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  • Resoconto teleriunione  28 luglio 2026

Capitalismo che abolisce capitalismo

La teleriunione di martedì sera si è aperta con il commento all'intervista che Elon Musk ha rilasciato lo scorso 23 luglio a Zanny Minton Beddoes, direttore di The Economist - la prima uscita pubblica estesa dopo la quotazione in borsa di SpaceX (12 giugno), che ne ha fatto il primo trilionario della storia.

Musk torna a parlare di Intelligenza Artificiale (IA), sostenendo che entro i prossimi dieci anni robot e sistemi di IA sostituiranno gran parte del lavoro umano. Si aprirebbe così un'epoca di "abbondanza" in cui il lavoro diventerà opzionale, mentre il denaro, legato per sua natura alla scarsità delle risorse, perderà di senso.

Si tratta di posizioni già affrontate nell'articolo "Ideologie di un capitalismo che nega sé stesso" (n+1, n. 57), nel quale avevamo passato in rassegna le diverse correnti - accelerazionista, lungotermista, transumanista, ecc. - per lo più legate, se non geograficamente almeno culturalmente, all'ambiente della Silicon Valley. Nell'intervista Musk fa esplicito riferimento al Ciclo della Cultura, una serie di romanzi fantascientifici di Iain Banks, che immagina una società spaziale post-scarsità in cui uomini e robot convivono senza lavoro né denaro. Non è un riferimento casuale: è lo stesso percorso culturale ricostruito da Fabio Chiusi nel saggio L'uomo che vuole risolvere il futuro. Critica ideologica di Elon Musk (2023), legata all'eredità del nonno materno, membro negli anni Trenta della sezione canadese del Technocracy Incorporated - il movimento che voleva sostituire la politica democratica con un governo di ingegneri, unici capaci di amministrare "scientificamente" produzione e distribuzione dei beni. Altri individuano in alcune dichiarazioni di Musk dei riferimenti al cosmismo russo di fine Ottocento, corrente mistico-scientifica che vedeva nella conquista dello Spazio e nel superamento della morte il compimento dell'evoluzione umana, e da cui discende per altre vie il transumanesimo oggi diffuso nella Silicon Valley, e non solo. Di qui il "soluzionismo tecnologico" di Musk, l'idea cioè che problemi storici e sociali - il lavoro, la scarsità, la morte stessa - siano problemi tecnici, risolvibili con l'ingegneria aggirando la politica come mediazione tra interessi contrapposti. Coerentemente con questa impostazione, Musk ha proposto un istituto che chiama "universal high income", una sorta di reddito universale destinato a distribuire la ricchezza.

Anche in Cina il dibattito sull'IA e le sue conseguenze sociali incalza. L'economista Cai Fang, tra i più autorevoli studiosi cinesi di economia del lavoro, ha pubblicato sullo Study Times (e successivamente su Qiushi, rivista teorica del Comitato Centrale del PCC) un testo dal titolo "Affrontare attivamente l'impatto dell'intelligenza artificiale sull'occupazione", in cui propone di superare il salario minimo in favore di un "salario vitale", affiancato da un reddito di base universale e da una pensione di base non contributiva per tutti gli anziani, insieme a una nuova responsabilità sociale delle imprese nella redistribuzione dei guadagni di produttività generati dall'IA.

Temi fino a qualche anno fa appannaggio di qualche cosiddetto estremista ("Diritto al lavoro o libertà dal lavoro salariato?") sono oggi al centro del dibattito borghese, ad Ovest come ad Est: a parlare di fine del lavoro e di salario ai disoccupati non è più una minoranza marginale, ma una figura del calibro di Elon Musk, mentre in Cina l'economista Cai Fang - figura di peso, già membro del comitato di politica monetaria della banca centrale - ne propone l'applicazione su scala nazionale. Entrambi, così facendo, mostrano involontariamente che il capitalismo nega sé stesso.

