Stampa questa pagina
  • Sabato, 23 Gennaio 2021

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  19 gennaio 2021

Approfondimenti sulla teoria comunista dello Stato

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 24 compagni, abbiamo approfondito alcuni passaggi dell'articolo "Contributo per una teoria comunista dello Stato", pubblicato sul numero 48 della rivista.

In merito all'estinzione dello Stato, in Critica al programma di Gotha (1875), Marx afferma: "Si può parlare di uno Stato odierno, in contrapposto al futuro, in cui la presente radice dello Stato, la società borghese, sarà perita. Quale trasformazione subirà lo Stato in una società comunista? In altri termini: quali funzioni sociali persisteranno ivi ancora, che siano analoghe alle odierne funzioni dello Stato? A questa questione si può rispondere solo scientificamente."

Marx, Engels e Lenin hanno vissuto in un mondo in transizione, in cui il capitalismo poteva trovare nuovi spazi da conquistare e non aveva ancora esaurito tutte le sue potenzialità storiche. Nella letteratura marxista lo Stato non è altro che uno strumento della dominazione di classe, eppure esso, prima di diventare tale, era qualcos'altro, e cioè un organismo di amministrazione delle derrate alimentari capace di organizzare e gestire l'ammasso e la distribuzione di tali prodotti. Quindi ben prima della formazione delle classi, della divisione sociale del lavoro e della distribuzione parcellare del prodotto sociale alle famiglie, vi era un essere sociale che sovrintendeva alle esigenze di specie. Con lo sviluppo dell'amministrazione e la comparsa delle tavolette (cretule), la società cominciò a centralizzarsi incamminandosi verso la forma statale, ma per tutto il tardo neolitico, quello che possiamo definire come proto-Stato, restò prevalentemente un elemento regolatore del meccanismo sociale.

Le nuove scoperte archeologiche forniscono prove a conferma delle nostre teorie. Ebla, esempio formidabile, fu una società in transizione che conservò un'amministrazione del prodotto sociale di tipo comunistico nonostante l'emergere di nuove categorie. Anche la società ittita mantenne questo tipo di distribuzione dei prodotti; lo dimostrano gli scavi realizzati ad Hattusa, capitale dell'Impero. Arslantepe, una città del tardo neolitico del sud della Turchia indagata e studiata dell'archeologa Marcella Frangipane, funzionava in maniera egualitaria. Il tratto in comune di tutte queste società, l'elemento fondamentale che le caratterizza, è il magazzino comunitario.

Lo studio sullo Stato ci serve per capire il futuro. Quale sarà la differenza tra l'Ottobre del '17 e la prossima transizione di fase? Evidentemente lo sviluppo delle forze produttive. Nelle Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica del 1905, Lenin descrive la situazione di classe nella Russia zarista e dice che il proletariato, seppure in minoranza, può e deve dare un'impronta rivoluzionaria al movimento di lotta; la rivoluzione ha la funzione di abbattere lo stato borghese e instaurare quello proletariato, che interverrà nell'economia in maniera dittatoriale e coercitiva, e infine, quando la società nuova sarà matura, si estinguerà. Negli anni 50' la nostra corrente, in Proprietà e Capitale (1948-50), afferma che la società capitalistica è già in transizione, e che non si tratta più di sviluppare la produzione quantitativa ma di vedere la presenza di elementi comunistici anticipati nella società così com'è. Nella riunione di Forlì del 1952 l'enorme sviluppo raggiunto dalla forza produttiva sociale è difatti posto alla base dei punti del programma immediato rivoluzionario dell'Occidente capitalista.

La mostruosa macchina repressiva e intrusiva rappresentata dallo stato odierno registra sempre più difficoltà nel controllare una società in preda a molteplici processi di autonomizzazione. L'agricoltura, ad esempio, è completamente assistita ed è diventata una funzione statale per l'alimentazione delle popolazioni uscendo, per certi versi, dalle dinamiche capitalistiche. Il lavoro umano è sostituito in massa dalle macchine e i disoccupati si trasformano in inoccupabili. Siamo in una fase molto avanzata: se ai tempi dei bolscevichi lo stato dei Soviet doveva sviluppare elementi di capitalismo (le basi del socialismo), oggi tale compito è stato completamente assolto dall'ultramaturo modo di produzione vigente. Lo Stato odierno è obsoleto, perché esiste una produzione internazionale e una distribuzione organizzata dei prodotti (Amazon, Walmart, ecc.) che potenzialmente potrebbe soddisfare i bisogni di specie. Strutture produttive che si auto-organizzano attraverso sistemi di input-output esistono già. In una situazione tale, la sovrastruttura statale è inutile dato che è la stessa struttura materiale a svolgere compiti di coordinamento a livello multinazionale. I magazzini automatici, i robot industriali, la logistica internazionale, l'Internet delle cose, rappresentano marcati sintomi di società futura.

