Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  12 aprile 2016

Terremoti sociali

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 10 compagni.

"Per evitare una generazione perduta dobbiamo agire velocemente", scrive Mario Draghi nell'editoriale al Rapporto 2015 della Banca centrale. Il governatore della Bce teme nuovi shock e vede un'Europa in difficoltà. Chi ne subirà le conseguenze, aggiunge, sarà la generazione istruita: tutti quelli che dovrebbero entrare nel mondo del lavoro e rischiano invece di non trovare una collocazione in questa società.

Anche il Fmi è preoccupato. I rischi maggiori, secondo il direttore Christine Lagarde, sono la "stagnazione secolare", la possibile uscita del Regno Unito dall'Ue (#Brexit) e la crisi dei rifugiati che sta minando l'integrazione europea. I governi devono prepararsi a possibili scenari avversi, consapevoli che non c'è più margine di errore: le munizioni, come illustrava l'Economist poco tempo fa, si stanno esaurendo.

Non c'è molto da aggiungere a queste previsioni, sono i borghesi stessi ad essere catastrofisti di fronte alla spaventosa sovraccapacità produttiva. E siccome al proletariato non possono più chiedere niente, si aprono lotte interne in cui deve intervenire la magistratura (vedi il caso #PanamaPapers): guerre intestine per la ripartizione del valore tra le varie componenti borghesi all'interno dei singoli stati.

In quest'ottica si può leggere la campagna elettorale negli Usa e la polarizzazione del dibattito politico intorno alle figure "estreme" di Donald Trump e Bernie Sanders. Non è da escludere che il duello tra i due faccia da scintilla per uno scontro di ben altra natura. Si pensi a quanto è successo al neonato movimento #DemocracySpring: 400 dimostranti, che manifestavano a Washington davanti a Capitol Hill contro l'influenza del denaro in politica e per maggiori garanzie a tutela del diritto di voto, sono stati arrestati dalla polizia.

In Francia continuano le manifestazioni contro la "Loi Travail". In Rete sono stati diffusi degli appelli internazionali ma per ora il movimento #NuitDebout è distante dalla radicalità raggiunta da OWS del 2011. Per quanto l'occupazione di Place de la République possa ricordare quella di Zuccotti Park, non emerge uno slogan anti-sistema, un messaggio universale tipo 99% contro 1%, ad indicare la divisione in classi della società.

Il Manifesto ha pubblicato un'intervista a Frédéric Lordon (Passare all'offensiva, essere costituenti), uno dei protagonisti del movimento contro la legge El Khomri. Secondo il filosofo francese, l'approccio rivendicativo è perdente in quanto difensivo e perciò è necessario passare all'offensiva; lo sbocco costituente potrebbe essere la soluzione: "Per farla finita con il salariato come rapporto di ricatto, bisogna farla finita con la proprietà a scopo di lucro dei mezzi di produzione, che è pure sancita negli stessi testi costituzionali. Per farla finita con l'impero del capitale, che è un impero costituzionalizzato, bisogna rifare una costituzione."

Quello di Lordon è un tentativo disperato di salvare il Capitale negandone apparentemente le categorie, una sorta di riformismo radicale in versione movimentista. Può darsi che, se ci saranno degli scioperi, il movimento francese cambi di segno, ma negli ultimi giorni l'impressione è che sia in declino. C'è da dire che all'inizio anche il movimento OWS non aveva molto seguito, bastarono però pochi giorni perché l'attenzione dei media si facesse altissima. A République il senso di rottura è inferiore, sono assenti interi strati sociali ed è in atto una trattativa con il prefetto per l'occupazione della piazza, segno della tendenza a parlamentare con l'avversario.

Comunque, il diffuso malessere giovanile è oramai un dato acquisito. Il sito di Repubblica propone un sondaggio ai Millenials europei "con domande a tutto campo, per tracciare il ritratto più completo di un'intera generazione, dai 16 ai 34 anni". Alcune domande hanno lo scopo evidente di sondare la situazione sociale: "Parteciperesti ad un movimento per mandare a casa la classe elettorale?" (ad ora la maggioranza dei giovani italiani ha risposto di sì). In generale i quesiti spaziano su vari temi, crisi economica, lavoro, futuro, fiducia nelle istituzioni, e non mancano quelli bizzarri: "Si può essere felici senza avere un lavoro?" La maggior parte risponde di no; sarebbe stato interessante se al posto di lavoro ci fosse stato scritto salario. Se i borghesi possono tirar fuori dati utili da un questionario on line, pensiamo a ciò che possono ottenere dai social network; chi possiede e tratta i big data ha in mano un potere enorme.

A proposito di lavoro e disoccupazione, alla sinistra cosiddetta radicale si uniscono altre forze politiche nella richiesta di un reddito di cittadinanza, un reddito di base universale. Se si solleva il problema è perché nella società qualcosa sta maturando. Come scrive Jeremy Rifkin nel libro La fine del lavoro, il capitalismo elimina lavoro grazie all'avvento delle macchine. I vincoli di classe non gli permettono di parlare di comunismo e di rivoluzione, ma il professore americano vede emergere una nuova tecno-struttura, il "commons collaborativo": un insieme di rapporti sociali che vanno oltre il capitalismo.

