Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  9 ottobre 2012

Contraddizioni capitalistiche insanabili ed emersione del "nuovo"

La riunione è cominciata prendendo in esame due notizie apparentemente scollegate: la proposta del Governo italiano di modificare il Titolo V della Costituzione e il negoziato tra le parti sociali sulla produttività, il quale si dovrebbe concludere al massimo entro il 18 ottobre per poi essere portato "in dono" al Consiglio europeo di Bruxelles. Il Titolo V rappresenta la fine del federalismo? Secondo il Governo l'obiettivo della sua modifica è blindare i tagli agli enti locali (quelli già fatti e quelli che arriveranno con la legge di stabilità) e riportare sotto un maggiore controllo statale le regioni a statuto speciale. Si tratta, negli intenti, di operare sia una drastica riduzione di tutti gli sprechi concessi in epoca di vacche grasse, sia una maggiore centralizzazione istituzionale. Il movimento reale sta lavorando per semplificare gli esecutivi politici: si fa strada uno Stato sempre più invasivo che da una parte potenzia i propri organi istituzionali, mentre dall'altra restringe gli spazi di mediazione sociale ed elimina le false alternative al sistema ormai inutili ed ingombranti.

Monti (o chi verrà dopo di lui) deve risolvere un problema che è sul tappeto da anni: dato che, in ultima istanza, qualunque esecutivo dovrà agire sulla forza-lavoro e sulla possibilità di cavare da essa maggiore plusvalore, occorrerà liberare completamente la forza-lavoro da ogni vincolo, estendere la mobilità dei lavoratori, legare il salario minimo alle esigenze dell'economia e controllare la sua tendenza a crescere. Insomma, c'è bisogno di rilanciare un nuovo e più forte "patto fra i produttori". La sovrastruttura politica che serve a tutto ciò è una democrazia sempre più blindata, con un esecutivo forte e "snello", cioè non troppo intralciato da cretinismo parlamentare e disfunzioni varie. Non a caso si sta producendo ideologia apposita (come quella sui costi sociali della "Casta") veicolata da efficaci manipolatori mediatici.

Berlusconi sembrerebbe disposto a farsi da parte pur di dar vita ad una vasta alleanza che converga verso il centro, magari con un listone in sostegno a Monti. Pur essendo la borghesia italiana la più antica e quindi la più putrescente, essa dimostra sempre una certa abilità nel cambiare tutto purché nulla cambi. Scriveva la nostra corrente a proposito dell'avvento del fascismo al potere nel 1922: "Abbiamo semplicemente assistito alla legalizzazione di uno stato di fatto che era ormai connaturato al regime, saldo ed accettato da tutti i gruppi della borghesia italiana [...]. Il disaccordo fra i vari gruppi borghesi verteva non già sulla necessità di raggiungere questo risultato, ma sui modi di conseguirlo" (S.E. Mussolini governa l'Italia, in Rassegna Comunista, 31 ottobre 1922). E ancora: "Non siamo dei metafisici ma dei dialettici: nel fascismo e nella generale controffensiva borghese odierna non vediamo un mutamento di rotta della politica dello Stato italiano, ma la continuazione naturale del metodo applicato prima e dopo la guerra dalla 'democrazia'. Non crederemo alla antitesi tra democrazia e fascismo più di quello che abbiamo creduto alla antitesi tra democrazia e militarismo. Non faremo miglior credito, in questa seconda situazione, al naturale manutengolo della democrazia: il riformismo socialdemocratico".

