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n+1 rivista n°46

Editoriale: Ingegnerizzazione sociale

Articolo: La grande socializzazione.
Dal cooperativismo socialdemocratico al corporativismo fascista, dal comunismo di fabbrica alla fabbrica-comunità del padrone illuminista

Articolo: Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

Appuntamenti

19/21

Giu

78° incontro redazionale, teleconferenza
Temi: - Il punto sulla crisi di accumulazione - Che fine farà lo stato? - Verso una guerra civile permanente - Prospettiva di lavoro >>>

14/15

Mar

77° incontro redazionale, teleconferenza
Temi: - Il punto sulla crisi di accumulazione - Virus is coming - Scienza della dinamica uomo/natura (contro gretismo ed antigretismo) - Prospettiva di lavoro. >>>

29

Feb

Conferenza pubblica
"Il futuro e le sue conseguenze"
c/o Circolo "Mario Mieli", via Efeso 2A Roma - ore 16.30

Visualizza articoli per tag: Stato

La teleconferenza di martedì sera, connessi 20 compagni, è iniziata riprendendo il tema dell'estinzione dello stato nel passaggio rivoluzionario tra capitalismo e comunismo.

Un apparato coercitivo che consente ad una parte della società di dominare sull'altra ha senso solo in una società classista, mentre in una post-classista ciò che serve è un organismo di coordinamento atto alla soddisfazione dei bisogni della specie. Lo stato non è neutrale: se le macchine o le armi possono essere usate sia dalla borghesia che dal proletariato, lo stato è uno specifico organo di classe e, nella "nostra" dottrina dei modi di produzione, il futuro di specie è descritto come negazione di tutte le categorie esistenti (stato, classi, valore, ecc.).

Nella prima grande rivoluzione dalle società senza stato a quelle statali, abbiamo visto come alcuni strumenti, che servivano a quantificare il prodotto sociale, hanno dato il via a quel processo che successivamente ha portato alla nascita del denaro. L'organismo predisposto alla produzione e distribuzione del prodotto passa da elemento di contabilità ad elemento di coercizione di una classe su di un'altra. In maniera del tutto speculare, il denaro smaterializzato d'oggi si trasformerà in buoni-lavoro non accumulabili. L'amministrazione di specie abbandonerà il segno di valore astratto e si riapproprierà di una registrazione di movimento empirico.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2020

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 23 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo i nuovi focolai di Covid-19.

In Germania, nel Nord-Reno Westfalia, è stato messo in lockdown il distretto di Guetersloh in seguito alla scoperta di centinaia di contagiati tra i dipendenti del mattatoio dell'azienda Tönnies. Nei luoghi in cui si macella la carne le temperature sono sempre molto basse e costituiscono l'ambiente ideale per la proliferazione dei virus. Inoltre, i lavoratori dell'azienda tedesca, per lo più immigrati, lavorano e vivono in condizioni bestiali, ammassati a decine in appartamenti con un solo bagno (Corriere della Sera , 23 giugno 2020, "Coronavirus, in Germania riscatta il lockdown per 560.000 persone dopo il focolaio nel mattatoio Tönnies")

Anche in Portogallo l'aumento del numero dei malati ha portato il governo a chiudere nuovamente la regione di Lisbona, la più piccola ma la più popolosa del Paese, che negli ultimi giorni ha registrato picchi di contagio. La pandemia è tutt'altro che sotto controllo, soprattutto negli Stati Uniti e in America Latina dove i numeri continuano a salire: in Brasile sono stati superati il milione di casi e i morti sono 50mila. Si aggiungono poi le nuove ondate di contagi in Corea del Sud e Cina. A Pechino è stato scoperto un focolaio in un mercato e diversi distretti della capitale sono stati messi in lockdown.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2020

La teleconferenza di martedì sera, presenti 26 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo le manifestazioni in corso in tutto il pianeta, notando come esse mostrino con sempre maggior evidenza caratteri e dinamiche simili.

Negli Usa proseguono le mobilitazioni che vanno genericamente sotto il nome di Black Lives Matter, alimentate dalle uccisioni quasi quotidiane di afroamericani da parte della polizia. Il movimento ha iniziato a demolire le statue di colonizzatori o razzisti, provocando la reazione dei suprematisti bianchi che in alcuni casi si sono schierati armati a difesa dei monumenti. Ad Albuquerque, in New Mexico, durante l'abbattimento della statua di un "conquistador" da parte di un gruppo di antirazzisti, un "vigilantes" ha ferito a colpi di armi da fuoco un manifestante. Anche in Inghilterra, a Londra, nello scorso week end si sono verificati scontri di piazza tra nazionalisti, polizia e attivisti di Black Lives Matter.

