Stampa questa pagina

Sparare agli "americani"

Constato con piacere l’unicità dell’analisi politica che emerge tra le righe dei vostri articoli, specialmente alla luce delle banalità, tautologie e semplificazioni astratte che ci piovono addosso dai media (ed è normale), ma anche dalle fonti "alternative" (ed è più preoccupante). Proprio a questo proposito credo sia importante sottolineare il dramma in cui versano i cosiddetti redentori nostrani del proletariato occidentale: la catastrofe irachena è stata trattata, da noti "esperti" del marxismo, alla stregua di un episodio tragico ma nuovo, speciale, talmente orrendo da dover necessariamente risvegliare le "masse". Invece, come giustamente fate notare, lo sterminio quotidiano nella normalità della pace è superiore a quello provocato dalle operazioni militari, nel silenzio ottuso dei pacifisti. Ed è questa normalità che mi sconvolge, con i suoi Patriot Act, le sue Guantanamo, i suoi killer sguinzagliati per il mondo che ora si aggiungono al resto.

La domanda che mi sorge spontanea è: capisco la confusione dei borghesi e delle mezze classi, ma perché mai chi fa riferimento al marxismo dissipa in modo così eclatante questo patrimonio teorico enorme? L’unica risposta che riesco a darmi è che il motivo sia la paura di essere confusi per marziani, di essere emarginati dalla cosiddetta realtà. Ma ciò avviene comunque! E avviene perché chi si sforza di andare incontro ai "movimenti" è comunque trattato alla stregua di un paria o di un residuato paleonto-sovietico. Allora, cosa si ottiene per il mitico "proletariato occidentale", oltre alla confusione, alla delusione e alla compassione da parte di chi vive in un mondo reale fatto di problemi immanenti che lo chiudono nell’oppressione dell’istupidimento quotidiano?

Non voglio certo ergermi a giudice (non ne sono in grado) sull’ortodossia marxista altrui, ma con la semplicità del buon senso non posso restare indifferente allo scempio perpetrato ai danni della logica e della ragione da chi si propone di giungere al cambiamento dall'interno delle categorie del sistema. Com’è possibile immaginare il risveglio del proletariato in base allo sventolio delle bandiere della pace o alle manifestazioni contro l'invasione "illegale" dell'Iraq a favore di una resistenza che è riflesso delle forze più retrograde del mondo? Per queste ragioni non posso che trarre un po' di giovamento nel sapere che almeno c’è qualcuno erede della tradizione comunista, che non cade nei perversi meccanismi del fare ad ogni costo per non essere tagliato fuori e resta ancorato coi piedi per terra a costo di essere considerato un pazzo iperuranico dai pazzi autentici, gli attivisti filo-islamici e filo-qualsiasi-cosa-che-spari-contro-gli-americani.

 

Hai colto nel segno notando le contraddizioni terribili in cui siamo costretti a vivere, tra dominio di una borghesia senza freni e presunti redentori del proletariato. Se ne potrebbe trarre materiale per un articolo. La borghesia, angosciata per il suo incerto futuro, si difende nel solo storico modo che conosce: attaccando all'esterno del suo territorio d'origine, con merci, capitali e bombe (ovviamente con effetti interni che per esempio gli americani stanno incominciando a percepire). I sedicenti rivoluzionari (ma ormai la maggior parte di essi non si dichiara neppure più tale), inchiodati ad un codismo patologico, non fanno che rincorrere le iniziative borghesi, guerra o altro, immedesimandosi in una specie di sindacalismo globale dove anche l'azione politica è mera "rivendicazione", dall'articolo 18 alla pace, dalla difesa del welfareall'antiberlusconismo. Non diciamo ciò per "snobbare" azioni e comportamenti di militanti che comunque si dedicano a qualcosa in cui credono, ma ci sembra chiaro che ogni tanto sarebbe utile aprire gli occhi almeno di fronte alla insipienza di schieramenti che non rispecchiano alcun criterio di classe.

Se lasciamo da parte il pazzesco solipsismo di chi pensa di essere il germe della futura rivoluzione, dobbiamo ammettere con molta franchezza che il comunismo (il movimento materiale che abolisce ecc. ecc.) oggi si esprime con l'apparenza di una persistente sconfitta, che si ripercuote evidentemente anche sulla salute mentale. Sconfitta troppo duratura nel tempo, ma senz'altro necessaria perché si cancelli l'enorme mistificazione stalinista che ancor oggi imperversa, visto che per giungere a un risultato così grande come la società futura e affinché il necessario partito possa essere all'altezza del suo compito, occorrerà che siano spazzate via le vecchie incrostazioni ideologiche dovute alla degenerazione controrivoluzionaria. È lo stesso concetto che Marx adoperò per spiegare la necessità della sconfitta democratica affinché potesse ergersi il partito dell'insurrezione (in Lotte di classe in Francia).

Detto questo, dobbiamo guardare alla situazione con molto pragmatismo, ovviamente derivato dal robusto bagaglio teorico che ci è stato lasciato in eredità: il milieu, di qualunque colore sia, non è quello degli altri, ne facciamo parte tutti. Questo è il crogiuolo in cui ribollono le cellule mutanti per il nuovo organismo della rivoluzione mondiale. E sarebbe oltremodo sbagliato immaginare che all'interno delle classi, compresa la stessa borghesia, non stessero maturando enormi spaccature con il passato, con la natura del dominio del Capitale, con la prospettiva capitalista di distruzione del pianeta. Insomma, le teste cambiano in fretta "posizione" quando gli avvenimenti incalzano.

Le osservazioni che precedono non c'entrano con la "politica" o con l' "ecologia": l'umanità incomincia a rendersi conto che la sua stessa salvezza deriva da un "altro sistema" e che non bastano misure contingenti su questo o quel punto della vita sociale. Per ora sia i borghesi che i "rivoluzionari" immaginano un mondo capitalistico semplicemente migliorabile, ma sappiamo che alcuni elementi, in un "partito" che attraversa le classi, incominciano a non credere più né al disastro del mondo con-formabile né alla favola del mondo ri-formabile (cfr. il classico Tracciato d'impostazione e la ns. "Lettera ai compagni" Militanti delle rivoluzioni). Stiamo vedendo nascere sotto i nostri occhi – ed era ora – il vero partito dell'anti-forma, della società puramente e semplicemente antitetica. Per ora, certo, in modo assai episodico e sparso, ma non è per nulla strano che questo "partito invisibile" possa addirittura muovere le forze della reazione e farle precipitare in eventi che accelerano la rivoluzione. Niente sarebbe più auspicabile di una sconfitta americana, ma siccome per il momento essa non è pensabile, ecco che le armi americane obbligano residui antichi a manifestarsi, a modernizzarsi, a combattere sul terreno del capitalismo e della tecnologia avanzati, risultandone sconvolti essi stessi. Oggi si parla con estrema spudoratezza di "rifare" nazioni intere portando loro via la proprietà del petrolio e la sovranità sul territorio. Lo sappiamo, sembra pazzesco dire che ciò potrebbe rivelarsi infine utile alla rivoluzione, ma non è la prima volta che succede e non cambia una virgola al nostro spietato anticapitalismo.

È vecchio insegnamento della Sinistra Comunista "italiana" che, anche in mancanza di moti rivoluzionari e con il massimo agire della controrivoluzione, con ciò non cessa la rivoluzione, intesa, appunto, come movimento reale. Sai bene che, di fronte a questo paradosso della realtà capitalistica e alla sua descrizione scientifica da parte della Sinistra, si è gridato allo scandalo: ma allora voi siete attendisti! Sottovalutate la volontà! Sai dunque che la risposta è un'alzata di spalle, o al massimo un accenno, del tutto concretista, alla fine che hanno fatto sia i cultori della volontà che le loro "realizzazioni concrete".

Ecco perché le tue considerazioni positive, che riguardano il lavoro e la prospettiva marxista meriterebbero di essere sviluppate proprio nell'ambito di una critica altrettanto positiva (cioè come si suol dire "costruttiva") al "luogocomunismo" in generale, al di là del fatto che colpisca i vari gruppi più o meno organizzati, che per ora contano poco o nulla. Da quanto detto fin qui dovrebbe essere chiaro che gli individui vanno e vengono sotto tutte le sigle, e la dinamica attuale, quella che per ora non permette che si affermi un programma effettivamente rivoluzionario (cioè teoreticamente e pragmaticamente distruttore), è la stessa che per ora non permette all'individuo di "appartenere" davvero ad una organizzazione ma di "appartenere" in realtà al mondo così com'è, anima e corpo. Per la formazione del partito sarà necessario ben altro di ciò che si vede oggi, a proposito di "appartenenza" ad un programma organico.

Fatta questa premessa, veniamo alla parte cruciale del tuo discorso, quella che fu già, se non ricordiamo male, argomento di discussione (lavoro) fra di noi a proposito dei palestinesi e della reazione "disperata" contro l'oppressione israeliana. La paura di essere emarginati dalla cosiddetta realtà, di essere presi per marziani (iperuranici, appunto, come ricordi e come ci dissero effettivamente una volta) è una delle più potenti armi del nemico. Un comunista deve emarginarsi dalla cosiddetta realtà, per la semplice ragione che fa parte davvero di un altro mondo. Questa emarginazione produce purtroppo una paura naturale, che in alcuni è addirittura terrore esistenziale, tanto che essi scivolano poco per volta nell'esistente tout-court, facendosi dominare dall'ansia di non aver mai "fatto abbastanza" per riuscire ad essere legati alla realtà. Finché la realtà ingloba. E come lo fa bene!

Qual è la soluzione? Sembra così difficile e invece è ovvia e vecchia come la storia del mondo: l'unica medicina per le crisi esistenziali da "aderenza alla realtà" è appartenere ad una realtà antitetica, proiettata nel futuro, anticipatrice per quanto riguarda i rapporti sociali oltre che per la comprensione del mondo. L'individuo non può, dato che se non fa parte di una società non è nulla; ma il far parte di una società nel mondo così com'è non è altro che precipitarglisi dentro a capofitto; la soluzione è il partito, inteso non come un organismo di questa società, ma della società che diviene. A questo punto ci si può obbiettare che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, ma altra soluzione l'umanità non l'ha mai trovata, per la semplice ragione che non c'è. Di qui, tra l'altro, il nostro concetto di "partito organico". Comunque già sentirsi parte del partito storico, anche in quattro gatti, è un risultato enorme che va sentito prima che cercato.

