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La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata con un accenno alla lettera di Papa Francesco ai partecipanti alla conferenza internazionale "Dalla Populorum progressio alla Laudato si", rivolta in particolare alle forze sindacali.

Nel messaggio il Pontefice, dopo la glorificazione del lavoro (che "non può essere considerato come una merce né un mero strumento nella catena produttiva di beni e servizi, ma, essendo basilare per lo sviluppo, ha la priorità rispetto a qualunque altro fattore di produzione, compreso il capitale"), ricorda che la persona "non è solo lavoro; ci sono altre necessità umane che dobbiamo coltivare e considerare, come la famiglia, gli amici e il riposo". Le forze sociali sono quindi sollecitate a non ignorare "il resto dei poveri, emarginati ed esclusi dal sistema", sindacati e movimenti dei lavoratori devono "essere esperti in solidarietà".

Non saranno gli appelli del Santo Padre o quelli dei sindacalisti a fermare l'aumento delle diseguaglianze sociali. La legge della miseria crescente è la legge assoluta dell'accumulazione capitalistica e sarà la polarizzazione economica a spingere i proletari a spezzare gli attuali schemi corporativi - mandando a quel paese preti e sindacalisti - e a ritrovare la forza nell'organizzazione immediata territoriale.

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, abbiamo affrontato alcuni dei temi sviluppati sulla rivista n. 42, attualmente in stampa, partendo dall'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo".

Negli anni '20 lo scontro tra modi di produzione si acuisce: "In Russia la fase rivoluzionaria era matura per urgere in breve ciclo di forze nuove e disgregarsi di morte forme; fuori in Europa la situazione era falsamente rivoluzionaria e lo schieramento non fu decisivo, l'incertezza e mutevolezza di atteggiamento fu effetto e non causa della deflessione della storica curva del potenziale di classe." (Struttura economica e sociale della Russia d'oggi, 1955)

In Italia si afferma il fascismo che, nato da una costola del sindacalismo rivoluzionario, non è però la causa dell'annichilimento del movimento proletario italiano; al contrario, è la sconfitta di quest'ultimo a permettere al fascismo di imporsi. L'opportunismo, afferma la nostra corrente, non è questione morale, "è un fenomeno di natura sociale e storica per cui l'avanguardia proletaria, invece di disporsi sullo schieramento che si pone contro il fronte reazionario della borghesia e degli strati piccolo-borghesi, più di essa ancora conservatori, dà l'avvio ad una politica di saldatura fra il proletariato e le classi medie." (Tesi di Napoli).

La teleconferenza (connessi 16 compagni) è iniziata con le notizie provenienti dalla Spagna e in particolare dalla Catalogna, dove nella serata di martedì il Presidente della Generalitat ha dichiarato e, subito dopo, sospeso l'indipendenza della regione dallo stato centrale di Madrid: "La Catalogna sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione".

La "piroetta" del presidente Puigdemont non è che l'ennesimo esempio dell'ambiguità politica della piccola borghesia e, piuttosto che alle dichiarazioni dei politici di turno, dobbiamo prestare attenzione alle forze di natura impersonale che operano nel sottosuolo della società. Anche se nell'immediato ciò che percepiamo ci fa credere che le cause scatenanti degli eventi siano le opinioni politiche e i relativi scontri tra individui e gruppi, sappiamo che è la crisi capitalistica a mettere in moto meccanismi strutturali, che come i terremoti incidono nel profondo del sistema e producono spaccature in superficie. La storia la fanno gli uomini, ma questi sono degli strumenti, di certo non i motori della rivoluzione. Oltre alla Spagna, anche in altri paesi d'Europa si rinvigoriscono spinte indipendentiste, per esempio in Corsica e in Scozia. La ragione è sempre la stessa e riguarda la distribuzione del valore, perchè dietro alle parole roboanti di identità, cultura, tradizione, si nasconde l'appetito economico delle mezze classi senza futuro.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con un breve accenno alle notizie sul sisma che ha colpito Ischia. In termini di salvaguardia, l'unica prevenzione efficace su di un'isola vulcanica periodicamente soggetta a scosse telluriche sarebbe quella di non costruirvi alcuna abitazione. In generale, il sistema capitalistico cerca di difendersi come può, come in Giappone, dove l'alta incidenza dei terremoti ha spinto ad adottare una tipologia edilizia antisismica.

