Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  4 ottobre 2016

Deutsche Bank, il Capitale autonomizzato

La teleconferenza di martedì, presenti 11 compagni, è iniziata commentando le ultime news riguardo la Deutsche Bank.

L'istituto tedesco è passato agli onori della cronaca nei giorni scorsi, quando il Dipartimento di Giustizia statunitense ha chiesto quattordici miliardi di dollari (poi passati a 5) per chiudere il contenzioso sulla vendita di titoli garantiti da mutui nella fase precedente la crisi del 2008. In parallelo sono venuti a galla i risultati degli stress test di giugno del FMI secondo cui la banca tedesca sarebbe altamente a rischio vista l'esposizione di 55 mila miliardi di dollari in derivati: una cifra che vale 15 volte il Pil della Germania e oltre duemila volte la sua capitalizzazione.

Il crollo in Borsa è stato immediato nonostante le autorità tedesche si siano affrettate a dichiarare che il settore bancario è "ben messo". La crisi della Deutsche Bank non comincia però in questi giorni, qualche anno dopo il crack del 2008 la Bundesbank era intervenuta sborsando circa un quarto del Pil nazionale per salvare i maggiori istituti bancari. Alcune stime calcolano che le operazioni di immissione di capitali messe in campo per salvare le banche sono costate, tra Usa, Europa e Giappone, molto più dell'intero Pil mondiale. Questa è una crisi di sovrapproduzione di capitali come il mondo non ha mai visto: se anche solo la millesima parte del capitale fittizio si convertisse per miracolo in capitale reale (produttivo di valore), il mondo esploderebbe ricoperto di merci invendute.

Il dato fondamentale è la completa autonomizzazione delle banche rispetto agli apparati di controllo. La Deutsche Bank è stata accusata di aver trafficato con i subprime, operazione che tutti gli istituti bancari e i fondi di investimento compiono. Addirittura le amministrazioni locali si sono lanciate nell'acquisto di paccottiglia finanziaria. La Germania, grazie ad una particolare condizione storica, è riuscita a mantenere una bassa composizione organica del capitale, al contrario di quanto avviene ad esempio in Italia. Il fatto che si scopra ora che le principali banche si muovono in assoluta libertà dimostra che persino il paese dall'economia solida, basata sull'esportazione di merci, deve fare i conti con il modo di essere del Capitale.

Il mondo capitalistico sta perdendo la testa. A tal proposito si è citato l'articolo del Financial Times, tradotto da Il Sole 24 Ore, "Il tramonto dell'Occidente è alle porte". Persino gli ottimisti americani si accorgono che qualcosa sta scricchiolando:

"Forse siamo sull'orlo di un evento rivoluzionario di portata equivalente a molti di quelli citati: l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. È un evento che segnerebbe la fine dell'Occidente (sotto la guida americana) come forza centrale degli affari mondiali. Il risultato non sarebbe un nuovo ordine, ma un pericoloso disordine".

Nessuno tra gli economisti parla più dei "fondamentali", al contrario si fanno previsioni affidandosi unicamente a elaborati strumenti matematici, come per i sistemi caotici, ammettendo implicitamente la perdita di controllo del Sistema. Curiose l'uscita del governo sulla crescita e l'immediata presa di posizione degli istituti di controllo: al ministro dell'economia Padoan che annuncia una crescita del Pil italiano dell'1% per il 2017 ha risposto la Banca d'Italia considerando l'obiettivo piuttosto "ambizioso".

Questa forma economica funziona ancora ma possiamo agevolmente dimostrare che il capitalismo è morto, ucciso nella sostanza dall'emergere della società nuova e sopravvivente come fantasma di sé stesso unicamente grazie alla potenza ideologica e militare della classe che lo rappresenta. Tutti parlano di postcapitalismo, di un sistema finito, asfittico, ma nessuno dice che dopo il capitalismo ci sarà una società ben precisa.

Articoli correlati (da tag)

  • Una crisi ai limiti del modo di produzione capitalistico

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 14 compagni, è iniziata dal libro Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro, di Nick Srnicek e Alex Williams (autori nel 2013 del Manifesto per una politica accelerazionista), di cui un compagno ha presentato una sintesi.

