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La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, è stata incentrata sul rapporto tra sindacati e lotte di classe.

Partendo dalla battaglia della Sinistra Comunista all'interno del PSI durante il Biennio Rosso, abbiamo innanzitutto rimarcato la differenza tra sindacati e soviet. Se i primi nascono e si sviluppano per difendere le condizioni economiche dei lavoratori, i secondi possono diventare espressione di un contropotere; in un periodo post-rivoluzionario, afferma Bordiga in Per la costituzione dei consigli operai in Italia, i soviet possono diventare organismi esecutivi capillari:

"Ciò che importa stabilire è che la rivoluzione comunista viene condotta e diretta da una rappresentanza politica della classe operaia, la quale, prima dell'abbattimento del potere borghese è un partito politico; dopo, è la rete del sistema dei Soviet politici, eletti direttamente dalle masse col proposito di designare rappresentanti che abbiano un dato programma generale politico, e non siano già esponenti degli interessi limitati di una categoria o di una azienda."

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2017

La teleconferenza di martedì scorso, presenti 18 compagni, è iniziata con la segnalazione di un documento fittissimo di spunti dal titolo: "L'emergenza dei movimenti in rete e la moltiplicazione delle pratiche tecnopolitiche".

Nel documento il gruppo che si definisce di tecnopolitica, cerca di analizzare i "fatti sociali" con delle modellizzazioni, seguendo l'evoluzione dei movimenti da Seattle (1999) fino ai giorni nostri. Viene tracciata un'interessante analogia tra il funzionamento del cervello umano e quello del cervello sociale emerso dai movimenti, nelle differenti esperienze si colgono delle invarianti, da Occupy Wall Street alle proteste in Brasile, dal movimento spagnolo 15M ad OccupyGezi fino alle mobilitazioni di Hong Kong.

Da Occupy Wall Street del 2011 in poi si è costretti a fare i conti con quanto, di nuovo, è stato messo in moto dal movimento americano. La cosa più interessante ormai non è neanche soffermarsi sull'infrastruttura tecnologica, i social network, le wiki, i siti e la possibilità di interagire tra continenti tramite flash mob internazionali, ma il contenuto politico: l'anticapitalismo feroce con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista dell'agire pratico.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2016

La teleconferenza di martedì sera, connessi 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul tema immigrazione e sulle relative campagne populiste e interclassiste della borghesia.

Di fronte al numero sempre più elevato di migranti ai confini europei, sono state organizzate in molte città manifestazioni in sostegno (#RefugeesWelcome) alle migliaia di uomini in fuga da fame e guerra. Fa riflettere che tali espressioni di solidarietà avvengano solo quando il "problema" comincia a toccare da vicino l'Europa, mentre solitamente nessuno scende in piazza per i milioni che muoiono in Africa e altrove nel silenzio dei media. A muovere i "solidali", in Austria come in Italia, non è stata la bontà d'animo del bravo cittadino ma il disagio crescente: nella società lo scontro avviene prima tra popolazioni che tra classi, e ha origine dalla concorrenza capitalistica. Si tratta insomma dei primi segnali di ciò che comunemente viene chiamata guerra tra poveri.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 8 compagni, è iniziata dalle notizie economiche provenienti dalla Cina.

A luglio la produzione industriale cinese è cresciuta "solo" del 6%, meno del +6,8% di giugno e sono in netto calo gli indici dell'export. Per far fronte a questa situazione la Banca centrale è intervenuta con tre svalutazioni competitive nel giro di 72 ore, un record persino per il paese dei record. Gli economisti dicono che il governo ha trascurato la crescita del mercato interno sostituendogli una produzione export-oriented. In realtà quello che sta succedendo è molto classico: il mercato interno cinese è troppo piccolo per i ritmi di crescita cinesi. Troppo piccolo con un miliardo e mezzo di consumatori, i grattacieli, le fabbriche del mondo. Perciò il mercato estero si è imposto in via naturale. È una delle controtendenze alla caduta del saggio di profitto.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2015

Abbiamo iniziato la teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, parlando degli sviluppi della situazione politica in Grecia.

