Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  10 ottobre 2017

Localismi e nazionalismi fuori tempo massimo

La teleconferenza (connessi 16 compagni) è iniziata con le notizie provenienti dalla Spagna e in particolare dalla Catalogna, dove nella serata di martedì il Presidente della Generalitat ha dichiarato e, subito dopo, sospeso l'indipendenza della regione dallo stato centrale di Madrid: "La Catalogna sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione".

La "piroetta" del presidente Puigdemont non è che l'ennesimo esempio dell'ambiguità politica della piccola borghesia e, piuttosto che alle dichiarazioni dei politici di turno, dobbiamo prestare attenzione alle forze di natura impersonale che operano nel sottosuolo della società. Anche se nell'immediato ciò che percepiamo ci fa credere che le cause scatenanti degli eventi siano le opinioni politiche e i relativi scontri tra individui e gruppi, sappiamo che è la crisi capitalistica a mettere in moto meccanismi strutturali, che come i terremoti incidono nel profondo del sistema e producono spaccature in superficie. La storia la fanno gli uomini, ma questi sono degli strumenti, di certo non i motori della rivoluzione. Oltre alla Spagna, anche in altri paesi d'Europa si rinvigoriscono spinte indipendentiste, per esempio in Corsica e in Scozia. La ragione è sempre la stessa e riguarda la distribuzione del valore, perchè dietro alle parole roboanti di identità, cultura, tradizione, si nasconde l'appetito economico delle mezze classi senza futuro.

La piccola borghesia catalana sogna l'indipendenza o perlomeno una marcata autonomia in campo fiscale, per cui il valore prodotto rimanga in loco piuttosto che trasferirsi all'autorità centrale. La Catalogna ha un deficit di circa 77 miliardi di euro, che ne fa la più dissestata delle 17 comunità autonome spagnole; si tratta di una situazione che ricalca quella internazionale, in cui tutti sono indebitati, dalle amministrazioni comunali alle regioni e, ovviamente, agli stati. Sull'onda della tensione sociale numerosi istituti finanziari e aziende che prima avevano sede a Barcellona si sono spostati in altre località della Spagna. Gli interrogativi sono molti: cosa accadrà alla Banca di Spagna se la Catalogna si separerà dal resto del paese? dato che il nuovo stato dovrà battere moneta propria, quali saranno le ripercussioni interne ed esterne che ne seguiranno? e più in generale, con l'esacerbarsi degli indipendentismi potrebbe scatenarsi un effetto domino in tutta Europa?

Dal punto di vista marxista la parola "indipendenza" non ha più alcun senso poichè ormai anche gli stati più grandi ballano al ritmo del Capitale globale. Dallo Xinjiang al Kurdistan iracheno passando per la Catalogna, esistono situazioni di tensione locale che potrebbero sfociare in conflitto aperto, innalzando il livello del marasma sociale generale. Ad esempio i curdi non hanno grandi possibilità di costruire il proprio stato, perché è improbabile che gli americani accettino di lasciar loro lo sfruttamento dei pozzi di petrolio di Kirkuk. Del resto, anche per quanto riguarda la cosiddetta "sovranità", vediamo che tutti gli stati delegano una serie di funzioni a organismi internazionali (Nazioni Unite, Fondo monetario, Organizzazione per il Commercio, Banca Mondiale, ecc.) o stipulano alleanze strategiche che ne limitano l’agibilità (Nato, EU, Seato, Csi, ecc.). Il conto degli Stati non arriva a 200, mentre gli organismi internazionali nel mondo sono 1.850.

Nel Filo del tempo "Inflazione dello Stato" del 1949 la nostra corrente è stata molto chiara sull'evoluzione degli stati moderni:

"I veri Grandi sono quelli che alla vastità del territorio loro proprio e alla numerosa popolazione... aggiungono una vasta costellazione di Satelliti, lasciati a giocherellare colla finzione di Sovranità, mentre il loro personale dirigente è sempre più ubriacato corrotto e comprato nelle case da tè e da cocaina che sono i grandi convegni e consigli politici internazionali."

Se anche la Catalogna o il Kurdistan o il Tibet diventassero stati nazionali, rientrerebbero comunque nell'orbita economico-politica di qualche grande colosso statale. Quelli che ricercano la libertà non nella collettiva "fine della preistoria umana", ma nell'indipendenza nazionale, sono reazionari che vogliono irrealisticamente far ritornare indietro la ruota della storia.

