Stampa questa pagina
  • Venerdì, 25 Gennaio 2013

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  22 gennaio 2013

Contenuto è contesto, attività, è rapporto, comunità

Sul sito Chicago86 è stato recentemente pubblicato un articolo sulla "global call" indetta dal collettivo VIA22, gruppo nato in Canada la scorsa primavera in seguito all'imponente ondata di manifestazioni studentesche e non. Attraverso il software VOIP Mumble (che sembra possa reggere la partecipazione di oltre un centinaio di utenti), gli attivisti si ritrovano on line ogni 22 del mese per discutere del "movimento" globale e delle iniziative in corso o future con l'intento di dar vita ad una rete globale di solidarietà. Lo scorso 22 gennaio alcuni compagni hanno partecipato all'assemblea virtuale a cui erano presenti una decina di attivisti provenienti da Canada, Spagna (Indignados), Usa (Occupy) e Messico (YoSoy132). I temi su cui si è sviluppato il confronto sono stati l'Earth Day organizzato per il prossimo 22 Aprile, il World Social Forum 2013 che si terrà in Tunisia, il movimento Occupy di Kalamazoo in Michigan, la necessità di centralizzare le piattaforme di movimento per la diffusione delle notizie in streaming durante le azioni globali. La discussione online si è svolta anche con l'ausilio di una chat presente nel software Voip e con l'appoggio ad un sito esterno per la compilazione in tempo reale del verbale dell'assemblea: attraverso PiratePad, un servizio simile a GoogleDocs, tutti i partecipanti hanno potuto assistere e contribuire alla stesura del resoconto "just in time". I compagni connessi, a cui è stata chiesta una breve presentazione, hanno spiegato il progetto di Chicago86 e inviato tramite chat il "chi siamo" presente sul sito in più lingue e il documento "Global Spring". Prima di questa assemblea c'erano stati degli scambi di e-mail con alcuni attivisti della piattaforma InterOccupy.

Al di là dei contenuti discussi durante la tele riunione, quello che è risultato più interessante è stata l'organizzazione dell'assemblea e l'approccio assolutamente inclusive. Nel mondo i processi autorganizzativi che si mettono in moto sono sempre più potenti. In questo caso il collegamento tra persone di diverse nazionalità è indicativo: può essere effettuato da chiunque grazie ai software e alle istruzioni presenti in rete ed il problema della lingua è presto superato con traduzioni fatte in tempo reale da traduttori elettronici od in carne ed ossa.

L'epoca di Internet è caratterizzata da un movimento sociale generalizzato. L'esempio storico più calzante a cui possiamo riferirci è quello dell'amigdala: ricerche paleontologiche hanno rivelato che le amigdale paleolitiche non erano semplici attrezzi ma strumenti di una qualche forma di linguaggio, la cui fabbricazione incideva sulla produzione del linguaggio stesso anche attraverso lo sviluppo di aree del cervello dedicate. Allo stesso modo, come già intuì Engels, le grandi costruzioni monumentali, incomprensibili per l'uomo borghese, potrebbero essere state, come l'amigdala, uno strumento per sviluppare linguaggio e cervello sociali. Tutte le società umane hanno subìto un'evoluzione analoga a quella dell'amigdala-linguaggio. Nel caso di Internet non si tratta tanto e solo di analizzare meticolosamente i contenuti proposti da chi lo utilizza, ma piuttosto di comprendere il cambio di paradigma che esso incarna. E' l'interazione tra persona e tecnologia che ci interessa. A livello sociale si sta formando un organismo bio-cibernetico aperto, in grado di assorbire informazione, di filtrarla, di utilizzarla o di ignorarla. Accenniamo anche alla curiosa piattaforma "LiveMocha", sito che permette di imparare le lingue straniere tramite un meccanismo di doppia direzione: allievi e maestri allo stesso tempo, il proprio processo di apprendimento è legato a quello altrui e allo sviluppo della piattaforma stessa.

A proposito di sviluppo del cervello sociale, il collegamento al libro di John Brockman, "Digerati (Dialoghi con gli artefici della nuova frontiera elettronica)", viene spontaneo: "L'uomo crea i propri strumenti e poi si forma a loro immagine e somiglianza".

Nell'epoca della smaterializzazione delle merci anche i borghesi comprendono che abbiamo a che fare con una merce non più discreta ma continua e quindi in divenire: "Il valore sta nell'attività. Una sintesi totale di tutta la conoscenza umana non produrrà una quantità fantastica di dati, o enormi biblioteche piene di libri. L'informazione è processo. Il valore non sta più nella quantità, nella spiegazione. Il valore sta nell'attività. Contenuto non è più un sostantivo. Contenuto è contesto. Contenuto è attività. Contenuto è rapporto, comunità. Contenuto non è testo o immagini distinti dalle componenti interattive che forniscono loro accesso. Contenuto è la qualità interattiva. Contenuto è un verbo, un processo in divenire."

