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  • Resoconto teleriunione  1 settembre 2026

Il problema del controllo

La teleriunione di martedì sera è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie riguardanti le tecnologie impiegate nelle guerre moderne.

Secondo le stime più recenti, l'Ucraina produce circa quattro milioni di droni l'anno, ma nel 2026 punta quasi a raddoppiarne la produzione; la Russia procede in modo simmetrico, aumentando a sua volta i propri ritmi produttivi. Se Kiev mantiene un vantaggio negli attacchi con droni a lungo raggio, sta però esaurendo i missili intercettori, e in alcuni casi il tasso di intercettazione dei missili balistici russi è sceso fino quasi allo zero.

Da anni producono droni a scala industriale anche l'Iran e la Turchia, che si sono candidati a offrirli sul mercato: si tratta di vettori di vario tipo e natura, sempre più difficili da intercettare. Negli ultimi anni, con l'avvento di sensori e attuatori autonomi, di velivoli senza pilota e di missili ipersonici, sta cambiando il modo di fare la guerra. Come in fabbrica, gli uomini sono divenuti appendici delle macchine.

La Prima guerra mondiale si contraddistinse come guerra di logoramento (trincee), ma anche per l'emergere dell'aviazione: già dai primi anni del Novecento il generale Giulio Douhet lavorò a una teoria sulla supremazia aerea, il bombardamento strategico. Nella Seconda guerra mondiale diventa invece preponderante l'impiego dei mezzi corazzati e dell'aviazione, fino alle grandi battaglie navali. Fu già con la guerra del Kippur (1973), condotta da Siria ed Egitto contro l'espansionismo di Israele, che si vide come in pochi giorni tutti avessero esaurito le munizioni; la funzione del carro armato, rispetto al conflitto precedente, ne uscì ridimensionata. La Quarta guerra mondiale, quella in corso, rende obsolete le vecchie macchine (carro armato e portaerei), sostituite da tecnologie di nuovo tipo.

Gli Stati Uniti vinsero la Seconda guerra mondiale e poterono trasformare buona parte del mondo a propria immagine e somiglianza anche perché disponevano di una potenza industriale senza precedenti, di un'enorme massa di merci e capitali da esportare. La guerra è lo specchio della struttura economica e sociale capitalistica, e ne subisce dunque le trasformazioni.

La parola d'ordine "trasformare la guerra imperialista in guerra civile" oggi non ha più senso, dato che le macchine non possono fraternizzare al fronte, mentre un anonimo 'gamer', seduto in una base del Nevada, può far partire un missile o un drone diretto verso qualsiasi punto del globo. Il fenomeno guerra produce effetti su tutta società, che ne è investita. La guerra civile è già in corso e ha come suo epicentro le metropoli (vedi la militarizzazione delle polizie). Dunque, l'elemento decisivo è il disfattismo contro il nemico principale, che è la propria borghesia.

Nella guerra contemporanea il fronte diventa "ibrido": l'attacco può arrivare da ogni parte impiegando una vasta quantità di mezzi. Negli ultimi tempi abbiamo approfondito il ruolo e l'importanza della logistica, del rifornimento di armi e munizioni. La guerra in Ucraina ha dimostrato un consumo enorme di munizioni e di scorte da una parte e dall'altra. Quella tra Israele/USA e Iran ha evidenziato come i droni iraniani del costo di poche decine di migliaia di dollari siano riusciti a mettere in crisi le costose e avanzate difese aeree israeliane (Iron Dome, David's Sling, Arrow).

Con la guerra in Iran si è capito quanto sia importante il controllo degli Stretti: il blocco di Hormuz ha prodotto problemi enormi ai Paesi del Golfo, ma anche a chi vive delle materie prime esportate da quell'area. Se "l'imperialismo delle portaerei" non ha più il controllo di questi "colli di bottiglia", non ha più il controllo del globo terracqueo.

Lo storico e politologo statunitense Robert Kagan ha spiegato, in alcuni articoli, come la guerra in Iran rappresenti una sconfitta strategica per gli USA: la Repubblica islamica non è stata battuta e si candida a divenire soggetto determinante in Medio Oriente. Nell'area, gli stessi storici alleati degli USA fanno i conti con la perdita di deterrenza, quel terrore che storicamente impediva ad amici e avversari di mettere in discussione il sistema del dollaro. Ne è un segnale l'accordo di mutuo soccorso militare, di recente sottoscritto tra Turchia, Pakistan e Arabia Saudita: la Turchia con una proiezione su tutto il Medio Oriente e sul Nord Africa, il Pakistan potenza nucleare, l'Arabia Saudita potenza economica grazie alla rendita petrolifera. Le vecchie alleanze non reggono più, tanto che sembra possibile uno scontro tra Turchia e Israele. La Turchia (88 milioni di abitanti e un esercito di oltre 350mila uomini) è uno dei membri più importanti della NATO, subito dopo gli USA, che dovrebbe intervenire in caso di attacco da parte di Israele.