Negli stati federati crescono intanto le zone autonome, come quella di Seattle. Nuove aree "liberate" sono nate a Nashville, Ashville, Chicago e Philadelphia. Per ora non si sa molto di quanto accade in queste autonomous zone, anche se dalle informazioni che circolano in rete sembra si tratti di esperimenti che si inseriscono nel solco tracciato da Occupy Wall Street. La Capitol Hill Autonomous Zone (#Chaz) di Seattle si autogestisce e si ritiene altra cosa rispetto allo stato, avvisando chiunque entri nell'area che sta lasciando il territorio degli Stati Uniti d'America. Su Twitter si trovano immagini di membri del servizio d'ordine della Chaz armati, una forma di radicalizzazione rispetto a OWS, che è stata un'esperienza tutto sommato pacifica. Anche alcune manifestazioni antirazziste sono state aperte da cordoni di manifestanti armati, come nel caso di Atlanta, dove un corteo ha visto in prima linea militanti delle Black Panthers.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2020

La teleconferenza di martedì sera, presenti 24 compagni, è iniziata dalle ultime notizie sulla diffusione del Covid-19 ed in particolare sulla scoperta di un nuovo focolaio in Cina.

Alcune testate giornalistiche minori (le maggiori non ne hanno fatto accenno) segnalano che nelle provincie nordorientali cinesi di Liaoning, Jilin e Heilongjiang sono state attivate nuove misure restrittive che coinvolgono un totale di 100 milioni di persone. A Shulan, uno dei maggiori centri della provincia di Jilin, un rigido lockdown blocca in casa 700 mila residenti: trasporti fermi, scuole, uffici e negozi chiusi, possibilità di uscire una volta ogni due giorni per fare la spesa per un solo membro della famiglia. Pechino si è mossa preventivamente per evitare quanto accaduto con la chiusura di Wuhan, quando decine di migliaia di persone fuggirono dalla città portando con sé anche il virus.

Mentre in Cina bastano poche decine di nuovi contagi perché si mettano in atto misure di contenimento drastiche, in Italia, e nello specifico in Lombardia, fabbriche, uffici, negozi e bar riaprono nonostante centinaia di nuovi casi giornalieri. Il comitato tecnico-scientifico che affianca il governo italiano nella gestione dell'emergenza ha espresso importanti dubbi sulle misure di apertura totale, ma il presidente del Consiglio ha spiegato che la politica deve rispettare le esigenze delle attività economiche e che il rischio di una crescita dei positivi è calcolato. Detto con altre parole, prima viene la salvaguardia dell'economia nazionale e poi quella degli uomini. In Germania, dove sembrava che l'epidemia fosse sotto controllo, si sono presentati nuovi focolai in diversi mattatoi e sono decine i lavoratori infettati e centinaia quelli messi in quarantena.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2020

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 30 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie sulla situazione economica e sociale globale.

Negli Usa il tasso di disoccupazione potrebbe salire dall'attuale 14,7%, il livello più elevato mai visto dal secondo dopoguerra, ad oltre il 20%, pari ad una quota di disoccupati registrata soltanto durante la Grande Depressione seguita alla crisi del 1929. In Italia, l'Istat segnala un crollo senza precedenti della produzione industriale, solo a marzo il calo ha raggiunto il 28,4%. La maggior parte degli enti di ricerca impegnati nello studio dell'andamento del Pil italiano, prospetta scenari da incubo per il Belpaese: Confindustria ha calcolato un -6%, la Commissione Europea -9,5, e Standard & Poor's -9. Ma queste previsioni non tengono conto della possibilità dello scoppio di rivolte sociali, di nuovi lockdown oppure di crisi finanziarie. Governanti ed economisti sperano in una crisi a forma di V nella quale al crollo seguirebbe la risalita; ciò che li terrorizza è invece quella a L: crollo e nessuna ripresa.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2020

La teleconferenza di martedì sera, connessi 27 compagni, è iniziata prendendo spunto dall'editoriale di Dario Di Vico, "Evitare il rancore", pubblicato sul Corriere della Sera lo scorso primo maggio.