La novità di questi giorni è il referendum promosso dal governo greco: "Il no al referendum non significa la rottura con l'Europa, ma un ritorno ad una Europa di valori", ha detto Tsipras nel suo discorso ai greci, chiedendo di aiutarlo "a dire no alle formule del memorandum che stanno distruggendo l'Europa". Dietro i tatticismi di Tsipras e della Troika, si profila una situazione pericolosa per l'intera economia europea: un default di Atene porterebbe l'Europa "in terra incognita" (Mario Draghi). C'è insomma una grande confusione sotto il cielo e il governo greco potrebbe trovarsi spiazzato dall'esito del referendum: la vittoria del "No" non è per nulla scontata. Un governo più serio avrebbe rifiutato di pagare il debito e non avrebbe perso tempo con insulse consultazioni democratiche.

I sinistri nostrani, da buoni partigiani, hanno trovato nella Grecia la nuova Stalingrado da difendere. Per la nostra corrente "Partigiano è chi, per fede, per dovere o per soldo, combatte per un altro. Militante del partito rivoluzionario è chi combatte per sé e per la sua classe. La ripresa rivoluzionaria dipende dal poter elevare una barriera tra il metodo demoborghese della lotta partigiana e quello dell'azione classista di partito." (Marxismo o partigianesimo, 1949)

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2015

Durante l'ultima teleconferenza, a cui hanno partecipato 15 compagni, abbiamo discusso della situazione in Medio Oriente e delle inevitabili ripercussioni a livello internazionale. Di seguito elenchiamo, con l'aiuto di una mappa, alcune precisazioni a proposito di quanto detto:

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Pubblicato in Teleriunioni luglio 2014

La teleconferenza di martedì, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'utilizzo delle reti mesh wireless. Ne avevamo già parlato ne Le unghie della Talpa, riprendiamo l'argomento in occasione del raduno in Germania degli appassionati di questa tecnologia prendendo spunto dall'articolo di Repubblica Mi connetto, lontano da Internet: la rivoluzione del mesh networking.

La rete mesh, detta anche a maglie, è una infrastruttura decentralizzata basata su connessioni peer to peer, non si appoggia quindi a server centrali ma sono gli stessi nodi che la costituiscono a fungere da ricevitori, trasmettitori e ripetitori. Questo sistema di trasmissione rende il network difficile da neutralizzare. Per "spegnerlo" bisognerebbe eliminare l'intera serie di nodi che lo compone, e allo stesso tempo, nel caso in cui uno di questi nodi andasse fuori uso, sarebbe relativamente semplice sostituirlo (auto-riparazione).

Ma la novità dei wireless mesh network non consiste tanto nella tecnologia in sé, quanto nell'utilizzo innovativo che se ne fa.

Durante la seconda guerra mondiale l'attività di spionaggio richiedeva antenne da venti chili che funzionavano emettendo un segnale non direzionale. Oggi bastano un manico di scopa, un vecchio telefonino e un barattolo di latta per lanciare un segnale direzionale a bassissima frequenza, molto difficile da intercettare e, se ripetuto, in grado di coprire un intero territorio nazionale. Nessuna apparecchiatura pesante e costosa, qualche competenza e abilità, e mettere in piedi una rete mesh diventa alla portata dei più. Fatto importantissimo in diverse situazioni, ad esempio quando la rete ufficiale viene chiusa, come accadde in Egitto durante la Primavera araba. Certo, non è pensabile un blocco totale di Internet, anche solo per una settimana, perché pure il business si muove online e si otterrebbe lo stesso effetto di uno sciopero generale pienamente riuscito. Di sicuro il capitalismo d'oggi non se lo può permettere. Ma l'importanza che le reti mesh possono assumere in un momento di accesa lotta di classe è notevole. Come ai tempi dei radioamatori, la cui collaborazione era fondamentale nei momenti critici. Oggi il potenziale è ancora maggiore, anzi enorme, perché i sistemi di comunicazione sono molto più perfezionati.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2014

La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, ha sviluppato alcune considerazioni emerse da una recente corrispondenza sulla possibilità di comprensione e di controllo dei sistemi complessi.

