobia, sessismo, etc.); 4) le sardine si aiutano segnalando. É diritto e dovere di chiunque noti un comportamento inappropriato segnalarlo agli amministratori tramite il pulsante 'segnala'."

Rivista n°46, novembre 2019

copertina n°46f6Editoriale: Rapporto diretto
f6Articoli: Che fine ha fatto il futuro?, Rivoluzione e cibernetica
f6Rassegna: La bicicletta di Leonardo
f6Terra di confine: Apprendisti stregoni
f6Spaccio al bestione trionfante: Inflazione cercasi
f6Recensione: Intelligenza artificiale, evoluzione naturale
f6Doppia direzione: Centralismo democratico e centralismo organico

Raccolta della rivista n+1

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email