In effetti il risentimento di una parte della popolazione comincia a farsi sentire. In Italia, piccoli commercianti, baristi e ristoratori ultimamente hanno organizzato diverse proteste per spingere alla riapertura delle attività e per richiedere adeguate misure di sostegno economico. Nell'articolo del Corriere ci si chiede quale potrebbe essere il soggetto incaricato di contenere la rabbia sociale dato che i sindacati non sono più quelli di una volta, il movimento delle sardine conta poco o nulla, i leghisti sono fuorigioco e il Movimento 5 Stelle è ormai parte del sistema. In un periodo come questo, la piccola borghesia è stritolata tra le due grandi classi e rischia di precipitare nel mondo dei senza riserve: entra quindi in fibrillazione.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2020

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 31 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo l'acuirsi della crisi economica, a causa della diffusione del virus Covid19, in relazione alla "nostra" dottrina del divenire storico.

Molto prima che iniziasse la pandemia, il capitalismo attraversava una profonda crisi strutturale che, almeno dal 2008, ha messo a dura prova la stessa legge del valore su cui esso si fonda; il virus rappresenta la famosa goccia che fa traboccare il vaso ormai colmo. Per non rimanere schiacciati dall'attualità, dal flusso incessante di articoli, lanci d'agenzia e video che scorre sugli schermi dei nostri computer, è bene ricordare che il marasma sociale in corso è il prodotto dello scontro tra modi di produzione. In Dottrina dei modi di produzione (1958) si afferma:

"Non può accampare pretesa a chiamarsi dialettico e marxista chi non sa leggere, ogni qualvolta si discute del passaggio da precapitalismo a capitalismo, i taglienti enunciati del passaggio da capitalismo a comunismo".

Nell'articolo "La prima grande rivoluzione" (2010), pubblicato sulla rivista n. 27, viene analizzato il passaggio dagli organismi di produzione e distribuzione delle società comunistiche originarie alle prime forme di proto-stato. La prima rivoluzione ha portato alla nascita dello Stato e cioè di un elemento in grado di controllare la società; oggi siamo in presenza di un Capitale autonomizzato che domina sullo Stato ed il processo, per cui la forma sociale vigente si sta disgregando per lasciare il posto ad una di tipo superiore giungendo da n a n+1, si presenta rovesciato perché la transizione è dalle società di classe al comunismo.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2020

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 16 compagni, è iniziata con la segnalazione di due notizie: 1) in Cina sono nati gruppi di studenti marxisti che partecipano alle lotte operaie e molti sono stati arrestati; 2) in Russia cresce la popolarità di Stalin: secondo alcuni sondaggi, oltre il 30% della popolazione rimpiange il vecchio leader sovietico la cui notorietà ha superato quella di Putin.

Gli uomini sono sempre alla ricerca di punti di riferimento, ma finché non si verificano potenti polarizzazioni sociali che li spingano verso il futuro, rimangono orientati verso il passato. La nostalgia stalinista ne è chiaro esempio. Ciononostante, il futuro agisce sul presente. Basti pensare alla crescente disaffezione verso la "politica": in Italia le recenti elezioni europee hanno registrato un'affluenza alle urne del 56%, dato in calo rispetto al 2014, soprattutto al Sud. La metà degli aventi diritto non va a votare e la classe dominante sembra non farvi caso, impegnata com'è nei calcoli politici post-elettorali. Allo stesso tempo il carisma dei leader politici dura sempre meno: se Renzi dopo quattro anni è stato rottamato, a Di Maio è bastato un anno, e adesso vedremo quanto durerà il nuovo fenomeno Salvini.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2019

La teleconferenza di martedì, presenti 15 compagni, è iniziata commentando quanto accade in Argentina.

Nei giorni scorsi ci sono state grosse manifestazioni e scontri con la polizia a Buenos Aires, in seguito all'annunciata riforma delle pensioni. Secondo l'Osservatorio sul debito sociale dell'Università Cattolica di Buenos Aires i poveri sono il 31,4% della popolazione e il 48,4% dei minori di 14 anni vive in famiglie povere. Praticamente un terzo della popolazione argentina si trova in condizione di povertà strutturale e l'ennesima misura di austerity non farà altro che peggiorarne la situazione. In questo clima la riforma delle pensioni rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso, diventa l'innesco di situazioni esplosive pre-esistenti.

