Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  30 maggio 2017

Distribuire soldi con gli elicotteri?

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 12 compagni, è iniziata con il commento di alcune notizie di carattere economico.

Nell'articolo "Il reddito di cittadinanza del M5s non basta: per lo sviluppo serve la moneta fiscale", il giornalista Enrico Grazzini descrive la problematica condizione in cui versa l'economia italiana:

"Sono più di 8 milioni gli italiani poveri, dei quali circa 4 milioni e mezzo vivono in condizioni di povertà assoluta, non possono cioè acquistare il minimo indispensabile per vivere. Ma non sono solo i poveri a soffrire. La situazione italiana è disastrosa: la disoccupazione ufficiale è al 12%, solo il 60% della popolazione è in attività, metà dei giovani non trova lavoro e il sud sprofonda. Le divisioni sociali e territoriali aumentano."

Per far fronte a tale situazione, Micromega ha lanciato un manifesto/appello (alla cui stesura ha collaborato lo stesso Grazzini) per una nuova moneta fiscale. Per alimentare la domanda e fare uscire l'economia italiana dalla trappola della liquidità, ma rispettando le regole e i vincoli dell'Europa, lo stato dovrebbe iniziare ad emettere una "nuova moneta fiscale", complementare all'euro, nella misura di qualche centinaio di miliardi.

Non si tratta di una gran novità. Nel 1969 Milton Friedman, esponente di spicco della scuola dei "Chicago boys", propose di distribuire soldi con gli elicotteri (egli suggeriva pesanti politiche monetarie in caso di crisi poco reattiva ai provvedimenti tradizionali). La creazione di denaro, in questo caso sotto forma di Certificati di Credito Fiscale da distribuire a disoccupati, giovani in cerca di prima occupazione e imprese che si impegnino ad assumere nuovo personale, non risolve il problema centrale: la crisi da sovrapproduzione. Se la borghesia italiana trovasse il coraggio di elargire denaro alla gente comune senza una contropartita in termini di sfruttamento, bisognerebbe chiedersi cosa esso rappresenti essendo slegato dal processo D-P-M-D'.

Abbiamo poi parlato del Bitcoin, il cui valore ha recentemente registrato una forte impennata. La moneta virtuale nata nel 2009 ha valori giustificati "solo" dal fatto che per la sua creazione viene seguita una curva a sigmoide, con una crescita e un punto di flesso. E' una moneta programmata che va ad emissione zero e perciò è destinata a vedere aumentato il suo valore unitario. Dalla voce Wikipedia:

"Il numero totale di bitcoin tende asintoticamente al limite di 21 milioni. La disponibilità di nuove monete cresce come una serie geometrica ogni 4 anni; nel 2013 è stata generata metà delle possibili monete e per il 2017 saranno i tre quarti, in questo modo in meno di 32 anni verranno generate tutte le monete. All'avvicinarsi di quella data e ipotizzando che la richiesta di bitcoin crescerà più che proporzionalmente rispetto alla disponibilità degli stessi, i bitcoin probabilmente subiranno una deflazione nel valore (cioè un aumento del valore reale) dovuta alla scarsità di nuova moneta".

Nella società futura non avremo bisogno dei bitcoin (o del denaro "tradizionale", che verrà abolito), ma la tecnologia che ne permette la creazione e l'utilizzo potrà invece tornare utile. Da questa prospettiva, la blockchain potrebbe servire non solo a trasmettere informazione immediata alla comunità, ma anche ad accumularne e gestirne automaticamente l'interazione, poiché capace di sostenere un sistema autoregolamentato che memorizza in un registro unico, condiviso, decentralizzato e disintermediato tutti i dati raccolti.