(Doppia direzione pubblicata sulla rivista n° 21 - aprile 2007.)

Articoli correlati (da tag)

  • "Il pianeta si trova in acque inesplorate"

    Durante la teleriunione di martedì sera abbiamo ripreso alcuni testi significativi prodotti dal mondo accademico, che rappresentano capitolazioni ideologiche della borghesia di fronte al marxismo.

    Il fisico e premio Nobel Giorgio Parisi, nel saggio In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi complessi, introduce il lettore al vasto tema della complessità; nel successivo Le simmetrie nascoste. Perché la fisica è alle radici dell'intelligenza artificiale di oggi e di domani, racconta il percorso che dalla fisica statistica ottocentesca porta alla teoria dei sistemi complessi e da lì all'intelligenza artificiale. Il filo conduttore è la possibilità di descrivere i fenomeni collettivi emergenti — proprietà che compaiono solo quando un numero enorme di agenti interagisce — con gli stessi strumenti matematici, sia che gli "agenti" siano molecole, spin magnetici o neuroni.

    Alcuni aspetti affrontati da Parisi sono già stati trattati dalla "nostra" corrente, la quale, ben prima dello sviluppo dei sistemi di Intelligenza Artificiale, sosteneva la necessità di una scienza unificata, di una teoria unitaria della conoscenza. Negli ultimi anni ci sono state migliaia di pubblicazioni sul tema e tra gli autori che abbiamo preso in considerazione ci sono Nello Cristianini (tetralogia dedicata all'intelligenza artificiale), Raymond Kurzweil (La singolarità è vicina), Marvin Minsky (La società della mente), Alan Turing (Macchine calcolatrici e intelligenza).

  • Sviluppo dell'uomo-industria

    La teleriunione di martedì sera è iniziata commentando alcuni passaggi tratti dall'enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas.

    Se al tempo della Rerum Novarum (1891) la Chiesa prendeva atto dell'emergere del proletariato, una nuova classe portatrice di rivendicazioni proprie, e della diffusione nella società delle idee del comunismo proponendosi come alternativa ad esse, oggi lancia l'allarme di fronte a un'altra grande minaccia che potrebbe scuoterla alle fondamenta: l'Intelligenza Artificiale (IA). Secondo il Papa, essa va disarmata, poichè esiste il pericolo che sfugga al controllo degli uomini e produca conseguenze catastrofiche. Alcuni passaggi dell'enciclica dedicati al binomio guerra e IA hanno attirato la nostra attenzione:

    "La Santa Sede ha recentemente osservato che la crescente facilità con cui sistemi d'arma ad autonomia operativa possono essere impiegati rende la guerra più 'praticabile' e meno soggetta al controllo umano, contraddicendo il principio che il ricorso alla forza armata debba avvenire come ultima risorsa in caso di legittima difesa. Per questo lo sviluppo e l'uso dell'IA in campo bellico devono essere sottoposti ai più rigorosi vincoli etici, nel rispetto della dignità umana e della sacralità della vita, evitando una corsa agli armamenti."

    Ed ancora:

  • Invarianza fra scale diverse di fenomeni sociali

    La teleriunione di martedì sera è iniziata riprendendo gli argomenti trattati durante lo scorso incontro redazionale (11-12 ottobre).

    Nel nostro lavoro il principio di "invarianza" è fondamentale: che si tratti di una rivoluzione, di una rivolta o di uno sciopero, possiamo trovare fenomeni di auto-somiglianza a diversità di scala.

    La lotta di classe è insopprimibile all'interno della presente forma sociale, per questo non ci può essere armonia tra le classi, ma solo il tentativo di contenere il disordine. Il capitalismo si è storicamente dotato di diversi strumenti per auto-regolarsi: dal fascismo al keynesismo, fino alla realizzazione delle istanze riformistiche della socialdemocrazia ("La socializzazione fascista ed il comunismo").

    In "Struttura frattale delle rivoluzioni" abbiamo sostenuto che un sistema come quello capitalistico può restare stabile per decenni mediante l'auto-regolazione dei propri processi, proprio come un termostato che interviene quanto la temperatura si abbassa (accendere la caldaia) o quando fa troppo caldo (spegnere la caldaia).

    "La rottura, o biforcazione catastrofica, è preceduta da uno stato caotico in cui ogni minima fluttuazione può essere estremamente amplificata da fenomeni di feedback positivo. Il futuro del sistema diventa imprevedibile se non si conosce la storia delle condizioni al contorno che hanno provocato lo stato attuale (René Thom, determinista; gli indeterministi sostengono invece che il sistema diventa imprevedibile e basta). In tale stato, una fluttuazione più ampia o una sincronia di condizioni catapultano il sistema ad uno stadio superiore il quale procede in un nuovo stato stabile." ("Struttura frattale delle rivoluzioni")