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La teleconferenza di martedì, presenti 15 compagni, è iniziata commentando l'esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

In molti hanno affrontato la vittoria di Donald Trump dal punto di vista puramente politico-giornalistico: la costruzione del muro al confine con il Messico, la politica sugli immigrati, la rinegoziazione dei trattati economici internazionali (Tpp e Nafta). L'Economist ha invece analizzato quanto accaduto in termini sistemici e ha delineato per il futuro del mondo scenari allarmanti, non solo a causa dell'elezione dell'impresentabile miliardario quanto per il fatto che gli Usa hanno ormai perso la leadership mondiale.

La teleconferenza di martedì sera, connessi 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul tema immigrazione e sulle relative campagne populiste e interclassiste della borghesia.

Di fronte al numero sempre più elevato di migranti ai confini europei, sono state organizzate in molte città manifestazioni in sostegno (#RefugeesWelcome) alle migliaia di uomini in fuga da fame e guerra. Fa riflettere che tali espressioni di solidarietà avvengano solo quando il "problema" comincia a toccare da vicino l'Europa, mentre solitamente nessuno scende in piazza per i milioni che muoiono in Africa e altrove nel silenzio dei media. A muovere i "solidali", in Austria come in Italia, non è stata la bontà d'animo del bravo cittadino ma il disagio crescente: nella società lo scontro avviene prima tra popolazioni che tra classi, e ha origine dalla concorrenza capitalistica. Si tratta insomma dei primi segnali di ciò che comunemente viene chiamata guerra tra poveri.

[…] La mia critica è che, per chi non conosce la storia della Sinistra Comunista "italiana", e per di più ha il problema della lingua, è difficile capire gli articoli della rivista e i documenti che fate circolare via Internet, con tutti i riferimenti alla vostra storia, ad altri testi, ecc. […].

Pubblicato in Doppia direzione

Questa lettera, inviata ad altri in critica all'opuscolo di un gruppo politico, l'abbiamo ricevuta via Internet come "copia per conoscenza".

[…] Constato che l'argomentare in termini di destra e sinistra persiste, come persiste l'uso di tutto l'armamentario lessicale del tentativo rivoluzionario russo, grandioso, internazionalizzato, ma infine sconfitto, degenerato e servito da piedistallo alla più lunga e terribile controrivoluzione della storia. Ciò mi induce a pensare che [nell'opuscolo citato, n.d.r.] si stia trattando di contenuto connesso all'umana opinione, assurta a legge universale. In altri termini: sembra che si tratti di cose fatalmente legate alla sciattissima quanto "umanissima" tendenza a considerare l'universo come oggetto fatto apposta per applicarvi la propria personale concezione (ci saranno forse sei miliardi di universi paralleli?). La natura non ha destra e sinistra, è una nostra convenzione, così come parliamo di blu e rosso, caldo e freddo, salato e dolce, buono e cattivo: le simmetrie di natura non possono essere definite dall'uomo con il linguaggio corrente, il rosso è una lunghezza d'onda della luce anche se noi vi vediamo un sentimento. È dunque improprio applicare tali termini a insiemi complessi della società umana, specie nella realtà politica moderna dove, per esempio, destra e sinistra si confondono assai e il rosso è portato a spasso anche da Fassino.

Pubblicato in Doppia direzione

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

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Newsletter 232, 12 febbraio 2019

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