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  • Resoconto teleriunione  31 gennaio 2017

La compellence è planetaria

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando gli sviluppi della situazione americana dopo l'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.

Gli Usa, pur essendo ancora in grado di far vedere i sorci verdi al resto del mondo, non sono i controllori del Capitale, piuttosto è quest'ultimo a dominare loro e gli altri stati. Il rientro delle produzioni industriali, dice l'Economist, è in corso da tempo, da ben prima dell'elezione dell'odiato presidente bianco e razzista.

Non può un uomo, per quanto potente, imporre cambiamenti strutturali all'economia. Presidenti e capitalisti intervengono semmai su processi che sono già in atto. Prima si verificano i cambiamenti, dopodiché gli osservatori, i finanzieri e i politici ne prendono atto ed eleggono un presidente che assecondi il tutto. Se ai tempi della deregulation c'è stato bisogno di un tipo come Ronald Reagan, ora che il fenomeno ha raggiunto vette incontrollabili ed è perciò necessario mettere ordine in casa, ecco un presidente neo-isolazionista. E allo stesso tempo, siccome il mondo capitalistico è saturo di merci, ecco un Elon Musk che spinge per colonizzare Marte.

Tra i primi provvedimenti attuati da Trump, la stretta anti-immigrazione ha provocato reazioni in tutto il Paese. Numerose, nei giorni scorsi, le mobilitazioni anti-governative, tra cui presidi e blocchi ai principali aeroporti. In particolare, circa 2.000 persone si sono riunite al John F. Kennedy Airport di New York causando disordini; altre proteste hanno coinvolto gli scali di Newark, Denver, Chicago, Seattle, Portland, San Diego e Los Angeles, e anche davanti alla Casa Bianca si sono verificate manifestazioni partecipate e rumorose.

Sugli account Twitter della galassia Occupy circola la notizia di uno sciopero generale per il prossimo 17 febbraio (#GeneralStrike e #F17). Per adesso le mobilitazioni si sono rivolte contro una parte della borghesia e non contro il sistema tout court mostrando da questo punto di vista una regressione rispetto al livello raggiunto da Occupy Wall Street nel 2011, ma non è da escludere una radicalizzazione in corso d'opera.

Ci dicevano che con la globalizzazione si sarebbe aperta un'era di abbondanza e benessere, invece nel giro di pochi anni sono cresciuti disoccupazione, marasma sociale e guerra. Le notizie che arrivano dagli Stati Uniti fanno venire in mente il film La seconda guerra civile americana in cui la causa scatenante del conflitto armato è l'immigrazione, la difficoltà ad integrare le minoranze etniche.

Di questi giorni anche l'attentato in una moschea di Quebec city che ha causato morti e feriti tra i musulmani che stavano pregando. L'autore della strage sarebbe un ragazzo franco-canadese di 27 anni con una certa simpatia per Trump e Le Pen. E' il turno del civile Canada che comincia a fare i conti con assalti e ritorsioni contro immigrati o islamici e, più in generale, con quel meccanismo di azione e reazione scattato a livello globale che, se a prima vista può assumere un aspetto religioso, in realtà si sta configurando come una guerra di tutti contro tutti.

Le accelerazioni geo-storiche cui stiamo assistendo sono potentissime e vanno di pari passo con lo sviluppo tecnologico. Del processo in atto ne abbiamo trattato diffusamente nell'articolo Verso la singolarità storica sul numero 40 della rivista. Sul tema è da segnalare l'intervento di Federico Pistono a ONLIFE, uno speciale TG1 a cura di Barbara Carfagna sull'intelligenza artificiale, il reddito di base e il futuro del lavoro. Pistono, riprendendo il saggio I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così, afferma che se non verrà erogato al più presto e a tutti un reddito di base si verificherà un punto di rottura.

