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Avete parlato della necessità, da parte del Capitale, di un centro esecutivo internazionale che possa dare un indirizzo al caotico muoversi dei capitali nazionali e anche individuali. Avete concluso, naturalmente, che solo gli Stati Uniti hanno la potenza necessaria per farlo, e che lo faranno soprattutto per sé. Ma in questo processo si stanno inserendo paesi già potenti come la Cina e l'India, per non parlare dell'Europa che però non sembra avere capacità unitaria d'intervento. Anche paesi del Sudamerica, un tempo ritenuto il cortile di casa degli Stati Uniti, si stanno coalizzando, se pure in modo non ancora formale, a parte gli accordi per le aree di libero scambio.

Brasile, Argentina, Venezuela e Bolivia sono a diversi gradi in concorrenza con Washington, quando non in rotta di collisione, e certo ciò avrà conseguenze. In una quindicina di anni s'è visto un accorrere di capitali da investimento, che si sono trasformati in speculazione locale e internazionale e in seguito hanno abbandonato alcune sfere e alcuni paesi provocando gravi difficoltà alle economie, come ha dimostrato il caso dell'Argentina, il più eclatante.

Pubblicato in Doppia direzione

Pongo prima di tutto una domanda su come si possa dimostrare la sostanziale uniformità tra natura e società: esistono, come in fisica, delle vere e proprie leggi che permettono l’analisi e, soprattutto, la previsione dei fenomeni sociali? È chiaro che la risposta è sì, ma in che modo questo avviene? Come metafora? Come analogia? Come vera e propria identità? Come interviene il fenomeno "mente" in questo schema deterministico? Non crea alcun problema alla "ferrea legge"?

Dal punto di vista materialista, è chiaro che la mente è un prodotto del corpo, o meglio dell’interazione che la specie ha avuto tra i suoi elementi agenti in un ambiente dato, ma mi domando, anche in relazione alla questione del "rovesciamento della prassi", se essa non permetta appunto una sorta di fuga dalle leggi di natura. Altra suggestione che mi è venuta è che queste leggi valgano fin tanto che il rovesciamento non è avvenuto, e fin tanto che non è avvenuto, il sentimento che il determinismo naturalista risulti insufficiente per le faccende umane potrebbe essere riflesso della mancanza, per ora, di questo rovesciamento. Per così dire, gli avversari del determinismo avrebbero ragione se parlassero delle potenzialità umane latenti, ma hanno assolutamente torto nel momento in cui, ed è questo quel che fanno, parlano della società presente, determinatissima dalle leggi del capitale, sproloquiando su libertà individuali assolutamente immaginarie.

Pubblicato in Doppia direzione

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

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