"L'IA non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità: può soltanto renderlo più rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati. Così, ci abitua all'idea che la violenza sia inevitabile e vada solo ottimizzata".
Le soluzioni proposte dalla Chiesa si muovono nel solco storico del riformismo: gli Stati dovrebbero agire di concerto per evitare pericolose derive. In realtà, è impossibile far tornare indietro la ruota della storia: l'autonomizzazione del Capitale si riflette nell'autonomizzazione dei sistemi di arma. Si tratta di un passaggio epocale, e gli appelli del Vaticano alla saggezza dei governanti servono a poco, se non a tentare di convincere gli uomini dell'immodificabilità della presente forma sociale. In Magnifica Humanitas si legge:
"Per questo la Dottrina sociale della Chiesa insiste sul fatto che l'accesso al lavoro per tutti deve rimanere un obiettivo prioritario delle politiche pubbliche e dei processi economici, criterio di giudizio per valutare la qualità umana di un modello di sviluppo. Del resto, in quelle parti del mondo in cui il lavoro tende a ridursi o a mutare radicalmente, per effetto di processi tecnologici e organizzativi che sfuggono al controllo democratico, è necessario ripensare il lavoro stesso e il suo rapporto con la cittadinanza, perché l'assenza di occupazione non pregiudichi la partecipazione sociale."
I chatbot oramai assistono e affiancano l'uomo in molteplici attività quotidiane: dalla scrittura di una email al riassunto del contenuto di un libro, fino alla progettazione di infrastrutture complesse. Viviamo in una società cibernetica e gli strumenti che abbiamo prodotto non sono più una semplice protesi del corpo fisico, come lo furono l'amigdala, la lancia o il chopper, ma fanno ormai parte di noi stessi (si pensi ai chip impiantati nel cervello o ai pacemaker nel torace). Nel caso dell'IA, il rapporto mano-lavoro-cervello è arrivato ad una tale livello di fusione con il corpo sociale che possiamo parlare, a tutti gli effetti, di un unico insieme uomo-industria. Il Pianeta è ricoperto di fabbriche, manufatti e reti logistiche senza le quali non potremmo produrci e riprodurci come specie. Questo corpo costruito per difendere e garantire le nostre condizioni di vita, si presenta in realtà come un corpo alieno, praticamente nemico. Si tratta allora di prenderne il controllo con un piano unico di produzione e distribuzione, superando l'attuale fase anarchica dell'umanità.
Parlando di integrazione della società dal punto di vista tecnologico, viene in mente l'ipotesi del "Singleton" del filosofo svedese Nick Bostrom (di cui abbiamo scritto nell'articolo "Ideologie di un capitalismo che nega sé stesso"). Bostrom sostiene che la vita intelligente finirà per fondersi in un unico agglomerato: dalle prime tribù alla loro federazione, dalle comunità urbane senza classi fino agli stati moderni, sarebbe riscontrabile una marcia verso un aggregato unico mondiale. Secondo questa lettura, il coordinamento dei piani di produzione porta alla formazione di un "sistema dei sistemi".
Già Marx parlava dell'industria come di un sistema; Bostrom arriva, senza probabilmente esserne consapevole, a delineare una società-industria. Si tratta di un cambiamento che anche la Chiesa registra, e che teme, poichè mette in discussione alcuni suoi pilastri fondamentali, dalla famiglia al "valore" del lavoro, e apre alla possibilità di una forma sociale comunista.
Lo sviluppo dell'IA è stato molto rapido e la società fatica a tenere il passo, soprattutto perché distratta dalla lotta con sé stessa, essendo divisa in classi economicamente antagoniste. La rivoluzione, però, bussa alla porta e utilizza tutti gli strumenti a disposizione per manifestarsi, come nel caso di Elon Musk che, intervenendo in alcune delle principali fiere tecnologiche mondiali — tra cui il CES di Las Vegas e VivaTech di Parigi — ha fatto scalpore con le sue dichiarazioni sul futuro dell'umanità: secondo lui, l'evoluzione dell'IA renderà il lavoro superfluo, trasformandolo in un hobby. Il giga-capitalista prevede che l'intelligenza artificiale e i robot saranno in grado di fornire tutti i beni e i servizi necessari, consentendo all'umanità di dedicarsi all'ozio.
