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La teleconferenza di martedì è iniziata commentando quanto sta succedendo a Minneapolis, in Minnesota (USA).
L'ICE (United States Immigration and Customs Enforcement) è un'agenzia federale statunitense che si occupa di dogane e soprattutto di immigrazione. Da settimane il governo Trump ha schierato migliaia di poliziotti nelle strade delle principali città, da New York a Los Angeles, fino appunto a Minneapolis, dove sono stati condotti veri e propri rastrellamenti contro gli immigrati. L'uccisione di Renée Good e Alex Pretti, due attivisti che contestavano le procedure di questi squadroni, ha fatto scattare una serie di risposte di piazza. Tra queste, lo sciopero generale indetto a Minneapolis e sostenuto da AFL-CIO, che ha ricevuto la solidarietà di oltre 70 città americane. In questo contesto si è inserito lo scontro tra lo stato del Minnesota e la Casa Bianca, da cui dipendono le forze dell'ICE. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, e il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, hanno denunciato le pratiche dell'agenzia federale; Trump ha risposto accusando le autorità locali di proteggere i criminali. In questo episodio vediamo i segnali di una guerra civile, che potrebbe aumentare di intensità, opponendo l'autorità centrale degli Stati Uniti a quelle locali.
Nell'articolo "Teoria e prassi della nuova politiguerra americana" (2003), abbiamo scritto:
La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando la situazione economica negli Usa.
Appena insediatosi, Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti usciranno dal Tpp, il progetto di accordo commerciale Trans-Pacifico a cui aderiscono altri 11 paesi, ed ha proposto, con tanto di apologia di quei capitalisti che investono nel proprio paese, incontri su cadenza trimestrale con i vertici delle maggiori industrie americane: "Tutto quello che dovrete fare è stare qui, non andar via. Non licenziare la vostra gente negli Usa".
Sappiamo da un pezzo che la storia, pur essendo fatta da uomini e da esecutivi che gli uomini formano per governare la società, non si svolge come essi vorrebbero, bensì secondo determinazioni materiali più forti di ogni volontà. In questo contesto ha avuto una certo eco la notizia di un possibile investimento della Foxconn per circa 7 miliardi che, per mezzo della controllata Sharp, dovrebbe assemblare display su suolo americano. 50 mila i posti di lavoro annunciati, ma bisognerà proprio vedere a cosa serviranno dato che i piccoli componenti vengono prodotti in modo automatico. Comunque il fatto che siano i cinesi a investire e produrre negli Stati Uniti, e non il contrario, significa che l'imperialismo a stelle e strisce è davvero messo male.
Materiale ricevuto
Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione
Libertà
Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.
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