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  • Resoconto teleriunione  20 ottobre 2026

Rivolta contro il furto del futuro

La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni sulle recenti manifestazioni in Italia e Francia. È stato segnalato il comunicato del "Movimento 17 Ottobre", significativo perché è il prodotto di quanto succede nelle piazze italiane. Pubblicato online nella giornata di martedì 20 ottobre, dopo poche ore è stato ripreso dai maggiori quotidiani. La pagina Instagram del movimento è seguita da migliaia di iscritti, che si coordinano anche tramite Telegram. Il M1710 prende il nome proprio dal 17 ottobre, quando ci sono stati scontri a Milano, Torino, Bologna e Brescia, e il giorno dopo nuovamente a Milano.

Nel comunicato si riprendono diversi elementi: la necessità da una parte della crescita collettiva delle piazze, dall'altra di approcci differenti rispetto al passato, come il fatto che il movimento non si definisce una sigla, ma un processo, e soprattutto si dichiara autonomo da partiti, sindacati, ma anche dal movimentismo.

Si tratta di un comunicato "operativo" basato su pochi punti: non ci fidiamo delle istituzioni e di questo governo, non ci fidiamo delle strutture politiche classiche, ci tuteliamo dalla repressione dello Stato e dei fascisti, non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso. Nel capitoletto "La fluidità è una strategia, e la facciamo nostra" si ricordano le lotte degli ultimi anni, da quelle di Hong Kong a Occupy Wall Street, fino alle mobilitazioni della Generazione Z in Marocco. Nel comunicato si invita a scendere in piazza ogni sabato a partire dal 24 ottobre.

Il M1710, al di là di chi c'è dietro, è un dispositivo cibernetico che preleva informazione dalla rete, la elabora e la reimmette modificata. La società produce manifestazioni, blocchi, scontri; una sua parte elabora quanto succede e scrive un comunicato che diventa un "meme", un'informazione che inizia a vivere di vita propria e che evolve.

Le forze dell'ordine sono in allerta perché si sono trovate impreparate di fronte alle ultime manifestazioni, soprattutto a Milano. Sui media si parla infatti della giovane età della maggior parte dei fermati e della loro mancanza di esperienza politica, del fatto che non sono coordinati da un centro, ma agiscono in maniera fluida, senza un leader né riferimenti ad alcuna organizzazione. Questa è l'epoca delle rivolte condotte dalla swarm intelligence, l'intelligenza di sciame.

È in corso un wargame tra manifestanti e apparati di sicurezza, ed entrambi sono costretti ad affinare strategie e tattiche. Tale gioco tende a coinvolgere tutta la società, che si polarizza sempre più. Come abbiamo scritto in "Banlieue è il mondo" (n+1, n. 19):

"Adesso qualcuno può (forse) capire perché un teppista di periferia, oltre ad essere il prodotto materiale degenerato di un capitalismo putrefatto, è nello stesso tempo un elemento altrettanto materiale, fattore di rottura, di schieramento, di polarizzazione. Sta avvenendo, perché il teppista ha costretto tutti a schierarsi, dilatando la banlieue al mondo intero."

Nei momenti di crisi, di marasma sociale, rispuntano in superficie ricordi che sembravano cancellati dalla storia, testi che pochi o nessuno leggevano e pratiche sociali dimenticate. L'intelligenza è la capacità di prevedere il futuro e gli scenari possibili, e quindi di intervenire. Il programma è appunto un piano operativo rivolto al futuro.

La nostra mission (è online il sito della Fondazione n+1) è mantenere viva la memoria della Sinistra Comunista "italiana", un movimento di esploratori nel domani, e continuarne il lavoro sul filo del tempo. Tutto si tiene: dalla riscoperta da parte di milioni di giovani delle opere di Karl Marx, alle rivolte contro il costo degli affitti e il carovita, fino alle lotte contro la guerra e la devastazione ambientale.

Nelle grandi città tenderanno a emergere organismi immediati di tipo territoriale, capaci di unificare le istanze di un proletariato diffuso, precario come non mai, senza più i vecchi punti di riferimento, ma collegato in Rete. Le piazze occupate di Madrid, Lisbona e Atene diventano luoghi materiali di raccolta di manifestanti, esperienze e conoscenze.

