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  • Resoconto teleriunione  20 marzo 2018

Società massimamente (dis)informate

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 14 compagni, abbiamo parlato di informazione e raccolta di dati nella società capitalista, in relazione alla "scandalo" che in questi giorni ha coinvolto uno tra i maggiori social network, Facebook, e la società di analisi e comunicazione strategica Cambridge Analytica.

La vicenda. Nel 2013 il ricercatore inglese Aleksandr Kogan crea un'applicazione per Facebook, il quiz "This is Your Digital Life", tramite cui riesce a raccogliere un'immensa mole di dati riguardanti non solo i circa 300mila utenti che hanno scaricato l'app ma anche i loro contatti sul social network, arrivando a profilare circa 50 milioni di persone. Kogan gioca secondo le regole, perché Facebook permette quel tipo di utilizzo delle informazioni ricavate dalla piattaforma. Le cose cambiano l'anno successivo quando il gigante social pone un limite più rigido all'accesso ai dati da parte di applicazioni sviluppate da terze parti. Nel 2015 Kogan cede l'enorme database a Cambridge Analytica che lo utilizzerebbe per fornire allo staff di Donald Trump una sorta di mappatura dettagliata del territorio nazionale sulle opinioni e le inclinazioni politiche dei cittadini americani durante le ultime elezioni presidenziali. Importanti testate giornalistiche fanno scoppiare lo scandalo mettendo sotto accusa la società inglese di analisi e, soprattutto, la grande macchina di "data mining" mondiale rappresentata da Facebook. I dati raccolti da Kogan e utilizzati da CA per influenzare milioni di cittadini americani sono stati utilizzati impropriamente perchè ottenuti senza il consenso dei legittimi proprietari (solo chi ha scaricato l'app ha dato consapevolmente - almeno in teoria - il proprio beneplacito). In ultima istanza, la responsabilità dell'accaduto è da attribuirsi alla piattaforma di Zuckerberg che ha permesso operazioni di profilazione così profonde, dando prova di inaffidabilità nel garantire la privacy dei propri iscritti.

La vicenda Facebook/Cambridge Analytica mette bene in luce l'importanza della raccolta di informazioni, nel passato come oggi. A tal proposito sono stati letti e commentati alcuni interessanti articoli pubblicati su Gnosis, il sito della rivista italiana di intelligence dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI).

In "Big data: dall'era postindustriale alla quarta dimensione" si afferma:

"I dati muoveranno ogni settore della società: chi disporrà dei dati e saprà orientarsi nel 'frastuono' digitale avrà la conoscenza, e dunque il controllo. La nuova generazione di tecnologie/architetture di Big data dovrà essere progettata per catturare, identificare, estrarre e analizzare informazioni di valore da grandi volumi di dati eterogenei in modo economico. La crescita del titano digitale è intrinseca alla cybersfera, cioè l'atmosfera entro la quale stanno già sviluppandosi le nuove forme della vita individuale e aggregata del terzo millennio. L'essere sempre connessi e con più dispositivi contemporaneamente, anche in modo inconsapevole, fornirà le basi dell'analisi di tendenze sociopolitiche, economiche e finanziarie di tutti gli ambiti della vita umana sulla terra e nello spazio, la cui infinità pare quasi essere il termine a tendere della crescita digitale."

Quando parliamo di informazione in relazione alla società d'oggi dobbiamo prima di tutto renderci conto che stiamo sollevando un piccolissimo lembo del velo che copre la realtà dello spazio elettronico. Questa realtà, se partiamo dall'epoca della sua diffusione al di fuori della cerchia ristretta dei tecnici, ha meno di vent'anni e in così poco tempo ha fagocitato tutta l'informazione del mondo. I servizi italiani ribadiscono l'importanza, in un mondo altamente caotico, di estrarre ed elaborare dati.

In "Cyber intelligence, la sfida dei data scientist" vengono analizzate le potenzialità dei Big data al fine di prevedere gli scenari futuri:

"Algoritmi e scenari: il mondo è basato sempre di più sulle previsioni. Per persone, aziende e istituzioni, la rapidità dei mutamenti sociali richiede competenze per anticipare gli eventi, perché chi conosce prima ha un vantaggio competitivo rispetto agli altri. I Big data costituiscono senza dubbio uno strumento di grande utilità per gli scopi dell'intelligence, e della cyberintelligence in particolare. Per sfruttare le potenzialità dei Big data è fondamentale che l'intelligence provveda a istituire e formare un team di data scientist."

I piccolo-borghesi che strillano sulla privacy violata si indignano solo quando vengono a sapere di operazioni di spionaggio di massa, senza rendersi conto che la maggior parte delle applicazioni che installiamo sui nostri smartphone, al pari dei programmi che girano sui nostri computer, raccolgono quotidianamente informazioni su di noi, dagli spostamenti geografici alle preferenze, permettendo una profilazione a fini commerciali e politici con o senza autorizzazione.

