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  • Giovedì, 18 Giugno 2015

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  • Resoconto teleriunione  16 giugno 2015

Sovrappopolazione e rivendicazioni

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata dal commento di alcuni dati sull'agricoltura.

Come scritto in L'uomo e il lavoro del Sole, si produce fin troppa quantità di cibo a scapito della qualità. Il capitalismo, un modo di produzione ultra-dissipativo, impiega la maggior parte dei cereali prodotti per ingrassare gli animali da allevamento o per farne combustibile per le macchine. In futuro si tratterà di recuperare le capacità raggiunte dalle società antiche comunistiche: produzione e distribuzione centralizzate e sottoposte a un piano unitario con tanto di ammasso delle scorte a fini redistributivi. Altro nodo importante è quello delle biodiversità: se non viene conservata la varietà dei semi, l'umanità rischia di perdere per sempre le "sue" ricchezze naturali (molteplicità degli organismi viventi e dei rispettivi ecosistemi).

Si è poi passati a commentare le ultime notizie in merito al reddito di cittadinanza. Secondo il presidente dell'Istat, Alleva, il disegno di legge del M5S per il sostegno al reddito ha un costo di 14,9 miliardi di euro. Fino a qualche anno fa chi parlava di salario sganciato dall'obbligo al lavoro era considerato "iperuranico", oggi constatiamo che sono molti a porsi il problema di un sussidio universale di disoccupazione. I borghesi non dormono sonni tranquilli: il governatore di Bankitalia dice che "è da vent'anni e più che l'Italia non cresce". A qualcuno comincia a venire il sospetto che invece di bruciare miliardi per salvare le banche, si potevano spendere per sostenere i redditi dei "cittadini" e così riattivare i consumi.

Lo nota anche Papa Francesco che, nell'ultima enciclica Laudato sì, afferma che la popolazione ha pagato il "salvataggio ad ogni costo delle banche". Il gesuita si scaglia contro il dio denaro, la massimizzazione dei profitti e parla di "lavoratori ridotti in condizione di schiavitù, senza diritti né aspettative di una vita più dignitosa". Dice anche che "la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata". Miseria e povertà sono indissolubilmente legati a questo modo di produzione: la Chiesa critica il capitalismo stando all'interno del sistema criticato, non anticipa nulla, semplicemente constata che il mondo sta andando out of control.

A proposito di disequilibri, la Cina dichiara una carenza di manodopera e fabbrica migliaia di robot da inserire nella produzione. Se l'automazione locale può portare vantaggi al singolo capitalista, un fenomeno del genere applicato a tutta la Cina contribuirebbe a far saltare l'intero sistema. Il gigante asiatico, arrivato tardi al capitalismo, ha sviluppato velocemente tutti i difetti dei paesi avanzati.

E' da segnalare l'ultima scivolata teorica di Umberto Eco. Dopo aver ritirato a Torino la laurea honoris causa in "Comunicazione e Cultura dei media", il semiologo-filosofo-scrittore italiano ha attaccato i social network:

"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l'invasione degli imbecilli".

Le dichiarazioni del professorone ricordano lo scambio epistolare tra Alessandro Baricco ed Eugenio Scalfari sulle pagine di Repubblica. Il primo intravedeva l'avvento dei "nuovi barbari" e diceva che una conoscenza superficiale ma diffusa a rete stava soppiantando la vecchia conoscenza profonda degli specialisti, il secondo invece rivendicava l'interpretazione profonda contro l'impressione superficiale e si scagliava contro gli "imbarbariti".

La disgregazione si fa strada all'interno degli Stati e nei rapporti tra di essi, basti vedere la crescita delle migrazioni e i contraccolpi in Occidente (quote migranti, controlli alle frontiere e rimpatri di massa). A differenza delle migrazioni di fine '800 verso i paesi industrializzati, oggi si muovono milioni di senza riserve verso paesi ad alta concentrazione di capitale e in crisi di sovrapproduzione. Dal punto di vista della rivoluzione queste masse di uomini che premono sui confini dei paesi occidentali sono un elemento di ulteriore destabilizzazione e quindi è giusto esclamare: Avanti, barbari!

E' tutta l'umanità che sta progressivamente diventando come gli Indiani d'America, eccedente rispetto alle folli esigenze di valorizzazione. Lo diceva la nostra corrente in tempi non sospetti:

"Il Capitale offre tutti i miliardi di quattro secoli di accumulazione per lo scalpo del suo grande nemico: l'Uomo." (Imprese economiche di Pantalone, 1950)

L'Europa non riesce a trovare la quadra sulla questione dei migranti, proprio come non riesce a trovare una soluzione per la Grecia, ormai sull'orlo del default. Ma a non funzionare è l'intera economia, per cui non solo non c'è strategia possibile, ma non può essercene. Ergo: il futuro obbligherà i proletari autoctoni e non, alla saldatura di lotta e organizzazione. A Roma lo scorso 8 giugno c'è stato un corteo in zona Tiburtina per denunciare l'aggressione subita dai facchini davanti ai cancelli SDA durante un picchetto. Sono scesi in strada facchini e occupanti di casa, perlopiù immigrati, al grido: "Casa e Salario, nella lotta ci uniamo. Se toccano uno toccano tutti!". La realtà nuda e cruda della crisi impone nuove forme di organizzazione e per questo abbiamo dato tanta importanza a fenomeni come Occupy Wall Street. Anche dal punto di vista sindacale si intravede una dinamica che porta al superamento della forma rivendicativa e spinge alla formazione di organismi di lotta di tipo intermedio: le nuove forze combattenti non rivendicano più nulla e di fatto si presentano collettivamente come alternative al capitalismo.

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