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  • Resoconto teleriunione  19 febbraio 2019

Sintonizzarsi con la transizione di fase in corso

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, abbiamo commentato l'intervista a n+1 andata in onda su Radio Saiuz lo scorso 18 febbraio, e pubblicata il giorno seguente su YouTube.

Ascoltando la trasmissione, qualcuno potrebbe pensare che i temi trattati siano astrusi e che, in generale, potremmo avere più "successo" tra i proletari parlando in maniera più semplice. Per esempio: parlare di comunismo come del "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente" non sarebbe comprensibile ai più. In realtà, l'idea che le masse non capiscano è una posizione anti-proletaria, ed anzi, sono i bonzi sindacali, i politici e gli intellettuali quelli a non capire. E comunque finché il capitalismo rimarrà in piedi, la sua ideologia sarà dominante:

"Sul terreno scuola, stampa, propaganda, chiesa, ecc., fin che la classe lavoratrice sarà sfruttata la diffusione della ideologia borghese avrà sempre un immenso vantaggio sulla diffusione del socialismo scientifico. La partita sarà perduta per la rivoluzione fino a che non si fa assegnamento su forti masse che lottano, senza presupporre nemmeno per sogno che siano uscite dalla influenza culturale ed economica borghese, ma per la ineluttabile spinta del contrasto delle forze produttive materiali non ancora divenuto coscienza dei combattenti, e tanto meno poi scientifica cultura!" ("Danza di fantocci: dalla coscienza alla cultura", 1953)

Ciò che conta, quindi, è il contrasto tra le forze produttive e i rapporti di produzione, che ad un certo momento fa muovere masse di milioni di persone, inizialmente in maniera caotica e poi sempre più sincronizzata fino alla polarizzazione di classe rappresentata dallo schema di rovesciamento della prassi ("Teoria e azione nella dottrina marxista", 1951).

Il vecchio paradigma non muore finché non muoiono i suoi portatori: le generazioni che hanno vissuto immerse in decenni di controrivoluzione demo-stalinista - a parte qualche eccezione -, non ce la fanno proprio a sintonizzarsi con la transizione di fase in corso; sarà quindi compito delle nuove generazioni passare dalla teoria alla prassi, utilizzando la poesia come compressione algoritmica della prosa, per condensare in poco tempo concetti che altrimenti richiederebbero interi volumi. A tal proposito, un compagno ha fatto cenno ad un passo di Engels ripreso dalla prefazione alla prima edizione italiana del Manifesto del 1848:

"Il Manifesto rende piena giustizia all'azione rivoluzionaria che il capitalismo ebbe nel passato. La prima nazione capitalista è stata l'Italia. Il chiudersi del medioevo feudale, l'aprirsi dell'era capitalista moderna sono contrassegnati da una figura colossale; è quella di un italiano, il Dante, al tempo stesso l'ultimo poeta del medioevo e il primo poeta moderno. Oggidì, come nel 1300, una nuova era storica si affaccia. L'Italia ci darà essa il nuovo Dante, che segni l'ora della nascita di questa nuova era proletaria?"

L'aspetto che contraddistingue il nostro lavoro – come ribadito durante la trasmissione su Radio Saiuz – è, fondamentalmente, quello di individuare all'interno di questa società putrescente un futuro comunista già all'opera. Collegarsi al futuro è importante per non farsi risucchiare nell'esistente e perdersi nell'immediatismo/concretismo. L'Huffington Post ha pubblicato un articolo intitolato "Francia, Spagna, Albania, Montenegro, Serbia... La rabbia gonfia le piazze d'Europa" in cui descrive le piazze in rivolta e la crescente turbolenza contro i governi. Se ormai siamo assuefatti a notizie di questo tipo, ciò che fa la differenza è la descrizione di cosa ci sarà dopo l'inevitabile crollo sistemico e dei mezzi per giungervi.

Un compagno ha ricordato il potente passo di "Proprietà e capitale" (1948) in cui si dice che il compito dei comunisti è difendere la linea del futuro della propria classe. Questo vuol dire continuare a lavorare sul filo del tempo ed elaborare ulteriormente i semilavorati della nostra corrente sullo sciupio capitalistico partendo, ad esempio, dalle "Questioni di economia marxista" (ora in "Scienza economia marxista come programma rivoluzionario"), testo che analizza a fondo il II Libro de Il Capitale. L'eliminazione delle attività e delle classi improduttive con il conseguente impiego razionale di tutte le forze disponibili e la drastica riduzione del tempo di lavoro, è uno dei temi che abbiamo sviluppato nell'articolo "Capitale e teoria dello sciupio" (n+1, n. 41).