"La caduta della repubblica parlamentare contiene in germe il trionfo della rivoluzione proletaria", dice Marx a proposito del colpo di stato di Luigi Bonaparte, anche se, nell'immediato, si vede il trionfo di Bonaparte sulla repubblica parlamentare. Nella Lettera ai compagni "il 18 Brumaio del partito che non c'è" si scrive che il capitalismo tenta di superare, anche se non lo può, le sue contraddizioni nei modi che la maturità storica e lo stadio dei rapporti di classe permettono, ed è questo tentativo a provocare mutamenti politici nella sovrastruttura. Forse Monti rappresenta questo partito che ancora "non c'è". La propaganda contro la corruzione serve a screditare la "politica" e a puntellare l'azione governativa, ma al tempo stesso è un'arma a doppio taglio perché esaspera la situazione sociale (vedi crescita dell'astensionismo). Il fatto che si renda manifesta l'inutilità delle Province, delle Regioni e pure del Parlamento è da prendere in seria considerazione. Questa volta potrebbe non essere il solito bluff. La sovrastruttura risponde alle esigenze della struttura, anche se non in maniera meccanica. E' vero che la borghesia italiana è abile nella manovra ma oggi il cambiamento da attuare è più difficile e quindi sarà più radicale. La situazione economica è peggiorata di molto rispetto a venti anni fa, pertanto gli scenari che si profilano sono diversi rispetto alla stagione di Mani pulite.

L'accordo prossimo venturo sulla produttività ha come obiettivi la blindatura ed allo stesso tempo il superamento dell'accordo del 28 giugno 2011. Il nocciolo della questione è il tentativo di legare ancora di più i salari alla produttività. Sostanzialmente l'accordo da portare al Consiglio europeo si muove in direzione dello smantellamento definitivo del contratto collettivo (e dello Statuto dei Lavoratori) per dare spazio al contratto di secondo livello aziendale/territoriale. Il fatto che si cerchi di coinvolgere tutti i sindacati dimostra l'ampiezza della manovra in atto. In quest'ottica si possono leggere gli scontri all'interno della Fiom dove vengono fatte fuori senza tanti giri di parole le componenti "ostili" alla linea di maggioranza. Ma la tendenza all'aziendalizzazione dei contratti di lavoro è generale oppure è solo un esperimento italiano? E' generale: il caso Chrysler, dove i sindacati hanno usato i fondi pensione dei lavoratori per comprare azioni del gruppo, sta a dimostrare che il corporativismo sindacale è un fenomeno storicamente dato. Il semilavorato "Irrazionalità e immediatismo dell'economia politica" affronta il processo di smantellamento dei contratti nazionali prendendo spunto dalla Lettera ai compagni "Come un logaritmo giallo". Nessuna novità quindi, ma il compimento di un lungo processo che parte da lontano... dal famoso Patto di Roma del 1944 che decreta la fine dell'esperienza della CGL "rossa".

Si è commentato poi quanto sta accadendo nelle piazze di mezza Europa, soprattutto in Grecia (manifestazioni ad Atene per l'arrivo della Merkel) e in Spagna dove la situazione politica è in continua evoluzione. Occupy Wall Street ha postato sul proprio sito un video sulla violenza della polizia in Spagna durante le ultime manifestazioni contro l'austerità. Scene di violenza contro la popolazione inerme che ricordano le immagini pubblicate su Facebook durante la Primavera araba. E' stata infine segnalata l'iniziativa per il prossimo 3 novembre contro l'austerità da parte di Occupy Portland che chiama a raccolta tutti quelli che lottano contro la distruzione delle loro comunità, in solidarietà coi i lavoratori di Grecia, Spagna e Sudafrica. Stiamo assistendo all'inizio di un processo di organizzazione su scala globale: prelevamento di informazione dalla Rete, cancellazione di quella che non serve ed inserimento dell'informazione modificata. Reti e piattaforme organizzative si sono formate e adesso si stanno intersecando.

A proposito della situazione disperata in cui versa la stragrande maggioranza della popolazione greca, abbiamo fatto un parallelo con la situazione delle lotte operaie chiuse nell'ambito aziendale (Sulcis, Alcoa, ecc.). Se non si esce dai sistemi chiusi, le lotte sono destinate a spegnersi per mancanza di ossigeno. Una fonte di ossigeno potrebbe essere il coordinamento attraverso il Web (99 Picket Lines).

