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  • Resoconto teleriunione  22 settembre 2026

L'intelligenza agentica nella transizione di fase

La teleriunione di martedì sera è iniziata prendendo spunto dall'articolo "What if AGI is already here, and it's made of... children?'", pubblicato su X da @IAmPascio.

Secondo l'autore vi sono forti analogie tra l'intelligenza biologica e quella artificiale: la prima si è sviluppata lungo circa quattro miliardi di anni senza che nessuno l'abbia progettata, e anche la seconda è un fenomeno emergente. Nessun neurone, preso a sé, è intelligente: lo è il cervello, dove decine di miliardi di neuroni con oltre centomila miliardi di connessioni producono quel fenomeno che chiamiamo "intelligenza". Riguardo allo sviluppo dell'IA generale (AGI), molti immaginano l'avvento di HAL 9000 o Skynet, ovvero qualcosa di "singolare", ma per l'autore ciò che sta emergendo potrebbe essere un sistema composto da milioni di pezzi minuscoli, in connessione tra loro, distribuiti in rete. Un sistema di IA può, infatti, produrre agenti che coordinano sub-agenti e così via, una struttura che ricorda le reti autorganizzate, o gli sciami, dove ogni elemento è concatenato agli altri e, per mezzo di regole semplici, si coordina con essi dando luogo a un'architettura che produce soluzioni capaci di sorprendere gli stessi ricercatori.

L'evoluzione dei sistemi complessi, dalla vita organica all'IA, è stata possibile grazie a mutazioni. Nel caso dell'intelligenza a base carbonio questo processo è durato miliardi di anni, mentre la velocità con cui evolve l'IA si conta in anni, se non in mesi. Dalla replicazione degli algoritmi alla loro selezione, fino alla retro-propagazione, abbiamo una struttura evolutiva che produce conseguenze che l'attuale società non sa gestire. Abituati a una concezione gerarchica dei processi sociali, facciamo fatica ad accettare l'organicità come modo di essere della natura. L'autore porta l'esempio delle formiche: una formica ha circa 250.000 neuroni, ma non è in grado di risolvere alcun problema significativo. Un'intera colonia di formiche è invece un sistema complesso in grado di risolvere una lunga serie di problemi: ricerca del cibo, cura delle larve, difesa del nido e sua manutenzione. Nessuno è responsabile del formicaio, non c'è un dirigente. L'intelligenza della colonia emerge dalle relazioni tra le formiche. L'architettura dei sistemi di IA più avanzati assomiglia più a una colonia di formiche che a un singolo individuo. Un neurone isolato non è solo poco intelligente: semplicemente non può esistere. Esiste invece una rete di neuroni, che interagiscono tra loro e con altre parti del corpo, il quale è in feedback costante con il mondo "là fuori". E' proprio questa retroazione ad aver reso possibile l'evoluzione della nostra specie (Engels e poi Leroi-Gourhan, sulla dialettica mano-lavoro-cervello).

Linguaggio, memoria, apprendimento sono stati esteriorizzati in macchine, sistemi e reti. L'evoluzione dell'uomo-industria è parte dell'evoluzione della natura. I salti evolutivi - quello in corso sarebbe la Quarta rivoluzione industriale - sono fattore e prodotto di profondi sconvolgimenti nella struttura materiale delle società. L'IA fa parte dell'evoluzione extracorporea della nostra intelligenza, ma nel capitalismo essa ci è aliena perché alieni sono i rapporti di produzione.

Dal supercomputer che occupava una stanza si è arrivati nel giro di pochi decenni a un'intelligenza diffusa in una miriade di agenti artificiali. L'IA agentica è in grado di agire autonomamente per raggiungere obiettivi specifici. Essa può essere paragonata a uno sciame o a uno stormo, come le manifestazioni degli ultimi anni, coordinate attraverso i social, dalla Primavera araba a Occupy Wall Street, per arrivare a quelle della "Generazione Z". La mancanza di un "unico centro decisionale" pone dei problemi a chi si occupa di sicurezza informatica. I sistemi di IA non si possono "spegnere" staccando la spina dato che sono diffusi a livello globale e fanno parte della quotidianità di milioni di persone. L'IA agentica è fuoriuscita dai "recinti digitali" (lo sostengono sia OpenAI che Anthropic) in cui era stata relegata durante i test, riuscendo in un caso a coordinarsi con centinaia di altri agenti e a violare piattaforme e server (vedi caso Hugging Face).

Qualcuno lancia l'allarme sul fatto che questi sistemi potrebbero arrivare a competere con "noi" per accaparrarsi l'energia disponibile sul pianeta Terra. Potrebbe scoppiare una guerra condotta da agenti IA. In realtà, questo tipo di guerra è già in corso, combattuta da sistemi di macchine contro altri sistemi di macchine (volantino "La Quarta Guerra Mondiale").

