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  • Resoconto teleriunione  18 novembre 2025

Prassi predatoria

La teleriunione di martedì sera si è aperta con la segnalazione di alcune notizie relative ai recenti allarmi sulla possibile bolla dell'intelligenza artificiale.

Da alcune settimane varie testate giornalistiche riportano che i mercati finanziari sono in agitazione per il possibile scoppio della bolla dell'IA, poiché gli ingenti investimenti nel settore non trovano adeguata corrispondenza negli utili effettivi. Ad esempio, Nvidia ha raggiunto una capitalizzazione di oltre 5mila miliardi di dollari, circa 5 volte il valore della borsa italiana, due volte e mezzo il Pil del Paese. Va precisato che la capitalizzazione in borsa non rispecchia il valore reale di un'azienda.

Nell'articolo "How markets could topple the global economy", The Economist evidenzia una serie di dichiarazioni di dirigenti del FMI che mettono in guardia sulle valutazioni stratosferiche di alcune aziende tecnologiche, soprattutto americane, ricordando quanto accaduto nel 2000 durante la crisi delle dot-com. L'attuale euforia per l'intelligenza artificiale è stata alimentata dal capitale azionario. La novità, secondo il settimanale inglese, sta nel fatto che le azioni di tali imprese sono strettamente collegate alla ricchezza degli americani, i quali stanno investendo massicciamente nel settore:

"La radice della vulnerabilità risiede nel consumatore americano. Le azioni rappresentano il 21% della ricchezza delle famiglie del Paese, circa un quarto in più rispetto al culmine del boom delle dot-com. Le attività legate all'intelligenza artificiale sono responsabili di quasi la metà dell'aumento della ricchezza degli americani nell'ultimo anno".

Lo scoppio della bolla colpirebbe direttamente una vasta platea di piccoli e medi azionisti, ripercuotendosi sui consumi interni e sulla crescita economica, e generando un effetto domino a livello globale. Per gli USA, una nuova crisi finanziaria comporterebbe gravi problemi di tenuta economica e sociale; per il resto del mondo, già pesantemente indebitato, si profilerebbe un drastico calo dei commerci.

Negli articoli "Capitalismo che nega sé stesso", "Non è una crisi congiunturale" e "Un modello dinamico di crisi" abbiamo cercato di dimostrare che queste crisi non sono cicliche, ma seguono invece un andamento catastrofico. Ognuna di esse, anche se apparentemente superata, prepara il terreno per una crisi ancora più ampia. La legge del valore si prende la sua vendetta: il lavoro morto si ingigantisce, mentre diminuisce il lavoro vivo. Non si può ricavare da pochi operai sfruttati al massimo la stessa quantità di plusvalore ricavata da molti operai sfruttati meno.

La middle class americana godeva di una rendita grazie all'assetto mondiale del capitalismo, e cioè guidato dagli Stati Uniti. Le difficoltà attuali mettono a dura prova la fiducia globale verso il sistema del dollaro. L'elezione di un presidente come Donald Trump è un segno dei tempi, così come lo sono la crisi e i conflitti nel mondo, che non accennano a cessare. I grandi fondi d'investimento, tramite i loro algoritmi, hanno il potere di scatenare tempeste. L'acronimo sotto il quale agiscono Trump, Musk, Thiel, Luckey, ecc. è MAGA: "Make America Great Again", fare l'America di nuovo grande, ovvero farla funzionare come una volta. Voler riportare gli USA alla grandezza del passato significa, però, ammettere che il paese non è più grande.

I big del settore high-tech impegnati nell'ambito dell'intelligenza artificiale (come OpenAi) sono parte di una rete che si auto-sostiene, in cui ciascuna azienda detiene partecipazioni incrociate nelle altre. E' quanto si sostiene nell'articolo del Corriere della Sera, "OpenAI è già 'troppo grande per fallire'? Costi per 1.400 miliardi e rosso di 74 miliardi: la ragnatela di Sam Altman":

"Anche se OpenAI non dovesse chiederlo, però, il governo americano potrebbe essere comunque costretto a salvare la startup, se qualcosa dovesse andare storto. Altman e la sua creatura sono infatti diventati il centro di gravità dell'intero ecosistema dell'Ai, all'interno del quale non sono più chiari i confini fra fornitore, cliente, investitore e creditore."

Si tratta di una conferma di quanto sosteneva la Sinistra in "Proprietà e Capitale" (1948) a proposito di un capitale che può fare a meno dei capitalisti, e di capitalisti che non possiedono capitale. Recentemente è nato un consorzio di investimento, comprendente BlackRock, Nvidia, xAI e Microsoft, che ha completato l'acquisizione da 40 miliardi di dollari di uno dei più grandi operatori di data center al mondo (Il Sole 24 Ore).

Le partecipazioni tra le attuali giga-aziende e i grandi fondi d'investimento non sono più i cartelli descritti da Lenin ne L'imperialismo, ma agglomerati anonimi che si compenetrano tra di loro, un network estremamente aggrovigliato. Non si capisce più dove finiscono i confini proprietari dell'azienda: tutto è sfumato. Questi fondi vivono grazie al valore drenato attraverso i risparmi dei cittadini americani e europei. La privatizzazione dei servizi pubblici implica il dirottamento di ricchezza verso questi grandi poli di attrazione.

