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Nella teleconferenza di martedì scorso, presenti 15 compagni, abbiamo parlato della vittoria elettorale di Tsipras in Grecia. Un compagno ha letto parte di un articolo di Gad Lerner intitolato La sinistra italiana e il vento dell'est, in cui il giornalista legge la vittoria di Syriza come il risultato di un'attività continuativa del partito basata sul mutuo soccorso: "Un'intera generazione di medici e infermieri volontari che hanno dato vita a ambulatori gratuiti; e poi mercati popolari di generi alimentari, mense, ricoveri notturni...". Gli fa eco il noto riformista Fausto Bertinotti: "La cosa straordinaria di Syriza è il suo essere insieme nuovo e antico. Si pensi a quanto ci sia nel suo programma di mutualismo di stampo ottocentesco. Lo stato sociale autogestito, la tutela delle famiglie, la preoccupazione per gli indigenti: tutti temi simili a quelli delle società di mutuo soccorso di fine '800."

Il paragone viene facile, ma attenzione, i fenomeni vanno storicizzati perché può accadere che essi si somiglino ma non siano la stessa cosa. Società di mutuo soccorso, cooperative e sindacati nati nell'800, subiscono una stessa dinamica per cui arrivano tutti all'integrazione nello Stato. Oggi questo tipo di esperienze si sviluppano in una situazione differente. Le società operaie di mutuo soccorso di fine '800 erano strutture di auto-aiuto che si contrapponevano allo sfruttamento tout court del proletariato da parte di un efficiente stato borghese. Le neo-comunità odierne di senza riserve nascono invece sull'onda della dissoluzione degli stati capitalistici. Sono perciò strutture non più rispondenti ad esigenze immediate all'interno di uno stato che funziona, ma a reazioni verso uno stato che non funziona più.

Durante la consueta teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, abbiamo ripreso uno dei temi sviluppati nell'ultimo incontro redazionale (Crisi di valorizzazione, abisso del debito), in relazione alla notizia del blocco della fornitura idrica nella città di Detroit per migliaia di utenti morosi.

A partire dagli anni '60-'70, in seguito alla diminuzione del numero di salariati produttivi, comincia a manifestarsi negli Stati Uniti e nella maggior parte dei paesi a capitalismo senile la crisi fiscale: il deficit statale diventa irrecuperabile, comincia a salire irrimediabilmente e viene acquisito da grandi fondi d'investimento internazionali. Si rompe definitivamente la relazione tra debito e borghesia nazionale e il bilancio dello Stato viene vincolato al debito ormai spartito mondialmente. Nell'articolo L'autonomizzarsi del Capitale e le sue conseguenze pratiche abbiamo sviluppato estesamente il tema, in questo contesto ci limitiamo a ricordare che il processo in corso fa parte del passaggio dal dominio dello Stato sul Capitale (repubbliche marinare, comuni in Italia, primo capitalismo) al dominio del Capitale sullo Stato. Ne conseguono la fine delle autonomie nazionali, il taglio della spesa pubblica, l'aumento del carico fiscale, la rovina di ampi settori della classe media e un generale impoverimento del proletariato, mentre dal punto di vista politico si operano trasformazioni importanti al fine di applicare le necessarie controtendenze alla caduta del saggio di profitto.

Le misure adottate hanno però l'unico effetto di rimandare i problemi ingigantendoli. Già qualche tempo fa aveva fatto scalpore il fallimento dello stato della California, e oggi le immagini che documentano il dissesto della città di Detroit sono impressionanti. Ma non è una situazione prettamente americana, vicini alla bancarotta ci sono pure i comuni di Napoli, Messina, Alessandria, ecc. La crisi fiscale dello Stato si manifesta a tutti i livelli: nazionale, regionale, comunale. Questo fenomeno provoca caos politico: si frantumano i vecchi schieramenti parlamentari, aumenta la conflittualità tra le lobby, aumenta la corruzione, crescono le istanze localiste, cade il consenso di massa verso gli esecutivi e aumenta la rabbia sociale.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2014

La teleconferenza di martedì, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'utilizzo delle reti mesh wireless. Ne avevamo già parlato ne Le unghie della Talpa, riprendiamo l'argomento in occasione del raduno in Germania degli appassionati di questa tecnologia prendendo spunto dall'articolo di Repubblica Mi connetto, lontano da Internet: la rivoluzione del mesh networking.

La rete mesh, detta anche a maglie, è una infrastruttura decentralizzata basata su connessioni peer to peer, non si appoggia quindi a server centrali ma sono gli stessi nodi che la costituiscono a fungere da ricevitori, trasmettitori e ripetitori. Questo sistema di trasmissione rende il network difficile da neutralizzare. Per "spegnerlo" bisognerebbe eliminare l'intera serie di nodi che lo compone, e allo stesso tempo, nel caso in cui uno di questi nodi andasse fuori uso, sarebbe relativamente semplice sostituirlo (auto-riparazione).