Negli anni '50 la Sinistra Comunista scriveva:
"Resterà, direte, all'uomo l'opera organizzativa, direttiva, il girare le chiavette interruttrici. Ma hanno detto ultimamente che una macchina della macchina sostituirà l'uomo alle manopole di questa, dopo aver registrato con processi elettronici il comportarsi effettivo dell'uomo, il trucco che lo distingue, per ritrasmetterlo identico. Allora sarà invero la natura che ci darà tutto, cominciando dal vassoio della prima colazione che arriverà senza che lo porti nessuno." (Prospetto introduttivo a "Mai la merce sfamerà l'uomo", 1953)
C'è un rapporto stretto tra lo sviluppo dei sistemi di IA e la dissoluzione del capitalismo. In realtà, è lo sviluppo complessivo dell'industria ad "abolire" la proprietà (senza alcun aggettivo). È la base materiale dell'industria, lo sviluppo del lavoro associato, a portare alla soppressione della proprietà, più di qualsiasi decreto rivoluzionario. Sia nel Manifesto che nel Capitale viene descritta la più grande espropriazione della storia: da quella dei contadini, degli artigiani e dei piccoli proprietari, fino alla formazione dell'esercito del proletariato, costretto a vendere la propria forza-lavoro per sopravvivere. Nel testo "Proprietà e Capitale" (1948), la Sinistra descrive la traiettoria di un capitalismo che si autonomizza dagli stessi capitalisti, ponendosi come potenza anonima ed impersonale e gettando le basi per la sostituzione dell'economia "simbolica" monetaria con l'economia di quantità "fisiche".
Nel "frammento sulle macchine" dei Grundrisse, Marx scrive che, ad un certo punto, non è più l'appropriazione del lavoro altrui ad essere il motore della produzione, ma è la scienza, il sapere della specie - il general intellect - a diventare direttamente produttivo. Non è più il lavoro immediato del singolo operaio ad essere fondamentale per formazione della ricchezza sociale, quanto piuttosto la combinazione tra cervelli e macchine (oggi algoritmi, assistenti digitali, chatbot, ecc.). Si tratta di un insieme in cui silicio e carbonio, in costante comunicazione, evolvono insieme.
Tale evoluzione, se viene ritardata la rottura dell'involucro capitalistico, può portare a esiti nefasti per la specie. E' dunque necessario un cambio di paradigma, una rivoluzione a titolo umano (Programma rivoluzionario immediato, Riunione di Forlì del PCInt., 1952).
Nell'articolo "Genesi dell'uomo-industria" avevamo visto come l'industria rappresenti la vera natura antropologica (Marx, Manoscritti del 1844). Perde quindi di senso qualsiasi ipotesi neoluddista, che oggi sta assumendo un profilo antimilitarista. La guerra, come l'industria, è un'invariante nella storia della nostra specie: si passa dalle prime lance dell'uomo primitivo alle armi da fuoco, per arrivare all'IA, che decide in autonomia chi e cosa colpire. Chiuso il ciclo delle società di classe, la guerra non sarà più tra gruppi di uomini, ma contro i pericoli naturali, come ad esempio un asteroide in rotta di collisione con la Terra.
Giunti al livello attuale di organizzazione della materia, che comprende l'uomo con la sua capacità di intervenire ulteriormente sulla materia aggiungendo informazione - progettando e cioè immaginando in anticipo un risultato -, il prossimo salto evolutivo non potrà che essere il "rovesciamento della prassi" guidato dal partito rivoluzionario, ovvero la progettazione del futuro di specie.

