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  • Venerdì, 19 Aprile 2013

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  • Resoconto teleriunione  16 aprile 2013

Patto di fabbrica tra Sindacati e Industriali e ruolo storico della Germania

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 13 compagni.

La discussione è cominciata analizzando la proposta di Confindustria ai sindacati di "un patto in fabbrica" per ricostruire il Paese. La segreteria della CGIL, e prima ancora la Cisl, si sono dichiarate disponibili a mettere da parte gli interessi particolari e ad aprire le trattative per un non meglio definito tentativo di risollevare le sorti dell'economia nazionale. "Possiamo fare tanto ma da soli non ce la faremo", hanno spiegato gli industriali all'appuntamento biennale della Piccola Industria. "Dobbiamo salvare il Paese, occorre una assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori in gioco". Un patto dei produttori, sottolinea il leader della Piccola Industria, è "un dovere e una responsabilità" nel momento "più difficile della storia della nostra Repubblica".

Niente di nuovo. Anzi, non si capisce quale tipo di intesa innovativa possa darsi tra le parti sociali dopo il famigerato protocollo del '93 e dopo tutti gli accordi firmati in questi ultimi anni. Nel luglio del '93 le parti predisposero un quadro di principi e di regole per rendere coerenti i processi ed i contenuti contrattuali con le scelte di politica di bilancio e dei redditi, in particolare per realizzare il controllo dell'inflazione e il risanamento della finanza pubblica. L'accordo tra Confindustria, sindacati e governo rappresentò un momento importante nel consolidamento del modello corporativo demo-fascista e fu uno spartiacque dal punto di vista dei rapporti tra le varie componenti della società. Ma il corporativismo non fu una novità degli anni Novanta, il fenomeno si affermò col fascismo ed, come diciamo sempre, è irreversibile: le organizzazioni sindacali sono inserite nei meccanismi dello Stato borghese da quando è avvenuto il passaggio dalla proibizione violenta, passando attraverso la fase intermedia della tolleranza controllata, all'inglobamento legale delle stesse. La forma sindacale può diventare altro o sparire solo di fronte a fatti catastrofici nei rapporti fra le classi e compito dei comunisti è tenere vive questa esigenza e questa certezza, non illudere i proletari che si possa conquistare o cambiare il sindacato moderno, forma corporativa che è andata oltre quella classica del fascismo con la formula tutta italiana del "sindacato di tutti i cittadini". Cosa possa proporre oggi Confindustria al momento non è chiaro, soprattutto su quali basi materiali possa esserci un nuovo "patto in fabbrica". Sulla contrattazione di secondo livello? Ci sembra poca cosa rispetto a quanto necessario per risollevare l'economia comatosa del paese.

Probabilmente dietro a questo "patto" c'è un riposizionamento politico in atto da parte di imprese e sindacati rispetto alla rinegoziazione del famigerato fiscal compact. Importanti settori industriali e sindacali potrebbero fare fronte unico per opporre una certa resistenza ai diktat provenienti dalla Troika BCE-UE-FMI, chiamando, ancora una volta, i proletari a schierarsi al fianco della "propria" borghesia per difendere il "proprio" posto di lavoro. Se non vuole venir relegato al ruolo di elemento superfluo della società, il lavoratore non può che ribellarsi.

Sul fronte del peggioramento delle materiali condizioni di vita, è cresciuto il numero degli sfratti e delle morosità; inoltre la cassa integrazione in deroga per 520 mila lavoratori è in scadenza e al momento sembra manchi qualche miliardo di euro al conteggio per il suo rinnovo.

Sembra che la strada dell'austerity, dei tagli a man bassa per risanare i conti pubblici, non abbia risanato un bel niente, ma al contrario abbia peggiorato la situazione. Il New York Times afferma che la medicina dell'austerità sta ammazzando il paziente europeo: i tagli "lacrime e sangue" non solo non hanno portato ai risultati sperati (per non dire che sono stati inefficaci), ma hanno anche bloccato la crescita economica dei paesi in cui sono stati effettuati. Scrivendo del Portogallo, il quotidiano americano segnala la decisione della Corte Costituzionale portoghese di bloccare i tagli alle pensioni e agli stipendi dei lavoratori statali. La stessa situazione di disagio colpisce anche la Spagna, dove l'ampio movimento degli sfrattati, morosi e disoccupati sta arrecando parecchio fastidio alle istituzioni.

Il fascismo-keynesismo è stata una modalità di intervento dello stato nell'economia, un dispotico tentativo di dirigere i flussi di valore per riequilibrare il sistema. Oggi, la governabilità della società si fa sempre più difficile perché i tagli a scuola, assistenza sanitaria e servizi pubblici producono rabbia e disagio sociale. Questo sistema sta saltando (vedi Estinzione del Welfare State) sotto i colpi della globalizzazione del Capitale. Le manovre economico-politiche portate avanti dalle borghesie negli anni Trenta fanno parte del passato perché, se non c'è plusvalore da distribuire, questo modo di produzione non può che implodere, e qualcos'altro farsi avanti.

"La crisi economica ha influito, ma anch'essa è un fenomeno così grave proprio perché sono esauriti gli espedienti degli Stati per risollevare l'economia. Non è un caso che dal basso salga, contemporaneamente al richiamo per le manifestazioni di piazza, anche un marcato disgusto per la "politica", e che si incomincino a sentire discorsi anticapitalistici anche all'infuori degli ambienti tradizionali dei gruppi che si collegano al marxismo o alla tradizione anarchica." (Lo Stato nell'era della globalizzazione).