La discussione è proseguita con alcune considerazioni sui recenti attentati a Barcellona e Cambrils, in Spagna, e a Turku, in Finlandia. Il marasma sociale in corso continua a crescere, producendo un'ulteriore militarizzazione delle metropoli. Gli attacchi terroristici, spesso trattati come atti fini a sè stessi, vanno piuttosto valutati come manifestazioni della "guerra mondiale combattuta a pezzi", così come l'ha definita Papa Francesco, o guerra civile diffusa. Una guerra civile non richiede per forza la contrapposizione di due eserciti composti da soldati di una stessa nazione, basta che a contrapporsi siano frazioni della società, organizzate in modo più o meno formale e che si combattono con le armi o con l'esercizio particolare del potere.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2017

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, abbiamo discusso di intelligenza artificiale prendendo spunto da alcuni materiali reperiti in rete.

Nel suo intervento al World Government Summit, Elon Musk ha dichiarato che "via via negli anni assisteremo ad un avvicinamento simbiotico tra intelligenza naturale e digitale"; se lo sviluppo tecnologico vuole esser portato avanti, è necessario che l'uomo amplifichi le potenzialità del proprio cervello grazie alle macchine stesse.

La teleconferenza di martedì, presenti 11 compagni, è iniziata commentando il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica e l'omelia di Papa Francesco in occasione del Te Deum. Entrambi gli interventi richiamano con forza l'attenzione sulla disoccupazione giovanile: "abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati" e "costretti a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono", afferma nella sua preghiera il Pontefice.

Sempre più settori della classe dominante ammettono che non c'è futuro in questo sistema ed è necessario un cambiamento. Fin quando sono i comunisti ad affermare che il capitalismo è un "cadavere che ancora cammina" non c'è da stupirsi (siamo sempre stati catastrofisti), ma quando a dirlo sono le forze della conservazione la cosa si fa interessante: le capitolazioni ideologiche borghesi di fronte al marxismo sono prodotte da condizioni materiali che lavorano per noi.

Sul tema della crisi della democrazia, è stato segnalato l'articolo I tempi della politica malata e lontana dai cittadini di Ezio Mauro. Il giornalista, svelando i mali che attanagliano il paese, descrive un sistema che nega sé stesso: "L'ultimo paradosso della democrazia è questa capacità di produrre col suo malessere - e garantire - le forze antisistema, nate tutte dentro il processo democratico, per una debolezza culturale e istituzionale della politica tradizionale, come i fiori del male." Per Mauro le forze antisistema sono quelle rappresentate da Grillo, Salvini, Le Pen o Trump. Partiti che una volta sarebbero stati fattore di stabilità, oggi – data la fragilità delle istituzioni - possono mettere in moto spinte non controllabili.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con la lettura di alcuni passi da Miseria della filosofia di Marx:

"Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore".

L'utero in affitto non è che un aspetto parziale della mercificazione totale della vita umana. La nostra specie è vissuta per migliaia di anni lasciando accudire i propri cuccioli all'intera comunità; nella moderna società del Capitale i bambini sono proprietà privata dei genitori. Al di là della marea di dichiarazioni di principio in difesa di qualcosa (famiglia tradizionale, diritto all'adozione per le coppie gay, maternità surrogata o assistita), il nostro orizzonte politico non può che essere completamente differente. Noi siamo contro la famiglia, tradizionale o alternativa che sia.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2016

La teleconferenza di martedì, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata prendendo spunto dalle dichiarazioni rilasciate recentemente al Wall Street Journal da Henry Kissinger.

Nell'articolo pubblicato dal quotidiano newyorkese l'ex segretario di Stato invita gli Stati Uniti a darsi una mossa: "devono decidere in che ruolo giocheranno nel XXI secolo. Il Medioriente sarà il test più immediato e forse più difficile. In gioco non c'è la forza dell'America, ma la sua risolutezza a capire e padroneggiare il nuovo mondo". In particolare Kissinger esprime preoccupazione per l'intervento russo in Siria e il piano sul nucleare dell'Iran, operazioni entrambe lesive degli interessi americani nella regione.

Sappiamo che le determinazioni materiali che stanno alla base della politica americana non dipendono affatto da accordi fra trust o dalla volontà del governo, bensì dalla necessità del Capitale di uno sbirro globale, gli USA, che impedisca lo sconvolgimento dell'intero assetto capitalistico mondiale. L'imperialismo non è una "politica" di qualcuno, è il modo di essere del capitalismo raggiunto un certo grado di sviluppo delle forze produttive.

La teleconferenza di martedì, collegati 17 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulla situazione politica turca e, più in generale, mediorientale.

