Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  7 maggio 2019

L'impossibile "normalizzazione"

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione dell'articolo pubblicato sul Corriere della Sera "L'astro Spd pensa al socialismo reale 'Nazionalizzare le aziende dell'auto'".

Secondo Kevin Kühnert, il capo dell'organizzazione dei giovani socialdemocratici tedeschi, gli Jusos, la nazionalizzazione dell'industria a partire dal settore auto, la collettivizzazione delle grandi aziende, la limitazione della proprietà immobiliare e la regolazione dei profitti rappresenterebbero "l'unica strada per il superamento del capitalismo". Storicamente proposte simili, in primis la socializzazione delle industrie, sono state avanzate sia da partiti socialdemocratici che da gruppi di estrema destra ed estrema sinistra. Peccato che tutte queste formazioni ignorino che lo Stato è più che presente nella vita economica; il fascismo ha perso militarmente, ma ha vinto politicamente ed economicamente estendendosi a tutto il mondo. Anche la Cgil è tra quelli che richiedono una maggiore presenza statale e per gli ex stabilimenti Fiat reclama l'intervento dello stato: se nei periodi di crisi Pantalone deve accollarsi le perdite e socializzarle, i profitti restano sempre privati.

Abbiamo poi parlato delle manifestazioni del Primo Maggio che sono state molto partecipate in tutto il mondo.

A Torino, dove eravamo presenti con la nostra stampa, si sono verificati dei momenti di tensione tra le forze dell'ordine e lo "spezzone sociale", la parte più vivace del corteo che raccoglieva i centri sociali e numerosi manifestanti No Tav (all'interno anche alcuni consiglieri del M5S). La polizia ha tentato di tenere a distanza questo blocco da quello del PD, anche con delle cariche, ma il tutto è rimasto all'interno delle beghe politiche ed elettorali. Molto più interessante invece la manovra a sorpresa di una trentina di rider, che sono riusciti a trovare un varco nel corteo blindato dalle forze di polizia e a prenderne la testa, bloccando l'ingresso in piazza San Carlo dove, come ogni anno, era allestito il palco delle istituzioni e dei sindacati. Grazie all'azione fulminea dei gig-workers, il corteo si è fermato per alcuni lunghi minuti durante i quali i rider hanno urlato slogan contro le piattaforme del food delivery (Gloovo, JustEat, ecc.), il governo e i sindacati, raccogliendo molta solidarietà tra i presenti. A quel punto carabinieri e servizio d'ordine della Cgil si sono accordati e hanno fatto in modo che i ciclofattorini entrassero per primi in piazza, sbrogliando una situazione che poteva diventare molto complicata, almeno per loro. Viene da domandarsi cosa sarebbe accaduto se il blocco fosse continuato, ma comunque resta il fatto che il corteo è stato aperto dai rider, che sono entrati in piazza San Carlo urlando contro i confederali "venduti, venduti!" e "basta trattare, è ora di lottare!" (video: 1° Maggio - Sciopero rider Torino).

Abbiamo scritto molto sulle lotte dei rider: questi precari lavorano secondo lo schema on-demand cioè quando serve, con un rapporto diretto consentito da applicazioni e piattaforme digitali sviluppate appositamente. Domanda e offerta si incontrano on-line, ma ovviamente con un'assoluta asimmetria, dato che il lavoratore non ha nessun mezzo per intervenire nel sistema. A meno che non blocchi tutto, coordinandosi in rete con altri senza riserve.

I partiti della sinistra che sfilano ogni anno nel corteo del Primo Maggio a Torino si sono "liquefatti", sostenuti ormai solo dalla presenza massiccia delle forze di polizia e da servizi d'ordine appaltati ad agenzie private. Sulla stampa mainstream dei rider non ha parlato quasi nessuno, mentre grande risalto è stato dato allo scontro tra i No Tav e lo spezzone del PD. Alla fine, la violenza è stata a senso unico: è la polizia che ha menato, mentre dai microfoni i leader No Tav invitavano alla calma e a non rispondere alle provocazioni. I pompieri sociali vogliono difendere lo status quo mantenendo la protesta entro limiti compatibili, ma non riusciranno a lungo nel loro intento, anche perché la struttura materiale del capitalismo negli ultimi anni è profondamente cambiata togliendo la terra sotto i piedi ai cultori della pace sociale. Il vecchio patto corporativo si sta dissolvendo: la carota è sparita ed è rimasto solo il bastone. Secondo Ezio Mauro, per decenni il lavoro (salariato) ha garantito ai lavoratori gli elementi di base "ai quali si appoggiava per entrare in un'altra dimensione, civile e culturale, con la capacità di creare una coscienza dei diritti, un'intelligenza civica del collegamento tra l'individuale e il collettivo, un sentimento della cittadinanza. È esattamente questo che è entrato in crisi, quando parliamo di lavoro" ("Primo Maggio, quando il lavoro è mutante", Repubblica, 30.4.19). Per il giornalista tutto ciò è negativo, per noi ovviamente è vero il contrario.

