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Rivista n. 52, dicembre 2022

Editoriale: Niente di nuovo sul fronte orientale

Articoli: La malattia non esiste, parte prima - Un sistema che ingegnerizza sé stesso? - La riduzione dell'orario di lavoro non è più un tabù

Rassegna: L'ennesima conferenza sul clima - Polarizzazione crescente - "Pericolose tempeste"

Recensione: Gaia, le macchine autoreplicanti e l'intelligenza collettiva

Doppia direzione: Più "avanzato" lenin o Bogdanov? - Cooperazione e sostegno

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La teleriunione di martedì sera, a cui si sono connessi 19 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo il recente attacco subito dall'Iran alla luce della "nostra" teoria della guerra.

Alcuni droni hanno cercato di colpire un sito militare nella città di Isfahan (a sud di Teheran), dove sarebbero immagazzinati missili balistici e droni che la Russia attende dall'Iran. Il ministero della Difesa iraniano ha dichiarato che gli aeromobili a pilotaggio remoto erano tre: uno è stato colpito dal sistema di difesa antiaerea del complesso e gli altri due sono esplosi.

Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti USA, l'autore dell'attacco sarebbe Israele, mentre Al Arabiya sostiene il coinvolgimento degli Stati Uniti. In ogni caso, sia Israeliani che Americani hanno tutto l'interesse a contenere la sfera di influenza di Teheran e le sue capacità militari. "Tutte le opzioni sono sul tavolo per impedire che Teheran ottenga l'arma nucleare", ha affermato il segretario di Stato americano Antony Blinken. Nel recente passato è stato eliminato il responsabile del programma nucleare di Teheran, un comandante dei pasdaran; e prima ancora, nel 2010, c'era stato l'attacco informatico condotto dagli USA con il virus Stuxnet all'impianto di arricchimento di Natanz. In seguito, l'Iran ha investito molto sulla cyber security e ha sviluppato un settore informatico militare, l'Iran's Cyber Army, che è stato testato nell'attacco dello scorso anno all'Albania.

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 15 compagni, è cominciata commentando la notizia di stampa sull'esaurimento delle scorte di munizioni da parte dei paesi Nato.

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, dopo la firma della dichiarazione congiunta per la cooperazione tra Nato e Ue, ha dichiarato: "Gli alleati della Nato e i membri dell'Ue hanno esaurito i loro stock per fornire supporto all'Ucraina e questa è stata la cosa giusta da fare perché riguarda anche la nostra sicurezza". Riguardo al conflitto in corso, ha aggiunto: "La Russia ha subito grandi perdite in Ucraina ma non dobbiamo sottostimarla, Mosca sta mobilitando nuove truppe e nonostante le sofferenze sta mostrando la volontà di continuare la guerra. Non c'è alcuna indicazione che Putin abbia cambiato i propri obiettivi sull'invasione dell'Ucraina. Dobbiamo essere preparati ad una lunga guerra e a proseguire il supporto all'Ucraina."

Il supporto all'Ucraina ora comprende l'invio di mezzi di fabbricazione tedesca Leopard 2, tra i migliori carri armati al mondo. Fino all'ultimo, la Germania ha cercato di evitare un coinvolgimento diretto nella guerra ma poi ha dovuto cedere alle pressioni della Polonia e dei Paesi baltici, e degli Stati Uniti, che in cambio hanno promesso di inviare a Kiev carri armati di terza generazione M1 Abrams. Ciò significa che vi sarà un'escalation bellica ("What Western tanks should give Ukraine in the next round of the war", The Economist, 22.01.23).

Sabato, 21 Gennaio 2023

Curve inesorabili

Durante la teleriunione di martedì sera, presenti 19 compagni, abbiamo commentato alcuni articoli sul calo demografico in Cina (meno 850 mila abitanti alla fine del 2021).

Attualmente il pianeta Terra ospita oltre 8 miliardi di abitanti e il punto di flesso è previsto entro il 2100 (vedi curve presenti in "Un modello dinamico di crisi"). Negli ultimi anni in tutti i continenti, Africa compresa, l'età media della popolazione è cresciuta, e in maniera più marcata in Giappone e nell'Europa occidentale. Nell'articolo "Malthusianesimo ricorrente e tenace" abbiamo scritto: "Il boom demografico dei paesi in via di sviluppo è dovuto alla disponibilità di merci a basso prezzo e quindi alla rottura di antichi equilibri, mentre nei paesi a vecchio capitalismo si accentua il fenomeno della sovrappopolazione anche in presenza di una stagnazione demografica". Se, ad esempio, il miracolo economico cinese è stato anche il risultato della politica del figlio unico portata avanti dal governo, è vero anche che le nuove generazioni hanno adesso l'onere di sobbarcarsi il peso delle generazioni precedenti. Il sistema pensionistico cinese, come d'altronde quello dei paesi occidentali, è destinato a collassare, con tutte le conseguenze del caso. Avere più genitori che figli è un vantaggio quando i figli sono piccoli, ma è uno svantaggio quando i genitori invecchiano. Il principale fondo pensionistico cinese potrebbe esaurire i suoi fondi entro il 2035.

Si stanno verificando grandi cambiamenti a livello sociale che avranno un impatto su quella che i borghesi chiamano la geopolitica del mondo e che per noi sono gli equilibri interimperialistici. A breve gli abitanti dell'India supereranno quelli della Cina. L'Economist fa notare che il paese non ha un seggio permanente alle Nazioni Unite, anche se la sua economia recentemente ha sostituito quella britannica come quinta più grande del mondo, e si classificherà al terzo posto entro il 2029 ("India will become the world's most populous country in 2023"). L'India fornirà almeno 1/6 della popolazione lavorativa nei prossimi decenni, mentre la Nigeria sarà il terzo paese più popoloso entro il 2050 con oltre 400 milioni di abitanti. Secondo un report delle Nazioni Unite, fino al 2050 i paesi africani domineranno la crescita della popolazione mondiale: si tratta di aree geostoriche dove il capitalismo è meno senile che altrove.

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