Ma la novità dei wireless mesh network non consiste tanto nella tecnologia in sé, quanto nell'utilizzo innovativo che se ne fa.

Durante la seconda guerra mondiale l'attività di spionaggio richiedeva antenne da venti chili che funzionavano emettendo un segnale non direzionale. Oggi bastano un manico di scopa, un vecchio telefonino e un barattolo di latta per lanciare un segnale direzionale a bassissima frequenza, molto difficile da intercettare e, se ripetuto, in grado di coprire un intero territorio nazionale. Nessuna apparecchiatura pesante e costosa, qualche competenza e abilità, e mettere in piedi una rete mesh diventa alla portata dei più. Fatto importantissimo in diverse situazioni, ad esempio quando la rete ufficiale viene chiusa, come accadde in Egitto durante la Primavera araba. Certo, non è pensabile un blocco totale di Internet, anche solo per una settimana, perché pure il business si muove online e si otterrebbe lo stesso effetto di uno sciopero generale pienamente riuscito. Di sicuro il capitalismo d'oggi non se lo può permettere. Ma l'importanza che le reti mesh possono assumere in un momento di accesa lotta di classe è notevole. Come ai tempi dei radioamatori, la cui collaborazione era fondamentale nei momenti critici. Oggi il potenziale è ancora maggiore, anzi enorme, perché i sistemi di comunicazione sono molto più perfezionati.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2014

marchadeladignidad - mapLa teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulla Marcha de la Dignidad. La marcia, organizzata in colonne provenienti da diversi punti del paese, culminerà il 22 marzo quando collettivi, sindacati, gruppi di lavoratori, disoccupati e precari, si riverseranno nella capitale spagnola per chiedere un cambiamento reale. Le rivendicazioni avanzate dai manifestanti riguardano casa, sanità, reddito e reclamano un lavoro dignitoso per tutti. Come al solito, quello che conta è il contesto generale in cui tali movimenti si inseriscono.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2014

"[…] l'amministrazione dell'intervento sulla natura non esiste più in ambito tardo-capitalistico perché la società nel suo insieme soggiace alle esigenze del capitale, sia quello dei singoli che soprattutto quello sociale, anonimo, senza fisico padrone."

L'uragano Haiyan, il ciclone Cleopatra e gli 81 tornado che qualche giorno fa si sono abbattuti contemporaneamente nel Midwest degli Stati Uniti, si inseriscono nel lungo elenco di catastrofi naturali che sempre più frequentemente devastano qualche zona del Pianeta. In queste occasioni, report giornalistici, telegiornali e servizi "speciali" dei media mainstream, non mancano di descrivere le terribili e incontrollabili forze della natura che improvvisamente si "rivoltano" contro gli abitanti della Terra, sconvolgendone la pacifica esistenza.

Quanto sta accadendo a livello politico-parlamentare in Italia ha rappresentato un buono spunto di apertura della discussione. Abbiamo sentito tutti il discorso di Napolitano circa l'eventuale candidatura di Monti quale capo del prossimo governo e la domanda che sorge spontanea è: che cosa avrà mai voluto dire il Presidente quando ha dichiarato che Monti non può candidarsi ma che potrà essere utile in seguito?

Sembra che al golpe d'autunno succederà il golpone di primavera e che l'esperimento "tecnico" sia destinato a sostituire in maniera permanente il "circo Barnum" a cui eravamo abituati. D'altronde, la fascistizzazione irreversibile della società è un fatto assodato e assimilato dalla nostra corrente fin dal 1944-1946 ("Tracciato d'Impostazione" e "Tesi del Dopoguerra") e il governo tecnico l'ha inventato Giolitti prima del fascismo.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

In relazione alla recenti conferenze tenutesi a Milano e Torino da Loren Goldner, si segnala un'intervista radio allo studioso americano in circolazione su Facebook dal titolo "Dalla crisi al movimento Occupy – una chiaccerata con Loren Goldner".

Durante la teleconferenza erano in corso le votazioni per l'elezione del presidente degli Stati Uniti, elezioni che hanno visto contrapposti il democratico Obama e il repubblicano Romney. Nel periodo di campagna elettorale i siti della galassia Occupy - abbiamo tenuto d'occhio un campione di 12 tra gli hub più importanti del movimento – non hanno pubblicato articoli o interventi in merito all'importante sfida ostentando piuttosto indifferenza verso i risultati della votazione. Solo alla fine della grande baraonda mediatica, da cui è uscito vittorioso Barack Obama, il sito di Occupy Wall Street ha pubblicato un interessantissimo post in cui si mette a confronto l’incapacità dello Stato di gestire l'emergenza (non solo quella legata all’uragano Sandy, ma quella quotidiana del 99%) e la catena organizzativa di solidarietà messa in piedi dal movimento sull'esperienza maturata durante l'occupazione di Zuccotti Park.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
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