Un compagno ha poi segnalato un post apparso sul blog di Grillo, "Reddito e lavoro: i temi del futuro", in cui si riprendono alcune affermazioni di Papa Francesco durante la visita pastorale a Genova: "La mancanza di lavoro è molto più del venire meno di una sorgente di reddito per poter vivere. Lavorando noi diventiamo 'più' persone, la nostra umanità fiorisce. I giovani diventano adulti solo lavorando [...] l'obiettivo da raggiungere non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti, perché senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti"

Il gesuita innalza preghiere al dio lavoro, facendosi interprete di una religione che lo stesso capitalismo distrugge nei fatti. I grillini si sono ben guardati dal criticare le uscite "lavoriste" del Pontefice e hanno dichiarato che la proposta di reddito di cittadinanza del M5S va esattamente in quella direzione: aiutare le persone a inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro... salariato.

Con la marcia dell'automazione e della robotica e con l'eliminazione progressiva di lavoro umano dai processi produttivi, viene intaccato nel profondo il meccanismo di accumulazione capitalistico: non si può ricavare da pochi operai il plusvalore che si può ricavare da molti. In pratica, il modo di produzione capitalistico basato sulla legge del valore deve continuamente distruggere le premesse della propria sopravvivenza. Da "Traiettoria e Catastrofe" (capitolo sull'automazione):

"Al macero le leggi del valore, dello scambio equivalente e del plusvalore: con la loro caduta nel nulla cade la forma stessa di produzione borghese. Le prime valgono fino a che la seconda vive, e quando la scienza e la tecnologia, per quanto secolare monopolio di classe, le infrangeranno, non sarà che l'esempio supremo della rivolta delle forze produttive contro le forme che devono crollare. Questa dottrina dell'automatismo nella produzione si riduce a tutta la nostra deduzione della necessità del comunismo, fondata sui fenomeni del capitalismo."

Storicamente l'eccedenza di merci e capitali veniva risolta dal capitalismo con la distruzione - tramite la guerra - di capitale costante e capitale variabile, poiché tramite l'eliminazione delle merci in eccesso potevano iniziare nuovi cicli di accumulazione. I fascismi sono stati un tentativo dell'economia di regolare sé stessa puntando alla formazione di moderni stati corporativi. Oggi lo stato è un involucro che non corrisponde più al suo contenuto (socializzazione internazionale del lavoro), la guerra civile si è diffusa a scala globale e gli esecutivi sono incapaci di funzionare in quanto tali (163 paesi hanno problemi di stabilità).

In chiusura di teleconferenza si è accennato a quanto succede in Sudamerica dove si sta assistendo ad una veloce sincronizzazione dei processi sociali. In Paraguay, lo scorso aprile, i manifestanti hanno dato fuoco al Parlamento. In Venezuela la violenza di piazza continua e sono oltre 60 i morti. In Brasile, durante la manifestazione del 24 maggio scorso, migliaia di manifestanti hanno cercato di incendiare alcuni ministeri, il presidente Temer ha quindi mobilitato l'esercito a difesa degli edifici governativi, applicando la legge d'emergenza, ma a seguito delle proteste levatesi dalla "società civile" ha dovuto far marcia indietro richiamando i soldati nelle caserme.

Il Brasile è un paese importantissimo: ha 200 milioni di abitanti, tra cui molti concentrati nelle favelas, è in recessione e sta attraversando la più grave crisi economica e sociale della sua storia. Insieme a Russia, India, Cina e Sudafrica fa parte dei BRICS, l'associazione tra le cinque economie emergenti considerate, fino a pochi anni fa, i poli produttivi che avrebbero risollevato l'economia mondiale. E invece si sono velocemente tramutate nei paesi che ne stanno accelerando il collasso.

Articoli correlati (da tag)

  • Previsioni

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 9 compagni, è iniziata con alcune considerazioni intorno alle tendenze economiche in atto e ai processi che potrebbero mettersi in moto nel 2019.