A proposito di miseria crescente è stato citato un articolo pubblicato su il manifesto, "La lotta di classe vinta dall'1%" dove si riportano i risultati di uno studio realizzato da un centinaio di economisti di tutto il mondo, coordinati nel World Wealth and Income Database (WID, world). La giornalista Anna Maria Merlo ne ricava un quadro indicativo:

La teleconferenza di martedì scorso, 14 i compagni presenti, è iniziata commentando alcune news riguardo l'utilizzo dei robot nella produzione industriale.

L'articolo "L'azienda cinese che delocalizza negli Usa e crea magliette in 30 secondi (con i robot)", pubblicato sul sito Linkiesta, racconta della delocalizzazione di un'azienda tessile cinese in Arkansas, in cui la maggior parte delle linee, che produrranno 23 milioni di t-shirt all'anno, saranno del tutto automatizzate, mentre 400 tecnici si occuperanno esclusivamente della manutenzione. Anche La Stampa pubblica un pezzo sull'utilizzo sempre più diffuso dei robot, nello specifico in Cina. Da fabbrica del mondo e territorio dove le grandi aziende (Apple in testa) si trasferivano dato il basso costo del lavoro, il colosso asiatico sta bruciando le tappe robotizzando la produzione e delocalizzando a sua volta:

"Nonostante i progressi nella robotica, la Cina ha ancora una densità inferiore a molti paesi: conta 49 robot per ogni 10mila lavoratori contro la media globale di 69, mentre per gli Stati Uniti il livello è 176, per la Corea del Sud 531 e per la Germania 301. Per colmare questo ritardo, Pechino si prefigge di raggiungere il numero di 150 robot per ogni 10 mila lavoratori entro il 2020."

La teleconferenza (connessi 16 compagni) è iniziata con le notizie provenienti dalla Spagna e in particolare dalla Catalogna, dove nella serata di martedì il Presidente della Generalitat ha dichiarato e, subito dopo, sospeso l'indipendenza della regione dallo stato centrale di Madrid: "La Catalogna sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione".

La "piroetta" del presidente Puigdemont non è che l'ennesimo esempio dell'ambiguità politica della piccola borghesia e, piuttosto che alle dichiarazioni dei politici di turno, dobbiamo prestare attenzione alle forze di natura impersonale che operano nel sottosuolo della società. Anche se nell'immediato ciò che percepiamo ci fa credere che le cause scatenanti degli eventi siano le opinioni politiche e i relativi scontri tra individui e gruppi, sappiamo che è la crisi capitalistica a mettere in moto meccanismi strutturali, che come i terremoti incidono nel profondo del sistema e producono spaccature in superficie. La storia la fanno gli uomini, ma questi sono degli strumenti, di certo non i motori della rivoluzione. Oltre alla Spagna, anche in altri paesi d'Europa si rinvigoriscono spinte indipendentiste, per esempio in Corsica e in Scozia. La ragione è sempre la stessa e riguarda la distribuzione del valore, perchè dietro alle parole roboanti di identità, cultura, tradizione, si nasconde l'appetito economico delle mezze classi senza futuro.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo le manifestazioni dei tassisti contro le misure contenute nel decreto legge Milleproroghe. La corporazione dei conducenti di taxi, la cui protesta si è sviluppata su scala nazionale, si è mobilitata per difendere i propri interessi, minacciati dal giganteggiare di Uber, la multinazionale americana che col suo servizio di trasporto su auto a portata di click sta guadagnando terreno nel settore. Da Marx in poi sappiamo che le mezze classi rovinate sono le prime a muoversi: avendo ancora qualcosa da perdere, si illudono di salvare il salvabile.

