Stampa questa pagina
  • Martedì, 18 Marzo 2025

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  11 marzo 2025

Accelerazionismo e forze storiche

La teleriunione di martedì sera è iniziata dalla segnalazione di un articolo del sito Futuro Prossimo, intitolato "USA senza freni: l'accelerazionismo tecnologico di Trump e Musk".

Nell'articolo, Ben Buchanan, ex consigliere per l'IA per la Casa Bianca, afferma che l'accelerazionismo, una corrente di pensiero secondo cui lo sviluppo tecnologico non deve avere limitazioni, è diventato la dottrina ufficiale dell'amministrazione Trump, con conseguenze potenzialmente rivoluzionarie. Per il nuovo esecutivo politico americano la vera minaccia non è la mancanza di regole, bensì il rischio di restare indietro nella corsa globale all'intelligenza artificiale generale. I meccanismi di funzionamento dello Stato sono troppo lenti per tenere il passo con l'innovazione tecnologica, perciò è necessaria una "distruzione creatrice" di schumpeteriana memoria. Di qui i piani di licenziamento dei lavoratori del DOGE (dipartimento per l'efficienza governativa statunitense) voluti da Elon Musk. Sembra che parte dei 1.500 dipendenti federali della General Services Administration recentemente allontanati verranno sostituiti dalla chatbot GSAi.

Joseph Schumpeter sviluppa la teoria della "distruzione creatrice" basandosi sull'opera di Marx, in particolare sul passaggio del Manifesto del partito comunista in cui si afferma che la società borghese è costretta a rivoluzionare "di continuo gli strumenti di produzione, quindi i rapporti di produzione, quindi tutto l'insieme dei rapporti sociali".

Ogniqualvolta il capitale riesce a superare una crisi, esso si nega ad un livello sempre più alto. L'imporsi di nuove forme porta alla distruzione di quelle precedenti (l'automobile elimina la carrozza). L'accelerazionismo è il prodotto dell'incessante sviluppo delle forze produttive, la fede nel progresso tecnologico guidato dal capitalismo. Musk è un libertariano, uno di quelli che vogliono limitare, se non eliminare, le vecchie istituzioni sociali, adottando un approccio disruptive nei confronti delle burocrazie annidate nei vari dipartimenti statali. Il capitalismo hi-tech è entrato nelle stanze del potere politico americano, ma le ideologie che esprime sono estremamente contradditorie: da una parte Musk vuole accelerare lo sviluppo tecnologico, dall'altra firma appelli per vincolare lo sviluppo dell'IA, temendo che essa possa andare fuori controllo. Marx, non a caso, paragonava i borghesi ad apprendisti stregoni, incapaci di dominare gli spiriti che essi stessi avevano evocato.

A proposito di situazioni fuori controllo, è stato segnalato un articolo di InsideOver sul "nuovo complesso militare-industriale" che vede protagoniste le aziende tecnologiche della Silicon Valley. Si tratta di un sistema che si sta autonomizzando dagli uomini e che manifesta caratteristiche proprie del mondo biologico; si pensi, ad esempio, alla capacità dei droni di operare in sciami, coordinati da algoritmi. Il confine tra ambito civile e militare viene meno. Palantir Technologies, la società di Peter Thiel, è specificatamente orientata allo sviluppo di servizi per la guerra, ma anche Amazon, Google e Microsoft hanno fornito strumenti per la cyber intelligence, materiali e know-how utili all'attività bellica.

E' curioso che Il Sole 24 Ore pubblichi un articolo, intitolato "Momento Lenin: tra debito, dazi e guerra" (Emiliano Brancaccio), in cui si afferma che "Donald Trump non è altro che la personificazione del debito americano verso l'estero, un enorme rosso che ha ormai superato la cifra record di 23 mila miliardi di dollari". Gli USA sono dipendenti dei capitali esteri anche solo per gestire gli interessi sul loro enorme debito pubblico e privato, e perciò devono fare guerra al mondo, anche se questa è dispendiosa per le loro finanze: "Lo stesso problema, si badi, aveva già lambito Biden e le precedenti amministrazioni, quando gli Stati Uniti si videro costretti ad allentare la morsa su vaste aree di occupazione militare, economica ed estrattiva, dall'Iraq all'Afghanistan. Con Trump, tuttavia, l'impossibilità di espansione imperiale fondata sul debito è divenuta un fatto incontrovertibile."

Il sistema capitalistico fatica a reggere il proprio peso, tra crescita del debito globale (vedi "La bolla del debito globale", in cui si afferma che il rapporto debito globale/pil ha raggiunto il tetto storico del 328%), sviluppo dei sistemi di IA, polarizzazione dei redditi, costi energetici, ecc.