La Turchia è un paese capitalista moderno, popoloso, militarmente attrezzato e con un proletariato giovane e combattivo. Inizialmente candidata a polo imperialista dell'area, si trova ora a fare i conti con il marasma sociale crescente e il drastico peggioramento dell'economia nazionale, in linea con il "congelamento" di quella globale.

L'attentato alla manifestazione pacifista indetta dai sindacati di sinistra e dalla componente democratica curda è piuttosto strano: solitamente le esplosioni all'aperto si disperdono e gli effetti ne risultano diminuiti, è perciò rarissimo che il numero dei morti sia così alto. Se è vero, come afferma Limes, che gli americani puntano a "mettere le principali potenze locali l'una contro l'altra per scongiurare egemonie e ritirarsi dalla regione", allora possiamo azzardare l'ipotesi che dietro l'attacco ci sia proprio lo zampino degli Usa. Nell'area è in atto il tentativo di definire nuovi assetti geo-strategici, e si sa che chi ha più potere ha anche maggiore possibilità di manovra.

Comunque, la strage al corteo di Ankara manda un chiaro messaggio al governo turco. Una politica estera tesa a ritagliarsi un ruolo di potenza locale con un raggio di influenza che va dall'Anatolia fino allo Xinjiang cinese, non va bene. Tantomeno lo sterminio dei curdi, i quali sono in prima linea nella guerra allo Stato islamico e sono ritenuti dagli americani gli unici combattenti anti-IS affidabili. Del resto se i curdi siriani, turchi, iracheni e iraniani si mettessero insieme avanzando pretese di unificazione nazionale, per la Turchia sarebbe un grosso problema.

La teleconferenza di martedì, presenti 17 compagni, è iniziata dalle news provenienti dalla Siria dilaniata dalla guerra.

I bombardamenti dell'aviazione russa cominciano a dare i primi risultati, sono migliaia i combattenti dello Stato Islamico fuggiti verso la Giordania nel timore dei raid aerei e dell'avanzata dell'esercito siriano. A quanto pare anche il governo italiano vorrebbe partecipare alla missione, inviando in Iraq una squadriglia di obsoleti Tornado. Intanto Assad ha dichiarato che se necessario si ritirerà: un'affermazione atipica per il governo alawita, forse il prodotto delle trattative in corso tra Damasco, Washington, Mosca e Teheran. La Turchia, in veste di attore principale nell'area, denuncia quanto accade nei suoi cieli, con la continua violazione dello spazio aereo da parte dei caccia russi, e fa sentire la sua voce attraverso la Nato; la Russia d'altro canto è obbligata a intervenire nel vespaio siriano, quantomeno per difendere le sue basi storiche nel Mediterraneo e mantenere in sicurezza quelle controllate dal regime. Washington per adesso lascia fare, evitando così di impantanarsi in Siria con i fantaccini terrestri. Nell'area anche il Libano è in fermento a causa di un movimento interconfessionale che da mesi protesta contro il governo.

Il contesto generale è quello dello sfacelo degli stati: tutti cercano di contenere il caos, ma nel farlo molte volte lo amplificano.

La teleconferenza di martedì, presenti 15 compagni, è iniziata con una discussione sull'immissione sempre più massiccia di robot nelle fabbriche cinesi e non.

A Dongguan la Shenzhen Evenwin Precision Technology Co, un'azienda privata che fabbrica componenti per telefoni cellulari, vuole ridurre del 90% l'attuale forza lavoro sostituendola con un robot.

Marx parla del sistema di macchine come di un automa generale che, ad un certo punto, diventa indipendente dall'uomo e si muove grazie a una forza motrice unica e centralizzata. L'uomo da parte attiva del processo produttivo diventa guardiano dello stesso. L'Economist affronta l'argomento in un recente articolo, Rise of the machines, in cui analizza i progressi nel campo dell'intelligenza artificiale; e in un altro, The dawn of artificial intelligence, ricorda l'allarme lanciato da Stephen Hawking secondo il quale l'ulteriore sviluppo dell'intelligenza artificiale potrebbe portare alla fine della specie umana.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2015

La teleconferenza di martedì, presenti 14 compagni da più località, è iniziata commentando l'intervista ad un ragazzo italiano tornato dal fronte di Kobane. In un mondo capitalistico ultramaturo la partigianeria è il modo di fare la guerra e quindi regolarmente salta fuori la tendenza a parteggiare per questa o quella parte. Nello specifico i sinistri si dichiarano contro lo Stato Islamico e per il "confederalismo democratico", ritrovandosi loro malgrado schierati con gli odiatissimi yankee.