    Innanzitutto notiamo che ormai i testi sul reddito di base, l'automazione e la "fine del lavoro" sono disponibili in bella vista nelle maggiori librerie: temi che qualche anno fa erano lontani dal mainstream, oggi fanno vendere decine di migliaia di copie. In Inventare il futuro gli argomenti trattati sono gli stessi che troviamo in libri come Postcapitalismo di Paul Mason, Il futuro senza lavoro. Accelerazione tecnologica e macchine intelligenti di Martin Ford, e La nuova rivoluzione delle macchine di Andrew McAfee ed Erik Brynjolfsson. Ma nessuno di questi autori, pur raccogliendo una marea di dati che dimostra la fine dell'attuale modo di produzione, riesce a scorgere un futuro oltre il capitalismo; tutti immaginano invece un capitalismo riformato.

  • Dieci anni fa

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcuni articoli di stampa sulla situazione economico-finanziaria mondiale: quest'anno corre l'anniversario del crack sistemico del 2008 e dopo 10 anni lo scenario è peggiorato... per il Capitale. Cerchiamo di capirne il perché.

    In un articolo pubblicato sul sito ComeDonChisciotte.org, a firma Nafeez Ahmed, si afferma che il rallentamento della Cina potrebbe essere l'innesco di un nuovo crack globale:

    "Finché le istituzioni economiche tradizionali rimarranno cieche rispetto alle fondamentali basi biofisiche dell'economia, come magistralmente articolate da Charles Hall e Kent Klitgaard nel loro libro influente, Energy and the Wealth of Nations: An Introduction to BioPhysicalEconomics, rimarranno nell'oscurità circa le ragioni strutturali principali per cui l'attuale configurazione del capitalismo globale è, a periodi, propensa alla crisi e al collasso."

    Per gli economisti, l'economia è fatta di prezzi e di psicologia del consumatore, ovvero di calcolo di quello che gli agenti economici "pensano" di fare nel loro specifico interesse. Oggi invece c'è chi si richiama alle sue basi biofisiche. La cecità degli esperti del settore, additata dall'autore dell'articolo come causa dell'incapacità di far fronte alle crisi del sistema, è dovuta non tanto alla mancanza di doti morali o accademiche quanto agli strumenti utilizzati: se gli economisti riuscissero davvero a comprendere le basi biofisiche dell'economia, dovrebbero abbandonare la "scienza" economica e passare a studiare altro.

  • La guerra nell'epoca della swarm intelligence

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, ha preso le mosse dalla notizia del raid della coalizione a guida Usa in territorio siriano.

    Ufficialmente l'azione bellica è stata la risposta al presunto attacco chimico su Douma da parte del regime di Assad. Gli Usa, coadiuvati da Inghilterra e Francia, hanno bombardato una serie di obiettivi tra cui uno stabilimento di ricerche a Damasco, alcuni centri di stoccaggio di armi vicino Homs, e alcune postazioni di comando, lanciando oltre 100 missili da navi e sottomarini presenti nel Mediterraneo Orientale e da aerei da caccia. Secondo fonti occidentali l'antiaerea siriana avrebbe abbattuto una quindicina di missili, mentre il Ministero della Difesa di Damasco ha parlato di oltre 60 abbattimenti.

    La guerra di tutti contro tutti si manifesta con una serie di conflitti sempre più concatenati. L'intervento della coalizione occidentale si configura in funzione anti-Russia e anti-Iran e lancia un messaggio di sostegno alle monarchie del Golfo, in un momento in cui l'espansione sciita nell'area mediorientale è diventata preoccupante. I sauditi sono alle prese con la guerra nello Yemen, ormai fuori controllo, mentre Israele guarda con apprensione la presenza di Hezbollah e degli iraniani ai propri confini. Il conflitto in Siria ha prodotto negli ultimi sette anni 500mila morti, milioni di feriti e un esodo all'interno del paese (circa 2 milioni) e verso l'Europa (4 milioni), riducendo la popolazione del paese di circa 1/3.

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 230, 18 ottobre 2018

f6Bomba a orologeria
f6Uno schema Ponzi per sé stessi
f6Umanità minore
f6C'era una volta la teoria del valore
f6Il paradosso di Fermi
f6Il non-Statuto dei gig-lavoratori
f6La strana storia del reddito di base
f6Spread

Leggi la newsletter 230
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email