E continua: "L'Idr [Intelligenza distribuita in rete] è la mente collettiva esternata, la mente che tutti condividiamo. Idr è l'infinita oscillazione della nostra coscienza collettiva che interagisce con se stessa, aggiungendo una dimensione più piena e ricca a quel che significa essere umani. Io sono Internet. Io sono il World Wide Web. Io sono informazione. Io sono contenuto. I computer non c'entrano. La comunicazione umana, sì".

A livello "sindacale" il contesto italiano mostra sempre più segnali diffusi di subbuglio. La lotta nata nel settore della logistica (soprattutto alla SDA/Poste di Roma) e gestita dal Sicobas sembra coinvolgere lavoratori a cui non bastano le solite rivendicazioni (scatti salariali, rispetto dei contratti, ecc.) e che spingono per un allargamento del movimento e delle sue richieste. Sarebbe interessante se riuscissero a creare collegamenti con i lavoratori dell'Ikea e dei grossi centri di distribuzione nel Nord Italia. A Taranto invece sono arrivate altre 500 unità di polizia in funzione preventiva vista l'eventualità del blocco degli stipendi per gli operai dell'Ilva, dove sono in più di diecimila a rischiare il "posto". Taranto è l'Italia, la temperatura sociale sta salendo e tutti i problemi di coordinamento verranno via via superati dalla realtà. Per adesso si fatica ad individuare spazi/luoghi di aggregazione ma gli ostacoli saranno facilmente superati qualora si raggiunga una determinata soglia critica ("L'atomo sociale" - Mark Buchanan). A tal proposito è da segnalare un volantino del Sin.Base di Genova che attacca duramente l'ipotesi dei sinistri di nazionalizzare le fabbriche in crisi.

Dagli Usa arriva invece la notizia di un altro "suicidio" nell'ambiente cyber-attivista. Il giovane programmatore Aaron Schwarz, nonché scrittore e conosciutissimo attivista del Web, era stato arrestato per aver scaricato buona parte del database di articoli accademici JSTOR tramite la rete open access del MIT e per questo perseguitato alacremente dalla macchina giudiziaria americana, che non gli ha lasciato scampo. Sempre in territorio statunitense si fanno più frequenti le stragi, specie ad opera di insospettabili, sintomo evidente che il fronte interno scricchiola. Il fenomeno della vita senza senso non può che essere maggiore nel cuore del capitalismo dove però se da un lato troviamo fenomeni distruttivi o autodistruttivi, dall'altro vediamo esperienze aggregative come quelle di OWS.

Il collasso degli stati continua a ritmo incalzante e quanto sta accadendo in Mali né è la prova. La Francia ha immediatamente inviato i propri contingenti nel paese africano, prova di debolezza che però non poteva essere evitata pena la mancata protezione degli interessi nazionali. Anche la Germania è intervenuta ma non in collaborazione coi francesi in quanto gli interessi in gioco sono differenti. Nel frattempo le popolazioni berbere, represse da cinquant'anni dal governo della vicina Algeria, e tuareg cominciano ad autorganizzarsi.

Come scritto nell'articolo "L'Africanistan di Parigi" apparso sulla rivista Limes, la Francia rischia l'impantanamento in Mali: o i francesi riusciranno a mandare forze adatte a combattere nel deserto o dovranno trovare aiuti internazionali, ma questo scenario non sembra possibile e la situazione potrebbe sfuggire di mano. L'Africanistan descritto da Caracciolo non è uno scenario assurdo o fantasioso perché reali interessi parziali, locali e internazionali si intrecciano e giocano di conseguenza un ruolo decisivo accrescendo il caos in quella zona del pianeta. Basti pensare agli avvenimenti in Sudan, ai signori della guerra in Somalia, ai mercenari della Costa D'Avorio, allo stato nello stato che si sta formando in Algeria, ecc.

Il Capitale nel suo divenire anti-forma sta disgregando esso stesso gli stati nazionali: "[Già] il presente Stato borghese va verso il proprio affossamento, in attesa che si affossi lo Stato senza aggettivi. Ma intanto spaventosamente si gonfia, assume le proporzioni del Moloch divoratore di immolate vittime, del Leviathan col ventre gonfio di tesori stritolante miliardi di viventi. Mentre del nostro Stato rivoluzionario prevediamo la dissoluzione graduale, del presente Mostro prevediamo invece la paurosa, ma luminosa esplosione (Inflazione dello Stato, 1949)."

Articoli correlati (da tag)

  • Capitalismo che abolisce capitalismo

    La teleriunione di martedì sera si è aperta con il commento all'intervista che Elon Musk ha rilasciato lo scorso 23 luglio a Zanny Minton Beddoes, direttore di The Economist - la prima uscita pubblica estesa dopo la quotazione in borsa di SpaceX (12 giugno), che ne ha fatto il primo trilionario della storia.