Nel libro Out of control Kevin Kelly descrive la crescente commistione fra il vivente e l'artificiale, e afferma: "L'URSS non è caduta a pezzi perché la sua economia era stata strangolata dal modello di comando centrale, ma piuttosto perché ogni complessità controllata centralmente è instabile e non flessibile. Istituzioni, grandi società, industrie, organismi, sistemi economici e robot mancheranno di prosperare se progettati intorno a un comando centrale".

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2014

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulle proteste in Bosnia-Erzegovina. La scintilla è partita da Tuzla il 5 febbraio scorso quando, alla notizia della privatizzazione di alcune industrie e del conseguente licenziamento degli operai, si è formato un raduno di lavoratori, disoccupati e studenti subito sciolto in modo violento dalle forze dell'ordine. In tutta risposta circa 3.000 persone sono scese in piazza occupando le principali strade della città. L'intervento della polizia antisommossa ha alimentato la protesta che, nei giorni successivi, è dilagata su tutto il territorio bosniaco toccando oltre venti città, tra cui la capitale Sarajevo dove sono stati dati alle fiamme gli uffici governativi e sono avvenuti scontri durissimi con la polizia. Il gruppo Facebook 50.000 za bolje sutra ("50.000 persone per un domani migliore") è diventato un centro di coordinamento, e sembra che la "rabbia popolare" abbia permesso di superare gli steccati ideologici e confessionali che affliggono l'area.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 10 compagni, è iniziata dall'analisi del movimento Occupy in relazione ad esperimenti analoghi che stanno prendendo piede sul territorio americano. Se il movimento non riesce a criticare se stesso per andare oltre, è destinato a spegnersi. L'incapacità di formare un partito in sintonia con il futuro è una tragedia sia per gli anticapitalisti americani che per quelli degli altri paesi. Allo stesso tempo però, da altri luoghi della società arrivano segnali degni d'interesse. I sostenitori del Venus Project hanno aggiornato il loro sito, conservando la stessa documentazione e cominciando un dialogo con OWS. Questi esploratori nel domani vanno avanti per la loro strada, credono che un altro mondo sia possibile e hanno messo in piedi due società parallele, una no profit per la diffusione del progetto e una profit dalla quale ricavano dei salari di sussistenza per poter vivere e finanziare la propaganda.

La teleriunione di martedì sera, presenti 18 compagni, è iniziata con la presentazione di QuinternaLab, il sito-laboratorio di n+1 on line da lunedì 15 luglio. Parlando delle potenzialità del nuovo sito è stata ribadita l'importanza di una piattaforma anonima e leaderless, qualcosa di completamente diverso da quanto abbiamo visto in passato. D'altronde il mondo intero funziona o tende a funzionare in questo modo. Come ricorda Alessandro Baricco, un cervello collettivo composto da barbari sta sostituendo il cervello profondo dell'individuo geniale:

"Da questi barbari stiamo ricevendo un'impaginazione del mondo adatta agli occhi che abbiamo, un design mentale appropriato ai nostri cervelli, e un plot della speranza all'altezza dei nostri cuori, per così dire. Si muovono a stormi, guidati da un rivoluzionario istinto a creazioni collettive e sovrapersonali, e per questo mi ricordano la moltitudine senza nomi dei copisti medievali: in quel loro modo strano, stanno copiando la grande biblioteca nella lingua che è nostra. È un lavoro delicato, e destinato a collezionare errori. Ma è l'unico modo che conosciamo per consegnare in eredità, a chi verrà, non solo il passato, ma anche un futuro." (I nuovi barbari, Wired)

