Stampa questa pagina
  • Sabato, 05 Marzo 2016

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  23 febbraio 2016

Munizioni esaurite

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento dell'editoriale dell'ultimo numero dell'Economist (Out of ammo?).

L'articolo è paradigmatico di una corrente del liberismo di tipo smithiano. Carico di ottimismo verso la mano invisibile del mercato, sempre capace di aggiustare i problemi del capitalismo, nel testo l'Economist propone una nuova deregulation, dimenticando che i guai dell’attuale sistema economico sono dovuti proprio alle teorie della scuola dei Chicago Boys, e che, tra l'altro, una deregulation c’è già stata.

Le munizioni sono terminate, il capitalismo è obsoleto, rianimare ciò che è già morto non è possibile. Almeno dal 1975 assistiamo a fenomeni economici irreversibili che sono conferma di una crisi storica del modo di produzione. Crisi di cui una corrente ben precisa a suo tempo aveva preso atto. Ci riferiamo al lavoro della Sinistra Comunista sul corso del capitalismo, sulla traiettoria e la catastrofe della fetente civiltà borghese.

La crisi storica del capitalismo senile è dovuta alla caduta del saggio di profitto, ai vari impedimenti alla valorizzazione. Le prime due guerre mondiali hanno avuto come risultato immediato la rivitalizzazione del sistema grazie alla distruzione di forze produttive in eccesso. In particolare la seconda ha rappresentato un reset generale, per cui l'accumulazione è ripartita con forza grazie al Piano Marshall e si è aperto un periodo economico florido. Fino alla crisi post bellica dei primi anni '60. Da allora l'accumulazione di valore avviene per induzione, attraverso iniezioni di droga keynesiana prima e di tipo monetario poi. L'attuale marasma sociale rappresenta il termine di una parabola storica, oltre c'è solo un'altra società, diametralmente opposta a quella vigente.

La teleconferenza è proseguita con alcune considerazioni sulla produzione letteraria di Umberto Eco, recentemente scomparso. In alcuni suoi testi come Opera aperta e Lector in fabula, egli sottolinea l'importanza di mettere il fruitore in doppia direzione con l'opera, mantenendo una sorta di interattività tra le parti (l'opposto della Televisione dove si è semplici spettatori). Nel suo capolavoro, Il nome della rosa, Eco però non mette in pratica quanto teorizzato anni prima e scrive un romanzo minuzioso, descrittivo e chiuso.

Qualche mese fa aveva dichiarato a proposito dei social network: "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l'invasione degli imbecilli".

Viene in mente il dibattito tra lo scrittore Alessandro Baricco ed Eugenio Scalfari sui nuovi barbari. Mentre per il primo nella nostra epoca la profondità è venuta in superficie indebolendo il ruolo dell'intellettuale, per il secondo l'intellighenzia resta fondamentale.

L'idea sulla quale Baricco costruisce il saggio I barbari è quella di una radicale mutazione in corso nella cultura occidentale: "… la superficie al posto della profondità, la velocità al posto della riflessione, le sequenze al posto dell'analisi, il surf al posto dell'approfondimento, la comunicazione al posto dell'espressione, il multitasking al posto della specializzazione, il piacere al posto della fatica. Uno smantellamento sistematico di tutto l'armamentario mentale ereditato dalla cultura ottocentesca, romantica e borghese".

La conoscenza socializzata dagli odierni mezzi di comunicazione rende possibile un iper-collegamento tra gli uomini che produce effetti materiali rivoluzionari. Il movimento Occupy è uno dei risultati di questa conoscenza diffusa, dell'esplosione dell’informazione che trova sintesi nei collegamenti ipertestuali, nei link e nelle reti di ogni tipo. OWS è quindi un meme, un'opera aperta, un'esperienza in divenire soggetta a ulteriori evoluzioni.

Se il cervello sociale esiste, allora gli individui dovranno trasformarsi in sinapsi, in cellule differenziate di un unico grande organismo. La rivoluzione spinge verso il ritorno al cervello collettivo come è stato nel passato per milioni di anni, dovrà morire la cellula profonda e individualista e vincere la cellula differenziata che partecipa e lavora in armonia col tutto.

Articoli correlati (da tag)

  • Armi atomiche e sistemi automatici

    La teleriunione di martedì sera è iniziata con il commento di alcuni articoli presenti nell'ultimo numero di Limes, intitolato "Corsa alla Bomba".

