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  • Venerdì, 29 Marzo 2013

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  • Resoconto teleriunione  26 marzo 2013

Crisi, fonti energetiche e cervello sociale

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 10 compagni.

La discussione è cominciata dall'analisi della disastrata situazione finanziaria di Cipro e delle manovre politico-economiche messe in moto per trovare una qualche soluzione. Le ultime news parlano di una tassa sui capitali oltre i 100 mila euro pari al 30% o perfino al 40%. Si tratta di un vero esproprio ai danni dei correntisti delle due principali banche cipriote, un brutto colpo per i miliardari russi che per anni si sono avvantaggiati dei regimi fiscali dell'isola. Al solito gli esperti lanciano folli dichiarazioni sulla santità del mercato, ma in realtà si varano pesantissimi e contraddittori interventi dello Stato per non lasciar affondare l'economia. Sebbene queste misure non risolvano la situazione generale, nell'immediato possono risultare efficaci per tranquillizzare la cosiddetta Troika. A Cipro ci sono 25 miliardi di dollari russi, ma la paura potrebbe far spostare i soldi dai conti correnti ai buoni del tesoro. E la preoccupazione di contagio è fondata: trapelano già notizie che indicano la Slovenia come prossima interessata (dove buona parte dei depositi proviene dal nord-est italiano), si vocifera del Lussemburgo e anche dell'Italia.

In questo quadro Cipro è un laboratorio per tutta l'Europa. Da Parigi, il presidente francese Francois Hollande ha detto di considerare Cipro "un caso unico" ed ha ammonito: la garanzia dei depositi bancari nell'Unione europea "deve essere un principio assoluto, irrevocabile". Insomma, la lingua batte dove il dente duole.

Dopo la bocciatura da parte del Parlamento cipriota della prima intesa, l'accordo è stato trovato sul cosiddetto "piano B" e cioè lo smantellamento della Laiki Bank che diventerà una "bad bank" in cui verranno fatti confluire tutte le passività e i titoli tossici. Gli attivi di Laiki Bank passeranno invece a Bank of Cyprus, i cui depositi sopra i 100 mila euro verranno convertiti in titoli di Stato con una decurtazione pari a circa il 30%.

Negli USA, con il fallimento delle grandi banche, è avvenuto qualcosa di simile: quando esplose la bolla dei mutui subprime vennero a galla pericolosi meccanismi speculativi, tra cui l'uso spregiudicato della leva finanziaria (Leverage). La differenza è che nel 2008 eravamo all'inizio della crisi, le banche fallivano e venivano salvate dall'intervento statale; adesso, dopo 5 anni, sono gli Stati ad essere sull'orlo del fallimento. Organismi ibridi, come la BCE, intervengono cercando di evitare il contagio ma sono preda di interessi contrastanti. La stessa Unione Europea politicamente non esiste essendo un guazzabuglio di interessi particolari.

Per quel che riguarda Cipro, gli investitori sperano che la tassa sia solo del 30-40%, perché qualora le banche dovessero fallire i correntisti perderebbero tutto. La Russia, per ritorsione, minaccia di liberarsi dai depositi in euro. Qualche anno fa l'Islanda è crollata sotto il peso del capitale fittizio, pari al 980% del Pil e cioè 10 volte il prodotto interno lordo dell'isola. Ed è proprio questo dato che bisogna sempre tenere presente, il rapporto capitale fittizio/PIL: ad oggi tale rapporto, a livello mondiale, è di 15 a 1! Perciò quanto accade a Cipro è un episodio locale di quel che avviene su scala globale. E' la vendetta della legge del valore.

Nell'epoca del capitalismo virtuale sarebbe necessario controllare i flussi finanziari globali, ma non c'è nessuno che lo possa fare obbligando gli altri ad obbedire; sarebbe necessario tradurre le incursioni piratesche del capitale finanziario in risparmio sicuro, ma non c'è nessuno che sappia come fare perché occorrerebbe perlomeno una specie di superfascismo sovranazionale.

