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  • Venerdì, 27 Maggio 2016

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  • Resoconto teleriunione  24 maggio 2016

Guerra civile, marasma sociale e comunità resilienti

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata commentando alcuni articoli di Limes.

La rivista, come il quotidiano la Repubblica, fa parte del Gruppo Editoriale l'Espresso ma si rivolge ad un pubblico diverso: significativi i fondi di Lucio Caracciolo, sempre molto netti, spesso crudi nel descrivere la gravità degli scenari sociali ed economici globali con cui dobbiamo fare i conti.

L'ultimo numero è dedicato alle periferie e in particolare alla differenza tra quelle di Parigi, Londra, Bruxelles, e le italiane che per ragioni geostoriche vedono una presenza minore di immigrati. Indicativa la condizione della capitale belga, un ginepraio di sedi istituzionali letteralmente assediato da senza riserve: "In particolare a Molenbeek-Saint-Jean, Schaerbeek e Forest, tre comuni che quasi minacciosamente circondano quello di Bruxelles. Non banlieues nel senso parigino del termine, ma quartieri collocati a un passo dal centro storico. Un tempo sede dell'industria pesante, oggi incapaci di convertirsi al terziario e alla nuova economia. Qui il tasso di disoccupazione fra i figli di immigrati raggiunge in media il 40% e spesso la disperazione si tramuta in nichilismo, con i giovani preda dell'ideologia salafita e fondamentalista."

Il Belgio, come molti altri stati europei, deve anche gestire il crescente malcontento dei lavoratori; a Bruxelles la manifestazione anti-austerità organizzata dai sindacati ha portato a violenti scontri con la polizia. Intanto in Francia proseguono le contestazioni alla Loi Travail con scioperi, picchetti e blocchi, tra cui quello delle raffinerie che sta mettendo in seria difficoltà il governo. Di fronte a questa situazione la Cgt, uno dei maggiori sindacati francesi paragonabile alla nostrana Cgil, non se ne è stata con le mani in mano ma è scesa in campo per tentare di intercettare la spinta dal basso dei lavoratori, sperando di riprenderne le briglie.

In questi momenti di scontro il sindacato può essere sia un fattore di lotta che un sabotatore della stessa. Se da una parte la Cgt supporta i lavoratori degli impianti in sciopero, dall'altra dispiega un servizio d'ordine in combutta con la polizia, come nelle ultime manifestazioni a Parigi. Rimane il fatto che i lavoratori francesi, che non dispongono di una loro organizzazione autonoma, hanno obbligato i sindacati esistenti a bloccare le raffinerie e i centri di distribuzione del carburante in tutto il paese. In Forza, violenza, dittatura nella lotta di classe è spiegato che in natura esistono l'energia cinetica, o di movimento, e quella potenziale, o di posizione: anche la seconda può costringere l'avversario a fare ciò che non vuole, esercitando una compellence tremenda.

Negli anni '50, in merito al corretto inquadramento della cosiddetta questione sindacale, Amadeo Bordiga scriveva:

"Non vi sono due capitalismi, quello vecchio che rendeva possibile l’azione sindacale rivendicativa e quello nuovo che la ha esclusa. Vi è uno svolgimento in senso monopolistico ossia nel preciso senso della critica marxista alla economia borghese stabilita al tempo del preteso liberismo, e vi è una egualmente preveduta fase politica antiliberale demascherata. Il nuovo rapporto tra classe dominante e sindacati è un rapporto di influenza e dominazione. Errore enunciarlo così: i sindacati sono divenuti organi della classe borghese e parti dello stato borghese. Sono sempre organi proletari, sotto dittatura borghese dopo un lungo periodo e processo di corruzione dei quadri e di infeudamento... L'appetito economico è sempre il nostro punto di partenza, non un nudo sterile confessionalismo rivoluzionario" (Lettera a Maffi e Damen del 4 marzo 1951).

Più chiaro di così! I sindacati per loro stessa natura devono fare i conti con gli iscritti e, quando questi si incazzano, devono organizzare scioperi e mobilitazioni generali, come accaduto negli Stati Uniti quando Occupy Wall Street ha lanciato il blocco coordinato dei porti della West Coast.

Ritornando alla Francia, il governo Valls si trova in una situazione molto complicata. Attentati terroristici, stato d'emergenza, blocco delle raffinerie, picchetti alle centrali nucleari ed ora lo sciopero dell'aviazione civile indetto in concomitanza con l'inizio del campionato europeo di calcio. Proprio come in Brasile due anni fa in occasione dei Mondiali, gli Europei del 2016 si terranno in un paese militarizzato e sotto assedio.

I grandi eventi portano con sé grandi problemi di ordine pubblico, e ormai sono sempre più numerosi quelli che percepiscono che il Sistema è al collasso. Ne sono esempio i survivalisti o preppers americani, individui e comunità che si preparano per tempo alla catastrofe futura. Roberto Vacca, nel libro Il medioevo prossimo venturo (1971), sostiene che la società crollerà a causa di difetti intrinseci, anzi proprio per quella crescente sofisticazione tecnica che il sistema stesso si dà al fine di evitare il collasso, e prevede l'affermarsi di comunità di tipo monastico atte a conservare il sapere della specie e favorire un nuovo rinascimento. Piero San Giorgio, autore del controverso saggio Sopravvivere al collasso economico, già best seller in Francia, suggerisce di prepararsi al crollo sistemico dando vita a basi autonome durevoli attraverso le quali sarà possibile trovare espedienti concreti per poter sopravvivere.

In alcuni casi sono gli stati e gli eserciti a promuovere questo tipo iniziative, tanto che la Svizzera ha un esercito di popolo ben armato, perennemente in servizio, che viene allertato periodicamente. André Blattmann, capo di stato maggiore svizzero, ha dichiarato che l'Europa è sull'orlo di una guerra civile e il suo paese deve organizzarsi per resistere al crollo generalizzato. Dobbiamo esser preparati a un nuovo tipo di guerra: "una guerra ibrida combattuta con droni e con armi differenti del passato, una minaccia terroristica crescente e imprevedibile corredata da sbarchi migratori di massa poco tracciabili", ha dichiarato Blattmann al settimanale Schweiz am Sonntag. E conclude: "Faremmo bene ad essere pronti a conflitti, crisi e catastrofi!" Cose simili le ha scritte l'analista militare americano John Robb negli articoli The Open-Source War, Security: Power To The People e nel libro Brave New War (2007), da noi analizzati nella teleriunione del 17 marzo 2015.

La classe dominante è preoccupata, tocca con mano il crescente marasma sociale e la guerra di tutti contro tutti. Alcune sue componenti propongono strategie e tattiche isolazioniste e autarchiche, fino all'idea di separarsi dal resto della società munendosi di strutture armate di auto-difesa. Anche in Italia i borghesi cominciano a prendere in considerazione l'idea di vivere in quartieri blindati. Resta da chiedersi che tipo di comunità costituiranno i senza riserve. Un primo abbozzo lo si è visto in OWS e nelle strutture di mutuo soccorso che il movimento è riuscito a mettere in piedi in occasione dell'uragano Sandy. Ciò comunque non basta, è necessario un organismo che punti ad organizzare la produzione e la distribuzione dei beni a livello globale su un piano di specie: il partito-comunità, che guiderà la transizione verso la società futura e avrà il compito di prendere in mano l'intero apparato produttivo, anche nell'ottica di limitare le conseguenze catastrofiche della trasformazione sociale (pensiamo ad esempio alla necessità di mettere in sicurezza le centrali atomiche).

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