Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  19 maggio 2020

Enormi potenzialità

La teleconferenza di martedì sera, presenti 24 compagni, è iniziata dalle ultime notizie sulla diffusione del Covid-19 ed in particolare sulla scoperta di un nuovo focolaio in Cina.

Alcune testate giornalistiche minori (le maggiori non ne hanno fatto accenno) segnalano che nelle provincie nordorientali cinesi di Liaoning, Jilin e Heilongjiang sono state attivate nuove misure restrittive che coinvolgono un totale di 100 milioni di persone. A Shulan, uno dei maggiori centri della provincia di Jilin, un rigido lockdown blocca in casa 700 mila residenti: trasporti fermi, scuole, uffici e negozi chiusi, possibilità di uscire una volta ogni due giorni per fare la spesa per un solo membro della famiglia. Pechino si è mossa preventivamente per evitare quanto accaduto con la chiusura di Wuhan, quando decine di migliaia di persone fuggirono dalla città portando con sé anche il virus.

Mentre in Cina bastano poche decine di nuovi contagi perché si mettano in atto misure di contenimento drastiche, in Italia, e nello specifico in Lombardia, fabbriche, uffici, negozi e bar riaprono nonostante centinaia di nuovi casi giornalieri. Il comitato tecnico-scientifico che affianca il governo italiano nella gestione dell'emergenza ha espresso importanti dubbi sulle misure di apertura totale, ma il presidente del Consiglio ha spiegato che la politica deve rispettare le esigenze delle attività economiche e che il rischio di una crescita dei positivi è calcolato. Detto con altre parole, prima viene la salvaguardia dell'economia nazionale e poi quella degli uomini. In Germania, dove sembrava che l'epidemia fosse sotto controllo, si sono presentati nuovi focolai in diversi mattatoi e sono decine i lavoratori infettati e centinaia quelli messi in quarantena.

Siamo al "si salvi chi può": ogni stato si muove come meglio crede. Le spinte legate al sistema mercantile portano a prendere decisioni che guardano all'immediato e non tengono conto delle conseguenze. L'Ansa ha dato ampio risalto alla polemica tra Stati Uniti, Cina e Organizzazione Mondiale della Sanità. Il presidente Trump ha definito l'OMS "un pupazzo della Cina", riferendosi in particolare al modo in cui l'organizzazione ha agito all'inizio dell'epidemia, e cioè prendendo tempo prima di lanciare l'allarme mondiale. Tale istituzione mondiale, al pari dei suoi simili quali BM, ONU, FAO, ecc., dovrebbe operare secondo un'ottica globale e per interessi globali, ma nella realtà risponde ai singoli stati, in primis a quelli che erogano maggiori fondi (come gli USA).

Nell'articolo della rivista "Lo Stato nell'era della globalizzazione" abbiamo visto che lo Stato perde energia, si disgrega e tende al collasso. Un rapporto della Banca Mondiale, commentato da Maurizio Molinari sulle pagine di Repubblica ("Coronavirus, il pericolo della fragilità degli Stati"), indica espressamente la fragilità degli apparati statali quale maggior rischio globale. Le guerre civili, le diseguaglianze, i cambiamenti climatici, le migrazioni di massa, possono "generare ondate di vulnerabilità, shock e crisi" che si ripercuotono "dentro gli Stati, ne superano i confini e causano instabilità regionali". Capitalismo di Stato, oggi, vuol dire subordinazione dello Stato al Capitale; ma se gli Stati cominciano a saltare, non c'è più alcun punto di riferimento per il capitalismo.

Dopo Siria, Iraq, Ucraina, e Yemen, tale fragilità comincia a manifestarsi anche all'interno delle cosiddette democrazie occidentali. La Banca Mondiale, temendo che la pandemia possa spingere 60 milioni di persone sotto la soglia di povertà, lancia l'allarme e promette aiuti per 160 miliardi di dollari a cento paesi in via di sviluppo dove risiede il 70% della popolazione mondiale.