È la stessa contraddizione in cui si dibatte il capitalismo, teso tra lo sviluppo delle forze produttive e la difesa degli attuali rapporti di proprietà. Una contraddizione che la maturazione del capitalismo non risolve ma acuisce, fino al punto - descritto da Lenin (Imperialismo) - in cui l'involucro non corrisponde più al contenuto. Il comunismo non è un'ideologia ma un movimento reale con cui, prima o poi, tutti sono costretti a fare i conti.

Musk, nell'intervista, invoca anche una cooperazione tra Cina e Stati Uniti per governare lo sviluppo dell'IA, un auspicio che però inevitabilmente si scontra con le leggi di sviluppo del capitalismo - concorrenza, sviluppo diseguale, ecc. - che la rendono strutturalmente irrealizzabile. Contrariamente a quanto affermava Karl Kautsky nel 1914 (capitalisti di tutto il mondo unitevi!), un super-imperialismo capace di superare la concorrenza tra i capitali nazionali non è possibile.

Accanto a chi promette un futuro di abbondanza, c'è chi prepara gli strumenti della contesa. Il riferimento è alla galassia di imprenditori legati a Peter Thiel: Alex Karp, amministratore delegato di Palantir, che con Nicholas Zamiska ha firmato il libro The Technological Republic, sintetizzato in un manifesto in 22 punti pubblicato da Palantir sui social lo scorso aprile. Il testo sostiene che la Silicon Valley ha un debito morale verso l'America e che la deterrenza, oggi, si gioca non solo sul nucleare ma soprattutto sul terreno dell'IA, il cui sviluppo va messo al servizio della supremazia tecnologica statunitense. Palmer Luckey, fondatore di Anduril (azienda di sistemi d'arma autonomi), condivide una visione affine. Queste tecnologie sono già impiegate in Ucraina, a Gaza e nelle operazioni dell'ICE. Joe Biden, prima di lasciare la Casa Bianca, per fare uno sgambetto a Donal Trump, aveva richiamato il celebre discorso di Dwight Eisenhower (1961) sul complesso militare-industriale per mettere in guardia dal potenziale pericolo di un'oligarchia tecnologica.

"Oggi in America sta prendendo forma un'oligarchia di estrema ricchezza, potere e influenza", dichiarò Biden, affermando di essere "preoccupato per la potenziale ascesa di un complesso tecnologico-industriale che potrebbe rappresentare un pericolo reale anche per il nostro Paese".

Va ricordato che gli interessi di questi "giga-capitalisti" non sono sempre convergenti: Thiel dipende in larga parte dalle commesse del governo statunitense, Musk ha invece rilevanti interessi anche in Cina.

Lo sviluppo dell'IA comincia ad avere conseguenze anche sul mondo scientifico, in particolare nell'ambito degli studi matematici. Lean, assistente alla dimostrazione (proof assistant) sviluppato a partire dal 2013 come progetto open source, è un linguaggio formale che permette di tradurre enunciati e dimostrazioni matematiche in una sequenza di passaggi logici verificabili con certezza da un kernel di controllo: se la dimostrazione è formalmente corretta, il sistema la convalida passo dopo passo; se uno dei passaggi non è giustificato, la respinge. Con Lean 3, pubblicato nel 2017, ha preso forma Mathlib, una libreria collaborativa di matematica formalizzata che oggi conta centinaia di collaboratori. Negli ultimi due anni diversi laboratori di IA hanno sviluppato sistemi capaci di proporre dimostrazioni matematiche poi verificate proprio da Lean: nel 2024 uno di questi ha raggiunto il livello di medaglia d'argento alle Olimpiadi Internazionali di Matematica, mentre nel 2025 altri hanno toccato il livello della medaglia d'oro. Un ambito ristretto di posizioni accademiche, spesso difeso con vari artifici, comincia così a vacillare, e il fenomeno si sta allargando anche alla fisica.

