Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  14 febbraio 2017

L'intelligenza del futuro

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, abbiamo discusso di intelligenza artificiale prendendo spunto da alcuni materiali reperiti in rete.

Nel suo intervento al World Government Summit, Elon Musk ha dichiarato che "via via negli anni assisteremo ad un avvicinamento simbiotico tra intelligenza naturale e digitale"; se lo sviluppo tecnologico vuole esser portato avanti, è necessario che l'uomo amplifichi le potenzialità del proprio cervello grazie alle macchine stesse.

Secondo la legge (empirica) di Moore, l'aumento delle prestazioni dei processori segue un andamento esponenziale dato che il numero di componenti integrati su un circuito, e quindi anche la potenza di calcolo, raddoppiano ogni 18 mesi. Ray Kurzweil, ne La singolarità è vicina, riprende l'enunciato e lo estende: l'andamento esponenziale riguarda tanto il progresso tecnologico quanto la conoscenza e tale tendenza porterà entro il 2030 a ciò che egli definisce come Singolarità. Per noi, la singolarità non può che essere una rottura politica e sociale attraverso cui la specie arriverà al pieno utilizzo di capacità oggi nemmeno considerate.

Kevin Kelly ha dimostrato che il "nato" e il "prodotto" tendono a fondersi e che già oggi esiste una profonda commistione tra biologico e minerale (peacemaker, ecc.). In generale, i capitalisti stentano ad abbandonare i binomi uomo-macchina, biologico-artificiale, ecc., mentre nel mondo della scienza le concezioni dualistiche si scontrano con potenti fenomeni materialistici. L'intelligenza artificiale è uno di questi, ne abbiamo parlato diffusamente sia nell'ultimo numero della rivista che negli articoli Fare, dire, pensare, sapere e Dalla necessità alla libertà (n+1, n. 38).

Serissimi saggisti come Searle o Edelman, pur affrontando i problemi della conoscenza, finiscono per ammettere che c'è qualcosa di non definibile che distingue la materia pensante da quella non pensante. Sappiamo invece, dal general intellect di Marx in poi, che non solo c'è un intreccio tra macchine e cervello umano, ma simbiosi e coevoluzione. Questi temi saranno di estrema importanza nel prossimo futuro: una fabbrica che introduce linee di montaggio automatiche costringe le altre a fare lo stesso, ma se tutti i settori produttivi si robotizzano non ci sarà più bisogno di operai e quindi non ci sarà plusvalore. Le macchine eliminano tempo di lavoro, quella che oggi è disoccupazione in futuro sarà tempo di vita liberato.

Si è inoltre fatto riferimento ad un interessante articolo sul tentativo, guidato dallo scienziato Viktor Glushkov, di mettere in piedi negli anni '60 un sistema di calcolatori collegati in rete per pianificare l'economia sovietica. L'articolo si collega ad un recente testo, How Not to Network a Nation, di Benjamin Peters. In Russia si è assistito ad un caso emblematico di freno della forza produttiva: il progetto di Glushkov è stato fortemente boicottato dai burocrati poiché esso avrebbe messo in discussione le burocrazie e le relative mafie che controllavano i flussi di produzione-distribuzione.

Si è quindi passati a commentare le notizie provenienti dalla Francia. Lo scorso 11 febbraio migliaia di giovani si sono radunati davanti al tribunale di Bobigny (un comune alle porte di Parigi): "Il luogo non è stato scelto a caso: mercoledì 8 febbraio, in quello stesso tribunale, sono stati condannati due ragazzi a 6 mesi di prigione per gli scontri avvenuti dopo la notizia della violenza. Per due ore i manifestanti si passano un microfono e chiedono 'giustizia rapida' anche per chi porta la divisa. Fanno appelli alla calma, ma poi incitano i compagni al grido 'poliziotti assassini e stupratori'" (Il Fatto Quotidiano). In breve la situazione è andata fuori controllo, un furgone della radio Rtl è stato dato alle fiamme, si sono prodotti violenti scontri con le forze dell'ordine e diversi centri commerciali sono stati presi d'assalto. Sui social, specialmente su Periscope, è stato possibile seguire in diretta gli avvenimenti e vedere gruppi di poliziotti che si muovevano nel quartiere alla stregua di commando. L'odio generico contro la polizia sta diventando globale, sostenuto e riverberato dai social network. A Bologna, durante le manifestazioni studentesche scaturite da un violento blitz delle forze dell'ordine nella biblioteca universitaria occupata, sono stati scanditi a più riprese slogan come "Tout le monde déteste la police!"

Un compagno ha ripreso il tema dell'energia parlando della Gigafactory inaugurata da Elon Musk nel luglio del 2016. La fabbrica sorge nel deserto del Nevada su oltre 500 mila metri quadrati, è alta una ventina di metri e sta già producendo batterie nonostante non sia ancora terminata la costruzione. Musk vorrebbe formare una cordata di capitalisti per mettere insieme sinergie per far funzionare 100 gigafactory e così risolvere il problema energetico del pianeta. Mentre tutto il mondo produce in outsourcing, si finanziarizza, si smaterializza, il gruppo dell'eclettico imprenditore sudafricano mostra un orientamento inverso: produce merci materiali, apre fabbriche giganti, punta alla concentrazione industriale: un impero da 44 miliardi di dollari di capitalizzazione (nulla rispetto ad Apple che capitalizza 700 miliardi) a cui si aggiunge SpaceX, azienda aerospaziale che costruisce vettori per satelliti commerciali, impegnata nell'allestimento del materiale necessario ad alimentare la Stazione Spaziale Internazionale.