A conclusioni simili arrivano anche alcuni borghesi, e proprio quelli che credono maggiormente nelle capacità di autoregolazione del capitalismo. Tim O'Reilly, un libertariano convinto, una decina di anni fa propose un progetto per la formazione di governi 2.0, "Government as a platform", basato su un modello di società gestita da algoritmi, in cui intelligenza artificiale e biologica collaborano nella organizzazione di complesse comunità autopoietiche.

Se da una parte il capitalismo perde energia e con esso gli stati, dall'altra si intravedono processi di autorganizzazione sociale come quelli che hanno portato alla nascita di Occupy Wall Street, un movimento basato sulla Rete, il peer to peer e il mutuo soccorso (Occupy Sandy). Il peggior nemico del capitalismo è il capitalismo stesso: la produzione si globalizza, si integra, si unifica, eliminando le separazioni dell'economia di mercato. Secondo la Banca Mondiale, nel 2012, il numero totale di persone che esercitano un lavoro remunerato nel mondo supera i tre miliardi. Di questi, 1,5 sono agricoltori, artigiani o imprenditori, e 1,6 miliardi sono salariati, la nostra classe, una forza-lavoro immensa, che va considerata non solo dal punto di vista statistico ma anche da quello dell'energia che sta accumulando e che dovrà liberare.

Secondo il Wall Street Journal, negli ultimi quattro anni, il debito pubblico degli Stati Uniti è aumentato di 7 trilioni di dollari, raggiungendo i 21,6 trilioni. Il neopresidente Joe Biden si è impegnato in un programma di spesa che aggiungerà altri miliardi di dollari nell'anno a venire, anche perché le amministrazioni locali battono cassa: una coalizione di 35 sindaci di grandi città americane tra cui Los Angeles, Philadelphia e Seattle, chiede un reddito di base per i cittadini. Il salario ai disoccupati, un tempo rivendicazione dei proletari in lotta, adesso è diventata una rivendicazione della stessa borghesia. Questa classe non cederà il suo potere pacificamente, tenterà anzi di difenderlo in ogni modo e con ogni mezzo; ma la perdita di energia da parte dello Stato è un fatto reale, così come lo è la dissoluzione delle leggi fondamentali di funzionamento del capitalismo. Quando vengono distribuiti soldi gratuitamente, quando l'Occidente arranca di fronte all'avanzata dell'Oriente, quando il debito mondiale arriva a livelli stratosferici, vuol dire che siamo sulla terra di confine tra una società morente e una nuova.

Le condizioni di permanenza del capitalismo sono un rischio enorme per la biosfera e per l'umanità, e non a caso abbiamo intitolato un nostro articolo "Prove di estinzione". Nel rapporto I limiti dello sviluppo (1972) del Club di Roma si affermava che se la linea di crescita del capitalismo fosse rimasta inalterata, l'umanità sarebbe stata destinata a raggiungere i limiti naturali di crescita, e il risultato più probabile sarebbe stato un improvviso e incontrollabile declino della società. L'uomo ha sempre modificato la natura (modificando sé stesso), ma con l'avvento del capitalismo il suo apporto è diventato pericoloso. Il contatto tra gli animali selvatici e quelli dei grandi allevamenti industriali produce micidiali pandemie, e il disgelo del permafrost, il terreno perennemente ghiacciato dell'Artide, causa la circolazione di microrganismi finora poco diffusi o addirittura sconosciuti. La società attuale ha in sé elementi distruttivi nettamente superiori rispetto a quelle antiche, e non si tratta solo del possesso di ordigni nucleari.

Si fa perciò sempre più necessaria la formazione di quel partito mondiale di cui parla la nostra corrente nelle Tesi di Napoli (1965), volto non certo alla contesa politico-elettorale, ma alla "difesa della specie umana contro i pericoli della natura fisica e dei suoi processi evolutivi e probabilmente anche catastrofici".

Articoli correlati (da tag)

  • "Il pianeta si trova in acque inesplorate"

    Durante la teleriunione di martedì sera abbiamo ripreso alcuni testi significativi prodotti dal mondo accademico, che rappresentano capitolazioni ideologiche della borghesia di fronte al marxismo.

