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  • Resoconto teleriunione  27 novembre 2018

Polarizzazioni passate, presenti e future

La teleconferenza di martedì, connessi 15 compagni, è iniziata dal breve resoconto di un'assemblea sindacale in una grande azienda a cui ha partecipato un compagno. All'incontro, indetto dai confederali per discutere il rinnovo del CCNL di categoria, erano presenti su circa 250 lavoratori solo una trentina di persone, tra cui una decina di sindacalisti. Gli interventi dei bonzi sindacali sono stati tutti imperniati sul rispetto delle cosiddette compatibilità e sulla necessità di far funzionare al meglio gli organismi paritetici, in modo che delegati e azienda abbiano più occasioni di confronto partecipativo.

E' proprio vero: dal tipo di impostazione corporativa inaugurata dal fascismo nel corso degli anni '20 (patto di Palazzo Vidoni del 1925) non si è più tornati indietro. Anzi, lo stato borghese ha rafforzato questo tipo di struttura burocratizzando in misura sempre maggiore i rapporti tra capitale e lavoro. Nell'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo" (n+1, n. 42), abbiamo citato Il Sole 24 Ore che così definisce la natura degli enti bilaterali: essi "esprimono una concreta ed efficace forma di collaborazione tra capitale e lavoro, indicativa della tendenza al superamento del modello esasperatamente conflittuale. Hanno diversi scopi: mutualizzazione di obblighi retributivi (per esempio, mensilità aggiuntive, ferie) per lavoratori che cambiano spesso datore di lavoro (per esempio, nell'edilizia); formazione professionale; sicurezza del lavoro; prestazioni assistenziali. Da qualche anno la legge ha iniziato a promuovere il ruolo degli enti bilaterali, riconoscendogli compiti relativamente al mercato del lavoro, alla formazione professionale, all'assistenza della volontà delle parti nella stipulazione dei contratti e nella disposizione dei diritti."

Denunciare gli attuali schemi sindacali corporativi e criticarli in tutte le sedi è fondamentale, ma parimenti importante è aver chiaro che per cancellare l'effetto storico della cooptazione del sindacato entro lo stato borghese occorre uno stravolgimento sociale di potenza gigantesca. Sindacatoni e sindacatini, compresi quelli che si definiscono "di classe", cercano disperatamente il riconoscimento dello Stato e delle associazioni padronali, finendo per trattare sul numero dei licenziamenti e sedendo ai tavoli di concertazione con capitalisti e prefetti.

L'impostazione tradizionale della Sinistra Comunista "italiana" è completamente diversa: è antiformista ("Tracciato d'impostazione", 1946). L'unico movimento che recentemente ha marciato in questa direzione è stato Occupy Wall Street, che non ha cercato alcun riconoscimento da parte del sistema dell'1% ma si è posto in antitesi ad esso, rifiutando la "politique politicienne" e la logica rivendicativa. Questo non gli ha impedito di sostenere le lotte proletarie, bloccando prima il porto di Oakland e poi tutti i porti della West Coast, da San Diego a Vancouver. OWS ha spostato il conflitto dall'interno dei posti di lavoro alla piazza, mettendo a disposizione degli scioperanti la sua struttura logistica per l'organizzazione dei picchetti, diffusi sul territorio e coordinati attraverso la Rete.

Forconi, Nuit Debout e Gilet Gialli sono altra cosa rispetto ad OWS: "L'esempio dirompente lasciato in eredità dal fu movimento americano costringe a fare dei confronti, dai quali risulta chiaramente la differenza con altri eventi di massa e soprattutto, fatto importantissimo, obbliga a rendersi conto che da quell'impostazione generale non si potrà più prescindere" ("Nuit Debout", n+1, n. 39). Così come è irreversibile l'integrazione del sindacato nello Stato, allo stesso modo è irreversibile lo sviluppo della forza produttiva sociale: la Rete non è solo strumento di comunicazione ma paradigma organizzativo. Se le Camere del Lavoro di inizio '900 erano nate per mettere in contatto gli operai di diversi luoghi di lavoro all'interno di una struttura territoriale, oggi i senza riserve hanno la possibilità di lanciare flash mob globali, come accaduto il 15 ottobre del 2011 quando numerose manifestazioni hanno coinvolto mille città in ottanta paesi.

Il capitalismo sta rapidamente esacerbando le sue contraddizioni intrinseche, dissolvendo il welfare state e mettendo ampie fasce di popolazione con le spalle al muro. Le nuove generazioni si affacciano al mondo del lavoro in maniera completamente diversa rispetto al passato: senza più alcuna garanzia, hanno tutti in tasca uno smartphone, che è terminale di una rete che per sua natura è universale. La dissoluzione dei vecchi paradigmi è positiva (e facilita il lavoro dei comunisti); se ne accorge anche l'Economist che nell'articolo "Workers of the world, log on!" consiglia alle organizzazioni sindacali di aggiornarsi facendo proprio il modello delle reti.