A proposito di guerra è stato citato un articolo del sito filo-Mossad Debka file che attribuisce al governo siriano e all'IS un accordo per massacrare i palestinesi di Yarmuk. Follie della disinformazione o realtà ormai folle? Nei giorni scorsi l'Autorità palestinese aveva comunicato che con Damasco c'era un'intesa per combattere unitamente lo Stato Islamico; poi è arrivata la smentita dall'Agenzia ufficiale palestinese, la quale comunica che le 14 frazioni combatteranno l'IS da sole. Hamas ha già inviato qualche dozzina di combattenti. Sembra che l'infiltrazione dell'IS sia avvenuta da sud perché lì l'esercito siriano non riuscirebbe a controllare il territorio. Infatti 1.500 miliziani jihadisti avrebbero rotto l'accerchiamento siriano e 700 di loro sarebbero entrati a Yarmuk. C'è da chiedersi cosa ci facessero 1.500 jihadisti tra il Golan e Damasco, zona pullulante di soldati siriani, ONU e, dietro la frontiera contestata, israeliani.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2015

La teleconferenza di martedì sera, presenti 8 compagni, è partita commentando la situazione del mercato del lavoro in Italia.

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Repubblica, nel 2014 si è registata una crescita esponenziale del ricorso ai mini jobs, i lavori a chiamata remunerati con i voucher: si tratta della possibilità di essere "assunti" per qualche ora da un committente venendo retribuiti attraverso l'utilizzo di un buono lavoro di 10 euro lordi all'ora (pari a 7,5 euro netti). I buoni lavoro non sono cumulabili, hanno un limite di utilizzo e, dopo un iniziale periodo di esperimento, sembrano configurarsi come una realtà consolidata. Proprio in questi giorni il governo Renzi sta portando a termine le procedure per approvare il tanto contestato Jobs act: al solito la borghesia cerca di inseguire le trasformazioni strutturali del capitalismo e si fa, al tempo stesso conservatrice proprio mentre il suo modo di produzione continua a negare sé stesso. Contratto unico di lavoro, Salario Universale ai disoccupati ( per 24 mesi), uno Stato assistente che mitiga in qualche modo gli effetti di un mercato del lavoro selvaggio, queste le proposte dal governo Renzi. Resta da vedere se il Laboratorio Italia si confermerà culla di qualcosa di importante che verrà poi sviluppato meglio altrove o se la montagna non farà che partorire l'ennesimo topolino.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata ricordando il lavoro di Emilio del Giudice, recentemente scomparso. Emilio era entrato in contattato con la sezione di Torino del PCInt. alla fine degli anni '70 ma vi era rimasto poco, avendo trovato lavoro a Milano. Là aveva frequentato la sezione locale partecipando assiduamente alla sua attività, tanto da entrare presto a far parte del Centro del partito. Laureato in fisica e diventato ricercatore, aveva abbandonato la concezione standard abbracciando una teoria del continuo, già prospettata, oltre che da alcuni fisici, anche dalla nostra corrente negli anni '50: l'apparente dualismo onda-particella dev'essere il prodotto di una legge profonda che va ricercata mettendo da parte il riduzionismo classico. Una teoria ultima della natura non può che essere "monista" e utilizzare quindi concetti e formalismi del continuo superando le dicotomie introdotte dal nostro modo di pensare.

La teleriunione di martedì, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'ordine dei gesuiti e sulla Chiesa in generale, prendendo spunto dalle recenti dichiarazioni di Papa Francesco su omosessualità e secondo matrimonio, ai quali si aggiunge l'annunciata riforma dello Ior, la banca vaticana.

Ad una prima analisi quanto detto dal Pontefice al ritorno dal viaggio in Brasile, rivela la necessità della Chiesa di risintonizzarsi con la società e le sue angosce, per non perdere aderenza con essa e venirne espulsa.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

Ma non avete altro da fare che scrivere di queste cazzate?! Perché non provate ad andare a lavorare? In fin dei conti, almeno da come scrivete, un posto in fonderia lo potreste sempre trovare. Viste le cazzate che scrivete, ho l'impressione, anzi, la certezza che Vi scriviate addosso nel senso che usate termini solo a pochi comprensibili (parla come mangi, Vi ricorda niente?), non per esprimere i Vostri concetti (se concetti sono) ma per far vedere quanto siete bravi. Un'ultima considerazione e poi Vi saluto definitivamente: come si sostiene la Vostra rivista ? Non certo con i soldi dei lettori. E allora penso con i soldi pubblici. E posso immaginare con quale provenienza. Dio come siamo caduti in basso!

Pubblicato in Doppia direzione

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Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

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