    Il fisico e premio Nobel Giorgio Parisi, nel saggio In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi complessi, introduce il lettore al vasto tema della complessità; nel successivo Le simmetrie nascoste. Perché la fisica è alle radici dell'intelligenza artificiale di oggi e di domani, racconta il percorso che dalla fisica statistica ottocentesca porta alla teoria dei sistemi complessi e da lì all'intelligenza artificiale. Il filo conduttore è la possibilità di descrivere i fenomeni collettivi emergenti — proprietà che compaiono solo quando un numero enorme di agenti interagisce — con gli stessi strumenti matematici, sia che gli "agenti" siano molecole, spin magnetici o neuroni.

    Alcuni aspetti affrontati da Parisi sono già stati trattati dalla "nostra" corrente, la quale, ben prima dello sviluppo dei sistemi di Intelligenza Artificiale, sosteneva la necessità di una scienza unificata, di una teoria unitaria della conoscenza. Negli ultimi anni ci sono state migliaia di pubblicazioni sul tema e tra gli autori che abbiamo preso in considerazione ci sono Nello Cristianini (tetralogia dedicata all'intelligenza artificiale), Raymond Kurzweil (La singolarità è vicina), Marvin Minsky (La società della mente), Alan Turing (Macchine calcolatrici e intelligenza).

  • Sviluppo dell'uomo-industria

    La teleriunione di martedì sera è iniziata commentando alcuni passaggi tratti dall'enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas.

    Se al tempo della Rerum Novarum (1891) la Chiesa prendeva atto dell'emergere del proletariato, una nuova classe portatrice di rivendicazioni proprie, e della diffusione nella società delle idee del comunismo proponendosi come alternativa ad esse, oggi lancia l'allarme di fronte a un'altra grande minaccia che potrebbe scuoterla alle fondamenta: l'Intelligenza Artificiale (IA). Secondo il Papa, essa va disarmata, poichè esiste il pericolo che sfugga al controllo degli uomini e produca conseguenze catastrofiche. Alcuni passaggi dell'enciclica dedicati al binomio guerra e IA hanno attirato la nostra attenzione:

    "La Santa Sede ha recentemente osservato che la crescente facilità con cui sistemi d'arma ad autonomia operativa possono essere impiegati rende la guerra più 'praticabile' e meno soggetta al controllo umano, contraddicendo il principio che il ricorso alla forza armata debba avvenire come ultima risorsa in caso di legittima difesa. Per questo lo sviluppo e l'uso dell'IA in campo bellico devono essere sottoposti ai più rigorosi vincoli etici, nel rispetto della dignità umana e della sacralità della vita, evitando una corsa agli armamenti."

    Ed ancora:

  • Guerra, debito, polarizzazioni

    La teleriunione di martedì è iniziata riprendendo l'articolo "Wargame. Parte seconda", pubblicato sul numero 51 della rivista.

    In quel lavoro abbiamo contrapposto il Partito Azzurro, rappresentante della conservazione, al Partito Arancione, espressione dei manifestanti, in un "gioco" dinamico riguardante un'ipotetica manifestazione dai confini sfumati. Per inibire i comportamenti emergenti dalla piazza, il Partito Azzurro è costretto ad intervenire aggiornando il proprio programma, ma le configurazioni previste sono obsolete, in quanto dettate da una consuetudine che non contempla soluzioni antiforma. Al contrario, il Partito Arancione, opportunamente diretto, può cambiare le regole del gioco.

    Le difficoltà rispetto alla lettura della complessità di questo mondo possono essere superate solo da quelle che abbiamo definito macchine per conoscere, ovvero teorie, modelli e schemi.

    Il tema del wargame è utile per comprendere le dinamiche e gli sbocchi della guerra guerreggiata. C'è chi esulta per la tregua tra Israele ed Hamas, mediata dagli USA (e che ha già prodotto decine di morti tra i Palestinesi), ma all'orizzonte si prospetta la riapertura del fronte con l'Iran. Il conflitto in Ucraina è tutt'altro che risolto. Il conflitto mondiale in corso non si può combattere con le armi e le dottrine a disposizione, ma le nuove non sono ancora pronte; è impossibile mettere in forma questo tipo di guerra, tanto che i vari think tank che si occupano di analisi geopolitica non riescono a tracciare una dinamica, faticando a comprendere come potrebbe evolvere la situazione mondiale.