La carenza di programmi e di teoria da parte della borghesia si palesa a tutti i livelli. Nonostante la serie di incontri e accordi con i rappresentati del governo, Arcelor Mittal sembra voglia abbandonare gli stabilimenti italiani e a Genova qualche centinaio di lavoratori ha manifestato contro la scelta dell'azienda di metterli in cassa integrazione a 750 euro al mese. Nel settore dell'acciaio attualmente è la Cina a fare la parte del leone, producendone da sola la metà di quello mondiale; segue a distanza l'India. Negli anni '50 la nostra corrente, nel filo del tempo "Sua maestà l'acciaio", diceva che "tutto questo acciaio non si mangia non si consuma non si distrugge, se non ammazzando i popoli". Erano tempi in cui le tonnellate prodotte ammontavano a circa 200 milioni l'anno, mentre oggi nel mondo se ne producono oltre 1,8 miliardi. Uno dei maggiori consumatori di acciaio, il settore industriale dell'automobile, è in crisi da anni e ora, a seguito della pandemia, le vendite diminuiscono ulteriormente. Ad aprile in Europa si è registrato un calo del 78,3%; le aziende iniziano a fare pressioni sui governi affinché diano incentivi per nuovi acquisti, mentre l'Unione Europea sta pompando denaro per rilanciare i consumi. Si droga sempre di più il sistema affinché sopravviva, ma sappiamo che tanta sostanza, alla fine, lo manderà in overdose.

Sul fronte sindacale, segnaliamo l'articolo "Lo Statuto ha 50 anni/Ripensare il lavoro e cambiare i sindacati", pubblicato sul Messaggero, in cui si afferma che sono "le stesse tecnologie a rendere progressivamente obsolete le organizzazioni di rappresentanza immaginata dai padri dello Statuto". La Legge 300/70 è stata ideata per permettere la costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali, il diritto di assemblea nei luoghi di lavoro e il tesseramento sindacale tramite ritenuta sul salario. La nostra corrente ha sempre sostenuto, contro il processo (ormai irreversibile) di integrazione del sindacato nello Stato, che il sostegno economico dei lavoratori all'organizzazione di difesa economica deve essere volontario e gestito direttamente dagli operai. Il materiale che circola oggi in Rete mostra un'omologazione impressionante: dal segretario della CGIL fino ai gruppetti più a sinistra, tutti sono uniti nella difesa dello Statuto dei diritti dei lavoratori, come prima lo erano con l'articolo 18. Quasi nessuno a dire che la lotta proletaria non deve essere né regolamentata né preannunciata e che la caratteristica principale dell'azione di classe è l'iniziativa, non la replica imbelle alle cosiddette provocazioni dell'avversario.

Negli ultimi anni il capitalismo ha prodotto milioni di lavoratori senza contratto e senza salario regolare (contratti a progetto, co.co.co, stage, lavoro on demand, partite Iva, ecc.). Questa situazione materiale non prevede più alcuna ripetizione dei logori schemi ordinovisti: non ha alcun senso chiudersi in un'officina per difendere il posto di lavoro dato che il posto di lavoro non c'è più. La borghesia è preoccupata e conta sui sindacati per controllare la forza-lavoro, ma questi non hanno più la potenza e la vitalità di una volta contando sempre meno iscritti.