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

Sto leggendo tutti gli articoli della serie "Il programma rivoluzionario immediato" che avete messo sulla Home page del vostro sito. Un lavoro enorme, che fa riflettere. E che però fa anche venire in mente, a proposito di anticipazioni della società futura già presenti in questa, che se il capitalismo riesce ad ibridarsi in questo modo, potrebbe durare dannatamente a lungo. A meno che, aggiungo, le contraddizioni sociali che tutto questo determinerà non esprimano una forza politica in grado di ricollegarsi al marxismo. La serie, così come è presentata, può far pensare che l'evoluzione capitalistica odierna, la realizzazione di forme economiche sempre più vicine al socialismo, sia una soluzione alle contraddizioni del sistema. Da questo punto di vista ho trovato interessante l'articolo sull'agricoltura, dove si afferma che l'intera produzione agricola è uscita dal ciclo classico del capitalismo e si configura ormai come un servizio sociale, al pari della sanità e della scuola.

Pubblicato in Doppia direzione

Ho partecipato a una delle ultime riunioni di n+1 dopo aver partecipato a riunioni di altri raggruppamenti che si rifanno alla Sinistra Comunista e vi sottopongo un quesito. Non voglio manifestare nostalgie terzinternazionaliste, anche se penso che storicamente quello sia stato il momento più alto consapevolmente raggiunto dal movimento di emancipazione degli sfruttati. Ma penso che senza un collegamento ad una politica comunista, cioè un partito, un'Internazionale, non vi sia alcuna possibilità di ripresa di classe. Senza la consapevolezza politica basata su un programma preciso e netto come quello del PCd'I nel 1921, si rischia di subire il potente fascino del movimento del capitale. Esso è certamente gravido di un modo di produzione superiore, come dite sempre, ma di per sé non ci dà per niente la garanzia di un parto spontaneo della società futura.

Pubblicato in Doppia direzione

Roger Dangeville

Poco sappiamo di Roger prima della militanza nel Partito Comunista Internazionalista. All'inizio degli anni '50, aveva lavorato con Maximilien Rubel che conosceva la Sinistra Comunista "italiana". Aveva in seguito incontrato i militanti francesi del partito, al quale aderì nel 1956 grazie ad uno stretto rapporto con Suzanne Voute (che ci raccontò scarni particolari di quel periodo di fermento). Nel PCInt. militò per 10 anni, lavorando con Amadeo Bordiga ad alcune delle elaborazioni che stanno ancora oggi alla base del bagaglio di ogni militante legato a quella corrente storica. Nei primi anni '60, dedicandosi alla prima traduzione in francese dei Grundrisse di Marx (l'opera fu pubblicata dalle edizioni Anthropos nella collana 10/18), portò ulteriori argomenti alla dimostrazione che il patrimonio della Sinistra Comunista "italiana" si armonizzava perfettamente con i fondamenti della teoria originaria.

Pubblicato in Doppia direzione

Questa e-mail ci è stata inviata da un lettore canadese che ci stava aiutando a controllare alcune traduzioni. Si tratta di una reazione alla lettura di Militi delle rivoluzioni, una delle Lettere ai compagni, che furono il veicolo del nostro lavoro prima che nascesse la rivista.

 È mia convinzione che anche oggi sia oggettivamente necessario il partito, l’unico che possa incarnare il programma comunista. Non ci tengo a leggere estemporanee monografie culturali, ironiche verso il lavoro di altri che chiamate luogocomunisti, così come non desidero ― ad esempio ― occuparmi della Fondazione Amadeo Bordiga. Voi negate il partito nel nome della storia del partito. Dite che la vecchia guardia se n’è andata, mentre la giovane guardia deve ancora venire. Ma voi, che guardia siete?