Sempre più frequentemente in occasione di grandi manifestazioni lo Stato blinda preventivamente i cortei temendo di perdere il controllo della piazza. La repressione preventiva è segno di debolezza e non di forza. Il livello di violenza potenziale e cinetica messo in atto dallo stato francese durante il corteo del 1° Maggio a Parigi è sintomatico.

Sul fronte economico abbiamo commentato l'articolo di A&F di Repubblica del 5 maggio "La ritirata delle banche centrali: inflazione e crescita, fermi i tassi". La BCE, la FED e la Banca del Giappone con l'appoggio della Banca Mondiale hanno sospeso il rialzo dei tassi. Le quattro istituzioni economiche hanno deciso di non prendere alcun provvedimento: "la 'normalizzazione' è rinviata all'anno prossimo." Un'inflazione troppo bassa, dicono gli economisti, indica scarsa attività economica e insufficienti consumi. Mario Draghi ha insistito molto negli ultimi anni a favore di misure che aumentino l'inflazione. In matematica invertendo l'ordine dei fattori il prodotto non cambia, ma nella società, ironizzava Marx, se quando piove si apre l'ombrello non basta aprire l'ombrello per far piovere. Insomma, nonostante i ripetuti stimoli monetari, vere e proprie iniezioni di droga economica, l'inflazione non cresce. Di tutto è stato escogitato per rianimare il cadavere capitalistico, ma i risultati non sono certo positivi. E di fronte a questa situazione desolante, i governi adottano misure come la legge Hartz in Germania, lo SMIC in Francia o il Reddito di Cittadinanza in Italia, puntando a tamponare la situazione e a prendere tempo. Il sistema-mondo funziona ancora perché India e Cina con i loro tre miliardi di abitanti riescono a pompare plusvalore e a farlo circolare, ma questi paesi invecchiano velocemente.

Un compagno ha poi accennato a un semilavorato in corso sulla rendita, basato sul lavoro della nostra corrente "Mai la merce sfamerà l'uomo" (1953-1954). Il tema della rendita è molto importante, soprattutto per la tendenza capitalistica alla diminuzione del prezzo dei prodotti manifatturieri, in parallelo all'aumento di quelli della terra. Già in Marx possiamo trovare gli elementi teorici utili per una critica alle teorie socialdemocratiche della decrescita. Secondo la teoria marxista della rendita, il prezzo unitario delle singole merci tende a diminuire anche in seguito all'aumento della produttività, mentre uno dei maggiori limiti per il capitalismo è il costo delle materie prime dato che il mondo ha dei limiti fisici. Siccome questo processo non si può invertire rimanendo all'interno della presente forma sociale, la soluzione per i riformisti è la (impossibile) gestione della catastrofe. E quindi ecco un gran parlare di produzione agricola autogestita, ecovillaggi, giardini urbani, gruppi di consumo, cooperative integrali, ecc. E' nato anche un movimento, Extinction Rebellion, che vuole fermare la perdita di biodiversità e il collasso ecologico usando la matematica come strumento per pianificare le mobilitazioni. Esso avrebbe inventato "l'algoritmo delle proteste".

Questi sono tutti tentativi di fuoriuscita dallo stato di cose presente, ma non riescono ad affrontare il problema alla radice, visto che non impugnano l'unica arma oggi a disposizione: la vecchia ma sempre valida critica dell'economia politica. Addirittura il Corriere della Sera (Sandro Orlando, 2.5.19), recensendo uno scritto dell'ambientalista George Monbiot, titola un articolo "Il capitalismo è morto e la crescita sostenibile non esiste".

Il mondo ha metropoli che contano trenta milioni di abitanti, difficilissime da gestire e da alimentare, con un'immensa quantità di manufatti affittati o venduti, attrattori di rendita. La forbice tra prodotti industriali e agricoli/minerari è una dannazione per il capitalismo che può far crescere la produttività nel ciclo industriale, ma non può sottrarre alla terra materiale organico allo stesso ritmo. Il petrolio estratto non tornerà più, così come l'energia sociale dissipata e le specie animali estinte.

La questione agraria dunque è centrale perché tira in ballo la condizione dell'umanità nei prossimi decenni, la quale dovrà inevitabilmente fare i conti con un pianeta in preda ad una serie di crisi interconnesse, non ultima, quella ecologica.

Articoli correlati (da tag)

  • Conoscenza, marasma sociale e rivoluzione

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, ha preso le mosse dalla lettera di Elio Franzini, filosofo nonché rettore dell'Università di Milano, a Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, intitolata "Studi umanistici e scientifici. La scissione non ha senso".