Cosa possono risolvere i proletari greci o quelli italiani se non riescono ad uscire dai rispettivi orticelli? Sotto la spinta della crisi del Capitale, i proletari dovranno per forza coordinarsi a livello internazionale. Marx ed Engels nel Manifesto scrivevano: "Gli operai non hanno patria. Non si può togliere loro quello che non hanno".

Altra esperienza di lotta da tenere d'occhio è quella tarantina poichè si sta sviluppando mettendo in campo organizzazione territoriale, uso dei social network e la rivendicazione del salario ai disoccupati. Sabato 13 ottobre (lo stesso giorno del Global Noise) è stata indetta una manifestazione a Taranto. Il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti nasce in risposta all'immobilismo sindacale e coinvolge lavoratori dell'Ilva, disoccupati e precari: "Siamo uomini e donne stanchi di dover scegliere tra lavoro e salute. Imputiamo all'intera classe politica di essere stata complice del disastro ambientale e sociale che da cinquant'anni costringe la città di Taranto a dover svendere diritti in cambio del salario. Siamo stanchi di essere rappresentati da sindacalisti che invece di difendere i diritti dei lavoratori salvaguardano i profitti dell'azienda. Pretendiamo che chi ha generato questo dramma, lo Stato prima, la famiglia Riva poi, paghi per il disastro prodotto. Non vogliamo più pagare con le nostre vite e con i nostri corpi le conseguenze di una crisi ambientale, economica e sociale di cui si conoscono i colpevoli."

Tra le molecole individuali che compongono l'insieme della nostra specie esistono innumerevoli relazioni, dovute non solo ai contatti fra individui ma all'intera storia umana da essi rappresentata mentre la vivono. Per questo, ad ogni stadio cruciale del suo corso, si sono sempre innescati processi di auto-organizzazione in rottura con gli equilibri precedenti.

Articoli correlati (da tag)

  • Il piede sull'acceleratore

    La teleriunione di martedì 8 novembre, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo la situazione politica e sociale negli USA.

    Con le elezioni di midterm si rinnovano le due Camere del Congresso, il Senato e la Camera dei Rappresentanti. Si rinnovano quindi i 435 deputati e 35 dei 100 senatori, oltre a 36 governatori su 51. Diversi analisti politici descrivono una condizione di caos montante a causa della polarizzazione della società americana. La corrente a cui facciamo riferimento, nell'articolo "Raddrizzare la gambe ai cani" del 1952, diceva che il mondo borghese "cadrà in crisi se vi cade il formidabile sistema capitalistico con centro a Washington, che controlla i cinque sesti dell'economia matura al socialismo, e dei territori ove vi è proletariato salariato puro. La rivoluzione non potrà passare che da una lotta civile nell'interno degli Stati Uniti, che una vittoria nella guerra mondiale prorogherebbe di un tempo misurabile a mezzi secoli."

    Dopo la Seconda guerra mondiale, nel piccolo raggruppamento di internazionalisti con base in Italia esistevano pruriti attivistici e alcuni pensavano di riproporre, tale e quale, la dinamica vista dopo il primo conflitto mondiale con la formazione del PCd'I. Bordiga sosteneva che alla data del 1920-1921 la Russia e l'Internazionale avevano dato tutto quello che potevano dare, e che quindi già all'epoca la situazione in Occidente era tutto fuorché rivoluzionaria; era perciò impossibile che nel secondo dopoguerra si ripresentasse qualcosa di simile agli anni '20, anche perché, nel frattempo, sistemi capitalistici come quello americano avevano impiantato basi militari ovunque (in primis in Italia e Germania), rinsaldando il loro dominio sul globo terracqueo. La rivoluzione, si diceva, era possibile solo quando sarebbe collassato quel sistema di potere, era quindi prioritario per i comunisti un "laborioso bilancio del disastro controrivoluzionario da esaminare, intendere ed utilizzare ad un totale riordinamento".

