La rivolta 1.0, che passa anche attraverso il luddismo, è una prima delineazione dello scontro di classe, a cui segue il ciclo dello sciopero e, infine, la rivolta 2.0, che si manifesta nella fase di crisi storica del capitalismo senile e si avvale di mezzi di coordinamento potentissimi. Lo schema proposto da Clover è efficace, ma andrebbe letto con una logica fuzzy: gli scioperi non sono scomparsi – lo riconosce egli stesso, che li vede farsi territoriali – e il proletariato continua a lottare per difendere le proprie condizioni di vita. Piuttosto, si è passati a un livello superiore, in cui lo sciopero è inglobato in una dinamica più ampia.
Già dai primi anni '20 la Sinistra Comunista "italiana" ha dato battaglia alla consegna di occupare le fabbriche, contrapponendo l'indicazione di organizzarsi territorialmente e di occupare i luoghi del potere borghese. Nell'articolo "L'operaismo italiano e il suo Sessantotto lungo vent'anni" (n+1, n. 14) abbiamo tracciato una continuità tra l'ordinovismo gramsciano e l'operaismo degli anni '60 e '70. Oggi la correttezza dell'indicazione della Sinistra è evidente: il proletariato si è diffuso sul territorio, il salariato lavora fianco a fianco con altri salariati per periodi sempre più brevi, in condizioni di crescente precarietà. In Cina, i lavoratori a impiego flessibile – i gig-workers – sono oltre 200 milioni, e molti passano dall'industria ai servizi, svolgendo una miriade di "lavoretti". Tendono a scomparire il posto fisso, i contratti e il culto del lavoro, mentre anche la figura del padrone in carne e ossa cede il posto a un algoritmo. Per lavorare occorre sempre più spesso accedere a piattaforme online tramite app, e perciò milioni di lavoratori hanno acquisito familiarità con queste tecnologie. Cos'è oggi il proletariato? È sicuramente l'operaio di fabbrica, ma anche il senza riserve che non lavorerà mai o il precario che svolge due o tre lavori per sopravvivere.
Le macchine, che nel capitalismo ci risultano aliene (anche se ci parlano attraverso i chatbot), non sono il problema ma parte della soluzione, dato che la nostra evoluzione è corporea ed extracorporea allo stesso tempo, come mostra il feedback mano-lavoro-cervello.
Nel saggio Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita (2023), recensito sul n. 54 della rivista, Francesca Coin analizza il fenomeno di milioni di lavoratori nel mondo, soprattutto giovani, che mettono in discussione la logica del lavorare a ogni costo, dando vita a forme di rifiuto dell'esistente (Antiwork, Tang ping, ecc.).
A Madrid, in seguito allo sfratto di un'anziana, è partita, a 15 anni da quella del 2011, una nuova Acampada a Puerta del Sol, contro il caro affitti e la crisi abitativa. Le rivolte degli ultimi anni mostrano la tendenza a scendere in piazza per cercare qualcos'altro più che per rivendicare qualcosa. Le ultime manifestazioni assumono le caratteristiche tipiche della swarm intelligence, l'intelligenza di sciame, grazie anche all'impiego massiccio dei social network.
Milioni di esseri umani, in interazione tra loro, possono produrre un comportamento inaspettato, emergente. Ciò ricorda il "nostro" schema di rovesciamento della prassi: spinte fisiologiche portano gli "atomi sociali" a darsi nuove configurazioni e a dirigersi, senza averne piena consapevolezza, verso un "attrattore" posto nel futuro.
La dinamica storica procede a salti, attraverso discontinuità e biforcazioni. Nell'articolo "In senso lato e in senso stretto" (n+1, n. 39) abbiamo visto che nella società ci sono sempre insiemi che si sovrappongono, e che qualsiasi sistema complesso si modifica in risposta agli input che riceve dall'ambiente. Già oggi vediamo manifestazioni che tendono a sincronizzarsi in tutto il mondo, tramite social, siti e piattaforme. Tra le dissoluzioni in corso c'è quella del leader movimentista, dato che gli "atomi sociali" si polarizzano e si auto-organizzano, senza il bisogno di qualcuno che li diriga.
Non sono cambiati solo l'industria e i mezzi di comunicazione: è cambiato il mondo. Non si ripresenteranno manifestazioni con le stesse forme nè lo stesso linguaggio del passato, ed è per questo che critichiamo il terzinternazionalismo. Per la Sinistra, la rivoluzione non è questione di forma, ma di forza.
Adam Greenfield, nel saggio Emergenza. Come sopravvivere in un mondo in fiamme (recensito sul n. 56 della rivista n+1), racconta la nascita di una rete di mutuo soccorso dopo il passaggio dell'uragano Sandy sulla costa orientale degli Stati Uniti. Per l'autore, il movimento Occupy Sandy (2012) è stato il culmine di un processo partito anni prima: di fronte alle catastrofi e all'incapacità dello Stato di intervenire, si formano del tutto spontaneamente strutture di mutuo aiuto. Secondo Greenfield, esperienze simili si erano già viste dopo il passaggio dell'uragano Katrina (2005) e questo avviene perché viviamo in un mondo senza rifugio e senza ospitalità, in cui si stanno sgretolando le vecchie strutture economiche e politiche: "buona parte dei sistemi e delle regole che danno forma alle nostre vite verranno spazzati via dalla potenza degli eventi".
Il nuovo paradigma si fa strada nella società: prima viene combattuto, poi trova spazio in piccole minoranze e infine si impone quando la situazione è matura (Thomas Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche). Lo Stato, con tutta la sua potenza, non è in grado di adattarsi allo sviluppo delle forze produttive e diventa un intralcio al loro ulteriore sviluppo. L'unica bussola che ci permette di orientarci in un contesto di "marasma sociale e guerra" è il metodo di lavoro della Sinistra, basato sulla dinamica ieri-oggi-domani (Sul filo del tempo). Crisi climatica, crisi economica, precarietà, disoccupazione, inflazione, guerra, "vita senza senso": non mancano i motivi per scendere in piazza. Tuttavia la crisi generalizzata del capitalismo non basta perché si imponga l'antiforma: la rivoluzione non è materialmente possibile se non crolla dall'interno la struttura repressiva della classe dominante.