Stampa questa pagina

Un volantino contestato

[…] In una parola, io non vi trovo la prospettiva rivoluzionaria marxista. Trovo particolarmente stupefacente che la parola stessa di "comunismo" non figuri sotto alcuna forma nel testo, che l'espressione "classe operaia" sia assente, che i "sinonimi" di classe operaia non siano mai in posizione di "soggetto" dell'azione. Trovo particolarmente stupefacente che il gruppo, partito o movimento politico, autore del volantino, non sia chiaramente identificato. Tutto questo è dovuto al caso? E' il risultato di considerazioni di principio? Si tratta di una tattica? Credo che sia mio dovere porvi queste domande e vostro dovere rispondere. Noi e tutti abbiamo da guardarci. Il vostro volantino dimostra che è diventato estremamente difficile parlare della classe rivoluzionaria oggi, tenere un discorso marxista. Spero che nessuno tra di voi ne tragga la conclusione che noi vi dobbiamo rinunciare quando ci rivolgiamo al "grande pubblico". E tuttavia questa è la disastrosa impressione che se ne trae. […]

 

Noi partecipiamo alle manifestazioni sindacali per quello che sono e non pretendiamo, dato i rapporti esistenti, che siano quello che non possono essere. Perciò, oltre a presentare noi stessi per quello che siamo e non per quello che ci piacerebbe essere, non riteniamo obbligatorio riportare in ogni volantino la "prospettiva rivoluzionaria". Quella di macinare eternamente frasi fatte e luoghi comuni è un'abitudine molto diffusa che non condividiamo. Noi non abbiamo affatto il "dovere" (concetto morale) di rispondere: ogni nostra risposta soggiace ad una regola elementare, secondo la quale chi ci scrive entra in relazione con noi per qualche reale esigenza; chi sollecita risposte fa parte del nostro lavoro finché non dimostra di volere solo un "dibattito", cosa che ovviamente non c'interessa. In questo senso noi non ci rivolgiamo mai a un "grande pubblico", cerchiamo semplicemente dei militanti con cui lavorare. Del resto non troviamo per nulla "difficile" parlare della classe rivoluzionaria per quello che è oggi realmente e non per come è raffigurata nei desideri di molti. Tutta la tua lunga e concitata lettera dimostra quanto sia difficile il cammino per ottenere quei "nervi immobili" e quella "pelle da rinoceronte" indispensabili, come diceva un nostro vecchio compagno, al lavoro rivoluzionario.

(Doppia direzione pubblicata sulla rivista n° 0 - maggio 2000.)

Articoli correlati (da tag)

  • Un sistema che si auto-polarizza

    La teleriunione di martedì è iniziata riprendendo i contenuti di alcuni articoli della rivista sull'impossibilità di un'effettiva unità politica dell'Europa.

    Lo conferma il comportamento disunito di fronte alla guerra in Ucraina, ai confini orientali, e al conflitto in Medioriente, con Israele affacciato sul Mediterraneo: l'Europa non solo non ha voce in capitolo in questa situazione caotica, ma non riesce nemmeno ad esprimere una posizione chiara.

    Le borghesie nazionali europee, divise da interessi nazionali ed in concorrenza tra loro, non possono annullare questa spinta materiale. In passato, prima Napoleone e poi Hitler hanno tentato una strada del genere, entrambi fallendo. Sullo scacchiere internazionale, dominato da giganti come USA e Cina, e secondariamente India e Russia, i paesi europei procedono in ordine sparso. Tale atteggiamento fa il gioco degli USA, che da sempre ostacolano qualsiasi tentativo di unità politica del Vecchio Continente.

    L'incontro tenuto a Tianjin, in Cina, per il venticinquesimo vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), ha visto la partecipazione del presidente cinese Xi Jinping, del presidente russo Vladimir Putin come ospite d'onore e del primo ministro indiano Narendra Modi. La SCO riunisce 10 Paesi membri (Cina, Russia, India, Pakistan, Iran, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) e rappresenta circa il 40% della popolazione mondiale. Quella che potrebbe apparire come una nuova "alleanza multipolare" è la manifestazione di mutati equilibri mondiali: in seguito alla questione dei dazi al 50% all'India, Nuova Delhi si è riavvicinata a Pechino e, proprio durante l'incontro di Tianjin, Xi Jinping ha dichiarato di voler promuovere un nuovo ordine globale. In realtà, il capitalismo sta producendo un caos geopolitico.

  • Schemi del rovesciamento della prassi

    Il tema principale della riunione di martedì è stato il rovesciamento della prassi nella concezione della Sinistra Comunista ("Teoria e azione nella dottrina marxista", 1951).

    Nell'articolo "Einstein e alcuni schemi di rovesciamento della prassi", abbiamo osservato che esistono schemi, come quello del processo della conoscenza di Einstein, che richiamano da vicino quello della Sinistra sul capovolgimento della prassi, caratterizzato da un feedback costante tra le varie componenti del sistema. In "Rivoluzione anti-entropica" abbiamo messo a confronto tre modelli, tra cui uno basato sui concetti di "ordinatore" e "asservito" propri della sinergetica, una disciplina fondata dal fisico Hermann Haken che studia i processi di autorganizzazione in natura. Nel caso di un laser, gli elementi che interagiscono determinano la formazione di un ordinatore, il quale retroagisce su di essi conferendo loro struttura. In un sistema qualunque, che sia un laser o una società, le varie parti si ordinano per mezzo del movimento sincrono dei singoli elementi asserviti. Il fisico Stuart Kaufmann, nel saggio A casa nell'universo. Le leggi del caos e della complessità, descrive i fenomeni di ordine emergente che si manifestano secondo processi auto-catalitici, cioè di auto-organizzazione (dalla formazione della vita, a quella, diremmo noi, del partito rivoluzionario).

  • Proiettarsi nel futuro

    La teleriunione di martedì sera è iniziata con il ricordo di Jacques Camatte, mancato lo scorso 19 aprile.

    LibCom, un sito comunista-libertario che ospita anche materiale della Sinistra Comunista "italiana", qualche anno fa ha pubblicato una prefazione scritta da Camatte al testo Struttura economica e sociale della Russia d'oggi, in cui vengono ripresi i punti di Forlì (1952), ovvero il programma immediato della rivoluzione (Elementi della transizione rivoluzionaria, vedi home page del nostro sito). I punti di Forlì sono immediati proprio perché tutti praticabili entro un futuro possibile; non si tratta, quindi, di "rivendicazioni" da realizzare in un avvenire indefinito. Secondo Camatte, invece, essi rappresentano un'"inversione": la specie umana non deve più intraprendere la via del progresso, ma quella della regressione, smettendo di cercare la via della salvezza nella scienza che, di fatto, è diventata uno strumento di repressione e giustificazione di questo mondo.

    Nei suoi testi la Sinistra afferma che il Capitale è ormai un cadavere che ancora cammina. Per Camatte, questo comporta la scomparsa del proletariato e della rivoluzione intesa come processo catastrofico. Egli è stato l'unico ex marxista a formulare una sintesi estrema del distacco necessario dal mondo capitalista, con  la sua formula Ce monde qu'il faut quitter (abbandonare questo mondo), che però non ha alcun senso pratico (ognuno può interpretarla come meglio crede).