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La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando l'espansionismo cinese in ambito internazionale.

Dopo essere penetrata economicamente in Africa Pechino punta sul settore della logistica, investendo solo negli ultimi due anni oltre 3,1 miliardi di euro in otto porti strategici: Haifa, Ashdod, Ambarli, Pireo, Rotterdam, Vado Ligure, Bilbao e Valencia. Per quanto riguarda l'Italia, a essere interessati sono gli scali di Genova-Savona e Trieste. Più che investire nella vecchia industria si cerca il controllo degli hub logistici, diventati parte di una gigantesca rete che integra le catene della produzione e del consumo. Scrive Simone Fana nell'articolo "Logistica, le nuove catene dello sfruttamento":

"Dai grandi mari internazionali sino alle infrastrutture via terra, la circolazione delle merci, il loro stoccaggio e la distribuzione delle stesse si articola sull'organizzazione di una catena logistica mondiale. In questa centralità si riconoscono i temi di fondo che interrogano la forma e i processi di globalizzazione, dalla disarticolazione e ricomposizione dei luoghi della sovranità politico-statuale sino alla natura dei flussi migratori nella divisione internazionale del lavoro".

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2017

La teleconferenza di martedì sera (presenti 11 compagni) è cominciata con un riferimento all'ultima newsletter, in particolare al trafiletto sulla struttura del debito americano.

Il dollaro è ancora la principale moneta di riserva e di scambio internazionale, ma non è più sostenuto dalla potenza economica di una volta. Se gli Stati Uniti consumassero di meno avrebbero meno debito, ma comprerebbero anche meno merci dalla Cina che, ricordiamolo, possiede buona parte del debito pubblico americano. Quest'ultima intanto vede aumentare la sua presenza nel mondo: dal porto del Pireo in Grecia alla nuova base militare in Gibuti, passando per il progetto della Nuova Via della Seta, il Dragone è costretto a espandersi per dare sfogo alla sua esuberanza produttiva. Anche l'India, che per numero di abitanti è salita in prima posizione, sarà costretta a fare altrettanto. Però il pianeta è piccolo e la crescita di un paese va a scapito dell'altro. A tal proposito, abbiamo ricordato l'articolo "Il fiato sul collo" (n+1, n. 4):

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2017

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con il commento di un articolo del Corriere della Sera sulla grande fuga di capitali dalla Cina.

Nonostante tutti i tentativi di controllo del fatto economico approntati dal governo cinese, il Dragone sta sperimentando una delle più grandi migrazioni finanziarie della storia. Il denaro volato oltre confine ammonta a circa 700 miliardi di dollari e il flusso non sembra destinato a fermarsi.

I capitali si spostano là dove la redditività è maggiore, passando non solo per gli istituti bancari ma in buona parte attraverso fiduciari non controllati. Se a ciò si aggiunge che software automatici di trading muovono nei mercati internazionali cifre enormi che nessuno riesce più a controllare, ci si rende conto che è l'intera economia mondiale ad essere fuori dai conteggi ufficiali.

La Cina ha raggiunto nel giro di pochissimi anni la potenza produttiva degli Stati Uniti diventando uno dei cardini dell'economia mondiale (seguita a ruota dall'India). Senza passare per la fase dell'accumulazione originaria, si è subito trovata ad essere un capitalismo aggressivo, esportatore e finanziarizzato la cui esuberanza produttiva si sposava con la richiesta di capitali da parte degli USA. I cinesi hanno difatti cominciato ad acquistare Buoni del Tesoro americani, utilizzando una parte del proprio plusvalore per sostenere il dollaro. Si è creata così una situazione di doppio vincolo tra le due economie, anche in virtù del fatto che le merci a basso costo made in China contribuivano a calmierare i prezzi di quelle americane. In epoca di deflazione sono però in molti a chiedere al Dragone l'adozione di una politica monetaria adeguata. Fino ad ora il governo di Pechino si è ben guardato dall'attuare provvedimenti in tal senso dato che il rapporto di cambio col dollaro favorisce le esportazioni; colpisce perciò la notizia di questi giorni dell'avvio di una rivalutazione dello Yuan.

