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La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni sulle recenti dichiarazioni di generali e ministri europei in merito alla reintroduzione del servizio di leva.
E' in corso una preparazione ideologica delle popolazioni al nuovo clima di guerra. La Francia, in risposta alle tensioni geopolitiche internazionali, sta introducendo un Servizio Nazionale volontario con l'obiettivo di formare una riserva giovanile di 10.000 nuove reclute entro il 2030, per arrivare a 50.000 entro il 2035. Il capo di Stato maggiore delle Forze Armate francesi, il generale Fabien Mandon, ha invitato il Paese a prepararsi a sacrifici in caso di conflitto, parlando della necessità di "accettare di perdere i propri figli". Anche i generali inglesi sottolineano l'urgenza di prepararsi alla guerra. Il governo italiano sta valutando l'introduzione di un servizio di leva, mentre il parlamento tedesco ha recentemente approvato il servizio "volontario obbligato".
Gli Stati devono però fare i conti con popolazioni estremamente refrattarie ad arruolarsi. Il vero problema è quindi rappresentato dal fronte interno. Nella Seconda Guerra Mondiale, attraverso la socializzazione di stampo fascista, gli Stati riuscivano a controllare la società e a smorzare i conflitti interni; oggi, invece, lo stato corporativo perde energia, vede dissolversi le politiche di "inclusione sociale" e il feeling con la società. Al di là delle proposte di ritorno alla leva, la guerra moderna richiede una forza militare estremamente professionale, fatta di tecnici ed informatici, oltre che di personale addestrato a combattere sul campo e dotato di mezzi ultratecnologici ("Guerre stellari e fantaccini terrestri").
La teleriunione di martedì sera è iniziata affrontando il tema della bolla legata all'Intelligenza Artificiale (IA), ed in generale della crisi del capitalismo senile.
Ad inizio novembre negli USA sono stati pubblicati i dati sui licenziamenti, arrivati a quota 153mila, con un balzo del 183% rispetto a settembre e del 175% rispetto ad ottobre 2024. Le ragioni principali alla base di questi esuberi sono la riduzione dei costi e la robotizzazione dei posti di lavoro, anche grazie ai sistemi di IA. "Focus Economia", un programma di Radio 24, ha dedicato un approfondimento al tema, evidenziando le differenze tra la rivoluzione dell'IA e le precedenti rivoluzioni industriali. Il profondo cambiamento in corso è intragenerazionale e non intergenerazionale come una volta: non è più il figlio del contadino che va a fare l'operaio, ma il colletto bianco che perde il lavoro a favore della macchina e non ne trova un altro. La protagonista della scorsa rivoluzione industriale è stata la fabbrica, pronta ad accogliere braccia da sfruttare; oggi siamo di fronte ad una tecnologia che sostituisce completamente il lavoro umano. La domanda finale a cui giungono intervistato ed intervistatore è: "se questa rivoluzione creerà una massa di disoccupati e sottoccupati, chi comprerà le merci?"
I tagli massicci annunciati da Amazon non riguarderanno tanto gli operai, quanto il personale d'ufficio. La stragrande maggioranza dei 14mila posti che verranno eliminati riguarda impieghi definiti "cognitivi", che potranno essere svolti da algoritmi.
La teleriunione di martedì sera si è aperta con la segnalazione di alcune notizie relative ai recenti allarmi sulla possibile bolla dell'intelligenza artificiale.
Da alcune settimane varie testate giornalistiche riportano che i mercati finanziari sono in agitazione per il possibile scoppio della bolla dell'IA, poiché gli ingenti investimenti nel settore non trovano adeguata corrispondenza negli utili effettivi. Ad esempio, Nvidia ha raggiunto una capitalizzazione di oltre 5mila miliardi di dollari, circa 5 volte il valore della borsa italiana, due volte e mezzo il Pil del Paese. Va precisato che la capitalizzazione in borsa non rispecchia il valore reale di un'azienda.
Nell'articolo "How markets could topple the global economy", The Economist evidenzia una serie di dichiarazioni di dirigenti del FMI che mettono in guardia sulle valutazioni stratosferiche di alcune aziende tecnologiche, soprattutto americane, ricordando quanto accaduto nel 2000 durante la crisi delle dot-com. L'attuale euforia per l'intelligenza artificiale è stata alimentata dal capitale azionario. La novità, secondo il settimanale inglese, sta nel fatto che le azioni di tali imprese sono strettamente collegate alla ricchezza degli americani, i quali stanno investendo massicciamente nel settore:
"La radice della vulnerabilità risiede nel consumatore americano. Le azioni rappresentano il 21% della ricchezza delle famiglie del Paese, circa un quarto in più rispetto al culmine del boom delle dot-com. Le attività legate all'intelligenza artificiale sono responsabili di quasi la metà dell'aumento della ricchezza degli americani nell'ultimo anno".
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Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.
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