Non potremmo di certo accostarci a questi argomenti se non sapessimo che quella che stiamo attraversando è una transizione di fase: a mutare non sono singoli aspetti del capitalismo, ma qualcosa di più profondo, che riguarda il sistema nel suo complesso. È questo che spiega la convergenza, altrimenti sorprendente, tra ambienti così distanti: se noi discutiamo di fine del lavoro salariato nel solco teorico della Sinistra Comunista, gli stessi temi vengono ora dibattuti anche dai borghesi, spinti però da un percorso opposto, quello dello sviluppo raggiunto dalle forze produttive, che sta mettendo in discussione il loro mondo, le loro ideologie. Musk, in questo senso, si fa interprete - suo malgrado - di un movimento che lo travalica. Oggi ci troviamo di fronte ad un misto di teorie, anche estremamente contraddittorie, perché siamo in un'epoca di cambiamento, dove viene scombussolato tutto.

Sul fronte della cronaca, due notizie confermano il quadro di crescente instabilità sociale. In Germania la commissione di esperti incaricata della riforma pensionistica ha presentato al cancelliere Friedrich Merz una proposta che prevede più flessibilità nel mercato del lavoro (orari domenicali più lunghi) e l'abolizione del certificato di malattia telefonico, l'ampliamento della platea dei contribuenti e l'istituzione di un fondo pensionistico integrativo capitalizzato: più anni di lavoro, una nuova pensione integrativa pubblica e addio alla pensione a 63 anni senza penalizzazione.

In India, ha raggiunto un obiettivo la mobilitazione del Cockroach Janta Party ("Partito popolare degli scarafaggi"), il movimento giovanile nato sui social in seguito allo scandalo sulle fughe di notizie ai test nazionali di ammissione a Medicina, e cresciuto rapidamente dopo che il presidente della Corte Suprema indiana Surya Kant aveva definito "scarafaggi" i giovani disoccupati del paese. Dopo settimane di proteste, scioperi della fame e cariche della polizia a Delhi, Mumbai, Bangalore e Kolkata, il ministro dell'Istruzione Dharmendra Pradhan si è dimesso lo scorso 25 luglio, accogliendo la principale rivendicazione del movimento. Come già per le recenti mobilitazioni giovanili in Nepal, Indonesia e altrove ("The Gen Z protests"), che al di là delle motivazioni ufficiali nascono da un retroterra di miseria crescente e disoccupazione giovanile, colpisce la rapidità con cui la protesta si è diffusa e ha assunto peso politico, soprattutto grazie alla capacità di usare gli strumenti oggi a disposizione per diffondere le proprie rivendicazioni. Immaginiamo cosa potrebbe fare un movimento antiforma a livello mondiale.

Quando parliamo di miseria crescente, di inceppamento dei meccanismi di valorizzazione del capitale, di polarizzazione sociale ed economica, ci riferiamo proprio a queste manifestazioni. Il capitalismo ha di fronte a sé molti problemi irrisolti e irrisolvibili, e Musk, con tutte le sue contraddizioni, ne registra i sintomi a modo proprio.

Siamo ancora in una fase preparatoria: da una parte abbiamo il movimento degli "scarafaggi", dall'altra la bandiera del manga One Piece issata in altre proteste asiatiche. Sono manifestazioni che non hanno ancora una precisa connotazione di classe, ma è proprio quando le molecole sociali cominciano a fibrillare che si intravede una tendenza che poi si preciserà e che sarà orientata da un attrattore posto nel futuro ("Schema del capovolgimento della prassi"). Questa tendenza ovviamente non avrà le tutte le caratteristiche e l'estetica degli anni '20 del secolo scorso: il mondo è cambiato e i sintomi di società futura si fanno sempre più marcati. A tutto ciò contribuisce l'omogeneità delle condizioni dei senza riserve: i gig-worker ci sono in Italia come in Cina come in Nepal.

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    "Ciò significa soltanto che lo stesso numero di operai e la stessa quantità di forza-lavoro, divenuti disponibili per mezzo di un capitale variabile di una data entità, in conseguenza dei particolari metodi di produzione che si sviluppano nella produzione capitalistica, mettono in movimento, impiegano, consumano produttivamente, durante il medesimo periodo di tempo, una massa sempre crescente di mezzi di lavoro, di macchinario e capitale fisso di ogni genere, di materie prime e ausiliarie e, per conseguenza, un capitale costante di sempre maggiore valore."

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