L'arma più importante di tutte le guerre, dai tempi dell'intelligence assiro-babilonese a Sun Zu e oltre, è l'informazione. In un rapporto del 2015 la CIA, che è solo la più nota delle agenzie di intelligence americane, lanciava l'allarme riguardo la pericolosità della produzione di tutta questa informazione tramite le nuove tecnologie, per il fatto che la specie umana non è semplicemente in grado di tenere sotto controllo ciò che ha realizzato:

"L'espansione dei sistemi di informazione, le agenzie di stampa e la connettività di rete, hanno prodotto uno tsunami informativo che può sopraffare i sistemi di gestione delle informazioni. L'enorme flusso di dati impedisce la produzione di intelligence come capacità di elaborazione, che non riesce quindi a tenere il passo con la produzione di dati e notizie. La sola informazione, senza l'analisi, è inutile. L'intelligenza artificiale e i 'sistemi esperti' possono offrire solo una debole speranza di soluzione a questo imminente eccesso informativo." (CIA, Aris Pappas e Jams Simon, The Intelligence Community: 2001-2015)

La massa di dati prodotta dall'umanità ha raggiunto livelli mai visti prima, ed è difficilmente controllabile persistendo gli attuali (primitivi) rapporti sociali. Ecco, per esempio, cosa troviamo scritto nell'articolo "Il ruolo del Big data analytics e machine learning nella sicurezza", sempre del Gnosis:

"Nel 2016 siamo entrati nell'era degli Zettabyte anche prima del previsto. In particolare, la quantità di dati creata e copiata annualmente raddoppia ogni anno e raggiungerà i 44 Zettabyte nel 2020. Analogamente, il traffico internet ha sorpassato la soglia dello Zettabyte nel 2016 e si stima che raggiungerà i 2,3 Zettabyte annuali nel 2020."

Uno zettabyte equivale ad un triliardo di byte, mille miliardi di miliardi di byte. Se confrontiamo questi numeri, difficilmente raffigurabili dalla mente umana, con la semplicità degli organismi biologici a cui bastano 25 elementi per configurare un qualcosa che assomiglia alla vita (Stuart Kauffman, A casa nell'universo), ci rendiamo conto della complessità del sistema e della relativa incapacità di gestirlo, almeno finché non si metterà in moto un'autorganizzazione dei dati (Smart data). Le notizie sempre più frequenti di data breach (violazione di dati) o di utilizzo illegale di dati dimostrano che si sta arrivando ad un punto in cui la tecnologia rivela un'umanità che non è in grado di seguirla, lasciandoci intuire l'origine della preoccupazione di alcuni eminenti scienziati verso il progresso tecnologico in termini di autonomizzazione delle macchine. In realtà si tratta di un problema di classe: è in mano alla borghesia che la tecnologia e la raccolta delle informazioni, così come la ricerca genetica e tutte le branche della conoscenza piegate alla logica del profitto, fanno paura.

Siamo arrivati al punto in cui la borghesia non è più in grado di controllare un sistema così multiforme. Classe dominante protesa nell'impresa disperata di salvaguardia di sé stessa, si occupa di Big data, machine learning e deep learning, e al tempo stesso discute di utilizzo massiccio di robot nella produzione e di una disoccupazione giunta ai massimi storici. Ignorandone, per incapacità o mancanza di volontà, le logiche conseguenze.

Nel contempo su Internet milioni di ore di lavoro vengono "spese" senza alcuna mediazione di valore, pensiamo al fenomeno del peer to peer, a Wikipedia o ai video fai-da-te su qualsiasi argomento. Solo su Facebook circa 1,4 miliardi di persone (su 2 miliardi di utenti) dedicano varie ore al giorno a seguire o creare post: il quadro d'insieme è quello di una società estremamente articolata dove la distinzione tra tempo di lavoro e tempo di vita tende a sfumare, e dove uno dei principali mezzi di produzione, lo smartphone, è sempre presente nella tasca di ognuno. Se è vero che i nuovi sistemi basati sull' information tecnology sono utilizzati a fini concorrenziali tra aziende e stati e si delineano come un gigantesco sistema di spionaggio, mappatura e controllo della popolazione, è vero anche che in una società non capitalistica l'intelligence si configura come un'estensione del cervello sociale e come possibilità effettiva di rovesciare la prassi e ritornare a un metabolismo sociale.

In chiusura di teleconferenza si è accennato all'eclatante vittoria di Putin alle elezioni presidenziali in Russia e alla rielezione all'unanimità, da parte dell'Assemblea Nazionale del Popolo, di Xi Jinping alla guida della Cina. Per quanto riguarda le complicate manovre politiche in corso in Italia per dare un governo al paese, sembra delinearsi un possibile accordo tra M5S e Lega, quanto meno per la presidenza di Camera e Senato. I mercati osservano preoccupati, e la BlackRock, il fondo d'investimento che detiene una grande fetta dei titoli di stato italiani con partecipazioni nei grandi istituti bancari italiani, lancia l'allarme: Scott Thiel, vice responsabile per gli investimenti, ha definito l'esito delle elezioni del 4 marzo come il peggior possibile. Raccoglie l'avvertimento il Sole 24 Ore che scrive "uno strano rumore di fondo anti-Italia si sta facendo largo sui mercati. Istituzioni, Autorità, partiti e parlamentari italiani presto potrebbero doverne tenere conto" ("BlackRock negativa sull'Italia. Allarme su BTp e Piazza Affari").

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Rivista n°45, aprile 2019

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