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  • Resoconto teleriunione  29 settembre 2020

Lo Stato alieno

La teleconferenza di martedì sera, presenti 21 compagni, è iniziata riprendendo i temi affrontati nell'ultimo incontro redazionale (26-27 settembre 2020), in particolare la relazione sullo stato, la sua genesi e il suo divenire.

Superata la fase capitalistica, fatta di lotta tra le classi, per la nostra corrente (Tesi di Napoli, 1965), il partito comunista, da organismo politico, diventerà uno strumento per la difesa globale della specie con il compito di prevenire o affrontare fenomeni che potrebbero metterla in pericolo e che vanno dall'ordinaria dinamica della natura ai pericoli di estinzione (da terremoti, alluvioni e uragani a virus, asteroidi e radicali cambiamenti climatici).

Si può dire lo stesso dello Stato? Chi ci ha preceduto è arrivato a definirlo come una sovrastruttura finalizzata allo sfruttamento di una classe sull'altra, e ciò è corretto, ma vale solo per l'ultimo tratto storico, quello capitalistico. Lenin in Stato e rivoluzione riprende la parola tedesca Gemeinwesen, ovvero l'essere sociale, la vera natura umana che nega la divisione sociale del lavoro e le classi. In tutto l'arco storico che rappresenta il comunismo originario, gli ultimi diecimila anni sono il tempo occorso all'uomo per compiere il salto verso lo stato. Durante questo periodo l'uomo si dà strutture sociali differenti che non possono essere definite stato pur essendo organizzate, urbanizzate, dotate di sistemi molto efficaci per conoscere sé stesse e per amministrare la produzione e la distribuzione di alimenti e altri beni. L'archeologia moderna, che ha ormai a disposizione mezzi sofisticati, ha dimostrato senza ombra di dubbio che se dovessimo parlare di stato in questo lungo periodo storico, dovremmo parlarne come di stato-gemeinwesen, un ossimoro che sarebbe scientificamente accettabile solo se cambiassimo la definizione di stato eliminandone la connotazione di classe.

Per millenni c'è stata un'amministrazione centrale per il controllo dei flussi di materiali, uomini e lavoro. Oggi il termine "amministrazione" evoca un conteggio in denaro, ma all'epoca era un semplice conteggio di quantità fisiche. La previsione quantitativa del prodotto complessivo da distribuire permetteva l'accantonamento di riserva e ciò veniva realizzato con notevole precisione. Il prodotto veniva registrato con particolari sigilli che, conservati, ne permettevano la memorizzazione. Da questi metodi nacque poi la scrittura. Alcuni chiamano "stato" tale forma di amministrazione a causa della sua efficiente centralizzazione e dell'apparente dominio di una o più classi organizzate allo scopo. Vedendola all'opera nell'Antico Egitto, può suggerire analogie, ma il faraone non era un re, il potente ceto dei sacerdoti non era una classe nell'accezione moderna del termine, e l'insieme dell'Antico Egitto non era un impero.

Lo Stato nasce dunque come amministrazione di quantità fisiche e solo in un secondo momento sarà vincolato ad una classe dominante che lo utilizzerà per dominare la società. Il problema dello stato è anche un problema di definizione e di linguaggio. Norberto Bobbio, uno dei massimi esponenti dell'intellighenzia borghese, afferma che quando si parla di Stato lo si può fare solo in relazione a qualcos'altro: alla forza politica, all'amministrazione giudiziaria, ecc. Il ribaltamento in sovrastruttura avverrà molto tardi, alla fine della società feudale, con le aggregazioni statali come la Francia di Colbert, l'Inghilterra della regina Elisabetta I e l'Olanda delle flotte che attraversano l'oceano. Lo Stato tende sempre più ad estraniarsi dalla società civile, a rendersi autonomo e indipendente da essa. Raggiunto il culmine della sua potenza si rivela inutile e, al giorno d'oggi, perde energia, si disgrega (alcuni osservatori borghesi parlano apertamente di guerra civile strisciante all'interno delle componenti dell'amministrazione statale americana), non è in grado di assolvere ai compiti che si era dato.

Come scrive Engels sulla base del lavoro di Morgan, lo Stato è la conseguenza logica del superamento del nucleo famigliare ristretto, del suo allargamento in un territorio delimitato, della comparsa della proprietà privata e infine di un organismo al di sopra dei singoli che li disciplina e organizza per giungere gradualmente alla sua autonomizzazione al servizio della classe proprietaria e, in ultimo, al servizio del capitale impersonale. La storia di questo divenire porta alla necessità di abbatterlo.

In Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1884), viene ribadito il suo carattere di sovrastruttura, ma, per millenni, è stato il fondamento della struttura produttiva. Bisogna specificare che, dall'antichità ad oggi, prima di diventare una condizione di oppressione di classe, è una realtà che riguarda la conoscenza e la gestione delle risorse sociali, la produzione e la distribuzione. Quindi assume diverse forme: può essere individuato in società urbane poco sviluppate, o in società numerose, estese ed articolate che sviluppano già primitive forme di controllo sociale e marcate impronte gerarchiche. In molti siti archeologici si nota il passaggio dalla fase comunistica a quella protostatale, come ad esempio ad Arslantepe in Turchia, Ebla in Siria, Uruk in Iraq, Mohenjo Daro in Pakistan. Si tratta di civiltà al confine con la forma classista, urbane, ben strutturate, spesso armate, con una produzione notevole, che però hanno persistenze di comunismo originario, dall'ammasso nei magazzini centrali alla produzione estesa sul territorio fino alla distribuzione capillare dei prodotti senza corrispettivo in valore.

Il "Programma rivoluzionario immediato" (riunione di Forlì, 28 dicembre 1952) del PCInt., elenca una serie di decreti che lo stato proletario emana una volta preso il potere. Ora, dato che lo stesso capitalismo si sta incaricando di realizzare alcuni punti del programma di Forlì, come abbiamo visto nella serie di articoli ad essi dedicati, la questione del rovesciamento della prassi si è ulteriormente semplificata. La nostra corrente diceva che in Russia era stato relativamente facile prendere il potere, ma difficile mantenerlo, mentre in Europa sarebbe stato molto più difficile prenderlo ma più facile mantenerlo dato il maggiore sviluppo delle forze produttive. Oggi un grande distributore come Walmart è un cervello elettronico in grado di controllare un immenso flusso di merci, a partire dalla piantagione o dalla miniera fino al loro arrivo nel punto vendita. Tale meccanismo cibernetico potrebbe essere esteso a tutta la società eliminando una grande quantità di lavoro umano. Il comunismo, oggi più che mai, ha bisogno di essere liberato, non di essere costruito. Lo Stato verrà quindi estinto, non con un'abolizione d'ufficio ma con l'eliminazione del suo terreno di coltura.

Per Marx la borghesia non può fare a meno di rivoluzionare i suoi mezzi di produzione e quindi tutta la società. Anche per questo la transizione in corso è diversa dalle precedenti, e la proposizione "lo Stato si abbatte, non si cambia", assume una luce diversa. La concezione terzinternazionalista della dittatura del proletariato è una concezione mistica, non progettuale. La nostra corrente chiarisce che si tratta di dittatura del partito e non del proletariato, che si tratta di un progetto sociale più che di decreti emanati da un nuovo regime. Nella grande transizione dal capitalismo alla società comunista la questione dell'amministrazione diventa un problema tecnico più che giuridico: l'informatica permette la realizzazione di una conoscenza molto precisa della produzione e del consumo di specie e il monitoraggio con poco dispendio di energia della società, come abbiamo visto nell'articolo "Marcati sintomi di società futura".

Con la Comune di Parigi, per la prima volta nella storia dell'umanità, abbiamo uno "stato comunista" anche se i militanti non erano propriamente dei comunisti. I funzionari pagati come operai, la revocabilità delle cariche, l'amministrazione capillare della città furono soluzioni perfette, ma andava portato a termine quanto iniziato, e cioè la conquista del potere politico con la presa di Versailles. Quando una rivoluzione inizia deve andare fino in fondo: se si ferma a metà strada la classe dominante non perdona, riprende subito l'iniziativa. Il rivoluzionario non confronta con il passato ma con il futuro. All'epoca della rivoluzione bolscevica sarebbe stato impensabile un organismo come Occupy Wall Street, accusato dai luogocomunisti d'oggi di essere un movimento piccolo-borghese. Quasi nessuno si è accorto che OWS aveva voltato le spalle alla politica, rifiutando le alleanze offerte dal partito democratico americano, e si era proiettato in avanti definendosi una voce aliena che dal futuro chiama alla lotta contro il capitalismo.

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Editoriale
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Articolo
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