Pubblicato in Doppia direzione

Mi sembra molto produttivo che anche occasioni "informali" come la mia visita presso di voi, uniscano in modo spontaneo il lavoro e la convivialità. È una dimostrazione che quando c'è sintonia e lavoro comune verso il futuro certi formalismi politici scompaiono, e ci si può veramente porre al di fuori della mefitica quotidianità (almeno per qualche giorno) e sentirsi comunità.

Ho riletto la "Lettera ai compagni" Demoni pericolosi e ho trovato spunti interessanti per il lavoro sulla negazione della legge del valore. Una parte mi ha colpito particolarmente, penso potrebbe essere spunto per una futura discussione, e per un lavoro ulteriore di approfondimento: "Ciò che varia è l'intero assetto sociale che sta intorno alla produzione di merci, mentre una parte sempre più cospicua delle merci si stacca dal lavoro fisiologico, viene prodotta una volta e moltiplicata all'infinito senza più l'intervento fisiologico dell'uomo."

Pubblicato in Doppia direzione

[…] Devo dire che ho trovato un po' riduttivo il necrologio in memoria di Bruno Maffi. Avete ricordato in una quindicina di righe la sua lunga vita al servizio della rivoluzione e vi siete concentrati troppo sull'infausta storia dell'éclatement del partito. Certo, fu un terribile punto cruciale e precisate che non fu responsabilità solo sua, ma vi è ben altro nella vita di Bruno: il lavoro enorme per il partito, la redazione del giornale, la traduzione dei testi fondamentali di Marx, la rinuncia ad ogni vantaggio personale e le notevoli qualità individuali. Le qualità umane in un rivoluzionario non sono un sovrappiù, ma costituiscano un aspetto importante della sua stessa azione. Bruno di tali qualità ne aveva tante e le diffuse. Penso sarebbe stato utile sottolineare maggiormente questi aspetti perché io credo che tutti noi a Bruno sicuramente molto dobbiamo.

Pubblicato in Doppia direzione

"Qualche tempo fa un amico da Londra mi ha mandato una vostra 'circolare' coi risultati dei vari incontri pubblici (scrivo e parlo l'italiano perché sono stato molto tempo in una comunità in Italia). Ho trovato questo documento molto interessante e devo dire che condivido molti aspetti della vostra corrente. Io cerco di distribuire traduzioni della Sinistra Comunista nei posti dove partecipo. Sono stato membro della Azione Autonoma, che era la Federazione anarchica dell'ex URSS. Partecipo al Movimento Operaio Solidarietà del Kazakistan, che raccoglie dei comunisti di vecchia scuola sovietica, più alcuni trotskisti giovani. Sono un poco deluso in tutte due le organizzazioni.

Pubblicato in Doppia direzione

"L'incontro con la sinistra comunista mi ha evitato anni addietro il coinvolgimento in movimenti spontaneisti e volontaristi. Il vostro lavoro di diffusione della stampa comunista è senza dubbio encomiabile, ma una cosa mi lascia perplesso e trovo incongruente con tutta l'esperienza storica che è propria della sinistra. Affermare come fate voi che 'i partiti e le rivoluzioni non si fanno ma si dirigono' è mettere in modo meccanicistico in stretta relazione due eventi storici che hanno ciascuno una propria storia, anche se interagente, comunque propria. Nei testi della sinistra che voi proponete si tratta ampiamente della relazione tra partito e classe e in modo abbastanza approfondito si tratta del rovesciamento della prassi, propria del partito e non della classe. Leggendo la risposta di Bordiga a Korsch, si rileva una grande capacità dialettica che non nega l'esistenza del partito sia storico che formale, ma che semplicemente ridimensiona la realtà del partito storico nella sua realtà di influenza sulle masse proletarie. Quindi, personalmente, non ritengo di leggere nella posizione di Amadeo che il partito non si inventa. Trovo la vostra insistenza nel parlare di un partito futuro, eventuale, nuovo, non centralizzato, l'anticamera di una futura sconfitta. Può darsi che abbia mal interpretato : 'il partito e le rivoluzioni non si inventano', ma stona, compagni, stona molto".