  • L'impotenza della vecchia forma

    Abbiamo cominciato la teleriunione di martedì primo novembre, presenti 18 compagni, parlando di quanto sta accadendo in Brasile dopo l'esito del ballottaggio che ha portato alla vittoria di Ignacio Lula da Silva.

    Immediatamente dopo i risultati elettorali, i sostenitori dell'uscente presidente Jair Bolsonaro si sono mobilitati, organizzando blocchi stradali e sit-in fuori dalle caserme. Bolsonaro non ha riconosciuto ufficialmente la vittoria di Lula, ma ha autorizzato la transizione. Secondo l'Economist, la recente campagna elettorale è stata la più incattivita della storia del paese, fatta di toni esagerati (Lula è stato accusato di essere un comunista satanico e Bolsonaro un pedofilo cannibale) e punteggiata da episodi di violenza tra gli opposti schieramenti. Il giorno del ballottaggio alcuni poliziotti hanno istituito posti di blocco negli stati che sostengono Lula, creando difficoltà a chi si recava alle urne. Il giorno dopo, i camionisti che sostengono Bolsonaro hanno bloccato le strade in undici stati, e diverse testate giornalistiche hanno parlato della possibilità di un intervento dell'esercito per riportare l'ordine.

    Un paio di anni fa avevamo intitolato un nostro resoconto "Polarizzazione globale" prendendo spunto dall'articolo di Moisés Naím "Negli Stati Uniti ha vinto la polarizzazione"; il giornalista venezuelano sosteneva che ormai le campagne elettorali, invece di ridurre i fenomeni di divisione sociale, li ingigantiscono. La situazione brasiliana sembra un segnale, sia per i toni che per la polarizzazione degli schieramenti politici, di quanto potrebbe accadere a breve negli USA. Le forze politiche una volta antisistema, minoritarie, tenute ai margini, ora si sono fatte sistema. Il riferimento immediato è agli USA di Donald Trump, ma anche ad alcuni paesi europei. Non passa giorno che non escano articoli allarmati sulle elezioni di midterm americane, e sul rischio che rappresentano per la tenuta sociale.

  • "Pericolose tempeste" in arrivo

    La teleriunione di martedì sera, a cui si sono collegati 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo al XX congresso del PCC che si è aperto domenica 16 ottobre nella Grande sala del popolo di Pechino con il discorso del presidente Xi Jinping.

    I punti salienti della relazione, che è durata un'ora e mezza contro le quattro attese, sono stati: la conferma di quella che è stata definita la "guerra popolare" a tutto campo contro la Covid-19, e cioè la politica "zero contagi" che ha "privilegiato la vita umana"; e la preoccupazione per l'arrivo di "pericolose tempeste", a cui il paese deve prepararsi investendo sulla "sicurezza", parola citata 50 volte. Durante il congresso, che rinnoverà il mandato a Xi Jinping per la terza volta, anche il termine nazione è stato ripetuto in innumerevoli occasioni, ed è stata ribadita con forza la necessità di mantenere unito il popolo al suo partito ("unità ideologica").

    L'economia cinese sta rallentando, a causa degli esordi della recessione globale ma anche per la linea zero Covid, che ha imposto blocchi e limitazioni agli scambi e agli spostamenti. A ciò si sono aggiunti, negli ultimi tempi, i problemi del mercato immobiliare (vedi caso Evergrande), settore verso cui sono confluiti i risparmi di molti cinesi.

Rivista n°51, giugno 2022

copertina n°51

Editoriale: La guerra che viene

Articoli: Guerra in Europa
Appendice 1. La Quarta Guerra Mondiale
Appendice 2. La sindrome di Yamamoto
Guerra di macchine
Wargame - parte seconda

Doppia direzione: Considerazioni sulla pandemia

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email