Dal punto di vista del 'wargame', i crescenti attacchi di droni ucraini in territorio russo (colpite raffinerie e impianti strategici, oltre a centri logistici), anche contro obiettivi civili, rischiano di intensificare l'offensiva russa, fino al possibile impiego dell'arma atomica. Il governo di Londra sta intanto per varare una campagna rivolta ai cittadini, incentrata su un manuale di sopravvivenza che spiega come comportarsi di fronte ad attacchi di vario livello: da quelli informatici, capaci di bloccare scuole e ospedali, fino ai veri e propri attacchi militari. Dietro queste misure c'è il deterioramento dei rapporti tra Londra e Mosca, dato il peso determinante del Regno Unito nel sostenere Kiev. Anche la Germania ha intensificato la stretta verso le istituzioni russe: Berlino avrebbe le prove del coinvolgimento dei servizi russi negli attacchi con droni all'aeroporto di Lipsia, e promette misure come la chiusura del consolato russo di Bonn.

Il ruolo dell'Intelligenza Artificiale, tanto nella guerra quanto nella società, sta aumentando di pari passo con l'automazione nella produzione industriale. Questo processo porterà a una completa autonomia della guerra, condotta da sistemi di macchine. Nel saggio Out of Control. La nuova biologia delle macchine, dei sistemi sociali e del mondo dell'economia, Kevin Kelly descrive il venir meno del confine tra il mondo del "nato" e quello del "prodotto", e come la società dovrà recuperare un'unità organica tra i due:

"Gli antichi Cinesi... avevano la giusta predisposizione mentale a proposito del controllo. Sentite queste modernissime parole del mistico sapiente Lao Tzu scritte nel 'Tao Teh King' 2.600 anni fa: 'Il controllo intelligente appare come non controllo o libertà! E per questa ragione è un controllo genuinamente intelligente. Il controllo non intelligente appare come dominazione esterna. E per questa ragione è davvero controllo non intelligente. Il controllo intelligente esercita influenza senza averne l'apparenza. II controllo non intelligente cerca di influenzare facendo spettacolo di forza.'

La saggezza di Lao Tzu potrebbe essere un motto per un entusiastico inizio di XXI secolo nella Silicon Valley. In un'era di intelligenza e superintelligenza, i metodi di controllo più intelligenti appariranno come metodi di non controllo. Investire le macchine con la capacità di adattarsi da sé, di evolvere nella propria direzione, e di crescere senza la tutela dell'uomo, sarà il prossimo grande progresso nella tecnologia. Dare libertà alle macchine è il solo modo in cui possiamo avere controllo intelligente."

Lasciata in mano a una forma sociale "out of control", l'IA diventa un problema serio per la specie. La macchina, nel sistema capitalistico, è un fattore di ulteriore sfruttamento; in un'altra forma sociale rappresenta un fattore di liberazione dal lavoro. Ci troviamo di fronte a un cambio di paradigma: da un lato la situazione comatosa in cui versa il sistema, dall'altro l'emergenza di una nuova forma sociale.

Se dessimo in pasto ai sistemi di IA i dati sulla crescita del debito, sul proliferare della guerra, ecc., e chiedessimo di fare una proiezione per i prossimi 5-10 anni, anche l'IA arriverebbe a conclusioni catastrofiche. Il debito americano ha sfondato la cifra dei 40mila miliardi di dollari, un debito pubblico pagato, di fatto, dal resto del mondo. Ad agosto gli USA sono intervenuti a sostegno del Giappone, precipitato in una profonda crisi economica finanziaria, sintomo della crisi globale del capitalismo. Il problema vero della globalizzazione, dell'interconnessione dei mercati, emerge chiaramente nel rapporto distorto tra i due paesi: il Giappone è tra i maggiori detentori di titoli del Tesoro americano, mentre gli USA hanno venduto euro per sostenere lo yen, sostenendo, in realtà, sé stessi. Quando si parla di crisi del dollaro, si parla non solo della crisi degli USA ma anche di quella di Europa, Giappone, ecc. Gli Stati Uniti devono cercare di risolvere una serie di criticità concatenate tra loro, dalla perdita di controllo del mondo alla propria situazione economica interna.

Il capitalismo deve utilizzare sempre più energia per risolvere i problemi che genera su scala globale: è logico che il sistema, raggiunta una certa soglia, sia destinato a collassare. Di fronte a questa situazione si pone l'annoso quesito "che fare?". La risposta la troviamo nel nostro "chi siamo": i comunisti aderiscono a qualcosa che esiste realmente, non a una dottrina filosofica, a una delle tante interpretazioni del mondo. Il nostro lavoro si collega alla Sinistra Comunista "italiana", ed è un lavoro di conservazione e di elaborazione teorica del patrimonio lasciato da questa corrente. Un lavoro rivolto al futuro.

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