Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  23 luglio 2019

Al confine tra ordine e caos

La teleconferenza di martedì sera, presenti 10 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie in arrivo da Hong Kong.

Nell'ex colonia britannica domenica 21 luglio centinaia di migliaia di manifestanti sono scesi ancora una volta in strada e hanno preso di mira gli uffici del Partito Comunista cinese. Al termine della manifestazione alcuni dimostranti sono stati picchiati da gruppi di uomini armati con mazze e bastoni, che indossavano magliette bianche e mascherine sulla bocca. Sembra che gli assalitori siano legati alle Triadi, la mafia cinese.

In tutto il mondo le manifestazioni si radicalizzano e si estendono, e in migliaia invadono le strade delle città, in Francia così come a Puerto Rico, dove 500mila persone, su un totale 3,7 milioni di abitanti, hanno partecipato ad una mobilitazione contro la corruzione. Nel saggio Ubiquità il fisico e divulgatore scientifico Mark Buchanan indaga gli elementi che accomunano i terremoti, la diffusione degli incendi, l'estinzione delle specie, l'andamento della Borsa, lo scoppio delle guerre e le rivoluzioni; al di là della loro specificità, tutti questi fenomeni riguardano sistemi non in equilibrio che per loro natura tendono verso soluzioni catastrofiche, in base ad una legge universale del cambiamento.

In questi giorni è morto a Pechino il "macellaio" Li Peng, l'ex primo ministro cinese in carica durante la rivolta di piazza Tienanmen, repressa dall'intervento dell'Esercito di Liberazione Popolare. Da allora è completamente cambiato il comportamento dello Stato e della polizia. Durante le proteste del 1989 il governo cinese lasciò fare gli studenti, dato che tutto sommato non davano troppo fastidio; ma non appena ci fu il sentore che cominciassero a muoversi gli operai delle fabbriche, scattò la repressione ferocissima. Oggi le polizie di tutto il mondo si stanno preparando ad affrontare scenari del genere, predisponendo l'utilizzo di attrezzature e mezzi di tipo militare in contesti urbani (vedi Progetto Nato SAS 30 Urban Operation in the year 2020).

Attualmente in Cina è all'opera un sistema di sorveglianza composto da milioni di telecamere che monitora costantemente la popolazione. Le immagini raccolte e lavorate attraverso apparecchiature software per il riconoscimento facciale sono milioni. Come afferma Gnosis, la rivista italiana d'intelligence, i big data sono cruciali per vincere le sfide del futuro in campo commerciale e soprattutto bellico. Il monitoraggio della popolazione attraverso l'identificazione dei volti ricorda il romanzo fantascientifico Rapporto di Minoranza di Philip K. Dick, da cui è stato tratto il film Minority Report diretto da Steven Spielberg.

Gli apparati repressivi hanno sempre cercato di prevedere il comportamento delle masse tramite l'uso delle tecnologie e il controllo delle informazioni. Ma emerge un paradosso. Facciamo un esempio: se in un ambiente chiuso viene posto un termostato collegato a un climatizzatore che rinfresca l'aria quando fa troppo caldo, allora l'ambiente si omeostatizza su una determinata temperatura. Ciò però non vale per il capitalismo perché esso è un modo di produzione non omeostatico basato sulla crescita continua, D-M-D', e perciò ogni equilibrio raggiunto è precario. Ad Hong Kong lo stato ha permesso che venisse occupato il Parlamento, in modo da abbassare la temperatura sociale ed evitare reazioni a catena. Sembra che gli apparati statali non diano troppa importanza ai simboli e badino più alla dinamica delle manifestazioni, specialmente quando queste coinvolgono masse ingenti di atomi sociali. Teniamo presente che, al contrario di qualche anno fa, i movimenti sociali non prendono più in considerazione i tavoli delle trattative, non hanno leader con cui confrontarsi, ma avvengono e basta, con la stessa potenza con cui si manifestano i terremoti o le eruzioni vulcaniche.