Le regole di bilancio imposte dalla BCE per affrontare la crisi non fanno altro che deprimere ancor più l'economia: in cambio di aiuti economici le autorità internazionali chiedono ai paesi misure lacrime e sangue. Quello che risulta evidente è che dopo sei anni i tecnici del Capitale non sanno più a che santo votarsi, mentre le borghesie affrontano ogni nuova situazione critica come se fosse una particolarità. D'altronde, è inutile pensare che la classe dominante possa sfornare una teoria adatta a rimettere in moto l'economia. Dal 2008 il costo della crisi è stato gigantesco e gli Stati hanno salvato le banche quando l'unica soluzione era cancellare capitale fittizio.

Le piazze cipriote di questi giorni assomigliano a quelle portoghesi, spagnole, greche ed egiziane dove pensionati, giovani, studenti e lavoratori, un movimento generalizzato insomma, manifestano la rabbia e l'insofferenza dovuta al peggioramento drastico delle condizioni di vita. In un recente articolo di Limes "da Tahrir a Port Said" riguardo la tesissima situazione egiziana, si racconta di scontri continui tra giovanissimi e polizia. L'Egitto è da tenere sotto osservazione dato che ultimamente la stessa polizia ha scioperato, inserendosi così in una situazione di sfondo di scioperi massicci che interessano più o meno tutte le categorie.

Il premier cinese si è recato in Sudafrica per il quinto vertice del cosiddetto gruppo dei BRICS. Sembra sia in discussione la creazione di una banca per lo sviluppo che sostituisca la Banca Mondiale e il FMI. "La più profonda ragion d'essere dei BRICS è quasi certamente la creazione di nuove istituzioni tipo Bretton Woods, ma orientate verso il mondo in via di sviluppo", spiega Martyn Davies, amministratore delegato della sede di Johannesburg della Frontier Advisory, che fornisce ricerche sui mercati emergenti. "C'è uno spostamento del potere dal mondo tradizionale a quello emergente. Ci sono un sacco di preoccupazioni geo-politiche per questo cambiamento nel mondo occidentale". Una banca con un fondo di 50 miliardi di dollari risolverebbe problemi locali, ma se si spezza la fiducia negli organismi internazionali (FMI, BM, WTO) si dà l'innesco ad un incendio di proporzioni globali. I BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) rappresentano il 69% della produzione mondiale e quasi metà della popolazione del pianeta e la mossa di istituire una banca mondiale parallela dei "paesi emergenti", sembra fatta apposta per fare pressione per una riforma del FMI. Tuttavia l'esistenza di due banche mondiali non è impossibile, ma sarebbe l'inizio della fine.

Lo scambio tra Cina e Africa cresce sempre più. Decine di miliardi vengono investiti dalla Cina verso l'Africa subsahariana, una vera e propria invasione del continente. Tutto ciò ha inevitabili ripercussioni sulla situazione politica locale e non. Un recente colpo di stato nella Repubblica Centrafricana ha costretto i francesi, già impegnati in Mali, ad inviare diverse centinaia di militari. Da una parte vediamo l'invasione di capitali e merci cinesi in Africa, dall'altra la crescente presenza occidentale per difendere le proprie posizioni.

La dissipazione del sistema si manifesta, come abbiamo scritto nel numero 31 della rivista, nel settore energetico sia a livello locale che globale. In Italia l'effetto combinato della crisi economica, che ha abbassato i consumi di energia elettrica, e dell'aumento della produzione da fonti rinnovabili ha mandato in crisi le centrali termoelettriche, specie quelle a ciclo combinato a gas che ormai funzionano solo in alcuni momenti della giornata. Chi aveva investito in questi impianti si trova ora di fronte a grosse perdite e, come al solito, si chiede a Pantalone di intervenire per socializzarle. E' allo studio l'introduzione di un ulteriore balzello da applicare alla bollette elettriche per remunerare le centrali in base alla loro potenza, indipendentemente dal fatto che esse funzionino o meno.