    Secondo la rivista di geopolitica, il conflitto tra Israele e Iran segnerebbe "la fine della deterrenza nucleare: gli arsenali atomici non assicurano più la vita di chi li possiede, come Israele, o di chi potrebbe presto dotarsene, come l'Iran". Esiste il rischio di una proliferazione nucleare generalizzata, in grado di ridefinire le gerarchie internazionali (chi ha la Bomba comanda). La situazione è diventata più instabile, più pericolosa e più imprevedibile; il ritorno della Bomba come opzione concreta cambia le regole del potere globale, segnando una frattura tra potenze nucleari e convenzionali, e aprendo la porta a una corsa agli armamenti che potrebbe sfuggire di mano.

    Con lo scoppio della guerra in Ucraina, parlare di utilizzo delle bombe nucleari non è più un tabù; il generale Fabio Mini è tra coloro che lanciano l'allarme su un possibile loro impiego in Europa. Come scrivevamo nell'articolo "Dall'equilibrio del terrore al terrore dell'equilibrio", il mondo è precipitato in una situazione di caos: con la caduta dell'URSS, la simmetria atomica mondiale è stata intaccata e si è passati al terrore dell'equilibrio (nessuna superiorità strategica) che si manifesta in ambito economico così come in guerra. Durante la "guerra fredda" erano cinque le potenze dotate di atomiche (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, USA); oggi si sono aggiunte India, Pakistan, Israele, Corea del Nord e probabilmente Iran.

    L'equilibrio del terrore obbligava USA ed URSS a rapportarsi in uno scenario di coesistenza: partigianerie e guerre diffuse erano il prodotto di un mondo diviso tra due blocchi ("cortina di ferro"). Lo scenario attuale non risponde più a tale logica: è difficile, ad esempio, capire quale strategia guidi l'azione militare di Israele che, con una popolazione di circa dieci milioni di abitanti, ha aperto sette fronti di guerra, mentre cresce il malessere interno e sempre più giovani rifiutano l'arruolamento.

  • La rivoluzione raccoglie le proprie forze

    La teleriunone di martedì è cominciata dalla segnalazione di un saggio di Peter J. Katzenstein e Lucia A. Seybert (Cambridge University), intitolato Protean Power. Exploring the Uncertain and Unexpected in World Politics.

    Il potere proteiforme, sostengono gli autori, si manifesta in condizioni di incertezza e si caratterizza per fluidità e adattabilità, improvvisazione piuttosto che pianificazione, emergenza attraverso reti e assemblaggi sociali (piuttosto che istituzioni predefinite). Nonostante le relazioni internazionali tradizionali continuino a basarsi sull'idea di un rischio calcolabile, il mondo è ormai alle prese con cambiamenti inaspettati. In questo contesto, gli attori che hanno maggiore agilità nell'adattarsi a situazioni di incertezza sono quelli che sopravvivono.

    Si pensi ad esempio ad una forza relativamente piccola come gli Houthi, che ha dimostrato una notevole capacità di adattamento (attacchi con droni e missili alle navi cargo nello stretto di Bab el-Mandeb), diventando a tutti gli effetti un soggetto geopolitico che tratta con le grandi potenze.

  • Vedere oltre la catastrofe

    La teleriunione di martedì sera è iniziata affrontando il tema delle imminenti elezioni americane.

    Come nota The Economist nell'articolo "The risk of election violence in America is real", il termometro sociale negli USA registra l'aumento della tensione, con toni da guerra civile. Nel nostro testo "Teoria e prassi della nuova politiguerra americana" (2003), abbiamo scritto che "la direzione del moto storico, l'andare verso... è irreversibile. Se il determinismo ha un senso, gli Stati Uniti sono ciò che la storia del globo li ha portati ad essere."

    La polarizzazione economica e politica negli USA è il prodotto di una dinamica storica che possiamo far partire almeno dal 1971, quando il presidente Nixon eliminò l'ancoraggio del dollaro all'oro. Gli Stati Uniti assommano su di sé tutte le contraddizioni del capitalismo mondiale, e non è un caso che proprio lì sia nato un movimento avanzato come Occupy Wall Street che, nei suoi due anni di esistenza, ha voltato le spalle alla politica parlamentare, al leaderismo e al riformismo. Interessante, a tal proposito, la descrizione che viene fatta di Occupy Sandy nel libro Emergenza. Come sopravvivere in un mondo in fiamme di Adam Greenfield: