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  • Resoconto teleriunione  23 giugno 2026

Quando le macchine costruiscono sé stesse

La teleriunione di martedì sera è iniziata con il commento di due testi fondamentali per comprendere lo sviluppo dei sistemi di Intelligenza Artificiale (IA): il "Frammento sulle macchine" dei Grundrisse di Marx e il filo del tempo "Anima del cavallo vapore".

Nel "Frammento sulle macchine" si analizza il cambio di paradigma introdotto dalla macchina: se nella manifattura l'operaio professionale impiegava ancora lo strumento di lavoro per modificare i semilavorati, con l'industria moderna diviene il sorvegliante del processo produttivo. La conoscenza non appartiene più al singolo lavoratore, ma è incorporata nei mezzi di produzione, socializzati come non mai, e usciti dalle mura della fabbrica.

Il capitale non sviluppa la scienza, la tecnica e le macchine per alleggerire il lavoro degli operai, bensì per aumentare la produttività del lavoro e aumentare la massa di merci prodotte. Lo sviluppo del capitale fisso, sotto forma di scienza, fa sì che il lavoro umano cessi di essere il principale fattore della produzione (pur restando indispensabile nella produzione di plusvalore), poichè è l'automa generale a diventare determinante. In questo processo il capitalismo produce, al tempo stesso, le condizioni materiali del proprio superamento.

Il sistema di macchine, divenuto "intelligente", potrebbe consentire fin da subito una drastica riduzione dell'orario di lavoro, permettendo agli uomini di dedicarsi all'arte, alla scienza o alle attività più disparate, senza essere schiacciati da una "vita senza senso". Il "Frammento sulle macchine" passa continuamente dall'indagine della macchina come elemento che sottomette l'operaio nella fabbrica a potenziale fattore di liberazione. La rivoluzione è tutto questo processo, compreso il suo decorso catastrofico.

Nell'articolo "Anima del cavallo vapore" viene messo in luce il passaggio dall'utensile artigiano alla macchina utensile e, infine, al gigantesco automa che costituisce il moderno sistema di fabbrica.

Dario Amodei, CEO di Anthropic, nel testo "The urgency of interpretabiliy" affronta il tema della necessità di comprendere i processi "interni" ai modelli di IA: la nuova "mente" non è stata progettata da qualcuno e non è possibile comprenderne pienamente il funzionamento concentrandosi sul singolo neurone o singolo token (la più piccola unità in cui il testo viene scomposto per essere elaborato dal modello). La "risonanza magnetica" per l'IA è una metafora usata da Amodei per indicare tecniche di interpretabilità che permettono di osservare ciò che accade all'interno dei modelli. Si tratta di algoritmi che analizzano le attivazioni dei neuroni e le scompongono in feature interpretabili, cioè combinazioni di neuroni corrispondenti a concetti più nitidi e comprensibili per l'uomo, attraverso una tecnica di elaborazione dei segnali nota come sparse autoencoders. Le configurazioni interne dipendono dagli input ricevuti e dall'addestramento, ma anche dalle rappresentazioni che il sistema elabora nel corso del suo funzionamento. In questo processo, la macchina auto-apprende a velocità molto elevata, soprattutto se confrontata con i tempi dell'apprendimento umano.

Anche in questo caso la borghesia mostra i limiti nella propria teoria della conoscenza: tende ad isolare i concetti invece di contestualizzarli e ricomporli in un insieme unico. Pur di fronte all'evidenza dei fatti, la presente società non riesce ad eliminare il dualismo nella conoscenza (uomo/macchina, uomo/natura, pensiero/materia) e ciò è dovuto alla persistenza della divisione sociale del lavoro.

Nel rapporto "When AI builds itself", pubblicato sul sito di Anthropic, si afferma che, portata alle sue estreme conseguenze e con risorse di calcolo sufficienti, la tendenza in atto indica un sistema di IA in grado di progettare e sviluppare in modo completamente autonomo il proprio successore. Questo fenomeno viene chiamato auto-miglioramento ricorsivo (recursive self-improvement) e ricorda l'effetto bootstrap (tirarsi su per i lacci degli stivali), cioè la capacità di un sistema di avviare e sostenere un processo di crescita usando esclusivamente le proprie risorse interne. Non siamo ancora a questo punto, dicono gli autori, e l'auto-miglioramento ricorsivo non è inevitabile, ma potrebbe arrivare prima di quanto ci aspettiamo.

Nel saggio Quello che vuole la tecnologia (2010), Kevin Kelly, cofondatore della rivista Wired, descrivendo le sovrapposizioni tra il mondo del "nato" e quello del "prodotto", afferma:

"Se era possibile trasformare il DNA in un computer operativo, e si poteva far evolvere un computer operativo alla stessa maniera del DNA, allora sarebbe potuta esserci, avrebbe dovuto esserci, una certa equivalenza tra il costruito e l'innato. La tecnologia e la vita devono avere in comune una qualche essenza fondamentale."

L'autopoiesi (H. Maturana e F. Varela) vale per la natura come per le macchine, che ne fanno parte. Dai primi chatbot siamo giunti ad agenti autonomi, in grado di scrivere codice in autonomia e di delegare ore di lavoro ad altri agenti digitali.