In questo caso la "colpa" è della tecnologia: le macchine, rimpicciolite (ognuno di noi ha uno smartphone in tasca) e capaci di costruire sé stesse, stanno eliminando gli uomini dal processo produttivo, diretto o indiretto che sia. Si tratta di un cambiamento qualitativo importantissimo. Uber, AirB&B e tante altre piattaforme basate su applicazioni online, sfruttando la capacità di comunicazione tra oggetti e sistemi, riescono a ridurre al minimo il numero di lavoratori necessari alla gestione del sistema, mentre i vecchi rapporti giuridici, atti a normare il confronto tra dipendenti e datori di lavoro, ne escono stravolti. Basti pensare a Foodora, Deliveroo e alle altre startup della gig economy impegnate nella consegna dei pasti a domicilio di cui abbiamo parlato recentemente: "Il nuovo precario lavora secondo lo schema on-demand cioè quando serve, con un rapporto diretto consentito da applicazioni e piattaforme digitali sviluppate appositamente. Domanda e offerta si incontrano on-line, ma ovviamente con una assoluta asimmetria, dato che il lavoratore non ha nessun mezzo per intervenire nel sistema." (Gig economy, n+1 n. 40)

La teleconferenza di martedì scorso, presenti 11 compagni, è iniziata con alcune riflessioni sulla situazione politica italiana in riferimento a quanto sta succedendo nella Capitale.

Conquistata la poltrona del Sindaco, forti delle promesse fatte in campagna elettorale, i 5 Stelle romani hanno predisposto la propria amministrazione a tale scopo. Dopodiché il sistema gli è saltato addosso. C'era da aspettarselo: in settori chiave dell'economia, tipo quello dei rifiuti, è impossibile non tenere conto di determinate reti di interesse.

Il livello politico sovrastrutturale non può che riflettere la decadenza strutturale dell'economia. Come abbiamo cercato di dimostrare nell'articolo L'Italia nell'Europa feudale, il capitalismo e la borghesia italiani sono sulla scena, fra alti e bassi, da mille anni. In Italia sono nati Machiavelli, il fascismo, il trasformismo, l'opportunismo, gli scandali delle banche, la corruzione e la mafia.

La teleconferenza di martedì, presenti 9 compagni, è iniziata con un breve accenno alle condizioni precarie in cui versano le strade e le infrastrutture italiane.

Per una società di tipo capitalistico il grado di manutenzione è indicativo non solo della disponibilità delle risorse economiche o della cura estetica dei propri artefatti, ma anche del livello di vampirizzazione raggiunto dal sistema economico. La prevenzione quasi non genera profitto, la ricostruzione, al contrario, è una fonte di guadagno che può durare decenni. Ai fini capitalistici conviene la catastrofe con tanto di "emergenza", che significa grandi investimenti per grandi opere.

La teleconferenza è quindi proseguita con le notizie sui conflitti in corso.

La Stato Islamico è stato cacciato da Sirte ed è sotto attacco anche nella città di Aleppo, dove si contano a migliaia i morti, i feriti e gli sfollati. Da mesi l'aviazione russa bombarda la Siria (ormai ridotta in macerie) ma è di questi giorni la notizia dell'utilizzo di basi iraniane per gli attacchi. Le mire espansionistiche del Califfato si stanno ridimensionando ed è ormai chiaro che le potenze occidentali, se solo volessero, potrebbero distruggere facilmente la struttura militare di Daesh, composta da qualche migliaio di miliziani. Ma il timore di dare l'ennesimo calcio nel vespaio fa da freno alle azioni belliche della Coalizione. Non è difatti pensabile che la presa di Aleppo e Mosul non abbia delle conseguenze, magari lontano dal campo di battaglia, nelle metropoli occidentali.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con alcuni aggiornamenti sulla situazione militare in Medioriente e in Nordafrica.

Secondo alcuni analisti, Daesh sarebbe in difficoltà in Siria: diminuiscono i foreign fighters provenienti dall'estero e si riducono le entrate economiche a causa del calo del prezzo del greggio e dei continui bombardamenti della coalizione. D'altra parte lo Stato Islamico sta mettendo radici in Libia, dove gli Stati Uniti, insieme a Francia e Italia, paventano da qualche tempo un intervento militare assumendosi il rischio di operare in assenza di un'infrastruttura statale a cui far riferimento. Così come la Libia è caduta in mano a gruppi armati che per la maggior parte rappresentano gli interessi di tribù locali, anche Siria e Iraq sono sprofondate nel caos con decine di milizie che si combattono in una guerra di tutti contro tutti.

