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La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata commentando la vittoria di Syriza in Grecia e il radicamento di Podemos in Spagna. Nei prossimi giorni sono previste iniziative di solidarietà alla Grecia in tutta Europa; il governo di Atene chiama, i sinistri rispondono. E' impressionante il livello di omologazione dei movimentisti, sempre pronti a combattere per... un altro: "Partigiano è chi, per fede, per dovere o per soldo, combatte per un altro. Militante del partito rivoluzionario è chi combatte per sé e per la sua classe. La ripresa rivoluzionaria dipende dal poter elevare una barriera tra il metodo demoborghese della lotta partigiana e quello dell'azione classista di partito." Sono passati molti anni, ma quelle parole scritte dalla nostra corrente nel 1949 restano ancora valide. E' vero che la Troika ha fatto pagare un prezzo salato ai greci in cambio dei finanziamenti, ma la situazione non può cambiare se non si mette in discussione il sistema economico tout court, cosa che i Tsipras di turno si guardano bene dal fare.

Riprendendo il tema del mutuo soccorso, si è letto un passo di un articolo di George Monbiot apparso su L'Internazionale:

La notizia del superamento del test di Turing in un esperimento pubblico condotto dall'Università di Reading presso la Royal Society di Londra ha scatenato il dibattito in rete e sui giornali di tutto il mondo. La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'argomento.

In una sorta di rigurgito illuminista, sono stati in molti ad indignarsi in seguito alle dichiarazioni di Kevin Warwick, il docente di cibernetica che ha coordinato il progetto, e in molti a prodigarsi per dimostrare che i risultati ottenuti non provano affatto che un computer possa pensare. In questi casi è facile cadere in equivoci da fantascienza, immaginando un mondo di macchine antropomorfizzate più intelligenti dell'uomo. Il fine del test di Turing non sta nella dimostrazione della capacità di pensiero da parte di una macchina, ma in quella di simulazione di un umano (vedi Computing Machinery and Intelligence). Nell'ottica del sistema di macchine descritto da Marx, ogni passo avanti compiuto dalla scienza in questa direzione è importante, perché se le macchine riusciranno in via di principio a simulare l'attività umana senza che si possa avvertire la differenza, non ci sarà bisogno di aspettare che diventino intelligenti per sostituirci. Lo sviluppo e l'utilizzo della robotica si traducono nell'eliminazione di tempo di lavoro e di conseguenza nella potenziale vittoria a favore del tempo di vita. Anche se più stupide, le macchine riescono meglio degli uomini, ancor di più se utilizzate con mezzi consoni e cioè quando corrono su ruote o cingoli, volano con ali e motori, esplorano Marte, calcolano con intelligenza a base silicio miliardi di volte più veloci di un cervello a base carbonio (il nostro), misurano distanze, raccolgono informazioni, le restituiscono elaborate, custodiscono dati in memorie infinite, formano sistemi planetari di reti di comunicazione, ecc.

Rimanendo nel campo dello sviluppo informatico, è interessante quanto si legge nell'articolo Le app in movimento di Daniele Pizio. In una breve cronistoria del rapporto tra movimenti di piazza e tecnologia, l'articolo racconta di alcuni progetti per l'implementazione di applicazioni sviluppate da attivisti e destinante all'organizzazione del "movimento", come la spagnola Memetro o l'italiana RiseApp.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2014

La discussione, presenti 15 compagni, è iniziata analizzando quanto si sta muovendo sul fronte sindacale italiano. In particolare si è preso spunto dalle varie assemblee che si stanno tenendo intorno alla lotta nel settore della logistica, segnalando che anche a Torino sta partendo una vertenza territoriale. Cresce l'interesse verso la parola d'ordine del salario a occupati e disoccupati insieme alla drastica riduzione della giornata lavorativa, la controparte non sono più i padroni in genere ma lo Stato; si tratta infatti di imporre con la forza una rivendicazione che diventa legge:

"Questa organizzazione dei proletari in classe e quindi in partito politico torna ad essere spezzata ogni momento dalla concorrenza fra gli operai stessi. Ma risorge sempre di nuovo, più forte, più salda, più potente. Essa impone il riconoscimento in forma di legge di singoli interessi degli operai, approfittando delle scissioni all'interno della borghesia. Così fu per la legge delle dieci ore di lavoro in Inghilterra." (Karl Marx e Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista)

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

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Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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Newsletter 228, 29 aprile 2018

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