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  • Venerdì, 18 Dicembre 2020

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  • Resoconto teleriunione  15 dicembre 2020

La natura anarchica del sistema

La teleconferenza di martedì sera, presenti 19 compagni, è iniziata elencando i dati del censimento permanente della popolazione in Italia, diffusi dall'Istat e commentati sulle pagine di Repubblica dal presidente dell'istituto, Gian Carlo Blangiardo, che ha sottolineato l'incidenza della pandemia di Covid nell'aumento dei decessi nel corso del 2020.

Le proiezioni per l'anno corrente mostrano un numero totale dei morti intorno alle 700 mila unità: una cifra così alta non si registrava dal 1944, quando si era in piena guerra mondiale. La crescita dei decessi va inoltre messa in relazione alla popolazione generale, che va diminuendo e invecchiando; nel 2019 in Italia ci sono stati 647.000 morti a fronte di 435.000 nascite. Le coppie fanno sempre meno figli per assenza di prospettive, e la maggioranza dei giovani vive in famiglia e non può allontanarsene per cause economiche.

Gli anziani sono la parte della popolazione più minacciata dall'attuale pandemia, eppure non si è fatto nulla per proteggerli, arrivando all'assurdo di spostare i pazienti Covid nella Rsa. Molto, se non tutto, è stato lasciato alla spontaneità e all'improvvisazione, scaricando le responsabilità sui lavoratori della sanità, e usando l'informazione in maniera contradditoria.

In generale i problemi non solo non sono stati risolti, ma sono cresciuti: prima c'è stato il pericolo di un ceppo mutato di Coronavirus nei visoni, motivo per cui sono stati soppressi milioni di animali, in Danimarca ma anche in Olanda e Italia; e adesso una nuova variante si è evoluta e diffusa in Inghilterra. Se i virus cercano di conservarsi, la specie umana non sembra fare altrettanto. La saturazione degli ospedali a causa dell'alto numero di pazienti Covid, oltre a rendere difficile la cura dei nuovi contagiati, ha peggiorato le condizioni di vita di milioni di malati di altre patologie (cardiovascolari, respiratorie, tumorali, ecc.). Quando la pandemia ha cominciato a colpire gli Stati Uniti, che contano 350 milioni di abitanti, l'ex presidente Trump dichiarò via Twitter che il paese poteva "sopportare" fino a 1000 morti al giorno; in Italia, che invece ha una popolazione ben più ridotta, 60 milioni di persone, questa cifra è stata sfiorata già diverse volte. In Spagna, un istituto sanitario afferma che finora i decessi per la pandemia sono stati oltre 70 mila, e non i 44mila dichiarati ufficialmente. Di fronte a questi dati le reazioni sono state tra le più varie: gli stessi virologi hanno oscillato tra "il virus è morto clinicamente", "è poco più che una normale influenza", "il virus circola ancora e rimane pericoloso". Siamo passati dal tutto chiuso di marzo, al tutto aperto dei mesi estivi, al semi-chiuso di novembre, e chissà cos'altro si inventeranno nei prossimi giorni per cercare di tenere insieme la salute umana con il business. Non ci sono dubbi: il capitalismo non è in grado di organizzare il futuro della società.

Riguardo la necessità di riaprire tutto e al più presto ha destato scalpore l'uscita del presidente di Confindustria Macerata, Domenico Guzzini: "Ci aspetta un Natale molto magro, ma le persone sono un po' stanche di questa situazione e vorrebbero venirne fuori. Anche se qualcuno morirà, pazienza." Qualche settimana fa era stato il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, a dire che, in fondo, gli anziani sono sacrificabili perché non necessari allo sforzo produttivo del paese.

Nel nostro quaderno CVM - Petrolchimico di Porto Marghera: possiamo rimanere "ragionevolmente tranquilli"? (1999), in cui è analizzata una delle tante patologie tipiche del capitalismo ultramaturo, abbiamo scritto:

"Il capitalismo è un modo di produzione che si basa sulle categorie di misura del valore, la cui rappresentazione generale è il denaro. Se non si esce dalle categorie suddette non si esce dal capitalismo. Quindi, quando sia in gioco la vita umana, entrando nel merito dei meccanismi capitalistici si accetta in fondo di stabilirne il prezzo".

Finché si accettano le categorie capitalistiche, si accetta di sacrificare vite umane per il profitto. E questo vale sia per la questione del CVM e la sicurezza sui luoghi di lavoro, sia per la prevenzione nel caso di una pandemia. Questo modo di produzione manifesta una certa vitalità dal punto di vista della produzione delle merci, ma una fragilità assoluta dal punto di vista della salvaguardia della specie. Per la borghesia la società mercantile è l'ultimo scalino evolutivo raggiunto dall'umanità, rappresenta la fine della storia, il migliore dei mondi possibili e, soprattutto, è l'unica forma sociale che gli garantisce di riempirsi il portafoglio.

