La teleriunione di martedì sera è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie riguardanti le tecnologie impiegate nelle guerre moderne.
Secondo le stime più recenti, l'Ucraina produce circa quattro milioni di droni l'anno, ma nel 2026 punta quasi a raddoppiarne la produzione; la Russia procede in modo simmetrico, aumentando a sua volta i propri ritmi produttivi. Se Kiev mantiene un vantaggio negli attacchi con droni a lungo raggio, sta però esaurendo i missili intercettori, e in alcuni casi il tasso di intercettazione dei missili balistici russi è sceso fino quasi allo zero.
Da anni producono droni a scala industriale anche l'Iran e la Turchia, che si sono candidati a offrirli sul mercato: si tratta di vettori di vario tipo e natura, sempre più difficili da intercettare. Negli ultimi anni, con l'avvento di sensori e attuatori autonomi, di velivoli senza pilota e di missili ipersonici, sta cambiando il modo di fare la guerra. Come in fabbrica, gli uomini sono divenuti appendici delle macchine.
Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione
Libertà
Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.
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