A livello globale, molto interessante è la questione del gas e del petrolio da scisti, ricavati con tecniche di fratturazione idraulica delle rocce di notevole impatto ambientale. Negli ultimi anni queste due fonti fossili di energia hanno avuto un certo sviluppo negli Stati Uniti, dove per effetto della produzione di shale gas si è avuto un abbassamento notevole del prezzo del metano. Alcuni hanno parlato di una rinascita dell'industria negli USA per effetto di queste nuove fonti di combustibile, in realtà la questione va analizzata in modo più critico. I massicci investimenti nello shale gas sono stati giustificati dall'ipotesi di un'abbondante produzione futura che avrebbe assicurato un flusso costante di ricavi. In realtà si è visto che per mantenere inalterato l'output dei pozzi è necessario trivellare continuamente, dato che già dopo un anno si assiste ad una significativa diminuzione della produzione. Questo sta procurando delle grosse difficoltà alle aziende che operano nel settore alle prese con costi insostenibili, al punto che si parla già di una bolla del settore. L'amministratore delegato della Exxon Mobile, riferendosi a questo business, ha dichiarato: "Qui abbiamo perso anche la camicia". Il costo di produzione di questo tipo di gas è di circa 8 volte maggiore rispetto a quello russo e di conseguenza il rapporto tra l'energia ricavata e tutta l'energia spesa per giungere al suo ottenimento, l'EROEI ("o energy return on investment"), è più basso (tra 2 o 3 secondo alcuni). Un discorso simile si può fare per il tight oil, che si ricava per fratturazione sempre dagli scisti, dove è intrappolato, ma che non deve confondersi con lo oil shales e cioè con quello che si tenta (invano) di ricavare dagli scisti bituminosi, costituiti in parte da cherogene, una specie di petrolio poco cotto contenuto in queste formazioni. Anche i giacimenti da cui si estrae il tight oil presentano un esaurimento molto rapido: dopo il boom di nuove trivellazioni che si è avuto nel 2010 e 2011 negli USA, possiamo già osservare una diminuzione del numero di pozzi, a cui si prevede segua una diminuzione della produzione.

Il gas ed il petrolio estratti con la tecnica della fratturazione idraulica dagli scisti non modificano la tendenza complessiva ad utilizzare risorse sempre più marginali, con costi di estrazione sempre crescenti, con ritorno energetico decrescente. La fame di energia, alimentata dallo sviluppo di giganti come l'India e la Cina, fa crescere la rendita e quindi i costi di approvvigionamento energetico. Le stesse fonti rinnovabili, in particolare il solare e l'eolico che pure hanno avuto un grosso sviluppo negli ultimi anni, non sono ancora in grado di invertire questa tendenza. Rappresentano un contributo ancora modesto al fabbisogno energetico complessivo e sono spesso legate a meccanismi di incentivazione pubblica che consentono di garantire ad esse un sovrapprezzo, in assenza del quale la loro diffusione si arena: il meccanismo della rendita capitalista impedisce un loro utilizzo massiccio, anche se considerazioni di carattere ambientale ne consiglierebbero una loro rapida adozione. Fabbriche nuovissime di pannelli solari chiudono una dopo l'altra per sovrapproduzione, in un folle ed insensato sciupio.

