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La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento dell'editoriale dell'ultimo numero dell'Economist (Out of ammo?).

L'articolo è paradigmatico di una corrente del liberismo di tipo smithiano. Carico di ottimismo verso la mano invisibile del mercato, sempre capace di aggiustare i problemi del capitalismo, nel testo l'Economist propone una nuova deregulation, dimenticando che i guai dell’attuale sistema economico sono dovuti proprio alle teorie della scuola dei Chicago Boys, e che, tra l'altro, una deregulation c’è già stata.

Le munizioni sono terminate, il capitalismo è obsoleto, rianimare ciò che è già morto non è possibile. Almeno dal 1975 assistiamo a fenomeni economici irreversibili che sono conferma di una crisi storica del modo di produzione. Crisi di cui una corrente ben precisa a suo tempo aveva preso atto. Ci riferiamo al lavoro della Sinistra Comunista sul corso del capitalismo, sulla traiettoria e la catastrofe della fetente civiltà borghese.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata dalle notizie del nuovo crollo del prezzo del petrolio.

Mentre in passato l'Opec riusciva a mantenere alta la quotazione del greggio tramite il coordinamento dei paesi produttori, oggi non solo non riesce più a farlo, ma si trova nella condizione per cui tale operazione è materialmente impossibile: evidentemente la guerra e il marasma sociale in corso sono più profondi di quanto si percepisca.

La Russia ha annunciato di poter resistere per anni ad un petrolio venduto a 40 dollari al barile, ma è una stupidaggine dato che Mosca dalla vendita di combustibili ricava la maggior parte delle sue entrate. Le dichiarazioni dei governi lasciano il tempo che trovano e, al massimo, rivelano il livello di conflittualità tra le principali potenze mediorientali e mondiali. Nessun produttore di "oro nero" è in grado di resistere a lungo a prezzi così bassi. Per il petrolio vale la legge della rendita: quello che viene intascato dai paesi nel cui sottosuolo giacciono delle riserve è sovraproffitto, mancando il profitto nel settore industriale, il meccanismo di ripartizione del valore si inceppa. Senza contare gli enormi investimenti fatti dagli Stati Uniti nello shale oil dove sono sempre di più le aziende in fallimento.

La teleconferenza di martedì, presenti 18 compagni, è iniziata dal commento di alcune notizie di carattere economico reperite sul Web.

Secondo la stampa nazionale, in Italia sarebbe in calo il numero dei disoccupati e al tempo stesso quello degli occupati. Alla confusione totale sullo stato dell'economia si aggiungono le allarmanti dichiarazioni del presidente dell'Inps Tito Boeri riguardo le pensioni della generazione nata negli anni 80': "se l'economia italiana non cresce almeno dell'1% all'anno e non c'è un processo di maggiore stabilizzazione del lavoro iniziando con prospettive di carriera più lunghe, senza tutte le interruzioni che contraddistinguono spesso i contratti temporanei o precari, ci potrebbero essere problemi molto seri in futuro". La sequela di preoccupati annunci degli stessi tecnici del Capitale testimonia un sistema pensionistico assolutamente fuori controllo; il Welfare State costruito dopo il secondo dopoguerra è oramai saltato, perchè a saltare è l'insieme dei rapporti sociali capitalistici.

La teleconferenza di martedì, presenti 15 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul tema della guerra.

Possiamo leggere l'abbattimento del bombardiere russo da parte dell'aviazione turca come un messaggio della NATO (di cui la Turchia fa parte) alla Russia e al suo attivismo militare in Medioriente. L'attacco al Sukhoi si configura come un tassello della guerra di tutti contro tutti nell'area mediorientale e più in generale nel mondo intero.

In seguito all'attacco, Mosca ha accusato Ankara di complicità con l'IS e ha promesso risposte adeguate a questa "pugnalata alla schiena". Da quanto si apprende da alcuni siti militari, i russi stanno compiendo attacchi mirati su milizie turcomanne al soldo di Ankara. Circolano inoltre notizie circa l'impiego di mezzi corazzati russi sul suolo siriano e di nuove unità navali che avrebbero attraversato lo stretto dei Dardanelli per portarsi vicino all'area del conflitto. Turchia e Russia sono nemici storici nella corsa alla conquista dell'Heartland (il cuore del mondo), zona in cui hanno entrambe interessi vitali da difendere. Dato che i russi stanno sfacciatamente approfittando del vuoto lasciato nell'area dagli americani per occupare spazio, potrebbe esser valida l'ipotesi che Ankara, dietro il pretesto dello sconfinamento, abbia voluto mettere in atto una strategia di contenimento dell'avanzata russa in Siria.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 8 compagni, è iniziata dalle notizie economiche provenienti dalla Cina.