La pandemia ha portato alla chiusura di molte aziende causando, negli Stati Uniti, un calo del PIL del 30% per il secondo trimestre del 2020. Una cifra enorme. Per Germania e Italia la perdita, su base mensile, è rispettivamente del 4 e del 6%. Il lockdown ha fermato circa il 40% delle fabbriche italiane eppure, nonostante ciò, il necessario per alimentare la società è stato prodotto e i supermercati sono sempre stati riforniti. Questo vuol dire che esiste una potenzialità produttiva enorme e che, eliminando i consumi creati artificialmente, quelli voluttuari e il traffico inutile, si potrebbe fin da ora eliminare un numero enorme di ore di lavoro, con grandi benefici anche per l'ambiente (vedi impronta ecologica). Il rendimento superiore di una società comunista rispetto alla società attuale è sempre più visibile. D'altronde, se non vedessimo già all'interno di questa società anticipazioni materiali della società futura, ogni tentativo di farla saltare sarebbe donchisciottesco. La potenzialità produttiva esistente è altissima, ma viene mortificata da un sistema basato sulla legge del valore, superato il quale potremo passare in breve tempo dal regno della necessità a quello della libertà. Lenin affermava che nella Russia del suo tempo, a causa dell'arretratezza economica e sociale del paese, era stato relativamente facile prendere il potere ma difficile mantenerlo, mentre per l'Occidente capitalistico la situazione si presentava rovesciata, dato lo sviluppo superiore delle forze produttive.

In chiusura di teleconferenza si è accennato alle numerose rivolte per la fame in corso sul pianeta. Dal Bangladesh, passando per l'India, fino al Cile, i lockdown non fermano le proteste. A Santiago e Antofagasta, città del Cile settentrionale, ci sono stati scontri violentissimi. Come abbiamo scritto nella newsletter "Rivolta contro la legge del valore", milioni e milioni di esseri umani stanno precipitando nella condizione di sovrappopolazione assoluta. Ciò comporta la progressiva scomparsa delle mezze classi e la loro fibrillazione, dato che sono le prime ad avere qualcosa da perdere. Per adesso il proletariato non riesce a dare la propria impronta a questi movimenti ma, in un contesto di miseria assoluta crescente, non tarderà a farlo. Le manifestazioni globali degli ultimi mesi non hanno espresso né leader né obiettivi chiari: si tratta di un'energia che si scaglia contro lo stato di cose presente, senza rivendicare nulla, un'energia che non si spegne né con la paura del virus né con la violenza della polizia. Come afferma Marx ne "Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte": la rivoluzione va fino al fondo delle cose, lavorando con metodo, spingendo alla perfezione il potere esecutivo e riducendolo alla sua espressione più chiara, ponendolo come l'unico ostacolo, per concentrare contro di esso tutte le sue forze di distruzione.

Articoli correlati (da tag)

  • La prossima catastrofe

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 20 compagni, è iniziata riprendendo il tema dell'estinzione dello stato nel passaggio rivoluzionario tra capitalismo e comunismo.

    Un apparato coercitivo che consente ad una parte della società di dominare sull'altra ha senso solo in una società classista, mentre in una post-classista ciò che serve è un organismo di coordinamento atto alla soddisfazione dei bisogni della specie. Lo stato non è neutrale: se le macchine o le armi possono essere usate sia dalla borghesia che dal proletariato, lo stato è uno specifico organo di classe e, nella "nostra" dottrina dei modi di produzione, il futuro di specie è descritto come negazione di tutte le categorie esistenti (stato, classi, valore, ecc.).

    Nella prima grande rivoluzione dalle società senza stato a quelle statali, abbiamo visto come alcuni strumenti, che servivano a quantificare il prodotto sociale, hanno dato il via a quel processo che successivamente ha portato alla nascita del denaro. L'organismo predisposto alla produzione e distribuzione del prodotto passa da elemento di contabilità ad elemento di coercizione di una classe su di un'altra. In maniera del tutto speculare, il denaro smaterializzato d'oggi si trasformerà in buoni-lavoro non accumulabili. L'amministrazione di specie abbandonerà il segno di valore astratto e si riapproprierà di una registrazione di movimento empirico.

  • Sentirsi parte dell'arco storico millenario

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 23 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo i nuovi focolai di Covid-19.