Il Capitale escogita sistemi per prolungare la sua agonia, ma la crescita zero è pericolosissima, così come la deflazione. La curva del capitalismo è a sigmoide (crescita esponenziale, punto di flesso, crescita asintotica), ma esso avrebbe bisogno di curve che si impennano, non che si afflosciano. Invece dal crash del 2008 si vedono solo segnali di peggioramento.

Articoli correlati (da tag)

  • Pancia e gambe si muovono prima del cervello

    La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 7 compagni, è cominciata dal tema del "lavoro", o meglio del lavoro alienato che, come dice Marx, fa sì che l'uomo si senta tale solo quando mangia, beve e si accoppia (attività che condivide con le bestie), e si senta bestia quando lavora (attività che gli sarebbe peculiare).

    Un compagno ha fatto notare che il "lavoro" è un'attività umana invariante, incessante nei millenni (l'arco millenario che lega l'ancestrale uomo tribale lottatore con le belve al membro della comunità futura) nonostante il variare storico dei paesaggi epigenetici innumerevoli volte rivoluzionati. Perciò possiamo indicare la forma, che esprime il "lavoro" della natura sulla materia sia organica che inorganica, come il movimento in quanto tale.

    Ora, il "prodotto" di questo incessante movimento-lavoro della materia per miliardi di anni altro non è che lo stato attuale delle cose. L'uomo è nella fase della sua storia in cui quel primordiale movimento-lavoro ha assunto la modalità capitalistica, alienandosi. Il prossimo balzo evolutivo della specie verso il regno della libertà la emanciperà dal lavoro come cieco movimento della materia sociale. Rovesciata la prassi, per la prima volta l'umanità non sarà solo "cosciente" ma anche "dirigente" il suo proprio lavoro, ossia il suo proprio movimento-lavoro, ad un gradino evolutivo superiore. Scienza dell'uomo e della natura si integreranno e allora non ci sarà che una sola scienza.

  • Conoscenza, marasma sociale e rivoluzione

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, ha preso le mosse dalla lettera di Elio Franzini, filosofo nonché rettore dell'Università di Milano, a Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, intitolata "Studi umanistici e scientifici. La scissione non ha senso".

    In realtà, a dispetto del titolo, l'autore afferma che la discussione iniziata negli anni '60 da Charles P. Snow sulla necessità di unificare il sapere scientifico con quello umanistico, è superata, dato che le due culture esistono e che "non si può pensare di ridurre la complessità dei saperi ad artificiosi momenti unitari". Per Franzini, la filosofia ha dunque la preminenza su tutte le altre discipline:

    "Nella misura in cui tratta di una questione puramente tecnica, la soluzione dipende dagli strumenti tecnologico-scientifici che si riescono ad approntare. Ma, nel momento in cui il campo si allarga – ed è il caso della nostra contemporaneità – il ritmo del progresso tecnico impone alla coscienza umana l'obbligo di adattare le regole alle circostanze, precisando con le sue scelte i criteri che gli consentono di agire. Ed è qui che il pensiero filosofico innesta ancor oggi la sua forza di propulsione."

    Ciò che conta è quindi la profondità del pensiero filosofico, le altre discipline servono al massimo ad ampliarne l'orizzonte speculativo. Lo scritto di Franzini fa venire in mente lo scambio epistolare avvenuto qualche anno fa sulle pagine di Repubblica tra Eugenio Scalfari e Alessandro Baricco; il tema della discussione era l'avvento dei nuovi barbari, e mentre il primo difendeva l'importanza degli intellettuali e della cultura classica rivendicando il primato della filosofia rispetto all'emergere dell'intelligenza diffusa e distribuita, il secondo valutava abbastanza positivamente la superficialità barbarica.

  • Eliminare la dissipazione, cioè il capitalismo

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata con la segnalazione dell'articolo "Le navi si svuotano. Giù il Baltic Index, primo allarme di crisi economica", pubblicato il 12 febbraio nella sezione economia di Repubblica.

    Nato nel 1985, il Baltic Dry Index raccoglie i prezzi dei trasporti e dei noli marittimi, misurando la frequenza annuale delle principali rotte. Esso non tiene conto del trasporto del petrolio ma solo delle merci secche come derrate agricole, carbone e ferro, misurando lo stato di salute del commercio mondiale. Gli analisti hanno notato una netta flessione dell'indice: "nel giro delle ultime cinque settimane ha perso il 50 per cento del suo valore, allontanandosi ancora di più dai massimi raggiunti circa una anno fa: dal marzo del 2018, la discesa supera addirittura il 70 per cento". Tra le cause di questo tonfo, vi sarebbero la guerra dei dazi tra Usa e Cina, il rallentamento dell'economia nella zona Euro, il caos Brexit e la contrazione della crescita cinese. Il Nobel per l'economia Paul Krugman intervistato da Bloomberg ha dichiarato che "la Cina entrerà in crisi a causa dei consumi inadeguati".

Rivista n°45, aprile 2019

copertina n°45f6Editoriale
Fine della preistoria umana
f6Articoli
- Dalla partecipazione alla schiavitù. Genesi delle società divise in classi
- Poscritto al Grande Ponte. Connessione tra le arcate
- Brexit
f6Doppia direzione
Il nome e l'ombra

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 234, 6 luglio 2019

f6Grufolare nell'attico
f6Occupazione simbolica. Per adesso
f6Libra, cos'è?
f6Extinction Rebellion
f6Reddito di cittadinanza alla prova
f6Spionaggio?

Leggi la newsletter 234
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email