A luglio la produzione industriale cinese è cresciuta "solo" del 6%, meno del +6,8% di giugno e sono in netto calo gli indici dell'export. Per far fronte a questa situazione la Banca centrale è intervenuta con tre svalutazioni competitive nel giro di 72 ore, un record persino per il paese dei record. Gli economisti dicono che il governo ha trascurato la crescita del mercato interno sostituendogli una produzione export-oriented. In realtà quello che sta succedendo è molto classico: il mercato interno cinese è troppo piccolo per i ritmi di crescita cinesi. Troppo piccolo con un miliardo e mezzo di consumatori, i grattacieli, le fabbriche del mondo. Perciò il mercato estero si è imposto in via naturale. È una delle controtendenze alla caduta del saggio di profitto.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2015

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 14 compagni, è iniziata col commento della situazione economica italiana. Secondo l'Unione Europea la produzione dell'industria italiana nel 2013 ha perso un ulteriore 5% per arrivare a circa -25% rispetto al 2007. Non arrivano segnali positivi neanche dall'Ocse, secondo cui il Pil quest'anno si contrarrà dello 0,4% dopo il -1,8% fatto registrare l'anno scorso. Sulla caduta tendenziale del saggio di profitto abbiamo ricordato due lavori, Un modello dinamico di crisi e La legge del valore e la sua vendetta, in cui si afferma:

"L'aumento della produttività sociale si ottiene con la sostituzione di impianti e macchine a uomini e comporta necessariamente l'appiattimento della curva del saggio di profitto. Così, mentre la curva della produttività sociale si impenna con una cuspide, quella del saggio di profitto (o tasso di accumulazione o sviluppo economico, o indice della produzione industriale) si arrotonda in un sigmoide (da Sigma, curva ad esse). Nella differenza fra le due forme di diagrammi è la contraddizione principale dello sviluppo capitalistico, la forma catastrofica del suo divenire."

I dati sul Pil stimolano il varo delle riforme annunciate dal governo, in primis quella in materia di lavoro. L'Italia, paese capitalistico ultramaturo, avrebbe bisogno di impiegare nel ciclo produttivo quantità massicce di forza lavoro disoccupata, ma non può adottare soluzioni alla "tedesca" perchè quello nordico è un capitalismo ancora giovane e non è possibile far girare all'indietro la ruota della storia.

La teleconferenza di martedì, connessi dieci compagni, è iniziata con l'elenco di alcune notizie recenti che forniscono un quadro dello scenario politico-economico mondiale a dir poco disastroso:
-sette anni di crisi: miseria crescente e crollo dei consumi in Italia e altrove (allarme deflazione);
-Germania: aumento dei disoccupati e calo di fiducia delle imprese nell'economia;
-Francia: dichiarazioni anti-austerity del ministro dell'Economia e conseguente rimpasto di governo, instabilità politica che tocca il cuore dell'Europa;
-Draghi: ipotizza l'avvio di un piano di acquisto di titoli di Stato dell'Eurozona da parte della Bce;
-Usa: possibile alleanza con Assad per ostacolare l'avanzata degli jihadisti in Siria e Iraq;
-Libia: il paese ormai è diviso con due presidenti e due governi, mentre Egitto ed Emirati Arabi Uniti bombardano gli islamisti;
-Ucraina: carri armati russi entrano nel sud-est del paese;
-Papa: annuncia l'inizio della terza guerra mondiale.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2014

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 22 compagni, è iniziata da alcune considerazioni in merito allo sviluppo delle lotte nel comparto della logistica. Il settore è strategico per il capitalismo ultra-maturo, perché permette il continuo flusso di merci da industria a industria, da industria a consumatore; esso è parte indispensabile di una catena di montaggio che si è estesa a tutto il globo e che sviluppa le sue fasi nelle singole fabbriche, le quali a loro volta sono collegate da autostrade, ferrovie, rotte aeree e marittime, ecc.: la catena, appunto, della logistica.

