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  • Resoconto teleriunione  7 giugno 2016

Ancora sulla transizione

La teleconferenza di martedì sera, connessi 16 compagni, ha preso spunto dai risultati del referendum sul reddito di cittadinanza tenutosi in Svizzera lo scorso 5 giugno.

I cittadini elvetici hanno ufficialmente bocciato "il reddito di base incondizionato": la proposta prevedeva la corresponsione mensile, per tutti e per sempre, di un importo di 2500 franchi (625 per i minori), cifra poco più alta della soglia di povertà (29mila franchi annui) e molto più bassa, meno della metà, del salario medio.

Secondo il settimanale britannico The Economist "le cose dovranno molto peggiorare per generare il sostegno politico per i cambiamenti radicali ai bilanci e ai sistemi fiscali che un reddito di base universale richiede". Per la maggior parte dei paesi europei si tratterebbe semplicemente di espandere il sistema di protezione contro la disoccupazione già esistente. Evidentemente l'incertezza in materia è ancora molta, per ora le politiche di austerità continuano e ogni paese agisce per conto proprio.

Negli Stati Uniti, l'avanzata di Donald Trump nella campagna per le elezioni presidenziali del prossimo autunno comincia a preoccupare seriamente i membri del partito democratico, ma non solo. Sono in molti a ritenere che la vittoria del miliardario sarebbe un danno per il Paese e c'è chi lo definisce una minaccia per l'economia globale. Se il candidato repubblicano vincesse le elezioni e realizzasse davvero il programma sostenuto durante comizi e interviste, la situazione potrebbe farsi interessante.

Anche in Francia cresce la preoccupazione per la condizione di instabilità in cui versa il Paese a causa delle proteste contro la Loi Travail: Hollande ha dichiarato che tale situazione non potrà essere accettata a lungo. La Cgt, sotto la pressione esercitata dai lavoratori, è costretta a coordinare scioperi e picchetti, ma i vertici spingono per portare il "movimento" al tavolo delle trattative. Comunque, non tutti hanno deciso di sottostare alle direttive dei burocrati e si stanno sviluppando, alla base dei sindacati e fuori di essi, importanti processi di autorganizzazione.

Una serie di iniziative di disturbo sono in programma in vista del 10 giugno quando inizierà il campionato europeo di calcio. Mobilitazioni sono previste di qui alla manifestazione nazionale a Parigi del 14 giugno, quando la Loi Travail inizierà ad essere discussa al Senato. In questi ultimi giorni ci sono stati picchetti diffusi a Parigi e la sede dell'associazione degli industriali è stata occupata da un centinaio di precari, studenti e disoccupati. L'account Twitter @GlobalDebout cura i collegamenti internazionali riportando le notizie dagli altri paesi, come la manifestazione in solidarietà ai lavoratori francesi promossa dai sindacati di base a Milano. Sembra sia in corso l'organizzazione di uno sciopero sociale trasnazionale.

All'appello, nella vasta mobilitazione contro la legge El Khomri, mancano i banlieusard. Per ora i movimenti di piazza sono due, quello studentesco di #NuitDebout e quello sindacale capeggiato da Cgt e altre sigle; la possibilità di dialogo tra coloro che lottano "democraticamente" e i senza riserve delle banlieue sembra molto esigua, è più probabile che si configuri uno scontro tra le diverse componenti della società. Nella storia della lotta di classe si è sempre passati attraverso scontri tra interessi diversi anche all'interno della classe operaia. Tali conflitti sono prodotto e, allo stesso tempo, fattore di polarizzazione sociale.

Più volte abbiamo citato il rapporto della Nato Urban Operation in the year 2020. In quel documento si indica nel 2020 l'anno in cui vedremo forze di polizia per le strade con le armi spianate. La guerra di quarta generazione o quella descritta da Mike Davis ne Il pianeta degli slum, vedrà protagonista la metropoli tentacolare ghettizzata, la bidonville universale da cui scaturirà la violenza planetaria. Contro di essa le forze armate, non solo americane, stanno studiando preventivamente dottrine militari di contenimento, per cui la tanto strombazzata "guerra alla povertà" sarà in effetti "guerra contro i poveri".

Se l'industria usa macchine, robot e informatica anche l'esercito non può farne a meno. Se deve vincere una guerra diventa una comunità operante con uno scopo da raggiungere, un insieme organico che non conosce democrazia. Di fronte al sommovimento sociale portatore di cambiamento reale, l'esercito può schierarsi a favore dell'esistente oppure, se la rivoluzione è montante, può polarizzarsi verso le forze del futuro. Nei momenti rivoluzionari tutto può succedere: ai delegati bolscevichi dei soviet bastarono poche parole per conquistare l'armata golpista di Kornilov. L'Armata Rossa venne formata all'inizio della rivoluzione da Trotsky ed immediatamente rispose a flussi di comando, si centralizzò e respinse gli attacchi di eserciti meglio armati.

In chiusura di teleriunione si è discusso della doppia direzione Ancora sulla transizione, presente nell'ultimo numero della rivista.

Gli Incas erano ad un livello di sviluppo paragonabile a quello dell'Egitto del Medio Regno, ma con una struttura più profondamente segnata dal comunismo. In pochissimo tempo svilupparono quello che gli spagnoli hanno definito un "impero". Tutto il metabolismo sociale era regolato in base a flussi di informazione in grado di raggiungere un equilibrio e tenerlo per lungo tempo. Per la specie umana il massimo di efficienza ottenuto nella sua formazione sociale è stato il periodo della transizione tra il comunismo originario e la successiva forma asiatica, la fase regolata con le cretule. Le civiltà precolombiane avevano caratteristiche simili: gli Incas non conoscevano la scrittura ma apportavano dei nodi su apposite cordicelle per registrare raccolti e capacità produttive. Anche la società comunistica sviluppata, basandosi solo su flussi di energia e quantità fisiche, tornerà a conoscere meravigliosamente sé stessa.

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