La teleconferenza di martedì, presenti nove compagni, si è focalizzata sulla situazione economica mondiale e sugli effetti che essa produce sulle sovrastrutture politiche.

Siamo partiti da un significativo articolo di Paul Krugman apparso sul New York Times, Quella sovrabbondanza infinita che destabilizza l'economia globale, in cui si fa il punto sullo stato della crisi e si mette in evidenza come nei mercati finanziari troppo denaro sia alla caccia di troppe poche opportunità di investimento:

"Da sette anni (e chissà per quanti altri ancora) stiamo vivendo in un'economia globale che procede barcollando da una crisi all'altra: ogni qualvolta una regione del mondo sembra finalmente rimettersi in sesto, ecco che subito un'altra inizia a traballare. E l'America non può certo isolarsi del tutto da queste calamità globali. Ma perché l'economia continua a incespicare?"

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo le notizie di stampa sulla cosiddetta emergenza immigrazione.

La stazione ferroviaria di Budapest è nel caos, in migliaia si accalcano sui binari in attesa di salire sui treni diretti in Germania. Dopo lo sgombero operato qualche giorno fa dalle forze dell'ordine, i migranti hanno occupato nuovamente la stazione, mentre manifestazioni di solidarietà e sostegno sono state organizzate da alcuni gruppi anti-razzisti nella capitale ungherese e a Vienna.

In queste situazioni bisogna fare attenzione a non confondere la vaga solidarietà interclassista di cui parlano tutti i giornali, con ciò che fa da molla e spinge a scendere in piazza, e cioè la paura di un futuro sempre più incerto. Se l'emigrazione storica era dovuta all'attrazione dei mezzi di produzione esercitata su masse di uomini che vivevano in aree poco sviluppate, adesso questa forza lavoro è diventata sovrappopolazione assoluta e viene espulsa dai paesi di origine, specie dove gli stati sono collassati. L'aumento della produttività rende una parte sempre più consistente della popolazione mondiale assolutamente inutile. Il futuro vedrà quindi - in mancanza di una rete internazionale di lotta che faccia proprio il motto Proletari di tutti i paesi, unitevi! - uno scenario di guerra generalizzata tra le masse impoverite occidentali che stanno perdendo qualcosa, e le masse mobili che hanno già perso tutto.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata commentando le news sul "Black Monday" cinese e mondiale.

Possiamo pensare alla Borsa valori come ad un termometro che rileva in superficie quanto avviene nel profondo dell'economia, nella produzione di valore. Le motivazioni del crollo di Shanghai, subito riverberatosi nelle maggiori piazze finanziarie del mondo, vanno ricercate nell'incapacità della Cina di mantenere determinati livelli di esportazione delle merci. Indicativa la concatenazione degli eventi: prima le tre svalutazioni competitive, poi il crollo in borsa; il panico nei mercati spinge Pechino ad intervenire per tamponare la situazione: il governo cinese autorizza i fondi pensione ad investire fino al 30% del loro capitale, abbassa i tassi di interesse e opera una sorta di "quantitative easing". Circa 60 milioni di cinesi hanno investito in paccottiglia finanziaria: pochi rispetto alla popolazione totale (1,3 miliardi), ma tanti per un paese che non conosce da molto l'azionariato popolare.

Nei mercati internazionali circola capitale fittizio che non può dare guadagni a tutti; allo stesso tempo gli Stati adoperano le immense quantità di denaro per finanziare debiti che non possono crescere all'infinito. In sostanza, il capitalismo non reagisce più alle sue crisi: troppa immissione di moneta causa assuefazione, l'organismo smette di sentire gli effetti della droga, e va in overdose.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2015

La teleconferenza di martedì sera, presenti 8 compagni, è iniziata dalle notizie economiche provenienti dalla Cina.