In Italia il settore è in fermento da mesi. La TNT, una delle maggiori aziende nel campo, ha recentemente annunciato un piano di riorganizzazione che prevede il licenziamento di circa 800 lavoratori. In risposta è stata aperta una vertenza per la difesa degli istituti contrattuali, che coinvolge tutti i magazzini. Lo scorso 28 novembre i lavoratori esternalizzati hanno scioperato per due ore nelle sedi di Ancona, Bologna, Brescia, Milano, Roma, Padova, Piacenza, Torino e Verona. I facchini stanno costruendo una rete di sostegno in modo che alle rappresaglie padronali si risponda unitariamente.

Leggiamo sui giornali che le crisi attuali, quelle dell'87, del 97, del 2000 e quella odierna sono quantitativamente più gravi della grande crisi del '29. I dati riguardano sia il capitale "cancellato" dalla diminuzione dei prezzi dei titoli, sia l'ammontare degli interventi da parte degli istituti di credito e delle banche centrali. Ma nonostante questi dati, sembra che le crisi d'oggi non provochino disastri paragonabili alla Grande Depressione americana che durò dieci anni e affamò milioni di proletari. Mi chiedo: se questi sconquassi sono solo il frutto di speculazioni da parte dei privati, perché mai governi e banche centrali hanno interesse ad accorrere in loro soccorso? Non potrebbero lasciarli perdere con tutte le loro avventure al casinò delle borse? Invece nell'ultima crisi, quella cosiddetta "dei mutui", hanno iniettato sul mercato centinaia di miliardi di euro, che saranno utilizzati per riprendere il carosello della speculazione. Perché non è vero valore quello che si è guadagnato e poi perso, ma valore virtuale dovuto ad aumento e diminuzione dei prezzi a seconda degli alti e bassi del mercato dei titoli o dei cambi. Persino i proletari sono cascati nell'illusione speculativa, accendendo mutui che non potevano pagare così salato, solo nella speranza che l'aumento del prezzo delle case li coprisse, mettendo il proprio futuro nelle mani della speculazione.

Pubblicato in Doppia direzione

"Ho letto con interesse i lunghi articoli sulla guerra planetaria degli Stati Uniti. Essi aprono uno scenario 'suggestivo', ricco di implicazioni. Tuttavia ritengo che gli articoli siano il corollario di una tesi che, nell'ambito della trattazione, viene solo sporadicamente accennata, ossia la definizione dell'attuale crisi, giudicata 'suprema'. È un'affermazione forte, anzi fortissima! Per sostenerla vi basate (e sono d'accordo) sulla caduta tendenziale del saggio di profitto, un concetto che ultimamente è diventato come l'Araba fenice: tutti ne parlano ma nessuno l'ha vista. Per quanto mi risulta, gli ultimi studi seri risalgono a Grossmann, Mattick e Bordiga, poi il gossip, o peggio. Quindi, vi domando se avete svolto, o perlomeno abbozzato, una ricerca, anche empirica, che descriva l'andamento dell'attuale ciclo del processo di accumulazione, dagli anni '80 in poi, quando furono attuate significative ristrutturazioni (devalorizzazioni) industriali, dopo la crisi degli anni '70 (anche su questa crisi erano state fatte 'scommesse' rivoluzionarie!).

Pubblicato in Doppia direzione

Esprimo il mio compiacimento per l’uscita di "n+1" e prendo l’occasione per alcune osservazioni. A pag. 15 leggo: "se tutto funzionasse come all’interno di una fabbrica non ci sarebbe più capitalismo". A pag. 41 leggo: "l’intero sistema della produzione capitalistica sarebbe già utilizzabile così com’è con … la mancanza al suo interno delle categorie di valore (il prodotto diventa merce solo quando lascia il ciclo produttivo ed arriva sul mercato)".

Questo discorso mi sembra scorretto. In Marx si legge chiaramente che il processo di valorizzazione ha luogo nella sfera della produzione, cioè in fabbrica, ed è là che dev’essere erogato il tempo di lavoro socialmente necessario.

Pubblicato in Doppia direzione

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Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
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