Nella guerra civile spagnola del 1936-39 si sono anticipati i fronti imperialisti che si sarebbero scontrati nella seconda guerra mondiale; rispetto al confitto in corso, la Frazione all'estero della Sinistra Comunista ha tenuto una posizione netta, anche a costo di subire una scissione che ne assottigliava gli effettivi. Attraverso le riviste Prometeo e Bilan, ha denunciato la funzione controrivoluzionaria dell'antifascismo, rivendicando integralmente le tesi sulla tattica del P.C.d'I (Roma, marzo 1922). Sono lezioni importanti da ricordare: finché resta in piedi il capitalismo ci saranno sempre spinte nazionaliste, dovute alla concorrenza tra stati e borghesie, e tentativi di coinvolgimento dei proletari con le partigianerie. Il compito principale dei comunisti è di mettere in primo piano gli interessi internazionali del proletariato ("Proletari di tutti i Paesi, unitevi!") rifiutando di schierarsi con una parte della classe dominante contro l'altra.

La teleconferenza si è conclusa con un rapido sguardo a quanto accade nel mondo del lavoro.

Un compagno ha segnalato alcuni articoli di giornale sull'impiego degli studenti nelle aziende tramite l'alternanza scuola-lavoro introdotta dalla legge 107 del 2015 (La Buona Scuola), che, sostanzialmente, punta ad abituare i giovani a lavorare senza percepire un salario. Le organizzazioni studentesche, invece di scagliarsi con forza contro una società che costringe a lavorare per salari da fame o addirittura gratuitamente, non trovano niente di meglio che lanciare per il prossimo 13 ottobre una mobilitazione per... difendere il diritto allo studio.

Negli stabilimenti Ilva di Taranto, Genova, Novi Ligure e Porto Marghera, il 9 ottobre si è svolta una giornata di sciopero dopo l'annuncio di ArcelorMittal, il gruppo in procinto di rilevare il colosso siderurgico italiano, in cui dichiara di voler licenziare 4mila operai e riassumerne i restanti 10mila con le nuove regole del Jobs act. Purtroppo dai cortei dei lavoratori risuonavano slogan sulla "difesa del posto del lavoro", quando invece bisognerebbe parlare di difesa delle condizioni di vita. I bonzi sindacali, pur essendo in difficoltà, riescono ancora a veicolare l'ideologia gramsciano-ordinovista del lavoro.

Nell'articolo del Corriere "La fiducia nei sindacati cade al 30%. Emorragia tra chi vota a sinistra" si dimostra, statistiche alla mano, che la sfiducia dei "cittadini" nei confronti degli organismi sindacali è superata solo da quella verso i partiti: "I sindacati se la passano tutt'altro che bene. In poco più di dieci anni, dal 2006 al 2017, la fiducia degli italiani nei loro confronti è scesa dal 48 al 30 per cento (quella nei partiti è arrivata al 16 per cento, il minimo storico). Più che un calo, un autentico crollo quello che certifica l'istituto di ricerche Ipsos, mettendo a confronto i sondaggi svolti in questo arco di tempo."

L'entropia, e cioè la perdita di energia da parte del capitalismo, produce effetti in campo sociale, uno su tutti il calo di efficienza degli stati e dei loro governi. Il sistema corporativo fondato sulla trinità sindacato-industria-Stato, che fino ad ora ha tenuto insieme la società, sta disgregandosi. La situazione è estremamente contraddittoria: da una parte ha ancora presa la logica lavorista per cui gli operai identificano i loro destini con quelli dell'azienda; dall'altra non è più possibile per precari, disoccupati e senza-riserve immedesimarsi in un posto di lavoro che non c'è più. Le basi materiali che hanno alimentato la decennale controrivoluzione demo-fascio-stalinista stanno venendo meno e la struttura produttiva sta mutando radicalmente (robot, Internet delle cose, automazione, ecc.); è in atto un processo di trasformazione che prima o poi interesserà anche il campo delle possibilità oggettive di "rovesciamento della prassi".

Articoli correlati (da tag)

  • Sentirsi parte dell'arco storico millenario

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 23 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo i nuovi focolai di Covid-19.

    In Germania, nel Nord-Reno Westfalia, è stato messo in lockdown il distretto di Guetersloh in seguito alla scoperta di centinaia di contagiati tra i dipendenti del mattatoio dell'azienda Tönnies. Nei luoghi in cui si macella la carne le temperature sono sempre molto basse e costituiscono l'ambiente ideale per la proliferazione dei virus. Inoltre, i lavoratori dell'azienda tedesca, per lo più immigrati, lavorano e vivono in condizioni bestiali, ammassati a decine in appartamenti con un solo bagno (Corriere della Sera , 23 giugno 2020, "Coronavirus, in Germania riscatta il lockdown per 560.000 persone dopo il focolaio nel mattatoio Tönnies")

    Anche in Portogallo l'aumento del numero dei malati ha portato il governo a chiudere nuovamente la regione di Lisbona, la più piccola ma la più popolosa del Paese, che negli ultimi giorni ha registrato picchi di contagio. La pandemia è tutt'altro che sotto controllo, soprattutto negli Stati Uniti e in America Latina dove i numeri continuano a salire: in Brasile sono stati superati il milione di casi e i morti sono 50mila. Si aggiungono poi le nuove ondate di contagi in Corea del Sud e Cina. A Pechino è stato scoperto un focolaio in un mercato e diversi distretti della capitale sono stati messi in lockdown.