La borghesia ha imparato a non farsi influenzare dai fatti superficiali (come la devastazione di una sede politico-amministrativa), spostando invece l'attenzione sul piano militare, quello risolutivo per affrontare la cosiddetta questione sociale. A tal proposito, abbiamo ricordato la Mission Italcon, quando l'Italia, dal 1982 al 1984, ha ricoperto il comando di un settore del Libano con il compito di mantenere la pace. Il comandante della missione, Franco Angioni, esaltò la capacità degli italiani nella gestione dell'operazione, peculiare rispetto alle altre forze presenti: mentre gli altri paesi si facevano coinvolgere ideologicamente dagli schieramenti di guerra, i militari italiani si comportarono freddamente, cercando di risolvere problemi pratici e tenendo una vasta area sotto il cessate il fuoco senza subire grosse perdite, grazie ad una rete di alleanze e trattative intessuta con i potentati locali e le varie fazioni in lotta. Anche in questo caso l'Italia ha fatto scuola? Oggi gli stati sono costretti sempre più ad utilizzare metodi militari per affrontare situazioni di crescente instabilità sociale.

Se nelle grandi manifestazioni che si son viste negli ultimi tempi sembra esser venuta meno la massiccia presenza del proletariato classico, quello in tuta blu, è però cresciuta quella della popolazione proletarizzata, che non ha più rivendicazioni legate al posto di lavoro, e si organizza con telefonini e social network per supplire all'organizzazione di fabbrica. Insomma, il proletariato è tutt'altro che assente in questi movimenti, e ha la possibilità di organizzarsi in maniera molto più potente rispetto al passato. E questo terrorizza la borghesia.

Si è poi passati a parlare degli effetti del caldo che sta sferzando da giorni l'Europa. Si tratta di fenomeni più o meno estremi che portano con sé le interminabili discussioni sul riscaldamento globale, il buco dell'ozono, ecc. Sarà anche vero che l'aumento dell'anidride carbonica provoca il riscaldamento della biosfera, ma la meteorologia ci dice che anche in passato ci sono stati cataclismi giganteschi. L'indagine della crosta terrestre testimonia che nel corso della storia del pianeta si sono attivate energie cinetiche che non riusciamo quasi ad immaginare, ovviamente in epoche in cui non esistevano gli esseri umani. Da una parte bisogna tener conto che il capitalismo sta rovinando il pianeta e ci sono processi di estinzione in corso, dall'altra possiamo stare tranquilli circa la salute della biosfera la quale può spazzare via il fastidioso bipede in un batter d'occhio. I dibatti fra i sostenitori della catastrofe ecologica e coloro che ritengono i fenomeni d'oggi irrilevanti rispetto al passato, finiscono per non prendere seriamente in esame, dal punto di vista scientifico, quello che sta succedendo: il sistema borghese non conosce sé stesso, e quindi non ha un metodo per prevedere cosa gli accadrà, per fare scienza della società. L'attuale classe dominante, per quanto tecnologicamente e militarmente attrezzata, è in preda all'irrazionalità: è come una nave senza nocchiere in gran tempesta.

Articoli correlati (da tag)

  • Paradossi stridenti

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 13 compagni, è iniziata prendendo spunto da alcune notizie provenienti da Hong Kong.

    Secondo il New York Times, la vera miccia che ha innescato le proteste in corso è la questione delle abitazioni: in una città di 7,4 milioni di abitanti, diverse centinaia di migliaia di persone con bassi salari vivono in appartamenti piccolissimi. Il motore delle proteste sarebbe quindi da ricercare nella miseria crescente: da una parte l'élite finanziaria che detiene tutta la ricchezza, al polo opposto milioni di senza riserve che con il loro lavoro permettono il funzionamento della metropoli. Dello stesso avviso è Wired, secondo il quale alla narrazione di eroici giovani pro-democrazia, teleguidati dagli Usa contro il totalitarismo cinese, bisogna opporre la condizione in cui vivono milioni di precari, disoccupati e lavoratori impoveriti. Hong Kong detiene il record della metropoli dove i lavoratori hanno la settimana lavorativa più lunga del mondo.