La maturazione del modo di produzione capitalistico porta con sé un cambiamento nel modo di condurre la guerra e nei mezzi che vengono adoperati. Con la Seconda Guerra mondiale si è raggiunto il punto massimo in quanto a numero di stati coinvolti, mezzi e uomini. Oggi la guerra è permanente, non cessa mai, se non altro sotto forma di concorrenza tra aziende e nazioni. Nel marasma sociale attuale a cui si accompagna la dissoluzione degli stati, si formano grosse coalizioni, in cui tutti gli aderenti sono legati da interessi comuni e trovano pretesti per organizzare interventi di polizia internazionale.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2016

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 15 compagni, si è aperta commentando la rivolta di Ferguson contro la sentenza per l'omicidio di Michael Brown. Dalla periferia di St. Louis la rabbia è presto dilagata in altre 170 città americane. A dire il vero, l'uccisione di civili disarmati da parte della polizia non è affatto una novità negli States, anche pochi giorni fa c'è stato un caso simile a Cleveland. Una mappa dinamica su Internet dà l'idea dell'enorme flusso di tweet con l'hashtag #Ferguson che si è prodotto nel mondo. Ferguson is everywhere (Ferguson è ovunque)!

Nella città in fiamme, oltre ai saccheggi di magazzini e negozi, si sono contati più di 150 colpi di arma da fuoco contro la polizia. Nell'articolo Teoria e prassi della nuova politiguerra americana diciamo che "la politica coloniale, che ha coinvolto e corrotto la popolazione americana, adesso le si ritorce contro, non continua solo verso l'esterno, ma si afferma anche all'interno. La conseguenza è tremenda: gli Stati Uniti sono una colonia di sé stessi e questo fenomeno è registrato con più forza proprio dalle frange borghesi americane spaventate dagli scenari futuri."

Non si tratta solo del superficiale conflitto tra bianchi e neri: quanto è in corso negli Stati Uniti è su basi ben più radicali, di classe. Il vero nemico della borghesia è il fronte interno. E sarà interessante vedere cosa succederà durante il Black Friday. Gli organizzatissimi e decisi lavoratori di Walmart hanno messo in piedi una serie di iniziative per bloccare o almeno mettere il bastone tra le ruote alla giornata più importante per lo shopping americano.

La riunione pubblica di n+1 "Non è una crisi congiunturale", che si è svolta a Parigi lo scorso 25 gennaio e che ha visto l'inaspettata presenza di una quarantina di persone, ha seguito un percorso espositivo suddiviso in tre fasi: una parte metodologica, una centrale di approfondimento ed infine una dedicata alle previsioni per il futuro. Il pubblico presente ha mostrato interesse ed attenzione per tutta la durata della conferenza.

Al termine della relazione alcuni intervenuti hanno criticato il lavoro di n+1 sia perché non sarebbe abbastanza incentrato su temi fondamentali, quali la rivoluzione e il partito, sia per "evidenti" tendenze all'ecologismo e al comunitarismo. Decisamente più stimolante invece l'interessamento di un giovane, estraneo agli ambienti terzinternazionalisti, che ha proposto uno studio di approfondimento delle tabelle sulla mineralizzazione. Tra gli intervenuti anche i rappresentanti di un gruppo di ferrovieri (Assemblea Generale interpo "Gare de l'Est et Île de France") i quali hanno espresso un giudizio positivo sulla relazione e sul lavoro presentato. L'esperienza parigina è stata molto positiva e proficua per il lavoro.

Sul sito Chicago86 è stato recentemente pubblicato un articolo sulla "global call" indetta dal collettivo VIA22, gruppo nato in Canada la scorsa primavera in seguito all'imponente ondata di manifestazioni studentesche e non. Attraverso il software VOIP Mumble (che sembra possa reggere la partecipazione di oltre un centinaio di utenti), gli attivisti si ritrovano on line ogni 22 del mese per discutere del "movimento" globale e delle iniziative in corso o future con l'intento di dar vita ad una rete globale di solidarietà. Lo scorso 22 gennaio alcuni compagni hanno partecipato all'assemblea virtuale a cui erano presenti una decina di attivisti provenienti da Canada, Spagna (Indignados), Usa (Occupy) e Messico (YoSoy132). I temi su cui si è sviluppato il confronto sono stati l'Earth Day organizzato per il prossimo 22 Aprile, il World Social Forum 2013 che si terrà in Tunisia, il movimento Occupy di Kalamazoo in Michigan, la necessità di centralizzare le piattaforme di movimento per la diffusione delle notizie in streaming durante le azioni globali. La discussione online si è svolta anche con l'ausilio di una chat presente nel software Voip e con l'appoggio ad un sito esterno per la compilazione in tempo reale del verbale dell'assemblea: attraverso PiratePad, un servizio simile a GoogleDocs, tutti i partecipanti hanno potuto assistere e contribuire alla stesura del resoconto "just in time". I compagni connessi, a cui è stata chiesta una breve presentazione, hanno spiegato il progetto di Chicago86 e inviato tramite chat il "chi siamo" presente sul sito in più lingue e il documento "Global Spring". Prima di questa assemblea c'erano stati degli scambi di e-mail con alcuni attivisti della piattaforma InterOccupy.