Le capitolazioni ideologiche della borghesia di fronte al "marxismo" dimostrano che il comunismo è in marcia e trascina tutti nel vortice della rivoluzione. Questo fenomeno è ormai macroscopico, ne sono un esempio gli opuscoli Lezioni di futuro del Sole 24 Ore. Muoiono i vecchi simboli del capitalismo e ne nascono altri che dietro però non hanno nulla: Uber non possiede automobili e Airbnb non ha alcun albergo. Se approfondiamo un po' l'argomento vediamo che c'è un vulcano che sta per esplodere.

Il capitalismo, attraverso lo sviluppo del lavoro associato, robotizzando sempre più la produzione, liberando al massimo tempo di lavoro, nega sé stesso e produce l'antiforma. Si avvia dunque un'epoca di rivoluzione in cui non c'è più spazio per le rivendicazioni: le forze che si stanno scontrando produrranno dei terremoti sociali.

Articoli correlati (da tag)

  • Ionizzazione delle molecole sociali

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata parlando dei riscontri positivi avuti recentemente riguardo al lavoro di "n+1". Questo ci ha dato modo di fare il punto su quella che comunemente viene chiamata "propaganda".

    Tutti i mezzi di comunicazione sono validi per riverberare il nostro lavoro all'esterno, ma nell'epoca di Internet acquistano una certa importanza siti, blog e, soprattutto, social network. Detto questo, la discriminante non è data dal mezzo di comunicazione, ma dall'atteggiamento che si ha quando lo si adopera: che si intervenga in una radio oppure sul Web, l'importante è non partecipare a parlamentini o dibattiti, tenendo sempre presente che il compito dei comunisti è quello di conservare la linea del futuro della propria classe. Per Engels, come per la nostra corrente, l'opportunismo è il metodo che sacrifica l'avvenire del Partito al successo di un giorno. E come scritto nelle "Considerazioni sull'organica attività del partito..." del 1965, rivendichiamo tutte le forme di attività proprie dei momenti favorevoli nella misura in cui i rapporti reali di forze lo consentono. In quasi tutti gli ambienti politici si pratica il dibattito, perciò siamo stati piacevolmente colpiti dal fatto che alcuni compagni che abbiamo conosciuto recentemente hanno spontaneamente metabolizzato il lavoro della Sinistra Comunista "italiana" (SCi) e di n+1 rendendo possibile una proficua doppia direzione.

  • Gilet gialli e altro ancora

    La teleriunione di martedì sera, presenti 10 compagni, è iniziata con il commento di alcune notizie provenienti dalla Francia sul "movimento" dei gilet jaunes.

    In un intervento durante una trasmissione televisiva, il giornalista Giovanni Minoli ha affermato che i grillini rappresenterebbero la manifestazione italiana del più noto movimento francese. Gli ha fatto eco Beppe Grillo, che in un'intervista su Rainews ha dichiarato che i gilet jaunes hanno lo stesso programma del Movimento 5 Stelle. Entrambi dimenticano che quest'ultimo, una volta entrato in Parlamento, è stato macinato dallo stesso meccanismo che diceva di voler cambiare.

    L'articolo di Repubblica "Insieme ma diversi contro l'Europa: la Grande Alleanza dei gilet gialli" (Andrea Bonnani, 10.12.18) è focalizzato invece sull'emergere di manifestazioni anti-sistema: "Dilagano in Francia, sconfinano in Belgio, spuntano in Olanda, si manifestano in Italia e ora sfilano pure per le vie di Londra. La protesta dei gilet jaunes si sta rapidamente estendendo a mezza Europa dando vita ad un fenomeno senza precedenti in cui la forma, cioè la divisa dei giubbetti catarifrangenti pescati nelle dotazioni automobilistiche di sicurezza, accomuna istanze assai diverse."

  • Motori e militi delle rivoluzioni

    Durante la teleriunione di martedì sera, a cui si sono connessi 14 compagni, abbiamo ripreso la discussione, iniziata la volta scorsa, intorno alla conferenza Costruire il futuro. Ricerca e Innovazione, partendo dal quesito posto da un compagno riguardo la matrice borghese dell'iniziativa.

    I due conferenzieri, Ezio Andreta e Roberto Cingolani, non possono di certo essere definiti dei rivoluzionari; eppure con le loro parole, consapevolmente o meno, capitolano ideologicamente di fronte al marxismo. Noi usiamo ampiamente i materiali prodotti dalla borghesia contro la borghesia stessa. In più occasioni, per esempio, abbiamo approfondito gli studi di Jeremy Rifkin, il quale è stato, tra le tante cose, consigliere personale sulle questioni energetiche di Romano Prodi e consulente per il Ministero dell'Ambiente italiano. Insomma, un personaggio pienamente inserito nel Sistema, che con le sue ricerche dimostra in termini energetici che questa società è votata alla catastrofe, e che descrive lungo centinaia di pagine il diffondersi di nuovi comportamenti sociali caratteristici di un prossimo salto di paradigma.

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 232, 12 febbraio 2019

f6Per qualche dollaro in meno
f6La lunga notte della sonda cinese
f6Le nuove armi di Pechino
f6Shutdown
f6Venezuela
f6La valle della morte
f6Italia
f6Gilet gialli

Leggi la newsletter 232
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email