  • Interconnessione globale

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, ha preso spunto da tre temi apparentemente diversi tra loro: la situazione politica italiana con le dimissioni del premier Conte, le continue manifestazioni ad Hong Kong, la prospettiva, data per certa da molti economisti, di una recessione globale in arrivo.

    Dagli interventi al Senato dello scorso 20 agosto, sia del presidente del consiglio dimissionario, che del capo della Lega Salvini, di Renzi, nonché di tutti gli altri colleghi, non emergeva uno straccio di programma oltre alle reciproche accuse. Il personale politico e le relative proposte sono scadenti perché il sistema nel suo insieme ha sempre meno energia per andare avanti. Il presidente della CEI, il cardinale Bassetti, presente al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione e sollecitato dai giornalisti in sala a prendere la parola, ha affermato: "Ancora di crisi volete farmi parlare? Ma la crisi è di sistema, è di visione, prima che del governo".

    La sovrastruttura politica borghese, del tutto impotente rispetto ai cambiamenti epocali in corso, arranca cercando di restare al passo con i tempi. Sono all'ordine del giorno improvvisi rimescolamenti politici, vischiose alleanze fra partiti fino a pochi giorni fa "nemici", faide fra correnti interne agli stessi, autodistruzione di raggruppamenti e leaders, situazioni precarie passibili di rovesciamenti repentini.

  • Slanci antiformisti

    Durante la teleconferenza di martedì 6 agosto, a cui si sono connessi 10 compagni, abbiamo commentato le ultime notizie provenienti da Hong Kong e da altri luoghi del mondo, traendo alcune considerazioni generali sui movimenti che negli ultimi tempi si stanno manifestando.

    Lunedì 5 agosto a Hong Kong c'è stato lo sciopero generale. Il venerdì precedente, in preparazione alla mobilitazione successiva, hanno incrociato le braccia gli impiegati statali; ne ha parlato Asia News nell'articolo "Legge sull'estradizione: manifestano anche gli impiegati statali e delle banche", in cui si preannunciava il coinvolgimento dei lavoratori di 34 istituti bancari, ma non solo, nella giornata dello sciopero generale: "Fra essi vi sono persone che lavorano nelle banche locali, in quelle internazionali e perfino nelle banche statali cinesi. I sindacati del mondo finanziario vanno ad aggiungersi ai sindacati di altri 95 gruppi sociali dei settori pubblico e privato. Fra essi vi sono insegnanti, piloti di aerei, hostess e stewards, avvocati, artisti."

    Lo sciopero di lunedì ha bloccato il traffico ferroviario e aeroportuale, causando la cancellazione di più di 100 voli. La situazione di forte tensione sociale ha spinto la governatrice Carrie Lam ad affermare che la città si trova sull'orlo del caos e che il governo sarà risoluto nell'assicurare l'ordine pubblico. Le manifestazioni, nate per protesta contro la legge sull'estradizione in Cina, si sono allargate all'intera società, e il governo di Pechino ha lanciato il suo monito: attenzione a non confondere la prudenza con la debolezza.

Rivista n°45, aprile 2019

copertina n°45f6Editoriale
Fine della preistoria umana
f6Articoli
- Dalla partecipazione alla schiavitù. Genesi delle società divise in classi
- Poscritto al Grande Ponte. Connessione tra le arcate
- Brexit
f6Doppia direzione
Il nome e l'ombra

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 235, 31 agosto 2019

f6La telecamera e il carro armato
f6Che capitalismo è mai questo?
f6Anti-imperialismo selettivo
f6La guerra delle valute
f6Fisiologia della sicurezza
f6Ex foresta amazzonica

Leggi la newsletter 235
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email