A luglio la produzione industriale cinese è cresciuta "solo" del 6%, meno del +6,8% di giugno e sono in netto calo gli indici dell'export. Per far fronte a questa situazione la Banca centrale è intervenuta con tre svalutazioni competitive nel giro di 72 ore, un record persino per il paese dei record. Gli economisti dicono che il governo ha trascurato la crescita del mercato interno sostituendogli una produzione export-oriented. In realtà quello che sta succedendo è molto classico: il mercato interno cinese è troppo piccolo per i ritmi di crescita cinesi. Troppo piccolo con un miliardo e mezzo di consumatori, i grattacieli, le fabbriche del mondo. Perciò il mercato estero si è imposto in via naturale. È una delle controtendenze alla caduta del saggio di profitto.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2015

La teleconferenza di martedì, presenti 12 compagni, ha preso le mosse dalle notizie economiche provenienti da Grecia e Cina.

Sono in molti a chiedersi come mai la Grecia, con un Pil pari a quello della città di Milano, combini tanto sconquasso in Europa. Tutti i protagonisti che si affannano in veste di medici-killer al capezzale ellenico non hanno paura per il fallimento e le sue conseguenze: hanno paura che le conseguenze del fallimento permettano alla Grecia di tornare al controllo della propria economia a cominciare dalla moneta. Dal punto di vista borghese, se l'attuale governo non fosse così vile nei confronti dei "sadici usurai" tedeschi, cancellerebbe il debito estero con un fallimento spettacolare (assicurando i detentori domestici di titoli) e procederebbe ad una svalutazione competitiva, peraltro quasi automatica dato che sarebbe provocata dai mercati. Ciò penalizzerebbe le importazioni, che comunque sono già irrisorie, ma incrementerebbe le esportazioni e soprattutto il turismo. Nel frattempo la banca centrale greca potrebbe stampare moneta per sé, approfittando del basso impatto inflattivo, stimolando i bassi redditi invece di regalare soldi alle banche. Si tornerebbe dunque al punto di partenza, quando dicevamo che era impossibile una federazione di stati borghesi con economie incompatibili a partire non dall'unità politica (impossibile) ma monetaria (delirio).

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2015

Occupy Central Hong KongLa riunione online di martedì sera, a cui si sono collegati 15 compagni, si è aperta con le notizie provenienti da Hong Kong.

La città, che a seguito della Guerra dell'Oppio divenne nel 1842 colonia inglese per poi passare nel 1997, con uno statuto amministrativo speciale, sotto il governo della Repubblica Popolare Cinese, deve il soprannome di "città verticale" all'elevatissima densità abitativa. La vertigionosa crescita demografica, per cui è passata dai 7500 abitanti del 1842 ai 7.188.000 del 2013, è dovuta ai flussi migratori delle popolazioni cinesi continentali. Con un'economia prevalentemente basata su turismo, commercio e finanza, l'isola è un noto paradiso fiscale, ma anche l'ottava piazza finanziaria del mondo, sede di ben 107 consolati. Secondo l'indice Gini, la regione registra il più alto tasso di diseguaglianza economica dell'area asiatica.

Le notizie della protesta hongkonghese hanno cominciato a rimbalzare su siti e social network e successivamente su alcuni media mainstream domenica 28 settembre, quando le forze di polizia hanno represso le manifestazioni di piazza, ottenendo peraltro di estenderne la portata. Il movimento, partito dagli studenti e poi allargatosi ad altre fasce della popolazione, si batte per ottenere elezioni libere nel 2017, con candidati non imposti da Pechino.