Secondo Lucio Caracciolo ("La guerra premia chi non la fa"), gli USA si sono messi in una condizione suicida, determinando un'inedita alleanza tra Russia e Cina, tra un colosso militare ed un temibile competitor economico. Il problema degli squilibri geopolitici mondiali resta irrisolvibile. I BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) controllano circa l'80% della produzione mondiale di petrolio, detengono il 30% del Pil mondiale e rappresentano il 70-80% della popolazione terrestre.

Quando i media mainstream trattano di capitale finanziario, sembra quasi si riferiscano ad un mondo separato dalla cosiddetta economia reale. Ma l'unico modo per produrre nuovo valore è produrre merci e venderle. Nel mercato finanziario ciò su cui si basano gli investimenti è sempre il plusvalore che viene moltiplicato nell'ambito della circolazione. Quando si fatica a produrre plusvalore in ambito produttivo, si esorcizza la crisi spostando capitale nell'ambito della circolazione, facendo crescere i debiti pubblici. Ad un certo punto, però, il castello di carta crolla. Il ciclo D - M - D' può esplicarsi soltanto attraverso la fondamentale produzione (D - M ... P ... M' - D'). Nei paesi a vecchio capitalismo le popolazioni invecchiano ed occorre produrre più plusvalore per pagare le pensioni e i servizi pubblici, mentre invece se ne produce sempre meno. La non sostenibilità del sistema attuale si manifesta nel fatto che milioni di giovani svolgono "lavoretti". Essi non saranno mai in grado avere una pensione, ma nemmeno di acquistare una casa, accumulare risparmi, ecc.

Durante il Quarto Plenum del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese, svoltosi dal 20 al 23 ottobre scorso, il focus è stato spostato dalla crescita alla sicurezza economica e all'autonomia tecnologica, dati i "fattori imprevedibili in costante aumento". Con il Plenum si riconosce che la Cina non è soltanto la fabbrica del mondo, ma un centro avanzato di ricerca scientifica e tecnologica, che ha l'ambizione di fare agire l'intero Paese come un unico organismo. L'autosufficienza tecnologica e scientifica non corrisponde allo scollegamento dai mercati mondiali, al contrario tale modernizzazione va di pari passo con l'incremento dell'export di merci e capitale. Fino ad oggi gli USA hanno ricattato il mondo costringendolo a produrre nuovo valore da dirottare verso di loro; ora, però, non hanno più la forza di fare lo sbirro globale, ne sono la riprova le guerre in Medioriente e in Ucraina. Il prossimo candidato ad un invasione a stelle e strisce potrebbe essere il Venezuela, ricco di materie prime e paese strategico dal punta di vista geopolitico.

Il capitale si è autonomizzato dagli Stati, che faticano a gestire le masse di valore in giro per i mercati. Non esiste un organismo di coordinamento mondiale e le armi per "contrastare" la crisi sono spuntate. Negli USA vincono le elezioni canditati democratici che perorano la causa del potenziamento di servizi pubblici, scuole, asili, trasporti gratuiti; allo stesso tempo, Trump schiera l'esercito per le strade delle maggiori città, con milizie di stato impegnate a dare la caccia agli immigrati irregolari.

Il sistema non può risolvere i problemi alla radice: li sposta in avanti, ingigantendoli. Un governo mondiale, l'unico a poter controllare un capitale globalizzato, non può formarsi in ambito capitalistico, dato che vige la lotta di tutti contro tutti. La Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP) rappresenta il più grande evento mondiale per i negoziati sul clima. Nel 2025 la conferenza si è tenuta a Belém, in Brasile, dove politici e lobby di tutto il mondo hanno discusso della situazione in cui versa il pianeta (riscaldamento globale, inquinamento) e delle strategie per indirizzare fondi ed investimenti nell'economia verde. Anche la Chiesa di Roma lancia appelli ecologisti, ma questi servono a poco, al pari di quelli contro le guerre. Non si può cambiare il sistema restando al suo interno, accettandone le categorie economiche e politiche. Gli incontri dei grandi della Terra per la giustizia climatica, la fine della deforestazione, la transizione energetica per proteggere la natura, sono solo foglie di fico, utili a nascondere la prassi predatoria dell'attuale modo di produzione.

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    "Ciò significa soltanto che lo stesso numero di operai e la stessa quantità di forza-lavoro, divenuti disponibili per mezzo di un capitale variabile di una data entità, in conseguenza dei particolari metodi di produzione che si sviluppano nella produzione capitalistica, mettono in movimento, impiegano, consumano produttivamente, durante il medesimo periodo di tempo, una massa sempre crescente di mezzi di lavoro, di macchinario e capitale fisso di ogni genere, di materie prime e ausiliarie e, per conseguenza, un capitale costante di sempre maggiore valore."

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