Ma il capitalismo non riesce a programmare il proprio futuro, perché è composto da interessi nazionali, regionali, aziendali e di categoria contrapposti, e quando lo stato non riesce a mediarli predomina il caos. Negli ultimi giorni, dopo le aperture delle attività commerciali, il governo italiano si è accorto che le folle si accalcano nei negozi e nei bar. Nuove restrizioni si prospettano in Germania e in Inghilterra, e l'Italia probabilmente seguirà a ruota. Lo stato funziona al contrario di una fabbrica: se ogni industria utilizza i dati del passato per capire come aumentare la quota di plusvalore estorto, gli stati continuano a muoversi autonomamente, e invece di seguire le indicazioni dell'istituto mondiale preposto alla cura della salute della popolazione del pianeta, lasciano spazio alla spontaneità. Che durante una pandemia vuol dire far morire le persone. L'OMS sarà pure uno dei meccanismi di salvaguardia del modo di produzione esistente, ma nasce proprio per anticipare gli effetti di una pandemia, usando le informazioni raccolte nelle esperienze precedenti per approntare piani complessivi d'intervento.

La borghesia difende disperatamente i suoi interessi, anche a costo di lasciare che gli ospedali collassino ("se qualcuno morirà pazienza"); i sindacati non sono da meno e abdicano completamente alla loro funzione di organizzazioni in difesa degli interessi dei lavoratori. Non ha nemmeno senso chiamarli traditori dato che questa situazione è frutto di un processo storico di cooptazione nelle istituzioni che affonda le radici nel Ventennio ("La socializzazione fascista e il comunismo"). Essi sono ormai parte integrande del Sistema, basti vedere la puntata del programma Report intitolata "Gli insindacabili" (14.12.20). Per un sindacato d'oggi lo scopo non sono gli obiettivi ma la trattativa, poiché solo attraverso di essa giunge al riconoscimento della controparte, quindi alla possibilità di aprire sedi e uffici, di erogare servizi a pagamento come CAF, Patronati e studi legali, ecc. La stessa dinamica riguarda i sindacatini fotocopia che, per ottenere un posto a tavola, accettano le regole del gioco firmando accordi che prevedono licenziamenti e peggioramenti delle condizioni di vita dei lavoratori (vedi accordo Granarolo).

Nel 2011 il movimento Occupy Wall Street è stato protagonista di un cambio di paradigma, voltando le spalle alla politica democratica e parlamentare. Nell'appello diffuso dal nodo di Oakland per lo sciopero del primo maggio 2012 si legge: "Invece di scendere a compromessi con i mostri, è arrivata l'ora di combatterli". L'antiforma emerge dalla società anche senza avere piena consapevolezza dei fini della lotta:

"Rivoluzionari (e adotteremo il termine provvisorio di antiformisti) sono i movimenti che proclamano ed attuano l'assalto alle vecchie forme, ed anche prima di saper teorizzare i caratteri del nuovo ordine, tendono a spezzare l'antico, provocando il nascere irresistibile di forme nuove. Conformismo - Riformismo - Antiformismo." ("Tracciato d'impostazione", 1946)

Nei momenti di svolta si presentano puntualmente sulla scena storica movimenti che rompono drasticamente con l'esistente: lo abbiamo visto con la Rivoluzione francese, che ha infranto il vecchio assetto della società e ne ha imposto uno nuovo, con quella bolscevica in Russia, ma anche con il movimento che ha preso il nome di Cristo, e che con la bandiera universale del "tutti gli uomini sono uguali di fronte a Dio" ha rappresentato al suo tempo un'arma di riscossa per le classi oppresse.

In chiusura di teleconferenza abbiamo commentato alcune notizie di carattere economico.

Mario Draghi, ex presidente della BCE, e Raghuram Rajan, ex governatore della Banca centrale indiana, hanno stilato un resoconto ("Reviving and Restructuring the Corporate Sector post-Covid. Designing Public Policy Intervention") in cui si lancia l'allarme sul rischio di precipitare, dopo la fine della pandemia, da una fase di crisi aziendale legata alla liquidità ad una incentrata sulla solvibilità.

I paesi occidentali sono alle prese con una crisi che va avanti da almeno dieci anni e con una crescita del PIL asfittica. Lo scoppio della pandemia ha aggravato la situazione mentre i concorrenti asiatici mostrano segnali di ripresa. Ciò avrà conseguenze tremende per l'Occidente capitalistico. Il FMI prevede che il dato finale del 2020 sarà intorno al +2% e che la Cina conterà per il 30% nella crescita globale. Pechino afferma di essere uscita dalla crisi e aver ricominciato a produrre valore aumentando i consumi interni.

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