Il capitalismo non è ancora collassato perché, come hanno osservato empiricamente gli economisti, finora c'è stato un effetto sostitutivo: la forza lavoro liberata dalla produzione peculiare di un'epoca è andata a ricoprire nuove mansioni. Ma nel frattempo non si è fermato il ricorso a macchine sempre più sofisticate e a sistemi sempre più integrati, per cui si è passati da una disoccupazione reale tipica del 5% ad almeno il triplo e, nel caso dei giovani, anche al decuplo. Pistono e i suoi colleghi vogliono salvare il capitalismo da sé stesso, ma nel dare consigli alla borghesia per evitare la catastrofe (rivoluzionaria) propongono misure economiche che vanno a negare la legge del valore.

Riguardo la situazione nostrana ed in particolare in ambito sindacale, abbiamo preso spunto dalla vicenda Levoni e dallo spettacolare arresto del coordinatore nazionale del SI Cobas per fare alcune considerazioni sulla dinamica generale che ha portato i sindacati a essere quel che sono.

Con il fascismo il sindacato viene inglobato nello Stato perdendo la sua autonomia e da allora non può esistere alcun organismo economico che non abbia quella natura. Il sindacato d'oggi ha come scopo della lotta la trattativa dato che solo attraverso di essa ottiene il riconoscimento della controparte. Per cancellare l'effetto storico della assunzione degli organismi di difesa economica dei lavoratori entro lo stato borghese, occorre uno stravolgimento sociale di potenza gigantesca. Finché ciò non avviene, ogni sindacato non potrà far altro che mediare fra capitalisti, stato e proletari secondo le regole della concertazione/contrattazione.

Significativa la vicenda dei 1666 licenziamenti di Almaviva a Roma: di fronte alla proposta "prendere o lasciare" di un salario ridotto, i lavoratori – che già percepivano salari bassi - hanno detto no all'azienda e sono stati lasciati a casa in blocco. In seguito ai licenziamenti, si è costituito un comitato di lotta alle cui manifestazioni si sono uniti gruppi di solidali del movimento di lotta per la casa, prefigurando la nascita di un movimento su base territoriale. Il più delle volte i lavoratori dimostrano di essere chilometri avanti rispetto al sindacato e ritengono normale il rifiuto di qualsiasi compromesso; il sindacalista tipo, invece, rimane incastrato nelle logiche corporative e tratta su tutto, anche sul numero dei lavoratori da licenziare.

Nella FIOM è in corso una contrapposizione tra una parte della base e il gruppo dirigente che accetta qualsiasi peggioramento delle condizioni di vita dei propri iscritti. Sessantanovemila metalmeccanici hanno votato No al referendum sul contratto collettivo nazionale benedetto da Landini e dagli altri bonzi sindacali e a Firenze c'è stata un'assemblea dei delegati contrari alla linea rinunciataria del sindacato. Esistono forze interne alla CGIL più numerose, organizzate e radicali di quelle dei piccoli sindacati; ha più senso lavorare in quelle che in nuove sigle.

Abbiamo concluso la teleconferenza ribadendo la necessità di salvaguardare il metodo di indagine proprio della nostra corrente: schematizzare la realtà è l'unico modo per capire qualcosa di quello che ci circonda. Invece che partire da quello che succede intorno ad un sindacato (fotografia), occorre riprendere lo studio sul "filo del tempo" per capire cos'era il sindacato e cos'è diventato (dinamica). Questo mondo produce compellence spingendo tutti a prendere posizione rispetto a qualunque fatto, come visto con la sbornia referendaria per mandare a casa Renzi. Rifiutiamo di schierarci in difesa dei bonzi sindacali o di prendere le parti per una frazione della borghesia contro l'altra.

Dato che il "movimento reale che abolisce la stato di cose presente" sta facendo piazza pulita delle vecchie rivendicazioni semplificandoci il lavoro, possiamo affermare che i movimenti futuri saranno sempre meno "rivendicativi", perché le nuove forze non chiederanno più nulla e di fatto si presenteranno collettivamente come alternative al capitalismo.

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