Quanto sta accadendo a livello politico-parlamentare in Italia ha rappresentato un buono spunto di apertura della discussione. Abbiamo sentito tutti il discorso di Napolitano circa l'eventuale candidatura di Monti quale capo del prossimo governo e la domanda che sorge spontanea è: che cosa avrà mai voluto dire il Presidente quando ha dichiarato che Monti non può candidarsi ma che potrà essere utile in seguito?

Sembra che al golpe d'autunno succederà il golpone di primavera e che l'esperimento "tecnico" sia destinato a sostituire in maniera permanente il "circo Barnum" a cui eravamo abituati. D'altronde, la fascistizzazione irreversibile della società è un fatto assodato e assimilato dalla nostra corrente fin dal 1944-1946 ("Tracciato d'Impostazione" e "Tesi del Dopoguerra") e il governo tecnico l'ha inventato Giolitti prima del fascismo.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

In apertura della riunione abbiamo condiviso alcune impressioni rispetto agli incontri pubblici tenuti da Loren Goldner organizzati a Milano e a Torino. Goldner ha affrontato il discorso su OWS e sulla cosiddetta ripresa della lotta di classe statunitense a partire dal crash finanziario del 2008 in maniera assolutamente sociologica senza riuscire ad individuare una prospettiva nelle lotte che si sviluppano a livello globale, senza mettere a fuoco i processi economici e le risposte sociali. Trattandosi di un sociologo, non ci si aspettava grandi teorizzazioni ma quantomeno un'analisi più articolata, dal momento che Goldner ha anche scritto alcuni articoli dedicati a Bordiga e alla "comunità materiale". Oltre al taglio profondamente sociologico quindi, è emerso anche quello vetero-sindacale che vede la lotta di classe esclusivamente legata alla presenza di un proletariato industriale produttivo, proprio quel proletariato idealisticamente compianto che negli Stati Uniti si è drasticamente ridotto a seguito della deindustrializzazione iniziata negli anni Settanta.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

La riunione è cominciata prendendo in esame due notizie apparentemente scollegate: la proposta del Governo italiano di modificare il Titolo V della Costituzione e il negoziato tra le parti sociali sulla produttività, il quale si dovrebbe concludere al massimo entro il 18 ottobre per poi essere portato "in dono" al Consiglio europeo di Bruxelles. Il Titolo V rappresenta la fine del federalismo? Secondo il Governo l'obiettivo della sua modifica è blindare i tagli agli enti locali (quelli già fatti e quelli che arriveranno con la legge di stabilità) e riportare sotto un maggiore controllo statale le regioni a statuto speciale. Si tratta, negli intenti, di operare sia una drastica riduzione di tutti gli sprechi concessi in epoca di vacche grasse, sia una maggiore centralizzazione istituzionale. Il movimento reale sta lavorando per semplificare gli esecutivi politici: si fa strada uno Stato sempre più invasivo che da una parte potenzia i propri organi istituzionali, mentre dall'altra restringe gli spazi di mediazione sociale ed elimina le false alternative al sistema ormai inutili ed ingombranti.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°47, aprile 2020

copertina n°47f6Editoriale: Ingegnerizzazione sociale
f6Articolo: La grande socializzazione. Dal cooperativismo socialdemocratico al corporativismo fascista, dal comunismo di fabbrica alla fabbrica-comunità del padrone illuminista
f6Articolo: Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 240, 4 giugno 2020

f6Un virus opinabile

f6Riprendono i contagi

f6Ecologia ed ecologismo

f6Necessità del rivolgimento sociale

f6Fine pandemia?

f6Feroce equilibrio darwiniano

f6Rimanere sul mercato

f6Ricchi e poveri

f6Effetti pandemici sull'economia dei maggiori paesi d'Europa

f6Scialuppe di salvataggio

f6Tutto a posto, quindi?

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