    In Germania, nel Nord-Reno Westfalia, è stato messo in lockdown il distretto di Guetersloh in seguito alla scoperta di centinaia di contagiati tra i dipendenti del mattatoio dell'azienda Tönnies. Nei luoghi in cui si macella la carne le temperature sono sempre molto basse e costituiscono l'ambiente ideale per la proliferazione dei virus. Inoltre, i lavoratori dell'azienda tedesca, per lo più immigrati, lavorano e vivono in condizioni bestiali, ammassati a decine in appartamenti con un solo bagno (Corriere della Sera , 23 giugno 2020, "Coronavirus, in Germania riscatta il lockdown per 560.000 persone dopo il focolaio nel mattatoio Tönnies")

    Anche in Portogallo l'aumento del numero dei malati ha portato il governo a chiudere nuovamente la regione di Lisbona, la più piccola ma la più popolosa del Paese, che negli ultimi giorni ha registrato picchi di contagio. La pandemia è tutt'altro che sotto controllo, soprattutto negli Stati Uniti e in America Latina dove i numeri continuano a salire: in Brasile sono stati superati il milione di casi e i morti sono 50mila. Si aggiungono poi le nuove ondate di contagi in Corea del Sud e Cina. A Pechino è stato scoperto un focolaio in un mercato e diversi distretti della capitale sono stati messi in lockdown.

  • Accumuli di energia

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 26 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo le manifestazioni in corso in tutto il pianeta, notando come esse mostrino con sempre maggior evidenza caratteri e dinamiche simili.

    Negli Usa proseguono le mobilitazioni che vanno genericamente sotto il nome di Black Lives Matter, alimentate dalle uccisioni quasi quotidiane di afroamericani da parte della polizia. Il movimento ha iniziato a demolire le statue di colonizzatori o razzisti, provocando la reazione dei suprematisti bianchi che in alcuni casi si sono schierati armati a difesa dei monumenti. Ad Albuquerque, in New Mexico, durante l'abbattimento della statua di un "conquistador" da parte di un gruppo di antirazzisti, un "vigilantes" ha ferito a colpi di armi da fuoco un manifestante. Anche in Inghilterra, a Londra, nello scorso week end si sono verificati scontri di piazza tra nazionalisti, polizia e attivisti di Black Lives Matter.

    Negli stati federati crescono intanto le zone autonome, come quella di Seattle. Nuove aree "liberate" sono nate a Nashville, Ashville, Chicago e Philadelphia. Per ora non si sa molto di quanto accade in queste autonomous zone, anche se dalle informazioni che circolano in rete sembra si tratti di esperimenti che si inseriscono nel solco tracciato da Occupy Wall Street. La Capitol Hill Autonomous Zone (#Chaz) di Seattle si autogestisce e si ritiene altra cosa rispetto allo stato, avvisando chiunque entri nell'area che sta lasciando il territorio degli Stati Uniti d'America. Su Twitter si trovano immagini di membri del servizio d'ordine della Chaz armati, una forma di radicalizzazione rispetto a OWS, che è stata un'esperienza tutto sommato pacifica. Anche alcune manifestazioni antirazziste sono state aperte da cordoni di manifestanti armati, come nel caso di Atlanta, dove un corteo ha visto in prima linea militanti delle Black Panthers.

Rivista n°47, aprile 2020

copertina n°47f6Editoriale: Ingegnerizzazione sociale
f6Articolo: La grande socializzazione. Dal cooperativismo socialdemocratico al corporativismo fascista, dal comunismo di fabbrica alla fabbrica-comunità del padrone illuminista
f6Articolo: Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 240, 4 giugno 2020

f6Un virus opinabile

f6Riprendono i contagi

f6Ecologia ed ecologismo

f6Necessità del rivolgimento sociale

f6Fine pandemia?

f6Feroce equilibrio darwiniano

f6Rimanere sul mercato

f6Ricchi e poveri

f6Effetti pandemici sull'economia dei maggiori paesi d'Europa

f6Scialuppe di salvataggio

f6Tutto a posto, quindi?

Leggi la newsletter 240 - Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email