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 16 compagni.
Le manifestazioni che spesso sfociano in guerriglia urbana sono innumerevoli e ormai si fatica a tenerne il conto. Negli ultimi giorni ci sono stati scontri a Burgos, in Spagna, dove la protesta è iniziata per motivi legati alla costruzione di un parcheggio nel quartiere di Gamonal, ma è andata ben presto oltre le motivazioni iniziali coinvolgendo nella lotta altre città spagnole. Ad Amburgo, la protesta per lo sgombero di un centro sociale che aveva costretto le autorità all'istituzione del coprifuoco in una zona centrale della città tedesca, è rientrata dopo giorni di tafferugli e manifestazioni.

La teleriunione, a cui hanno partecipato 13 compagni, è cominciata prendendo spunto dagli articoli di alcuni quotidiani riguardo la possibilità dell'esplosione di una bolla immobiliare in Cina. Nonostante il Pil cinese cresca del 7%, è comunque da considerarsi un dato negativo perché si è di fronte ad un'enorme sovrappopolazione, e cioè 800 milioni di senza riserve da inserire nel ciclo produttivo. L'economia cinese è in forte espansione ma allo stesso tempo presenta un alto livello di finanziarizzazione, al pari dei paesi a capitalismo senile; un suo arresto o una forte flessione avrebbe ripercussioni gravose non solo in Cina ma in tutto il globo.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2013

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 10 compagni.

La discussione è cominciata dall'analisi della disastrata situazione finanziaria di Cipro e delle manovre politico-economiche messe in moto per trovare una qualche soluzione. Le ultime news parlano di una tassa sui capitali oltre i 100 mila euro pari al 30% o perfino al 40%. Si tratta di un vero esproprio ai danni dei correntisti delle due principali banche cipriote, un brutto colpo per i miliardari russi che per anni si sono avvantaggiati dei regimi fiscali dell'isola. Al solito gli esperti lanciano folli dichiarazioni sulla santità del mercato, ma in realtà si varano pesantissimi e contraddittori interventi dello Stato per non lasciar affondare l'economia. Sebbene queste misure non risolvano la situazione generale, nell'immediato possono risultare efficaci per tranquillizzare la cosiddetta Troika. A Cipro ci sono 25 miliardi di dollari russi, ma la paura potrebbe far spostare i soldi dai conti correnti ai buoni del tesoro. E la preoccupazione di contagio è fondata: trapelano già notizie che indicano la Slovenia come prossima interessata (dove buona parte dei depositi proviene dal nord-est italiano), si vocifera del Lussemburgo e anche dell'Italia.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2013

La citazione riportata nella locandina della riunione pubblica di marzo, in merito alla relazione "Marx, la Germania e l'ideologia tedesca", ben individua il tema che sarà affrontato, e cioè il rapporto tra Germania e filosofia. Partendo dall'analisi della "Introduzione a Per la critica della filosofia del diritto di Hegel" e passando per alcuni fatti storici significativi, verranno messe in evidenza le caratteristiche peculiari del paese teutonico in relazione al dispiegarsi della dinamica rivoluzionaria nel contesto europeo e mondiale.

All'epoca dell'ondata rivoluzionaria di inizio '900, la Germania diventò il punto di riferimento per tutti i comunisti poichè era il paese europeo maggiormente industrializzato e con un proletariato combattivo, ma questo insieme di elementi non produsse il "rovesciamento della prassi" tanto sperato.

Sarà forse un caso ma poco prima, durante e poco dopo la riunione tenutasi a Parigi sono arrivate alcune critiche al lavoro di n+1 riferite all'utilizzo di modelli e al ricorso ad astrazioni. Sembrerebbe che il lavoro collettivo mandi in tilt i singoli individui atomizzati e che gli stessi periodicamente si accaniscano nel tentativo di demolire il nostro lavoro e i risultati che esso produce.

Sono in corso le letture dei testi che rientrano nel filone della "Terza Cultura": "Non è vero ma ci credo. Intuizioni non provate, future verità", "Digerati. Dialoghi con gli artefici della nuova frontiera elettronica" e "I nuovi umanisti". Tutti e tre i testi sono stati scritti da John Brockman, per giunta anche editore e "fondatore" del movimento.

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Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
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