Pubblicato in Doppia direzione

Cari compagni, le lettere da voi pubblicate sullo scorso numero mi inducono a qualche considerazione sulla scomparsa del Partito Comunista Internazionale.

[…] I vecchi militanti che costituivano il nucleo di lavoro dell'organizzazione nel dopoguerra sono quasi tutti scomparsi. Erano ovviamente molto affezionati al concetto di partito per la semplice ragione che molti di loro avevano partecipato direttamente alla sua storica formazione a Livorno nel '21 e altri erano cresciuti alla scuola della vecchia guardia. Forse però non avevano sottolineato abbastanza, nonostante fosse scritto nelle tesi, che questa piccola organizzazione non avrebbe mai potuto essere trasformata in periodo del tutto sfavorevole, con aggiustamenti successivi, in un grande partito. Intendiamoci, la vecchia organizzazione non era un gruppetto qualsiasi, aveva una struttura consolidata e rappresentava una buona macchina da lavoro, centralizzata e disciplinata, meno chiassosa ma molto più efficiente di tante organizzazioni che c'erano all'epoca. Ma non era ancora "il" partito. Bisogna chiedersi perché sulle Tesi di Milano, del '66, si parla di "piccolo movimento attuale" dal "perimetro ristretto" in grado di prepararsi per "il vero partito, per il periodo storico in cui le masse insorgenti saranno all'avanguardia della storia". Troppo spesso si dimentica la dinamica, appunto, della storia.

Pubblicato in Doppia direzione

[…] Ho militato nel "movimento" per molti anni e sono giunto alla conclusione che le varie componenti di esso hanno perso (se mai l’hanno avuta) qualsiasi aderenza con la teoria marxista e la prassi rivoluzionaria. Ho iniziato, assolutamente per caso, a leggere le vostre lettere e reputo che stiate facendo un buon lavoro. Visto, però, che non ho nessuna dimestichezza con la Sinistra Comunista italiana, e il mio bagaglio politico si è formato sui modelli culturali in voga nella sinistra, cioè l’eclettismo imperante nel magma dei gruppi, ho delle difficoltà a capire "nella pratica" alcuni concetti. Quello che non riesco proprio a concettualizzare è come voi intendiate il lavoro di massa. Quando uso la dizione "lavoro di massa" mi riferisco al lavoro di propaganda, di difesa delle condizioni di vita e via dicendo, che i comunisti fanno o dovrebbero fare sempre nei posti di lavoro o dovunque essi siano. Potreste impiegare un po’ del vostro tempo per spiegarmelo?

Pubblicato in Doppia direzione

Dopo l'uscita dei primi due numeri (zero e uno) della rivista e la pubblicazione del nostro sito su Internet si è intensificato lo scambio di corrispondenza. In genere si tratta di brevi messaggi, ma ci arrivano anche lunghe lettere che affrontano argomenti vari, come del resto succede da vent'anni. L’importanza di un lavoro "in doppia direzione", sottolineata dalle Tesi di Milano, ci ha suggerito, come strumento, questa rubrica, pubblicata anche in rete. Preghiamo chi ci scrive di distribuire magari in lettere diverse i vari temi, in modo che si possano raggruppare più agevolmente con criteri tematici; questo permetterebbe di fornire a tutti un quadro più chiaro del lavoro comune. Per parte nostra, rispondiamo sempre anche direttamente ai nostri corrispondenti.