I sindacati hanno sempre cercato di adattarsi alle situazioni e, di fronte all'emergere di movimenti di una certa rilevanza, di cavalcarli. La FIOM di Claudio Sabattini cercò di inserirsi nel movimento No global; l'AFL-CIO dichiarò, per bocca di alcuni suoi portavoce, che Occupy rappresentava una ventata d'ossigeno per il movimento sindacale americano. E' possibile fare i "pompieri" quando la situazione sociale diventa incandescente? Nel settembre 1992, dopo la firma di luglio del protocollo d'intesa sulla riduzione del costo del lavoro e su di una serie d'interventi nell'economia, le piazze si riempirono e maturò spontaneamente una fortissima tensione contro i vertici sindacali. Tensione che nessuno aveva previsto. Non volarono soltanto i bulloni contro i bonzi, si consolidò la sfiducia cui seguì un'ondata di disdette dei tesserati che, aggiunta a quella di licenziati e cassintegrati, provocò il tracollo amministrativo delle organizzazioni.

Qualcuno potrebbe obiettare che una volta c'era la coscienza di classe, oggi no e quindi bisogna ripartite da zero per ricostruirla. In ogni attività di classe, sostiene invece la nostra corrente, "la coscienza non solo non è una condizione, e tanto meno essenziale, ma è assente." La vera coscienza "verrà molto dopo la conquista del potere politico. Allora per la prima volta si avrà un'attività cosciente degli uomini, della collettività umana. Allora, in quanto non vi saranno più classi." ("Danza di fantocci: dalla coscienza alla cultura", 1953)

Il modo di produzione capitalistico è dominante, ne consegue che l'ideologia dominante è quella ad esso corrispondente. L'importante non è la coscienza che i salariati hanno in questo o quel momento, ma il loro istinto, la disponibilità allo scontro: essi scendono in piazza non perché sono politicamente coscienti ma perché costretti a lottare, senza sapere in anticipo dove li porterà questa lotta. Per i comunisti è diverso: la militanza rivoluzionaria consiste nel "conservare la linea del futuro della propria classe" ("Proprietà e capitale", 1948) e perciò la loro fondamentale attività, che si condensa nella formula "lavoro di partito", ha come scopo la trasmissione delle lezioni feconde del passato alle generazioni presenti e future.

La polarizzazione sociale si presenta tutte le volte in cui le classi si scontrano, è frattale e quindi si manifesta a diverse scale, che si tratti di uno sciopero, una rivolta oppure un'insurrezione. Le società si polarizzano in tutte le transizioni di fase nel momento in cui l'antiforma è spinta a rompere la forma vigente. Ciò è avvenuto nella società antico-classica, in quella feudale e infine in quella capitalistica. L'esempio classico è quello dei cristiani, che hanno dato vita a nuove comunità all'interno di quella vecchia adottando, fino a Costantino (313 d.C.), la particolare massima "viviamo in questo mondo, ma non siamo di questo mondo". Anche i comunisti daranno vita ad un ambiente radicalmente diverso da quello esistente:

"Quando gli operai comunisti si riuniscono, essi hanno in un primo tempo come scopo la dottrina, la propaganda, ecc. Ma con ciò si appropriano insieme di un nuovo bisogno, del bisogno di società, e ciò che sembrava un mezzo è diventato lo scopo". (K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844)

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    Comunque sia, gli investimenti cinesi non saranno mai sufficienti a far diventare l'Africa una valvola di sfogo per il sistema capitalistico in crisi cronica di sovrapproduzione. Pechino investe in infrastrutture, acquista compagnie petrolifere ed estrattive africane, ma se mai dovessero sorgere nuove industrie esse sarebbero ultramoderne e automatizzate, rispecchiando il livello massimo raggiunto dai paesi a vecchio capitalismo. L'accoppiata capitali cinesi e risorse naturali africane potrebbe sembrare vincente, in realtà prepara situazioni esplosive sia a livello geopolitico che a livello ecologico. Pensiamo all'interscambio di persone tra Cina e Africa, che per ora è rappresentato da qualche decina di migliaia di studenti e operai africani che vengono addestrati in Cina, e da tecnici e operai cinesi che vengono mandati a lavorare in Africa: i numeri sono bassi rispetto al numero delle popolazioni in gioco (Cina e Africa messe assieme fanno quasi 3 miliardi di persone), ma in costante aumento.

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    "Sul terreno scuola, stampa, propaganda, chiesa, ecc., fin che la classe lavoratrice sarà sfruttata la diffusione della ideologia borghese avrà sempre un immenso vantaggio sulla diffusione del socialismo scientifico. La partita sarà perduta per la rivoluzione fino a che non si fa assegnamento su forti masse che lottano, senza presupporre nemmeno per sogno che siano uscite dalla influenza culturale ed economica borghese, ma per la ineluttabile spinta del contrasto delle forze produttive materiali non ancora divenuto coscienza dei combattenti, e tanto meno poi scientifica cultura!" ("Danza di fantocci: dalla coscienza alla cultura", 1953)

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Rivista n°44, dicembre 2018

copertina n°44f6Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx
f6Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura
f6Terra di confine: Il capitalismo non è eterno
f6Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno
f6Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 232, 12 febbraio 2019

f6Per qualche dollaro in meno
f6La lunga notte della sonda cinese
f6Le nuove armi di Pechino
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