    Non sono pochi gli economisti e gli analisti finanziari che mettono in guardia dal potenziale disastro che potrebbe scatenarsi con lo scoppio della mega-bolla dei derivati, quell'immane quantità di capitale fittizio cui abbiamo accennato più volte, che tutto comanda e condiziona: i bitcoin, ad esempio, che hanno visto aumentare il loro valore fino a quasi 20mila dollari per poi sprofondare intorno a quota 3mila; o le dot-com, che sono garantite soltanto dalla fiducia riposta nel loro valore, la quale, se venisse meno, farebbe crollare tutto il "castello". Nel corso del 2019 varie crisi di borsa (già annunciate da Financial Times ed Economist) potrebbero scuotere i mercati e sarà inutile appellarsi alla buona volontà dei governi o ai pareri degli esperti perché facciano qualcosa: la bolla finanziaria, una volta esplosa, causerà il movimento del capitale fittizio che produrrà sconquassi enormi, coinvolgendo cifre di denaro così grandi che il nostro cervello faticherà a comprenderle. La cancellazione di questa massa di capitale farebbe comodo al capitalismo per riprendere ossigeno, ma potrebbe anche soffocarlo sotto il peso di una reazione a catena che porterebbe al crollo dell'intera economia. Allo stesso tempo, anche se tale capitale non si muovesse e le banche continuassero a dare soldi a chi non ne ha bisogno mentre tutti gli altri vengono taglieggiati, lo scenario rimarrebbe decisamente allarmante.

  • Una crisi ai limiti del modo di produzione capitalistico

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 14 compagni, è iniziata dal libro Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro, di Nick Srnicek e Alex Williams (autori nel 2013 del Manifesto per una politica accelerazionista), di cui un compagno ha presentato una sintesi.

    Innanzitutto notiamo che ormai i testi sul reddito di base, l'automazione e la "fine del lavoro" sono disponibili in bella vista nelle maggiori librerie: temi che qualche anno fa erano lontani dal mainstream, oggi fanno vendere decine di migliaia di copie. In Inventare il futuro gli argomenti trattati sono gli stessi che troviamo in libri come Postcapitalismo di Paul Mason, Il futuro senza lavoro. Accelerazione tecnologica e macchine intelligenti di Martin Ford, e La nuova rivoluzione delle macchine di Andrew McAfee ed Erik Brynjolfsson. Ma nessuno di questi autori, pur raccogliendo una marea di dati che dimostra la fine dell'attuale modo di produzione, riesce a scorgere un futuro oltre il capitalismo; tutti immaginano invece un capitalismo riformato.

  • Reddito di cittadinanza o denaro programmato?

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata prendendo spunto da una mail circolata nella rete di lavoro sulla post-umanità.

    Le correnti di pensiero postumane o transumane prevedono la trasformazione dell'umanità tramite lo sviluppo di biotecnologie e nano-tecnologie, e considerano la specie umana come il primo gradino di una nuova era evoluzionistica post-darwiniana (vedi il romanzo Essere una macchina di Mark O'Connell), guidata dalla specie umana stessa (anche Ray Kurzweil in La singolarità è vicina si inserisce in questo filone). Il capitalismo non ammetterà mai di essere transitorio, di conseguenza gli esponenti della borghesia proiettano se stessi nell'eternità.

    Si è poi passati a commentare le ultime notizie sul reddito di cittadinanza.

    In un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano si descrive come sarà erogato il contributo, e cioè sotto forma di una carta acquisti che i beneficiari potranno utilizzare solo per procurarsi beni di prima necessità (alimenti e medicinali). La dotazione prevista nel Def per l'applicazione della misura dovrebbe essere di 10 miliardi di euro, di cui uno destinato ai Centri per l'impiego, e riguarderebbe circa 6,5 milioni di italiani. I 780 euro di cui si vocifera andranno a chi parte da un reddito pari a zero, mentre per gli altri ci sarà solo un'integrazione. Il viceministro dell'economia ed esponente dei 5Stelle Laura Castelli spiega nel dettaglio:

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 231, 28 dicembre 2018

f6Adriano
f6"La prossima rivoluzione capitalista"
f6Palazzinari cinesi
f6Rule Britannia!
f6La guerra dei bit
f6I tempi (che) corrono
f6La lingua batte dove il dente duole
f6La piazza e la palude
f6Cara piccola borghesia…

Leggi la newsletter 231
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email