Notizie interessanti arrivano dal campo informatico e dallo sviluppo delle tecnologie. Intel ha pubblicato i propri dati sul traffico online dove passano 640mila gigabyte di dati al minuto e tra pochi anni saranno più che raddoppiati. Equivalgono alle attività di milioni e milioni di persone, il cervello sociale in crescita esponenziale. Anche la rivista Wired affronta tematiche sul cervello sociale, mostrando come cooperazione e condivisione siano la chiave dell'evoluzione della nostra specie. Interessante a tal proposito il progetto #P2Pwikisprint, che ha come scopo il coordinamento tramite Wiki degli esperimenti di economia P2P che si sviluppano nel mondo. Mentre i grandi cartelli producono in modo tale che il prodotto abbia una "vita" sempre più breve (obsolescenza programmata), i nuovi progettisti fai-da-te e i makers apportano migliorie ai mezzi di produzione utilizzando progetti open source, reti di condivisione e costruendo prodotti con un alto valore d'uso.

Un compagno ha segnalato il documentario di Werner Herzog sulle grotte di Chauvet in Francia. Incuriosito da un articolo del New Yorker sulla grotta, il regista ha ottenuto dal Ministero francese della Cultura il permesso di filmare per poche ore al giorno l'interno della grotta, normalmente chiusa ai visitatori per proteggerne il clima eccezionale. In compagnia di alcuni geologi, archeologi, storici dell'arte e del periodo preistorico, Herzog penetra nelle profondità della terra e della storia armato di una piccola telecamera e di luci speciali. Lo studioso Leroi-Gourhan afferma che si può fare solo opera di catalogazione quando si parla di popolazioni antiche, in questo caso di 30.000 anni fa, non certo "spiegarle" utilizzando categorie dei nostri tempi, come la religione. L'uomo antico viveva monisticamente immerso nella natura e non è possibile credere che applicasse distinzioni e separazioni cui noi siamo invece abituati. Scrive Leroi-Gourhan in "Le religioni nella preistoria": "La religione paleolitica noi la vediamo profilarsi solo in una vaga penombra. La sola cosa che si possa affermare, a parte il principio generale di complementarietà tra figure di valore sessuale diverso, è che le raffigurazioni si organizzano in un sistema estremamente complesso e ricco". Dai disegni presenti nelle grotte di Chauvet, molto più potenti dei dialoghi degli archeologi, si evince una tecnica pittorica sopraffina, la quale fa pensare all'utilizzo della grotta per qualche rito. La tecnica sembra addirittura più avanzata rispetto a quella di Altamira-Lascaux: nonostante il dominante bianco e nero invece del colore, si vede chiaramente che le raffigurazioni sono eseguite previa raschiatura dello sfondo, processo che nelle pitture più recenti sembra assente. Ciò significa che il risultato è meno immediato e spontaneo, ma più voluto e cercato. Si conferma l'uso del nerofumo grasso invece del carbone di legna polverulento, e il nerofumo bisogna fabbricarlo. Vuol dire che "l'uomo industria" di Marx compare assai precocemente con opere che ci lasciano a bocca aperta.

Gregory Bateson, quando tratta di culture o religioni del passato, le abbina alle fasi del modo di produzione di allora. Le forme di arte preistorica esprimono una continuità tra uomo e natura, non essendoci una differenza netta tra gli uomini e gli altri animali.

Dal fronte sindacale arrivano notizie che confermano la riuscita dello sciopero della logistica. Durante la giornata del 22 marzo abbiamo seguito il canale #logistica su Twitter che si è via via ingrossato con la partecipazione di molte persone che dal campo hanno inviato informazioni, foto e altro, dando all'iniziativa un carattere high tech.

Sempre su Twitter è stato reperito un articolo del Time sull'attualità del pensiero di Marx. Viene operato un collegamento significativo tra la miseria crescente, la nascita del movimento OWS e la tensione tra le classi dal quale è nato lo slogan We are the 99 percent. La situazione sociale è talmente matura che anche i borghesi sono costretti a fare i conti con Marx. Secondo il giornalista la formula del 99% è la manifestazione di una guerra di classe in atto: "Se i politici non praticheranno nuovi metodi per garantire eque opportunità economiche a tutti, i lavoratori di tutto il mondo non potranno che unirsi. E Marx potrebbe avere la sua vendetta".

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