  • Accumuli di energia

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 26 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo le manifestazioni in corso in tutto il pianeta, notando come esse mostrino con sempre maggior evidenza caratteri e dinamiche simili.

    Negli Usa proseguono le mobilitazioni che vanno genericamente sotto il nome di Black Lives Matter, alimentate dalle uccisioni quasi quotidiane di afroamericani da parte della polizia. Il movimento ha iniziato a demolire le statue di colonizzatori o razzisti, provocando la reazione dei suprematisti bianchi che in alcuni casi si sono schierati armati a difesa dei monumenti. Ad Albuquerque, in New Mexico, durante l'abbattimento della statua di un "conquistador" da parte di un gruppo di antirazzisti, un "vigilantes" ha ferito a colpi di armi da fuoco un manifestante. Anche in Inghilterra, a Londra, nello scorso week end si sono verificati scontri di piazza tra nazionalisti, polizia e attivisti di Black Lives Matter.

    Negli stati federati crescono intanto le zone autonome, come quella di Seattle. Nuove aree "liberate" sono nate a Nashville, Ashville, Chicago e Philadelphia. Per ora non si sa molto di quanto accade in queste autonomous zone, anche se dalle informazioni che circolano in rete sembra si tratti di esperimenti che si inseriscono nel solco tracciato da Occupy Wall Street. La Capitol Hill Autonomous Zone (#Chaz) di Seattle si autogestisce e si ritiene altra cosa rispetto allo stato, avvisando chiunque entri nell'area che sta lasciando il territorio degli Stati Uniti d'America. Su Twitter si trovano immagini di membri del servizio d'ordine della Chaz armati, una forma di radicalizzazione rispetto a OWS, che è stata un'esperienza tutto sommato pacifica. Anche alcune manifestazioni antirazziste sono state aperte da cordoni di manifestanti armati, come nel caso di Atlanta, dove un corteo ha visto in prima linea militanti delle Black Panthers.

  • Enormi potenzialità

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 24 compagni, è iniziata dalle ultime notizie sulla diffusione del Covid-19 ed in particolare sulla scoperta di un nuovo focolaio in Cina.

    Alcune testate giornalistiche minori (le maggiori non ne hanno fatto accenno) segnalano che nelle provincie nordorientali cinesi di Liaoning, Jilin e Heilongjiang sono state attivate nuove misure restrittive che coinvolgono un totale di 100 milioni di persone. A Shulan, uno dei maggiori centri della provincia di Jilin, un rigido lockdown blocca in casa 700 mila residenti: trasporti fermi, scuole, uffici e negozi chiusi, possibilità di uscire una volta ogni due giorni per fare la spesa per un solo membro della famiglia. Pechino si è mossa preventivamente per evitare quanto accaduto con la chiusura di Wuhan, quando decine di migliaia di persone fuggirono dalla città portando con sé anche il virus.

    Mentre in Cina bastano poche decine di nuovi contagi perché si mettano in atto misure di contenimento drastiche, in Italia, e nello specifico in Lombardia, fabbriche, uffici, negozi e bar riaprono nonostante centinaia di nuovi casi giornalieri. Il comitato tecnico-scientifico che affianca il governo italiano nella gestione dell'emergenza ha espresso importanti dubbi sulle misure di apertura totale, ma il presidente del Consiglio ha spiegato che la politica deve rispettare le esigenze delle attività economiche e che il rischio di una crescita dei positivi è calcolato. Detto con altre parole, prima viene la salvaguardia dell'economia nazionale e poi quella degli uomini. In Germania, dove sembrava che l'epidemia fosse sotto controllo, si sono presentati nuovi focolai in diversi mattatoi e sono decine i lavoratori infettati e centinaia quelli messi in quarantena.

Rivista n°47, aprile 2020

copertina n°47f6Editoriale: Ingegnerizzazione sociale
f6Articolo: La grande socializzazione. Dal cooperativismo socialdemocratico al corporativismo fascista, dal comunismo di fabbrica alla fabbrica-comunità del padrone illuminista
f6Articolo: Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 240, 4 giugno 2020

f6Un virus opinabile

f6Riprendono i contagi

f6Ecologia ed ecologismo

f6Necessità del rivolgimento sociale

f6Fine pandemia?

f6Feroce equilibrio darwiniano

f6Rimanere sul mercato

f6Ricchi e poveri

f6Effetti pandemici sull'economia dei maggiori paesi d'Europa

f6Scialuppe di salvataggio

f6Tutto a posto, quindi?

Leggi la newsletter 240 - Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email