L'umanità ha sempre agito, sperimentato, prodotto senza sapere prima le conseguenze del suo operato. Prima viene la pratica, poi la capacità di comprendere, trovare leggi e formulare teorie. La vita è nata da un brodo di molecole autoreplicanti. Da quel brodo, in quattro miliardi di anni, siamo arrivati a codice autoreplicante, ad algoritmi, a chatbot, a qualcosa che non è la semplice somma delle parti. Per la corrente cui facciamo riferimento, la Sinistra, anche il partito è un fenomeno che "emerge" dalla società, un elemento che anticipa la futura forma sociale comunista.

Il settimanale 'The Economist, nell'articolo "Can the AI arms race be stopped?" (17 settembre), ipotizza che uno dei temi clou dell'incontro alla Casa Bianca tra Xi Jinping e Donald Trump sarà l'intelligenza artificiale. Una pausa nel suo sviluppo potrebbe funzionare solo se Cina e USA si mettessero d'accordo, ma nessuna delle due parti vuole rischiare di rimanere indietro. Il capitalismo è guerra di tutti contro tutti: le possibilità di un'intesa sulla sicurezza dell'IA sono quindi molto limitate, per quanto i rischi esistenziali siano reali. Scrive infatti il settimanale:

"Non serve che l'IA uccida tutti gli esseri umani per provocare una catastrofe. Uno sciame di agenti IA di OpenAI ha preso di mira una società tecnologica; cosa succederebbe se la prossima volta attaccasse una rete elettrica o un sistema d'arma? Potrebbe anche essere abbastanza intelligente da eludere i tentativi di fermarlo."

Non si potrà ritornare alla situazione precedente, né dal punto di vista tecnologico né da quello geopolitico. Cina e Stati Uniti fanno i conti con l'invecchiamento della popolazione, la disoccupazione giovanile, la miseria crescente. La maggior parte degli analisti non riesce a vedere il cambiamento di paradigma in atto, adopera le vecchie categorie interpretative e pensa che con la buona volontà dei governi si possa ritrovare qualche forma di equilibrio. Ma siamo nel mezzo di una transizione di fase, un passaggio di tipo catastrofico da uno stato a un altro.

Pensiamo alla potenziale guerra tra Turchia ed Israele. Ankara sta assumendo un ruolo di primo piano in Medio Oriente e in Africa: è presente con proprie truppe in Libia e Somalia, è coinvolta nella guerra civile in Sudan, stringe accordi con Arabia Saudita e Pakistan ("NATO sunnita"), appoggia il governo di Muḥammad al-Jawlānī in Siria arrivando a stretto contatto con Israele. Tel Aviv risponde all'aumentata influenza turca nell'area con lo Scudo di Achille, il patto siglato con la Grecia, storico rivale della Turchia. La Grecia è membro sia della NATO che dell'UE; anche la Turchia fa parte dell'Alleanza Atlantica. In caso di conflitto, gli USA appoggeranno Israele oppure la Turchia? Qualsiasi decisione avrà conseguenze ad ampio raggio.

Nel libro-intervista Parabole e catastrofi, il matematico francese René Thom afferma che per catastrofe non bisogna intendere qualcosa di negativo. La teoria delle catastrofi nasce dall'idea che una variazione continua delle condizioni di un sistema possa produrre una trasformazione discontinua del suo comportamento. Non è necessario che ci sia una causa improvvisa: i parametri del sistema possono cambiare gradualmente finché, a un certo punto, la configurazione stabile non è più sostenibile e il sistema passa a un'altra configurazione. Per catastrofe si può intendere quindi la trasformazione di elementi quantitativi in salti qualitativi. Le trasformazioni dipendono sempre dalla storia precedente, e in un sistema dinamico, raggiunta una certa soglia, avviene una discontinuità.

A proposito di discontinuità, nel saggio Riot. Sciopero. Riot, Joshua Clover afferma che oggi siamo arrivati a una circolazione di capitale senza nuova produzione, accoppiata alla crescita insostenibile del debito mondiale, innanzitutto quello degli Stati Uniti. Per l'autore, il ciclo storico che si sta concludendo è quello della rivendicazione entro il sistema. Se non c'è alcuna rivendicazione possibile, non si può che lottare per un'altra società. Clover rintraccia questa tendenza nella Comune di Oakland (2011-12), una modalità organizzativa che tenderà ad affermarsi negli anni a venire: "Le future comuni si svilupperanno là dove si sono esaurite sia le lotte per la produzione che quelle per la circolazione."

Le rivolte degli ultimi anni, soprannominate dalla stampa "Gen Z protests", indicano l'emergere di nuove forme e, allo stesso tempo, la dissoluzione dei vecchi paradigmi politici.

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