    In realtà, a dispetto del titolo, l'autore afferma che la discussione iniziata negli anni '60 da Charles P. Snow sulla necessità di unificare il sapere scientifico con quello umanistico, è superata, dato che le due culture esistono e che "non si può pensare di ridurre la complessità dei saperi ad artificiosi momenti unitari". Per Franzini, la filosofia ha dunque la preminenza su tutte le altre discipline:

    "Nella misura in cui tratta di una questione puramente tecnica, la soluzione dipende dagli strumenti tecnologico-scientifici che si riescono ad approntare. Ma, nel momento in cui il campo si allarga – ed è il caso della nostra contemporaneità – il ritmo del progresso tecnico impone alla coscienza umana l'obbligo di adattare le regole alle circostanze, precisando con le sue scelte i criteri che gli consentono di agire. Ed è qui che il pensiero filosofico innesta ancor oggi la sua forza di propulsione."

    Ciò che conta è quindi la profondità del pensiero filosofico, le altre discipline servono al massimo ad ampliarne l'orizzonte speculativo. Lo scritto di Franzini fa venire in mente lo scambio epistolare avvenuto qualche anno fa sulle pagine di Repubblica tra Eugenio Scalfari e Alessandro Baricco; il tema della discussione era l'avvento dei nuovi barbari, e mentre il primo difendeva l'importanza degli intellettuali e della cultura classica rivendicando il primato della filosofia rispetto all'emergere dell'intelligenza diffusa e distribuita, il secondo valutava abbastanza positivamente la superficialità barbarica.

  • L'industria della disoccupazione

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie in merito all'applicazione del Reddito di Cittadinanza (RdC) in Italia.

    Il governo ha fissato alcuni criteri per l'avvio della misura economica, tra questi ci sono l'erogazione di 780 euro mensili per chi vive da solo e in affitto, e l'obbligo, per i Centri per l'Impiego, di proporre ai percettori del reddito un'occupazione che preveda un salario di almeno 858 euro. Nel frattempo pare che il conflitto tra Anpal e Regioni riguardo i navigator sia stato risolto: saranno 3 mila coloro che dovranno impegnarsi a trovare un lavoro alle centinaia di migliaia di senza riserve. Un compagno ha segnalato l'articolo "Quarantamila posti di lavoro per (non) trovare lavoro agli altri" di Sergio Rizzo, pubblicato su Repubblica il 10 marzo scorso, in cui vengono ricordate, oltre ai navigator, tutte quelle figure professionali impiegate presso i centri di formazione, le agenzie regionali, ecc., per la gestione dei senza lavoro. Si tratta, in media, di 1 addetto ogni 150 disoccupati, una quantità enorme di "risorse umane" che dovrebbero occuparsi del problema della disoccupazione per risolverlo, e invece vivono grazie ad esso.

  • Al limite fra l'ordine e il caos

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando l'articolo "Dieci giorni al reddito di cittadinanza ma è rischio caos, manca anche il modulo", pubblicato su Repubblica il 25/2/2019.

    Se questo quotidiano, per ovvie ragioni politiche, è ostile al Reddito di cittadinanza targato M5S, è anche vero che i motivi per criticare tale misura non mancano. La data in cui sarà possibile presentare la domanda per ricevere il sussidio, il prossimo 6 marzo, è vicina e il governo si trova ancora in alto mare: i navigator (i tutor che affiancheranno i destinatari del reddito) non sono ancora stati assunti data la controversia tra Regioni e governo, l'App per incrociare domanda e offerta di posti di lavoro non esiste, e sembra che i fondi messi a disposizione non basteranno per cui in molti resteranno a bocca asciutta. Anche la questione della privacy, dei dati e della loro gestione non è stata risolta. Una situazione a dir poco caotica (le Poste temono assalti agli sportelli), difficile da gestire da un governo di dilettanti allo sbaraglio.

    Su un altro quotidiano, il Corriere della Sera, Lucrezia Reichlin afferma che "senza crescita la speranza di un futuro migliore sparisce e così pure il consenso, il collante che tiene insieme le nostre società." Parole di buon senso, peccato che l'economista non dica che una crescita maggiore è possibile solo con una produttività maggiore, e cioè quando più capitale viene messo in moto ricorrendo in misura minore a manodopera effettiva (leggi aumento della disoccupazione).

Rivista n°44, dicembre 2018

copertina n°44f6Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx
f6Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura
f6Terra di confine: Il capitalismo non è eterno
f6Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno
f6Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 233, 24 aprile 2019

f6Cittadinanza del reddito
f6Nostra Signora delle Fiamme
f6Dieta proteica
f6Il paradosso della rendita
f6Il connettivista
f6Mille chilometri di metrò
f6Ventitreesima settimana
f6Gli apprendisti padreterni

Leggi la newsletter 233
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email