Le forze produttive, però, renderebbero realizzabile fin da subito una pianificazione generale della società. Ad applicare la cibernetica all'economia ci avevano già pensato alcuni scienziati russi, e il governo cileno guidato da Allende con il progetto Cybersyn. Quest'ultimo era un sistema gestionale della produzione (Stafford Beer), finalizzato a coordinare l'attività del governo con quella delle fabbriche nazionalizzate. I cibernetici russi degli anni 60', menzionati da Nick Dyer-Witheford nell'articolo "Red Plenty Platforms", miravano a costruire un'infrastruttura informatica atta a svolgere rapidamente i milioni di calcoli richiesti dal Gosplan, il Consiglio di Stato per la Pianificazione, che supervisionava i piani economici quinquennali. La burocrazia sovietica vide come fumo negli occhi tali progetti, che peraltro avrebbero messo in discussione il suo potere, e non li supportò. L'umanità è andata vicina alla progettazione di un sistema sociale cibernetico in un contesto capitalistico ancora immaturo come quello russo degli anni '60; oggi, con il capitalismo che ha messo sensori e attuatori ovunque rendendo "intelligente" il sistema, essa è finalmente pronta a fare il salto verso "un futuro di abbondanza rossa". In Europa esistono gruppi di ricerca che si richiamano a quegli esperimenti e affrontano il problema della pianificazione sociale partendo da un approccio cibernetico. Secondo questi studiosi, il comunismo non è riuscito ad imporsi negli anni '20 a causa del mancato sviluppo delle forze produttive; oggigiorno tale limite sarebbe stato superato e perciò il socialismo sarebbe finalmente realizzabile.

L'attuale finanziarizzazione dell'economia inizia, non a caso, sul finire degli anni '70, periodo in cui la nostra corrente aveva annunciato che il capitalismo sarebbe collassato. L'attuale modo di produzione è un cadavere che ancora cammina, che va avanti grazie ad un'immane Schema Ponzi, un enorme castello di carta (o di bit) che cresce su sé stesso. Nell'articolo "Accumulazione e serie storica" abbiamo visto che il passaggio di consegne tra potenze imperialiste alla guida del mondo capitalistico si è interrotto. Ma ciò non vuol dire che non possano svilupparsi conflitti armati tra i maggiori paesi, come ad esempio Cina e USA.

In chiusura di teleconferenza, si è accennato alle oceaniche manifestazioni in Serbia, e al pericolo rappresentato dai virus dell'influenza aviaria, una minaccia crescente dovuta alla capacità di questi virus di adattarsi all'uomo e di scatenare pandemie. Nell'epoca attuale ha sempre meno senso scendere in piazza per un motivo particolare (ambientale, sociale, economico). Rivolte e manifestazioni tendono a scagliarsi contro lo stato di cose presente, e si fa strada, almeno dai tempi di Occupy Wall Street, il bisogno di rapporti sociali differenti (leaderless organization). La borghesia non riesce a controllare l'economia, la finanza e la guerra; tantomeno avrebbe la capacità di impedire l'esplosione di micidiali pandemie.

La nostra specie necessita di una superiore organizzazione sociale per far fronte ai "pericoli della natura fisica e dei suoi processi evolutivi e probabilmente anche catastrofici" (Tesi di Napoli, 1965).

Articoli correlati (da tag)

  • L'intelligenza agentica nella transizione di fase

    La teleriunione di martedì sera è iniziata prendendo spunto dall'articolo "What if AGI is already here, and it's made of... children?'", pubblicato su X da @IAmPascio.

    Secondo l'autore vi sono forti analogie tra l'intelligenza biologica e quella artificiale: la prima si è sviluppata lungo circa quattro miliardi di anni senza che nessuno l'abbia progettata, e anche la seconda è un fenomeno emergente. Nessun neurone, preso a sé, è intelligente: lo è il cervello, dove decine di miliardi di neuroni con oltre centomila miliardi di connessioni producono quel fenomeno che chiamiamo "intelligenza". Riguardo allo sviluppo dell'IA generale (AGI), molti immaginano l'avvento di HAL 9000 o Skynet, ovvero qualcosa di "singolare", ma per l'autore ciò che sta emergendo potrebbe essere un sistema composto da milioni di pezzi minuscoli, in connessione tra loro, distribuiti in rete. Un sistema di IA può, infatti, produrre agenti che coordinano sub-agenti e così via, una struttura che ricorda le reti autorganizzate, o gli sciami, dove ogni elemento è concatenato agli altri e, per mezzo di regole semplici, si coordina con essi dando luogo a un'architettura che produce soluzioni capaci di sorprendere gli stessi ricercatori.