Perdendo energia, il capitalismo non riesce a soddisfare le più elementari necessità sociali, e allora gli uomini smettono di rivendicare qualcosa entro il sistema (vedi l'articolo "Una vita senza senso"). Nel mondo ci sono metropoli con più di 30 milioni di abitanti, assolutamente incontrollabili nel momento in cui dovessero saltare gli approvvigionamenti dei beni di prima necessità. Qualche anno fa, in seguito al terremoto che aveva colpito il Cile, era stato calcolato che la capitale, Santiago, aveva 48 ore di autonomia prima che scoppiasse il caos (cfr. Roberto Vacca in Medioevo prossimo venturo). Oggi Santiago è il mondo.

Si è poi passati a commentare alcune news sulla disastrosa situazione economica italiana. I dati Istat registrano la brusca frenata dell'attività manifatturiera e per il 2019 un po' tutti gli analisti prevedono una recessione economica. In molti inoltre cominciano a temere l'effetto contagio in Europa. Proprio per le caratteristiche geostoriche dell'Italia, c'è da aspettarsi qualche esperimento pilota che poi verrà esportato altrove.

A livello governativo siamo alla farsa, e la disperata situazione politica è il portato di dati economici disastrosi. La schizofrenia dei 5 Stelle è paradigmatica delle contraddizioni in cui versa la società: da una parte il guru genovese insiste su ecologia, reddito di base e nuove forme di mobilità, e dall'altra il partito fa l'esatto contrario. Quando si entra "nella stanza dei bottoni" non si può far altro che limitarsi a premere i pulsanti, nessuno è in grado di riprogettare l'impianto che sta dietro ad essi.

A Taranto, per esempio, il M5S aveva preso un sacco di voti promettendo di chiudere l'Ilva ("Il mostro va chiuso!"). Ma non ha chiuso un bel niente e la popolazione si è sentita tradita, al punto che il gruppo consigliare pentastellato si è dissolto. Va crescendo la rabbia nei confronti dell'establishment, in primis da parte di quelli che credevano nel progetto del movimento e che ora si sentono beffati. Cosa potrebbe emergere dopo il collasso definitivo della formazione grillina? I gilet jaunes, in Francia, nascono dalla disillusione trasversale verso il sistema dei partiti. Tutti i movimenti nati dopo il 2011 sono tendenzialmente antiforma, e ciò è diretta conseguenza della polarizzazione sociale acutizzatasi con la crisi economica del 2008.

Movimenti politici come quello grillino in Italia o Podemos in Spagna hanno cercato di incanalare le istanze che provenivano dalle piazze all'interno delle aule parlamentari. Risultato: Podemos è un partito in profonda crisi e in preda ad uno scontro di tutti contro tutti; i Cinquestelle, che hanno contribuito a distruggere la vecchia impalcatura politica italiana, mandando in pensione il PD, ma senza proporre qualcosa di alternativo, sono alle prese con un crescente malessere interno e sono destinati a fare la stessa fine. Nel giro di poco tempo, i movimenti anti-casta si sono bruciati, e ciò dipende non tanto dalla loro impreparazione politica, quanto da una instabilità economica che rende impossibile un'azione politica borghese di ampio respiro. Alessandro Baricco nell'articolo "E ora le élite si mettano in gioco" afferma che nelle ultime tornate elettorali sono stati premiati i partiti populisti anti-élite; peccato che una volta giunti al potere questi partiti siano diventati essi stessi élite, minoranza privilegiata.

In chiusura di teleconferenza, un compagno ha segnalato l'articolo "Un algoritmo può prevedere il comportamento umano", pubblicato sul blog di Beppe Grillo. Secondo alcuni test svolti da ricercatori dell'esercito americano, "qualunque sia il comportamento dell'individuo prima di entrare nel gruppo, il cambiamento è drastico dopo l'entrata nel gruppo. La forza dell'influenza sociale sul comportamento di un individuo è davvero tanta. Di conseguenza, il semplice comportamento casuale di un individuo nel decidere come votare o nel prendere qualsiasi altra decisione, quando è isolato, viene sostituito da un altro comportamento quando entra in una rete sociale."

Si ammette dunque che i processi sociali seguono le stesse dinamiche di quelli naturali (vedi comportamento di sciami, stormi, ecc.), e che il gruppo determina le scelte dell'individuo. Curioso che proprio un fautore della democrazia diretta pubblichi un articolo che mette in discussione il libero arbitrio contrapponendovi "la scienza delle reti sociali."

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