    Musk torna a parlare di Intelligenza Artificiale (IA), sostenendo che entro i prossimi dieci anni robot e sistemi di IA sostituiranno gran parte del lavoro umano. Si aprirebbe così un'epoca di "abbondanza" in cui il lavoro diventerà opzionale, mentre il denaro, legato per sua natura alla scarsità delle risorse, perderà di senso.

    Si tratta di posizioni già affrontate nell'articolo "Ideologie di un capitalismo che nega sé stesso" (n+1, n. 57), nel quale avevamo passato in rassegna le diverse correnti - accelerazionista, lungotermista, transumanista, ecc. - per lo più legate, se non geograficamente almeno culturalmente, all'ambiente della Silicon Valley. Nell'intervista Musk fa esplicito riferimento al Ciclo della Cultura, una serie di romanzi fantascientifici di Iain Banks, che immagina una società spaziale post-scarsità in cui uomini e robot convivono senza lavoro né denaro. Non è un riferimento casuale: è lo stesso percorso culturale ricostruito da Fabio Chiusi nel saggio L'uomo che vuole risolvere il futuro. Critica ideologica di Elon Musk (2023), legata all'eredità del nonno materno, membro negli anni Trenta della sezione canadese del Technocracy Incorporated - il movimento che voleva sostituire la politica democratica con un governo di ingegneri, unici capaci di amministrare "scientificamente" produzione e distribuzione dei beni. Altri individuano in alcune dichiarazioni di Musk dei riferimenti al cosmismo russo di fine Ottocento, corrente mistico-scientifica che vedeva nella conquista dello Spazio e nel superamento della morte il compimento dell'evoluzione umana, e da cui discende per altre vie il transumanesimo oggi diffuso nella Silicon Valley, e non solo. Di qui il "soluzionismo tecnologico" di Musk, l'idea cioè che problemi storici e sociali - il lavoro, la scarsità, la morte stessa - siano problemi tecnici, risolvibili con l'ingegneria aggirando la politica come mediazione tra interessi contrapposti. Coerentemente con questa impostazione, Musk ha proposto un istituto che chiama "universal high income", una sorta di reddito universale destinato a distribuire la ricchezza.

  • Guerra, debito, polarizzazioni

    La teleriunione di martedì è iniziata riprendendo l'articolo "Wargame. Parte seconda", pubblicato sul numero 51 della rivista.

    In quel lavoro abbiamo contrapposto il Partito Azzurro, rappresentante della conservazione, al Partito Arancione, espressione dei manifestanti, in un "gioco" dinamico riguardante un'ipotetica manifestazione dai confini sfumati. Per inibire i comportamenti emergenti dalla piazza, il Partito Azzurro è costretto ad intervenire aggiornando il proprio programma, ma le configurazioni previste sono obsolete, in quanto dettate da una consuetudine che non contempla soluzioni antiforma. Al contrario, il Partito Arancione, opportunamente diretto, può cambiare le regole del gioco.

    Le difficoltà rispetto alla lettura della complessità di questo mondo possono essere superate solo da quelle che abbiamo definito macchine per conoscere, ovvero teorie, modelli e schemi.

    Il tema del wargame è utile per comprendere le dinamiche e gli sbocchi della guerra guerreggiata. C'è chi esulta per la tregua tra Israele ed Hamas, mediata dagli USA (e che ha già prodotto decine di morti tra i Palestinesi), ma all'orizzonte si prospetta la riapertura del fronte con l'Iran. Il conflitto in Ucraina è tutt'altro che risolto. Il conflitto mondiale in corso non si può combattere con le armi e le dottrine a disposizione, ma le nuove non sono ancora pronte; è impossibile mettere in forma questo tipo di guerra, tanto che i vari think tank che si occupano di analisi geopolitica non riescono a tracciare una dinamica, faticando a comprendere come potrebbe evolvere la situazione mondiale.

  • Un mondo, un wargame

    La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni riguardo le recenti mobilitazioni pro-Pal alla luce dei nostri lavori sul wargame.

    In diverse parti del mondo sono in corso da mesi manifestazioni in solidarietà con la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. In Italia, durante lo sciopero generale del 3 ottobre, oltre due milioni di persone hanno preso parte ai cortei organizzati in più di 100 città, con 300 mila manifestanti solo a Roma. Secondo la CGIL, l'adesione media nazionale è stata intorno al 60%. Quando scendono in piazza così tante persone, a prescindere dalla motivazione ufficiale, vuol dire che c'è qualcosa nel sottosuolo sociale.

    La guerra ha fatto emergere un malessere che già covava all'interno della società. Da anni scriviamo che la spinta alla rivolta deriva dalla crisi storica del capitalismo, dall'inceppamento della legge del valore. A ciò si aggiunge un diffuso senso di insicurezza verso il futuro, avvertito in particolare dalle giovani generazioni che si trovano a fare i conti con la "vita senza senso", la precarietà, la miseria, la prospettiva della guerra (i politici parlano apertamente della necessità di reintrodurre la leva obbligatoria).