Le reti sociali permettono di superare le distanze geografiche e bypassare le classiche strutture di mediazione sociale. Tale processo attraversa anche i sindacati, che sono costretti a cavalcare l'onda. La CGIL ha annunciato uno sciopero generale per il 20 novembre; USB e altri sindacati di base lo hanno proclamato per il 30 ottobre. Dinamiche simili si sono viste in Francia e in Spagna. Le organizzazioni sindacali coinvolgono milioni di salariati, quindi i bonzi, quando percepiscono l'aumento della temperatura sociale, si "attivano". I sindacati, per quanto siano diretti da capi "traditori", sono per la maggior parte composti da salariati. Ciò che si può affermare per il parlamento, organo dello Stato borghese in cui si pretende siano rappresentate tutte le classi della società, non lo si può dunque affermare per i sindacati, associazioni economiche di professione che raccolgono elementi di una medesima classe. In "Partito rivoluzionario e azione economica" (1951), troviamo scritto:

"In ogni prospettiva di ogni movimento rivoluzionario generale non possono non essere presenti questi fondamentali fattori: 1) un ampio e numeroso proletariato di puri salariati; 2) un grande movimento di associazioni a contenuto economico che comprenda una imponente parte del proletariato; 3) un forte partito di classe, rivoluzionario, nel quale militi una minoranza dei lavoratori, ma al quale lo svolgimento della lotta abbia consentito di contrapporre validamente ed estesamente la propria influenza nel movimento sindacale a quella della classe e del potere borghese".

Può succedere che i sindacati vengano trascinati nella lotta e perdano il controllo della propria base, oppure che le organizzazioni sindacali vengano inglobate in processi più grandi di loro, come nel caso del blocco dei porti della West Coast del 2011, indetto da Occupy. In "Partito rivoluzionario e azione economica" si afferma che "le linee generali della svolta prospettiva non escludono che si possano avere le congiunture più svariate nel modificarsi, dissolversi, ricostituirsi di associazioni a tipo sindacale."

Nel 2025, sulla spinta delle proteste per la Palestina, la CGIL è stata costretta a lanciare uno sciopero generale con un preavviso di pochi giorni. Gli iscritti ai sindacati fanno i conti con l'inflazione, la perdita di potere d'acquisto dei salari, il generale peggioramento delle condizioni di vita; le dirigenze sono costrette ad agire quando la società fibrilla. Nelle piazze di questi giorni sono presenti soprattutto giovani che non lavorano e probabilmente non lavoreranno mai. I sindacati, in crisi di consenso, proprio per non restare tagliati fuori devono cercare di collegarsi al disagio giovanile, di rappresentarlo ("Quelle dovrebbero essere anche nostre piazze").

Albania, Belgio, Francia, Italia, Spagna, India, Portogallo, Tunisia: è lunga la lista dei paesi toccati dal "marasma sociale". L'attuale sincronizzazione delle piazze ricorda il periodo in cui abbiamo scritto "Mille città, l'ondata internazionale di manifestazioni del 15 ottobre 2011", anche se non siamo ancora arrivati al livello raggiunto da Occupy (1/99%).

In Francia, da fine settembre hanno iniziato a manifestare gli studenti, poi si sono aggiunti i dipendenti pubblici e i Gilets Jaunes. Lo scontro sociale manifestatosi lo scorso 17 ottobre a Parigi e in altre città francesi potrebbe ripetersi sabato 24 ottobre. Sono state prese di mira attività commerciali, sedi istituzionali e commissariati; a Limoges il municipio è stato dato alle fiamme. In alcuni quartieri di Parigi vige il coprifuoco, alcune stazioni centrali della metro sono chiuse, elicotteri e droni controllano dall'alto: lo Stato cerca di blindarsi come può.

Il governo italiano ha inviato altri 500 militari a Milano e ha varato un decreto che introduce il fermo preventivo per i minorenni e il reato di partecipazione violenta ai cortei, punito fino a cinque anni di carcere, e che prevede multe e risarcimenti a carico dei genitori per i danni causati dai figli minori. Quando c'è il rischio che le proteste si radicalizzino, lo Stato passa alle maniere forti. In una situazione di conflitto crescente, la repressione rischia però di attizzare il fuoco invece di spegnerlo. Le manifestazioni nelle grandi città vanno di pari passo con il blocco delle forniture di beni ed energia, causato dalle proteste di agricoltori e camionisti nel Sud Italia. Il risultato sono supermercati vuoti e pompe di benzina a secco.

Nei giorni scorsi si è svolto lo sciopero dei lavoratori dell'ex Ilva di Taranto e Genova; nel settore metalmeccanico sono numerose le vertenze aperte, che coinvolgono decine di migliaia di operai.

Evidentemente si sta raggiungendo una soglia critica, superata la quale c'è la rottura del vecchio equilibrio. L'agitazione riguarda principalmente le nuove generazioni, che percepiscono non solo le difficoltà di vivere nel presente, ma soprattutto il fatto che è stato loro rubato il futuro.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, all'assemblea nazionale delle province italiane, ha affermato che "occorre un'analisi intelligente e approfondita", "un'attenta vigilanza in grado di contrastare violenze" che arrivano da "soggetti inediti", una condizione che pone "interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili".

Il wargame del partito della conservazione è in fase di rapido aggiornamento.

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