Ulrich Beck mette in guardia la Germania dal continuare ad imporre la politica del rigore ai paesi del sud Europa. Cosa succederà quando sarà necessario applicarla in Francia e, presto, pure nel nord Europa? Il Welfare della stessa Germania comincia a scricchiolare, così pure quello di Danimarca e Olanda; i falchi dell'Euro sono costretti ad adottare al loro interno le stesse misure imposte agli altri. Per Beck non è accettabile una Germania che decide la politica economica degli altri paesi, così facendo si avvia ad essere di nuovo il capro espiatorio delle crisi capitalistiche. Il sociologo tedesco si appella perciò ai governanti di buona volontà ed invita l'Unione Europea a diventare tale mettendo al primo posto la solidarietà, al fine di costruire una governance internazionale in grado di gestire un'economia sempre più integrata. Assistiamo a fenomeni sempre più contraddittori, che rispondono da un lato alla necessità del Capitale di un governo unico mondiale, dall'altro al tentativo di difesa da parte della borghesie delle economie nazionali minacciate dalla globalizzazione.

La teleriunione è continuata con la discussione sulle lotte immediate del proletariato, in particolare sulle notizie arrivate qualche ora prima dal San Raffaele di Milano dove alcuni lavoratori, intenti a bloccare gli uffici di accettazione dell'ospedale, si sono scontrati con le forze dell'ordine. La violenza di padroni e polizia sui lavoratori in lotta non è più un fatto eccezionale, sta invece diventando la normalità. Nell'articolo della rivista 1919-1926: rivoluzione e controrivoluzione in Europa, abbiamo scritto che la rivoluzione è possibile quando la borghesia entra in campo usando la forza e costringe il proletariato a misurarsi con questo tipo di realtà. La nostra corrente, negli anni '20, sostenne sempre che l'unico terreno su cui rispondere ai fascisti era quello dello scontro, non certo quello demo-parlamentare degli aventini.

"Le rivoluzioni esplodono quando alla classe dominante non resta altro che l'opzione militare. La guerra di classe la dichiarano loro. Quando capiscono che non possono fare altro cercano di prevenirci. Hanno tutto l'interesse a sfruttare i vantaggi dell'attacco preventivo e in questo hanno l'appoggio della macchina statale."

Quando viene meno l'aspetto del controllo politico-parlamentare, ovvero quello della corruzione delle classi dominate, la borghesia è costretta a dichiarare guerra aperta al proletariato.

Dal fronte americano, l'attentato a Boston dimostra che gli Usa sono una colonia di se stessi. Nelle immagini post-esplosione si vede l'intervento militare dello Stato, centinaia di poliziotti in assetto da guerra che pattugliano la città in uno stato di emergenza che ormai è la normalità. All'interno degli Stati Uniti potrebbero innescarsi processi autodistruttivi e/o disgregativi. L'estrema destra americana non ha nulla a che fare con quella europea: è anti-sistema e digerisce male la presenza dello stato federale, percepito come dispotico e dittatoriale anche a causa dell'aumento delle tasse e del tentativo di limitare il possesso delle armi.

Sempre a proposito di America e di tumulti, segnaliamo che in seguito alle elezioni venezuelane vinte da Maduro gli oppositori sono scesi in piazzaa Caracas, dando luogo a violenti scontri con diversi morti e centinaia di feriti. Questa situazione di ingovernabilità, diversa da paese a paese, sta diventando endemica e sta assumendo un carattere generale.

In conclusione, abbiamo ribattuto alcuni passaggi chiave della relazione sulla Germania presentata all'incontro redazionale dello scorso marzo. Non è possibile analizzare il ruolo storico svolto dalla Germania partendo dalla Germania stessa, ma bisogna incentrare l'analisi sul contesto geostorico in cui si è sviluppato questo paese. Leggendo l'Introduzione a Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, si capisce bene che la rivoluzione borghese era già avvenuta in Inghilterra sotto forma economica, e in Francia sotto forma politica ("Quando siano adempite tutte le condizioni interne, il giorno della resurrezione tedesca verrà annunziato dal canto del gallo francese."). Il proletariato tedesco avrebbe dovuto compiere una rivoluzione radicale che superasse le categorie del capitalismo, o altrimenti avrebbe seguito, come fu, la scia di Francia e Inghilterra. Ma la Germania non poteva superare il proprio limite politico (età geostorica, sviluppo qualitativo della forza produttiva sociale) proprio quando ne aveva più bisogno e cioè nel momento in cui esplodeva il suo vantaggio materiale sul resto dell'Europa in termini di un enorme sviluppo quantitativo della produzione.

Come prevedeva Marx prima del 1848, la Germania sarà costretta a spezzare i vincoli dell'arretratezza "ontogenetica" (sviluppo in quanto organismo, da embrionale ad adulto) e unirsi al percorso "filogenetico" dell'ambiente in cui si trova (maturazione del processo rivoluzionario europeo); sarà costretta a passare dall'isolamento politico tradizionale, che ne fa il capro espiatorio della controrivoluzione, a elemento catalizzatore intorno al quale s'impernia la rivoluzione.

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