    L'evoluzione dei sistemi complessi, dalla vita organica all'IA, è stata possibile grazie a mutazioni. Nel caso dell'intelligenza a base carbonio questo processo è durato miliardi di anni, mentre la velocità con cui evolve l'IA si conta in anni, se non in mesi. Dalla replicazione degli algoritmi alla loro selezione, fino alla retro-propagazione, abbiamo una struttura evolutiva che produce conseguenze che l'attuale società non sa gestire. Abituati a una concezione gerarchica dei processi sociali, facciamo fatica ad accettare l'organicità come modo di essere della natura. L'autore porta l'esempio delle formiche: una formica ha circa 250.000 neuroni, ma non è in grado di risolvere alcun problema significativo. Un'intera colonia di formiche è invece un sistema complesso in grado di risolvere una lunga serie di problemi: ricerca del cibo, cura delle larve, difesa del nido e sua manutenzione. Nessuno è responsabile del formicaio, non c'è un dirigente. L'intelligenza della colonia emerge dalle relazioni tra le formiche. L'architettura dei sistemi di IA più avanzati assomiglia più a una colonia di formiche che a un singolo individuo. Un neurone isolato non è solo poco intelligente: semplicemente non può esistere. Esiste invece una rete di neuroni, che interagiscono tra loro e con altre parti del corpo, il quale è in feedback costante con il mondo "là fuori". E' proprio questa retroazione ad aver reso possibile l'evoluzione della nostra specie (Engels e poi Leroi-Gourhan, sulla dialettica mano-lavoro-cervello).

  • Intelligenza artificiale e catastrofe sociale

    La teleriunione di martedì sera è iniziata prendendo spunto dalle ultime dichiarazioni riguardanti le perplessità e i timori per lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale (IA).

    Eric Schmidt, ex CEO di Google, ha lanciato un allarme sulla possibilità che l'IA sfugga al controllo degli esseri umani. Schmidt ha dichiarato di "preoccuparsi dell'IA più di ogni altra cosa", dati i pericoli legati all'interazione autonoma tra agenti (agent-to-agent) e ai rischi di conflitti cibernetici avanzati. Schmidt non è stato l'unico a rilasciare questo tipo di dichiarazioni. La Chiesa, con l'enciclica Magnifica Humanitas, ha posto il problema della gestione di una simile tecnologia, e recentemente anche Dario Amodei, cofondatore di Anthropic (Claude), ha scritto un saggio incentrato sulla necessità di rallentare lo sviluppo dell'IA ("We Must Pace the Frontier"). Ci sono poi ex sviluppatori come Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, che ha deciso di dimettersi, sostenendo che "le persone che sviluppano l'IA credono fermamente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio". Rischi esistenziali che, secondo il ricercatore, dipendono dal fatto che le aziende sono più impegnate a competere che a garantire la sicurezza di questi sistemi.

    Le dichiarazioni di Coxon hanno avuto una forte eco sulla stampa. Sia Donald Trump sia il ministero degli Esteri cinese hanno respinto le richieste di rallentamento, ribadendo l'importanza di proseguire nello sviluppo dell'IA, e soprattutto la volontà politica di non lasciarsi sopraffare d'allarmismo. D'altronde, un coordinamento globale in una forma sociale basata sulla guerra di tutti contro tutti (concorrenza) è impossibile.

  • Il problema del controllo

    La teleriunione di martedì sera è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie riguardanti le tecnologie impiegate nelle guerre moderne.

    Secondo le stime più recenti, l'Ucraina produce circa quattro milioni di droni l'anno, ma nel 2026 punta quasi a raddoppiarne la produzione; la Russia procede in modo simmetrico, aumentando a sua volta i propri ritmi produttivi. Se Kiev mantiene un vantaggio negli attacchi con droni a lungo raggio, sta però esaurendo i missili intercettori, e in alcuni casi il tasso di intercettazione dei missili balistici russi è sceso fino quasi allo zero.

    Da anni producono droni a scala industriale anche l'Iran e la Turchia, che si sono candidati a offrirli sul mercato: si tratta di vettori di vario tipo e natura, sempre più difficili da intercettare. Negli ultimi anni, con l'avvento di sensori e attuatori autonomi, di velivoli senza pilota e di missili ipersonici, sta cambiando il modo di fare la guerra. Come in fabbrica, gli uomini sono divenuti appendici delle macchine.