Pubblicato in Doppia direzione

[…] D'accordo, oggi non esiste un Partito formale; non ci sono le condizioni per il suo sviluppo; non è sufficiente che un gruppo di persone lo costituisca formalmente visto che non c’è un movimento spontaneo della classe che esprima questa necessità; né sarebbe serio dar vita ad una compagine formale del tutto auto-referente; la vostra attività cerca di essere più idonea possibile alle esigenze della rivoluzione; lavorate in modo centralizzato, da partito pur non essendoci il partito; le condizioni presenti "impongono", come del resto dicono le Tesi della Sinistra, un lavoro sporadico e limitato, tutto quello che è consentito dagli attuali rapporti di forza (quindi, al momento, poco); ma queste affermazioni devono fare i conti con molte variabili. Per esempio, è fuori di dubbio che il sindacato sia ormai, e per sempre, un organo statale. L'assorbimento del sindacato nell’apparato statale non deve essere inteso in modo "statico", come una relazione chiusa a ogni influenza e pressione della lotta di classe, ma la sua funzione è quella di controllare la classe operaia, non di difenderla.

Pubblicato in Doppia direzione

Parliamo spesso di doppia direzione, ma si fatica a comprendere che sia le riunioni locali che le teleconferenze sono dei semilavorati e hanno bisogno dell'apporto della rete di lavoro per passare ad un livello superiore. Il tutto è maggiore della somma delle parti. Il patrimonio teorico della rivoluzione che matura è dato e si pone alla base di ogni nostra attività, la nostra corrente precisava nelle "Tesi di Napoli":

"Non avrebbe alcun senso la obiezione che si tratti di testi perfetti irrevocabili e immodificabili, perché lungo tutti questi anni si è sempre dichiarato nel nostro seno che si trattava di materiali in continua elaborazione e destinati a pervenire ad una forma sempre migliore e più completa; tanto che da tutte le file del partito, ed anche da elementi giovanissimi, si è sempre verificato con frequenza crescente l'apporto di contributi ammirevoli e perfettamente intonati alle linee classiche proprie della Sinistra. È solo nello sviluppo in questa direzione del lavoro, che abbiamo tratteggiato, che noi attendiamo il dilatarsi quantitativo delle nostre file e delle spontanee adesioni che al partito pervengono e che ne faranno un giorno una forza sociale più grande".

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Nel testo Capitale fittizio e critica del capitalismo lo studioso americano L. Goldner afferma che l'accumulazione del capitale non può durare in eterno e che il capitalismo ha una freccia nel tempo con un inizio e una fine: "La chiave per capire l'intero periodo che va dalla fine degli anni 60/primi anni 70 fino ad oggi è il capitale fittizio".

Le critiche rivolte a Marx sugli schemi dell'accumulazione iniziano con l'uscita del III volume del Capitale e proseguono con dibattiti portati avanti per oltre un secolo su tesi di dettaglio. Marx tratta il capitale fittizio come una categoria che in realtà non esiste: se un capitalista (vedi Proprietà e Capitale) ha una rendita di cinque sterline ed un interesse del 5%, è come se avesse da qualche parte un capitale di cento sterline.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Sulla base di alcuni appunti estrapolati dal testo di Riechers, "Gramsci e le ideologie del suo tempo", sono state fatte alcune considerazioni sui concetti di coscienza e volontà. Gramsci interpreta la società secondo il metodo idealista del primo '900, stravolgendo idealisticamente il marxismo a cui si approccia per le contingenze storiche del periodo. Secondo il filosofo sardo, la catarsi rappresenta un movimento della coscienza che permette di superare, grazie alla consapevolezza, i piccoli interessi economici. Il meccanismo politico prende così il sopravvento e determina dei cambiamenti sul meccanismo economico, poiché coscienza e volontà si trovano al di là dei limiti posti dalla struttura materiale dell'economia. Per questo motivo il proletariato altro non deve fare che scalzare dal potere la borghesia lasciando più o meno inalterata la struttura economica.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

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Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

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f6Maledetta socialdemocrazia
f6Il film
f6Il Vallo Atlantico
f6Organizzazione Mondiale per il Commercio
f6Giganti?
f6Su tre continenti
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