"Le prove suggeriscono che il ruolo umano si sta riducendo a ogni fase del processo di sviluppo dell'IA. Una volta che la qualità del codice scritto da esseri umani e da IA raggiungerà la parità, gli esseri umani smetteranno completamente di scrivere codice e si dedicheranno esclusivamente alla sua revisione. Ma se non saranno in grado di revisionare il codice con la stessa rapidità con cui Claude lo genera, la revisione umana diventerà il collo di bottiglia per lo sviluppo dell'IA". ("When AI builds itself")

I ricercatori di Anthropic auspicano quindi un rallentamento dello sviluppo di questa tecnologia, a patto che sia verificabile e condiviso, e un meccanismo di coordinamento globale, senza il quale aziende e governi sarebbero soggetti a pressioni competitive e geopolitiche. C'è però un nodo che l'articolo non affronta, e cioè che nel capitalismo, dominato dagli interessi nazionali, è difficile che la corsa per il primato nel campo dell'IA si fermi. La Cina, per esempio, sta facendo una concorrenza spietata alle aziende hi-tech americane rendendo i propri sistemi open source (DeepSeek): un modello gratuito e accessibile permette a diversi paesi africani e del Sud-Est asiatico di entrare nell'ecosistema tecnologico cinese, costruendo così una vasta area di influenza.

In un testo come "When AI builds itself" di Anthropic viene descritta una rivoluzione, ma si capisce che gli autori non hanno ben chiara la portata delle conseguenze sociali dell'avanzamento tecnologico. Cos'è questa IA se non una componente del general intellect? Negli ultimi anni abbiamo prodotto diversi lavori sul tema della "dissoluzione" dell'attuale modo di produzione (di cui parla Marx nei Grundrisse), e l'IA ne rappresenta un fattore di accelerazione.

C'è un sottofondo sociale, fisico, materiale che pone le condizioni per il "rovesciamento della prassi". La complessità della natura ci obbliga a passare dallo studio dell'oggetto a quello del processo: il sistema di macchine ha una sua storia evolutiva, e non potremmo parlare di IA se non l'avesse prodotta l'industria (un'immane quantità di dati da decifrare che necessita di cavi, microchip, ecc.). Per lavoro o per semplice curiosità, è diventato ormai di uso comune interfacciarsi con sistemi di IA. Gli elementi che compongono questo sistema restano sempre l'uomo, la macchina e l'informazione che permette loro di comunicare, ma quello che si trasforma è il sistema di riferimento.

Se per i difensori dell'attuale forma sociale l'IA è un'ulteriore forma di progresso, per noi è un elemento dirompente sia dal punto di vista della polverizzazione inesorabile di milioni di posti di lavoro, sia dal punto di vista del cambio di paradigma conoscitivo (o rivoluzione) di cui l'umanità necessita. Oggi la specie non riesce a governare quanto ha prodotto, e si mostrano chiaramente i limiti di una borghesia che continua imperterrita a produrre forze che non riesce a controllare.

Il punto cruciale è quello di Marx circa il passaggio dalla sussunzione formale a quella reale del lavoro al capitale. Nella prima fase i lavoratori vengono espropriati dei mezzi di produzione e concentrati in massa in un unico luogo di lavoro, il che aumenta la produttività del lavoro. In questa fase persistono caratteristiche di quella precedente (artigiano, professionalità), ma dalla loro dissoluzione emerge l'industria moderna, il sistema di macchine: il capitale si crea così un mondo a propria immagine e somiglianza. Trovando dei limiti nella giornata lavorativa (plusvalore assoluto), il capitale intensifica lo sfruttamento (plusvalore relativo), proprio grazie alle macchine.

Un operaio di inizio '900 era più sfruttato di uno d'oggi? Nel 2026 la parte di lavoro necessario per riprodurre la forza lavoro si è ridotta al minimo, mentre la parte di plusvalore che viene accumulata dal capitalista (divenuto nel frattempo un fondo d'investimento) è cresciuta enormemente. Pur essendo ridotto mediamente l'orario di lavoro giornaliero, ciò che conta è l'intensificazione dello sfruttamento, il rapporto tra lavoro necessario e plusvalore.

Ma anche qui il capitale incontra dei limiti. Robot e IA dimostrano come il sistema di macchine diventi autopoietico, e l'uomo diventi lo spettatore di un processo che egli stesso ha innescato. In questo passaggio dalla sussunzione formale a quella reale del lavoro, è vero che il capitale si crea un mondo a propria immagine e somiglianza, ma è altrettanto vero che all'apice di questo stesso processo di dominio assistiamo all'innescarsi delle condizioni della sua dissoluzione. Il capitale fa di tutto per aumentare la produttività del lavoro, ma proprio quando l'ha portata al massimo — quando del tempo di lavoro giornaliero resta solo un minuto necessario alla riproduzione della forza lavoro, e tutto il resto è plusvalore — incontra un limite che non può essere superato: se anche quell'ultimo minuto sparisse, e tutto fosse fatto dall'automa, non ci sarebbe più capitalismo. Non serve arrivare a quell'estremo, il capitalismo salta molto prima, perché i suoi parametri sono sballati:

"Le forze produttive e i rapporti sociali - entrambi lati diversi dello sviluppo dell'individuo sociale - appaiono al capitale solo come mezzi, e sono per esso solo mezzi per produrre dalla sua base limitata. Ma in realtà essi sono le condizioni per far saltare in aria questa base." ("Frammento sulle macchine")

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